Carta taglia forbice – 10
dicembre 2, 2011 6 commenti
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Parte terza – I dialoghi delle persone
Il cuore è un lettore singolarmente stupido
Vladimir Nabokov
L’integrità di una persona consiste mai in ciò ch’è incapace di fare?
Flannery O’Connor
Una grande città dell’Europa occidentale
- Ho fame.
- Anch’io. Anch’io ho fame.
- Mangiamo, allora.
- Va bene, sì. Cosa?
- C’è della pasta e del sugo.
- E poi?
- Poi basta.
- Hai chiamato tua madre?
- No.
- Perché non l’hai chiamata?
- La chiamo domani.
- Chiamala adesso.
- No.
- Chiamala adesso, è meglio. Poi si preoccupa e chiama mia madre e mia madre si preoccupa e chiama me. Chiamala.
- No.
- Allora niente cena.
- Niente cena.
- Allora niente sesso. Non ci vengo a letto con te.
- Niente letto.
- Vattene.
- No.
- Mi hai rotto i coglioni. Mi hai proprio rotto i coglioni.
- Anche tu. Anche tu sai? Mi hai rotto i coglioni.
- Ci siamo rotti i coglioni.
- Sì, ce li siamo rotti.
- E ora?
- Ora ci lasciamo.
- Ci lasciamo così?
- Sì. Così, un colpo secco, è meglio.
- Ma io…
- Niente io, niente di niente, ci lasciamo, io vado via, domani faccio venire mio fratello con il furgone, carico tutto e me ne vado.
- Aspetto un bambino.
- Bene.
- Come bene?
- Bene, buono. Hai sempre voluto un bambino. Ora avrai un bambino. Che poi non sarai neanche costretta a scoparci. Pensaci, è una cosa bellissima.
- Vattene, vattene mi fai schifo.
- Aspetta, non ho soldi nel cellulare. Non è che mi presti il tuo? Così chiamo mio fratello e organizzo tutto.
- Non aspetto un bambino.
- Meglio, meglio. Sì, meglio.
- Vattene subito.
- Mi dai il cellulare, per favore?
- L’ho dimenticato a casa di Francesca.
- Allora facciamo così: io ora esco, vado a casa di Francesca e prendo il tuo cellulare, poi chiedo a Lucio di accompagnarmi a casa di mio fratello.
- Francesca non riesce a rimanere incinta.
- Cose che capitano.
- Sei uno stronzo.
- Sì. Comunque vado.
- A dopo, amore.
- A dopo, amore.
Una grande città lontana dall’Europa occidentale
- Allora Liz, da quant’è che non ci vediamo?
- Una settimana, direi.
- Ogni volta penso che dovrei farti del male, per poterti tenere qui più a lungo. Procurarti delle ferite, intendo dire, lacerazioni delle mucose, infiammazione delle gengive, cose così.
- Sei un tipo romantico, sai?
- Mia madre ne era convinta. Diceva che io sono romantico. Sei un tipo romantico, anche se fai il dentista, diceva.
- E’ un lavoro da cinici, se ci pensi.
- No, è un lavoro come un altro.
- E quindi è un lavoro di merda.
- Sì, ma paga bene, e ti fa entrare nella bocca degli altri.
- Devo dirti una cosa.
- Parla. No, aspetta, faccio l’otturazione e poi parli.
(Passano cinque minuti)
- Allora, di’ quello che devi dire.
- Schgjkhe.
- Sì.
- Nngh plarhae.
- Liz, parla.
- Non irseco a palarle.
- Aspetta, so io come fare.
(Infila la pompetta di uno spray nella bocca di Liz e preme sulla zigrinatura del tasto)
- Va meglio?
- Sì, grazie.
- Allora, dimmi tutto.
- Ho conosciuto un uomo. Stanotte.
- Sì.
- Si chiama Michael.
- Sì.
- Mi sono innamorata di lui.
- Sì.
- Cosa sì?!
- Il dolore va meglio?
- Sì.
- Aspetta, ti do un antinfiammatorio.
- Grazie.
- Va meglio?
- Sì. Non ci ho scopato, ma avrei voluto. E’ che era troppo ubriaco.
- Peccato.
- Non fare così, io lo dico per essere sincera.
- Ma tu non mi devi niente. Solo perché siamo andati a letto una volta, non vuol dire che stiamo insieme.
- Sì, infatti.
- Allora.
- Allora.
- Mi sposi?
- Come?
- Mi sposi, Liz, mi sposi?
- Perché?
- Perché voglio infilare le mie mani nella tua bocca ogni volta che posso.
- Sì.




saranno anche precari, ma di certo non sono scrittori, minchia mai avrei pensato di dare ragione a libero, la vita è stranissima …la mia non è polemica con voi anzi, ma che cazzo, sono stati pubblicati milioni di libri, è possibile che a volte il giudizio critico si fermi a simili puttanate, a due righe dicenti niente, fatte, strafatte, stravedute?
il problema non è questo (sono belle parole, simpatiche, ecceccececececececcececececceccecectera…e sti cazzi)
Però vi voglio sentire quando parlate di editoria finita e altre cose simili, il giudizio critico cazzo,
il giudizio critico…è questo che mi fa girare, ci si atteggia a , contro, altrove, dopo, e poi il giudizio critico o quantomeno il buon senso letterario va a farsi fottere, se non il buon senso tout court in questo caso…
auto censuratevi, a volte serve , in questo momento serve, abbiate la pietà e l’umiltà di auto censurarvi, di non autocelebrarvi, tanto prima o poi qualcun’altro lo farà per voi (in tutte e 2 i casi), ma a qual punto sarà troppo tardi, il mondo sarà sempre più vicino alla dissoluzione a opera del niente…
g
Bella G, il tuo esercizio critico è in effetti destinato a fare scuola: m’interessa soprattutto la definizione “parole simpatiche” – potresti argomentarla per il bene dei lettori?
Grazie
Simone
- Mi sposi, Liz, mi sposi?
- Perché?
- Perché voglio infilare le mie mani nella tua bocca ogni volta che posso.
- Sì.
…più simpatiche di queste…
ieri sera tornavo dalla presentazione di un libro di , edito da una delle case editrici italiane più attente alla sperimentazione poetica la , embè sono tornato a casa con le palle girate dall’altra parte, poi per puro caso arrivo su questa pagina e cado in un eterno deja vu perpetuo, pensierini letti e riletti (ma veramente), inutili molto probabilmente anche a chi gli ha scritti…mi fa incazzare la cricca autoreferenziale, cioè chi gli ha postati su questa pagina (per l’amore di dio, potete fare quel cazzo che vi pare, ci mancherebbe, e poi non siete gli unici), però poi va a sminuire magari il lavoro fatto in buona fede…tutto ciò è stato un fortuito caso malevolo, potete svegliarvi…buon lavoro
g
Insomma non t’è garbato – poi, come avrai visto, è una cosa in più parti (sempre simpatiche). Per cricca autoreferenziale, immagino che intendi le svariate persone che gravitano intorno a questo blog: ebbene sì, capita di leggersi e collaborare, certe volte.
Simone
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