Cento micron

Cento micron (minimum fax, 2012)

di Marta Baiocchi

Ecco come ci si sentiva a essere un contadino del Medioevo, anni a crescere un maiale magro e stentato, e quando alla fine è il momento di ammazzarlo, di là dal bosco arrivano i soldati, i mercenari, i banditi a cavallo, spade e lance in mano, e tu col tuo bastone di legno, così te ne resti lì nel fango, affamato, a guardare mentre se lo portano via.
Forse ti hanno anche dato fuoco alla casa.
Ecco cosa vuol dire essere asserviti alla prepotenza, al capriccio, allo strapotere di un padrone.
Schiavi.
Dicono che quello era il Medioevo e che il mondo di adesso è diverso, invece gli uomini di potere sono sempre uguali, e la relazione tra chi ha il potere – anche un potere miserabile come quello di questa mummia vicina al fine corsa – e chi non ce l’ha è sempre esattamente la stessa.

Eva è una biologa, fa ricerca in un dipartimento dove si consuma tutto il catalogo delle micragne accademiche che chi ha trascorso anche solo qualche mese nell’ambiente conosce a menadito. Nonostante ciò mette passione e dedizione nel suo lavoro, una passione quasi miope, da chi passa la vita al microscopio e così non coglie il macroschifo che gli avviene intorno, e che sorprende lei un giorno, come una doccia fredda, come accade a chi pensa davvero che la passione, la fatica e l’onestà in un paese come questo, strutturato socialmente sulla dinamica servo-padrone, potranno davvero essere ripagate.
Questo è un romanzo sul potere. Sul potere accademico, sul potere dei soldi, su quello che garantisce l’appartenere a una fascia generazionale invece che un’altra, sul potere che l’uomo esercita sulla natura.
Eva è anche una persona curiosa, e così, quando una vecchia amica ricchissima e molto determinata decide di riavere indietro la cosa più importante della sua vita, i suoi embrioni, sottratti in maniera illecita, decide di darle una mano. Questo romanzo è quindi anche l’esplorazione di una materia delicata come la bioetica vista da diversi punti di vista, non ultimo quello della proprietaria di un colosso farmaceutico, la cui caratterizzazione vale a questo romanzo la palma per almeno uno dei migliori personaggi secondari creati da una penna italiana negli ultimi tempi.
Uno dei punti forte della scrittura di Marta Baiocchi risiede proprio nella sua abilità nel dare vita a personaggi così credibili che si può pensare di potergli parlare, di poterli conoscere, e questo è uno dei tanti motivi per leggere questo romanzo. Altri sono la vivacità della trama, la verosimiglianza delle ambientazioni, la assoluta limpidezza dello sguardo verso tematiche complesse che Baiocchi affronta con il suo sguardo da scienziata, presumibilmente alla radice della qualità cristallina, precisa, e così naturale della sua lingua. Quello che colpisce di questo romanzo è proprio il gusto per la precisione, per il dettaglio, quasi uno stile tardo gotico, con il suo modo di dire l’indicibile senza indulgenze verso arabeschi stilistici, senza connotazioni emotive eppure trasudando empatia. Anche una figura come la proprietaria dell’importante casa farmaceutica, verso cui il rischio di incorrere in stilemi fumettistici o in una rappresentazione scarsamente plausibile, viene ritratta attraverso la sua esperienza personale e privata invece che disumanizzandola, come sarebbe forse potuto venire in mente ai più.
Ma Eva è anche una figura innegabilmente allegorica, come suggerisce il suo stesso nome. C’è una curiosa immagine a pagina 75 che vale la pena di riportare per intero:
«Eva rimane lì al sole, guarda le rondini che scorazzano nell’aria, i cespugli ai bordi del giardinetto. Il serpente tentatore.»
Un’immagine fortemente miniaturistica, in cui Eva tentata dal serpente diviene il serpente stesso, innescando un meccanismo delle cui conseguenze non può essere consapevole, e che scopriremo avere relazioni con l’idea stessa della creazione.
Di più è meglio non dire, se non che la sapienza narrativa che vi si trova è merce rara. Quest’opera prima incalza fino all’ultima pagina, i contenuti sono di importanza capitale per un mondo come lo conosciamo noi, dove esseri umani, pochi, coloro i quali detengono il potere di farlo, si sottopongono a interventi il cui fine è la trasmutazione da uomini a dei, in un delirio di onnipotenza di cui non si intravede la fine.

Claudia Boscolo

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