Luciano Bianciardi o il lavoro culturale dal Boom alla crisi, conversazione tra uno scrittore precario e un critico impuro.

di Sonia Caporossi e Simone Ghelli

Sonia: Luciano Bianciardi a me è sempre sembrato un autore in qualche modo esemplare, meritevole di fregiarsi del titolo di “maestro” all’interno del panorama letterario italiano per gli scrittori della nuova generazione. In particolare, la sua opera ha espresso la reazione del giovane intellettuale di provincia di fronte al difficile momento di trapasso dalla letteratura ufficiale ed altisonante del fascismo propagandistico al neorealismo e poi al Boom economico degli Anni Sessanta. Questo perché con la sua stessa vita ha esemplificato la figura di ciò che può essere definito “l’intellettuale disintegrato”.

Simone: Sì, ed oggi sembra che rappresenti, con ritardo (e quindi anticipandola), la condizione di molti…

Sonia: Nel senso della disintegrazione sociale e intellettuale di molti giovani lavoratori culturali?

Simone: Penso più all’aspetto lavorativo, quindi alla disintegrazione, sì… Alla disgregazione. Oltretutto la sto vivendo sulla mia pelle, questa cosa, anche dal punto di vista degli affetti. Fino ad oggi non avrei mai pensato che la mia condizione di intellettuale precario, o di precario tout court, potesse costituire un problema, ma di fatto è così; e Bianciardi, come Piero Ciampi, questa strada piena di scosse e buche l’ha percorsa tutta. Era uno sradicato, in un certo senso, anzi, in tutti i sensi. Leggi il resto dell’articolo

Let. In. #5

Let. In.
Antologia di Letteratura Inesistente a cura di Carlo Sperduti
(#1 - #2 - #3 - #4)

I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA INESISTENTE

Er Lando curioso
di Liutofico Arrosto
(Ed. Paoline Paperine)

Vicende grottesche di un trasteverino impiccione che si occupa continuamente degli affari altrui. Giocato sui toni cari al Belli in forma di poema, l’opera narra la storia di Lando, un sagrestano della Roma papalina che aveva praticato un foro nel confessionale di Padre Prepuzio. Attraverso quel pertugio il sagrestano riusciva a percepire i segreti dei fedeli della parrocchia di Santa Apollodora per poi tentare di sfruttare le conoscenze acquisite in modo così malandrino a vantaggio personale. I tentativi di ricatto per ottenere monete o favori sessuali finiscono sempre in una clamorosa rotta per il povero Lando, che per consolarsi è costretto a ritirarsi sopra il campanile e suonare il corno.

Bruno Di Marco

Castro Don Gesualdo

Nel romanzo di Verga (pseudonimo di Walter Ego) riviviamo, attraverso il diario di un padre di famiglia, i tragici avvenimenti che spingono il protagonista, esasperato dagli atteggiamenti ambigui e dalle turpi inclinazioni di un curato di campagna, a farsi giustizia a modo suo. Leggi il resto dell’articolo

Diversamente occupati – Artisti al lavoro

Domenica 6 maggio ore 21 – Nuovo Teatro Colosseo

con la partecipazione, tra gli altri, di Simone Ghelli, Luca Piccolino e Angelo Zabaglio

Per info e prenotazioni: 3457583554 – artistiallavoro@gmail.com

Il corpo estraneo

Marco Montanaro, Il corpo estraneo (CaratteriMobili, 2012)

Di che cosa ci parla precisamente Il corpo estraneo?

Il sottotitolo, Una tragedia on the road, rimanda esplicitamente a una delle tematiche principali del libro: la fuga da qualcosa di imprecisato, da un mondo di affari loschi simboleggiato dal contenuto misterioso di una valigetta che il protagonista si porta appresso e che contiene probabilmente delle prove a carico dello zio senatore. Ma questa è a tutti gli effetti una copertura, un diversivo escogitato dallo stesso Danilo Dannoso per depistarsi, per darsi un’altra scelta. La fuga del protagonista sembra essere piuttosto quella dal proprio corpo, da questo involucro dannato, o dannoso (scusate il gioco di parole), che lo segue ovunque come un peso morto, che intossica anche il linguaggio: soprattutto come la propria protuberanza sessuale, materia ormai logora e smorta, che Danilo tenta continuamente e inutilmente di rianimare. Leggi il resto dell’articolo

Ai compagni impallinati

In occasione del 25 aprile, Festa della Liberazione, pubblichiamo in anteprima un breve estratto del prossimo romanzo di Simone Ghelli, “Voi, onesti farabutti”, che uscirà a settembre per l’editore CaratteriMobili.

Per quanta memoria se ne sia andata, persa in quel taglio, di verità n’è rimasta ancora abbastanza: piuttosto, è la lingua che vien meno; la parola giusta per dirla, questa maledetta verità.

Sarà per questo che mio nonno m’ha sempre detto di studiare, perché lui i libri doveva portarli a piedi: chilometri e chilometri di strada in campagna doveva fare, dal suo casale alla scuola e poi ritorno, ma le mani servivano prima per zappare che per sfogliare i libri. Piene di calli grossi così erano le mani, che poi finirono a imbracciare i fucili per spianare la strada agli altri: ai giovani che non avrebbero più dovuto patire la fame né l’onta di rintanarsi per un’idea; ai giovani che di libri ne avrebbero potuti leggere e scrivere tanti, col sedere al caldo. Leggi il resto dell’articolo

Scrittori precari Live!

Offerta speciale: prendi 3 birre e ne paghi 2!

Quei pazzi scatenati dell’editoria

Pazzi scatenati. Usi e abusi dell’editoria italiana (Effequ, 2012)

di Federico Di Vita

Se c’è una cosa che m’è garbata subito del libro di Federico Di Vita, è che i problemi li sviscera senza bisogno di tanti giri di parole, e non è un fatto da poco in un mondo come quello dell’editoria, dove di bei discorsi sulla qualità dei libri e sulla necessità delle buone pratiche se ne sentono a bizzeffe, ma poi nella realtà si riscontra ben altro.
La cosa interessante, poi, è che si tratti di un discorso che proviene dall’interno del sistema, fatto da chi nell’ambiente ha cercato di sopravviverci per anni, e che poi ha deciso che tanto valeva fare altro, perché in qualche modo si deve pur campare – e qui arriva l’altro aspetto centrale del libro, quello sulle condizioni di chi lavora per le case editrici, dove molto spesso si va avanti tra contratti atipici e stagisti non pagati.

Leggi il resto dell’articolo

Fine pena mai: intervista agli sceneggiatori

Quella che segue è un’intervista seguita a una chiacchierata che ha fatto da preambolo alla proiezione del film Fine pena mai (2008), avvenuta tempo fa al Margot di Roma.

 

Simone Ghelli: Perché la scelta di un libro autobiografico come Vista d’interni  (2003) di Antonio Perrone?

Massimiliano Di Mino: Credo di non ricordarlo con precisione. Con molta probabilità eravamo alla ricerca di una storia estrema e drammatica, di una catabasi senza ritorno. Per dirla romanticamente è il libro che ha trovato noi. La storia che ci è cascata sotto gli occhi era forte e per di più vera, e la scrittura sentita, ma spesso ingenua, ci consentiva di muoverci con grande libertà, lasciandoci lo spazio di raccontare quello che volevamo; in altre parole, la cacciata da un paradiso, la persecuzione di Prometeo.

Pier Paolo Di Mino: Sia nel lavoro cinematografico che in quello narrativo (come in Fiume di tenebra), o in maniera ancora più evidente quando abbiamo ricostruito, diciamo secondo le indicazioni di Plutarco, le biografie di Pertini o di Garibaldi (i vari libretti rossi) abbiamo lavorato su una materia desunta dalla realtà. Indubbiamente la prima necessità sentita è quella di rivelare la natura fantastica e intrinsecamente metaforica del reale, di scappare dalla fantasia del realismo e da quella affine del fantastico. La realtà è un’apparizione, una rivelazione. E in maniera particolare i fatti biografici di personaggi che hanno assunto in maniera tragica il destino umano, come il nostro criminale nato, Tonio, sono una rivelazione sul destino, sulle pulsioni, sulle distorsioni e glorie di ognuno di noi. Quando abbiamo incontrato questo libro (abbastanza casualmente:uno dei registi è salentino, come Tonio e come la casa editrice che ha pubblicato la sua autobiografia) siamo rimasti colpiti dalla possibilità di attingere a un materiale poco filtrato dalla letteratura. Il libro si presentava come il reportage di un’anima. Leggi il resto dell’articolo

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 83 other followers