Una luce (minuscola) nel buio

Alcune considerazioni su La lucina di Antonio Moresco.

di Vanni Santoni

Esce un nuovo libro di Moresco; non me lo aspettavo, perché sapevo che era al lavoro su Gli increati, il romanzo che andrà a completare il trittico iniziato con Gli esordi e proseguito con I canti del caos, e infatti scopro la cosa da un’intervista di Brunella Schisa sul Venerdì. Nell’intervista, lo scrittore torna sull’annosa questione dell’ostracismo nei suoi confronti. Mi chiedo se abbia senso tornarci sopra anche in questa occasione, se Moresco non esageri. Poi vado in libreria. Guardo tra le pile delle nuove uscite, niente; guardo in zona Mondadori, niente.
“Salve, cercavo il nuovo libro di Moresco”.
La libraia digita “Marasco” nel form di ricerca interna.
Moresco”.
“Ah… Sì, risulta. Ha guardato in scaffale?”-
Mi porta in un angolino della libreria, sotto le scale, al buio, e alla “M” ecco tre copie di La lucina.
“Ma scusi, è uscito adesso, è un autore importante, è pure edito da Mondadori, me lo mettete lì?”.
Lei mi guarda come se fossi scemo; io capisco che Moresco non esagera, che fa bene a tornare sopra alla questione. In ogni caso, eccomi con un nuovo libro di Moresco tra le mani. Sono tra coloro che Leggi il resto dell’articolo

Scrittori Precari Football Club

di Vanni Santoni

AtleticominacciaChi conosce il subcomandante Liguori, sa quanto sia forte in lui l’indole del coach (o dell’editore): poche cose gli fanno brillare gli occhi come il debutto in libreria di qualcuno che è passato da Scrittori precari (ed è qualcosa che avviene sempre più spesso, grazie al costante lavoro di ricerca che qui ha luogo, e allo spazio rilevantissimo che viene dato ai racconti, e in generale ai testi letterari, rispetto alla critica e ai contenuti di altro genere); e infatti, qualche settimana fa eccolo che mi fa “lo hai visto Marsullo?”, tutto pieno di orgoglio.
E certo che l’ho visto, Marsullo, il cui Atletico Minaccia Football Club è da poco uscito per Einaudi Stile Libero. L’ho visto e l’ho già letto, poiché è un libro dal passo svelto, ben scritto e soprattutto divertente, che si legge in poche ore ma ti lascia comunque con la pancia piena. Vi si narrano le vicende di una malmessa squadra di calcio minore e del suo straziato ma comunque entusiasta allenatore Vanni Cascione, tra alti e bassi e fino, naturalmente, alla partita decisiva. Ho letto altrove un accostamento di questo romanzo a Sforbiciate di Fabrizio Gabrielli, libro nato proprio a partire da una rubrica qui su Scrittori precari, e L’ascensione di Roberto Baggio, che ho avuto il piacere di scrivere assieme a Matteo Salimbeni. È vero che sono tre libri che parlano di calcio, è vero che lo fanno in modo leggero (ma ci mancherebbe che ci mettessimo a parlare di calcio prendendoci sul serio…), ed è vero che sono usciti a non troppa distanza l’uno dall’altro, scritti da autori che bazzicano o hanno bazzicato questo blog, ma rispetto ai due libri succitati, Atletico Minaccia Football Club è più narrativo e meno metacalcistico Leggi il resto dell’articolo

Due parole su Ultimo Parallelo

di Vanni Santoni

eb-thumb-130117102504396Quando uscì questo romanzo, e lo lessi, non avevo ancora mai scritto di libri, e soprattutto non sapevo granché di libri italiani contemporanei. Era il 2008, ero a Cuneo per “Scrittori in città”, c’era questo accorto bookshop che vendeva solo libri degli scrittori ospiti, e mi comprai, tra gli altri, Ultimo Parallelo; lo presi, mi pare, perché me ne aveva parlato Francesca Matteoni – o forse avevo solo letto il suo pezzo –, e poco dopo ero incappato per la prima volta nei “soddisfatti o rimborsati” di Satisfiction, dove si usava senza mezzi termini la parola “capolavoro”. Così eccomi su un treno interregionale con una zainata di libri. Ed eccomi ad aprire Ultimo parallelo, con tutte le perplessità che poteva avere qualcuno al quale delle grandi esplorazioni antartiche (o artiche, tropicali o equatoriali) non era mai importato granché. Ricordo con chiarezza quel momento, quando cominciai a leggere, e mi chiesi se quello che avevo davanti poteva davvero essere stato scritto da un autore italiano a me contemporaneo: Leggi il resto dell’articolo

Essere qualcun altro

Alcune considerazioni su Nessuno è indispensabile e Mabel dice sì

di Vanni Santoni

Qualche giorno fa ho ricevuto un pacchetto quantomai gradito dall’ufficio stampa Einaudi: conteneva infatti due libri che attendevo con curiosità di leggere, scritti da autori per i quali, prima di averli conosciuti, avevo provato un particolare sentimento: la volontà di essere loro. Ma veniamo subito all’aneddotica, affinché non mi si tacci di stramberia o esagerazione.
Era il 2007 e avevo appena pubblicato il mio primo libro. Si trattava di un libriccino piccolo così, pubblicato da un editore piccolo così. Era però distribuito, il che era sufficiente a dar fiato al mio ego: una sera di maggio ero con un’amica in una libreria caffè della mia città; vedendo il libro in scaffale ella (con mia somma gioia, si capisce) se ne appropriò, e io potei, con la vana, pomposa soddisfazione che solo chi ha appena pubblicato il suo primo, minuscolo libro può avere, farle la grazia di una dedica. Esattamente in quel momento – giuro! – un tizio che a occhio poteva essere mio coetaneo stava dedicando un suo libro a una sua amica. Un libro Einaudi! A quei tempi non sapevo granché di editoria, dunque non avevo dubbi che gli autori delle grandi case editrici fossero innanzitutto morti, certo mai giovani, e comunque situati in un piano di esistenza differente dal mio. Mi sentii un lemure al cospetto di un potente demiurgo. Avrei voluto essere lui. Leggi il resto dell’articolo

Uno sguardo nell’abisso

Alcune riflessioni su Stranieri alla terra di Filippo Tuena.

di Vanni Santoni

Gabriele Ferraresi è un giovanotto assai particolare: oltre ad aver scritto un romanzo molto divertente, trovandosi al Salone Internazionale del Libro di Torino, con tutti gli intellettuali che c’erano a disposizione, ha preferito documentare gli effetti dell’alcol e della deprivazione del sonno su una disgraziata cavia umana. In quello che farfugliai davanti alla sua webcam, c’era tuttavia del vero; mi viene anzi da pensare che il trito motto In vino veritas nasconda forse un significato più profondo: non tanto la povera ammissione dell’ubriaco, quanto la chiaroveggenza profetica dell’inebriato. Perché Stranieri alla terra (Nutrimenti, 2012), che mi ero appena ficcato in borsa, non lo avevo ancora letto, e già vaticinavo che sarebbe stato il miglior libro dell’intera fiera – fiera che non avevo ancora visitato. Oggi che l’ho letto, posso affermare che avevo ragione, non dico con certezza – per l’ovvia impossibilità di leggere tutti i libri della fiera – ma con buona approssimazione, motivata dall’oggettiva eccellenza del testo Leggi il resto dell’articolo

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