Una voce collettiva sul sangue dei padri

di Riccardo Fraddosio

In territorio nemico (minimum fax, 2013), romanzo SIC, è il primo libro scritto a 230 mani. La vicenda (qui l’estratto pubblicato il 25 aprile, ndr) si regge su tre assi narrativi. Aldo Giavazzi, progettista di aeromobili, si imbosca e rimane chiuso in un solaio fino alla fine della guerra. Sua moglie Adele è costretta a una mutazione antropologica: da casalinga borghese diviene una rivoluzionaria temeraria. Comincia a lavorare in fabbrica, partecipa agli scioperi del 1943, entra nei GAP. Matteo Curti, fratello di Adele, sottufficiale di marina iniziato alla massoneria, si avvicina a un gruppo romano di GL. Dopo l’arrivo degli Alleati nella Capitale, risale l’Italia inseguendo i tedeschi in ritirata. Il pretesto è la ricerca della sorella. In realtà Matteo è mosso da un’indignazione profonda, che a poco a poco si trasforma in un disagio esistenziale da cui non si può tornare indietro. Combatte con gli anarchici a Carrara e poi con i comunisti a Monferrato. Viene recluso a San Vittore e condannato a morte, ma anche dopo la liberazione sente di voler continuare la lotta armata. Forse finirà in Spagna per prendere parte alla resistenza anti-franchista. Il finale su questo punto non è chiaro, resta aperto, si dona interamente al lettore e alle sue pretese etiche. Sullo sfondo un’Italia lacerata fra dialetti e credo politici diversi, fra antropologie variabili, tragedie, frustrazioni, prepotenze di ogni genere e atti eroici. Il fascismo per un ventennio ha tenuto insieme con la violenza una società disgregata. L’8 settembre del 1943 si sono squarciati i veli della Storia. Fra le macerie hanno preso Leggi il resto dell’articolo

Io sono leggenda

di Angelo Zabaglio e Andrea Coffami

Ieri sera mi sono rivisto il dvd “Io sono leggenda” con Will Smith, quell’attore/rapper nero di colore che faceva Willy il principe di Bel-Air e che ora fa i film seri patriottici di Dio e di Muccino.
Fatto è che la particolarità di questa pellicola, oltre al fatto che per tutto il film (o quasi) ci sta solo Will Smith e il cane e alla fine lui salva il mondo intero solo perché è Will Smih (la svolta vera sarebbe stata se il mondo l’avesse salvato il cane, ma i produttori americani possono avere tanti soldi ma le idee proprio lasciamo stare).

Dicevo: fatto è che la particolarità del film, oltre al fatto che ci stanno gli umani contagiati che di notte mangiano le persone (e la particolarità vera sarebbe stata se magari invece degli zombie contagiati dalla rabbia che mangiano le persone, tipo gli cresceva l’impulso sessuale, e allora tutti a scopare e il mondo sarebbe imploso in se stesso, figli su figli denutriti, parti su parti, un mondo pieno di neonati che piangono e alla fine in tutto il mondo intero si stava come nella metro nell’ora di punta, tutti stretti stretti attaccati. Tutto il tempo eh! Perché non ci stava più spazio. Tutti azzeccati che non Leggi il resto dell’articolo

La conta delle lentiggini

la-conta-chiusoCome si fa a contare le lentiggini? È una conta estenuante, impossibile, come è impossibile credere ancora al lupo cattivo, restare per sempre  bambini, rimanere intrappolati in una città che ormai è sparita. Ed è proprio di questo che parla La conta delle lentiggini (CaratteriMobili, 2013), dell’impossibilità di stare dove ci è stato dato di stare e della nostalgia struggente per un periodo in cui tutto, forse, era unito e perciò perfetto, e a cui non si può più tornare. I personaggi della raccolta si consumano in questa ossessione. Vogliono tutto, fanno le cose sbagliate, oltrepassano un cancello che non dovrebbero mai oltrepassare, siedono in braccio all’uomo nero, si dondolano sulle sue ginocchia, disobbediscono per essere puniti ancora. Hanno fame di questo, perché Barbablù è una regione ancora inesplorata proprio lì, al limitare del cuore.

Quello che segue è uno dei racconti contenuti nella raccolta.

è quasi dolce

Seduta sulle mie ginocchia, ti dondoli avanti e indietro. A volte ti giri, gesticoli. Mi chino su di te, spingo con lo sterno: mi faccio posto. Il ventre premuto contro la schiena, ti sento respirare. Ingoi l’aria a piccoli sorsi, è una pasticca. Appoggio le labbra alle scapole, proprio al centro dove hai il tatuaggio, e mi impregno del tuo odore. Leggi il resto dell’articolo

Trallallà

Paolo Nori[Riportiamo qui di seguito il post di Paolo Nori uscito venerdì scorso sul suo blog (e che sarebbe dovuto uscire su Libero). Paolo Nori non scriverà più su Libero. Noi ne siam contenti.]

di Paolo Nori

Mettendo a posto i miei libri mi sono accorto di avere un’edizione sovietica del Giovane Holden, il celebre romanzo di Salinger. Il giovane Holden è un libro che era stato pubblicato e diffuso, in Unione Sovietica, per dimostrare che in occidente la gioventù era corrotta. Holden, dice l’introduzione della mia copia sovietica del Giovane Holden, era un misantropo, un brontolone, un instabile, un pigro, uno che mentiva anche quando non ce n’era nessun bisogno, un inaffidabile egoista, uno il cui ideale era andare a lavorare in macchina, o in autobus, passando per Madison Avenue, leggere i giornali, giocare a bridge tutte le sere e andare al cinema, uno che di sé diceva, continuamente Leggi il resto dell’articolo

Alta definizione

di Gabriele Merlini

Uno. Per cominciare ammettiamo di utilizzare in questa sede l’abusato escamotage di scrivere una recensione con il linguaggio proposto dall’autore del libro recensito, che sicuramente è ammiccante nonché un filo paraculo tuttavia non privo di:
a. Spunti acuti.
b. Brani buffi.
c. Riflessioni anche interessanti sulla figura del giovane disilluso e sensibile.

Due. Il tizio si chiama Adam Wilson e il libro Alta definizione (in originale Flatscreen), edito da ISBN. Stando al plot, spaccato della vita di Eli Schwartz che sarebbe un tardo-adolescente non realizzatissimo la cui esistenza cambia dopo l’incontro con un ex attore in sedia a rotelle chiamato Seymour Kahn.

Tre. Voce fuori campo: una madre «perfetta per la fotografia sgranata del cinema americano classico. Con i suoi completi da tennis bianchi e le sue mèche biondo platino» da unire a fratello vispo e figura paterna assente, sebbene non per colpa di un rapimento alieno (Wilson ci tiene a che questo venga specificato) ma banale decisione di andarsene Leggi il resto dell’articolo

In territorio nemico

[Come tutti oramai sapete, è nelle librerie In territorio nemico (minimumfax), romanzo scritto da oltre cento autori col metodo SIC - Scrittura Industriale Collettiva, ideato dagli amici Magini e Santoni e di cui vi abbiamo in precedenza già proposto, in versione editata e corretta, quattro dei sei racconti prodotti. In occasione dei festeggiamenti del 25 aprile ve ne proponiamo, consigliandone vivamente l'acquisto, un estratto. Per saperne di più vi invitiamo a leggere inoltre l'assaggio sul sito dell'editore e l'estratto uscito su Nazione Indiana. Infine sul sito della SIC trovate (in continuo aggiornamento) la rassegna stampa e il calendario appuntamenti. E se proprio non vi basta, c'è pure un'intervista ai SICsters fatta da WuMing2 su Giap. Detto questo, non ci resta che augurarvi, con questa lettura, uno splendido 25 aprile]

Dopo cena, gli anarchici si riunirono intorno a un falò. Si parlava di sabotare la ferrovia. I ragazzi puntavano su una mappa il «Ponte dei rumori», nei pressi di Noce, a nordovest sulla strada per Zeri. Si sganasciavano dalle risate a raccontare le superstizioni su quel precipizio, da cui si diceva venisse su nottetempo il frastuono delle catene del fantasma di un indemoniato, lanciato lì sotto nel Seicento. Le Apuane intorno erano punteggiate dai fuochi delle compagnie. Qualcuno si divertiva a dire che erano andade, le processioni di morti incappucciati delle leggende locali; si raccontavano storie e si discuteva il presente, accompagnati da filastrocche mezze fischiettate su mogli cornute e preti incontinenti. A tratti le voci si univano in una canzone:
«Siam pronti sul selciato d’ogni via… Spettri macabri del momento estremo… Con in bocca il nome santo di anarchia… Insorgeremo! Urla l’odio, la paura ed il dolore… Da mille e mille bocche ischeletrite… Ritorna col suo pianto redentore… La dinamite!»
Cantavano, stringevano e protendevano il pugno a rafforzare la parola finale di ogni strofa; il vento tirava verso ovest e le loro voci Leggi il resto dell’articolo

Santa Muerte patrona dell’umanità

Santa MuertePubblichiamo un estratto del I capitolo di Santa Muerte patrona dell’umanità (Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri 2013), saggio di Fabrizio Lorusso dedicato al culto messicano di santificazione della morte. Al libro è dedicato anche un blog.

La mia conoscenza con la Santa Muerte, Patrona dell’Umanità e santa popolare messicana, è avvenuta passo dopo passo, proprio perché la sua presenza cominciava a diventare insistente e inevitabile anche per un osservatore distratto dei fenomeni religiosi e sociali. Molti la incrociano per le strade o su un altarino, la guardano, ma poi la schivano dopo aver emesso sentenze e giudizi perentori di condanna.
Io ho sempre percepito la sua carica emotiva. Al principio ne avevo rispetto e addirittura timore, dato che non la conoscevo e nessuno me l’aveva saputa presentare senza legarla ai luoghi comuni, al satanismo, alle cronache della narco-guerra o alle malefatte di sequestratori e serial killer.
Oltre ai miti creati negli ultimi quindici anni e alla forte presenza virtuale in migliaia di pagine web, il culto della Santissima Muerte rappresenta una porta formidabile per accedere alle manifestazioni della religiosità popolare messicana. È un’entrata angusta che apre una prospettiva unica da attraversare giorno dopo giorno, per poi scoprirne tutti gli angoli nuovi e le interpretazioni alternative. Magari si possono scorgere le entrate adiacenti e i dettagli più inattesi, a patto che si mantengano cuore e occhi aperti, senza pregiudizi.
Sovente i santi cattolici compiono questa funzione dal carattere miracoloso o “sovrannaturale”, ma forse i santi popolari, compresi quelli non ammessi dalla Chiesa, sono i destinatari privilegiati delle richieste più problematiche, là dove sfuma il confine tra bene e male, tra volontà legittima di beneficiarsi e influenza indebita sull’altrui esistenza. Leggi il resto dell’articolo

Via libris

sppas

Vi salutiamo per qualche giorno, dandovi appuntamento con le nuove pubblicazioni a partire, per evitare fraintendimenti, da martedì 2 aprile e lo facciamo con i libri da mettere nell’uovo suggeriti dalla sgangherata redazione di SP.
Buona Via Crucis, buona Pasqua ma soprattutto buone letture.

Scrittori precari

Scelgo tra i libri letti in quest’ultimo anno, e non posso che partire da Le monetine del Raphaël (Gaffi, 2012) di Franz Krauspenhaar. Krauspenhaar scrive con la tensione e la vitalità di un pugile che non ha tempo di ammiccare al pubblico, o ai giudici, perché se lo facesse l’avversario se lo papperebbe alla prima ripresa. In un panorama nostrano dove, purtroppo, il narcisismo abbonda – volontario o involontario – lo stile di Krauspenhaar è istruttivo a prescindere. Leggi il resto dell’articolo

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