Una voce collettiva sul sangue dei padri
maggio 17, 2013 1 commento
In territorio nemico (minimum fax, 2013), romanzo SIC, è il primo libro scritto a 230 mani. La vicenda (qui l’estratto pubblicato il 25 aprile, ndr) si regge su tre assi narrativi. Aldo Giavazzi, progettista di aeromobili, si imbosca e rimane chiuso in un solaio fino alla fine della guerra. Sua moglie Adele è costretta a una mutazione antropologica: da casalinga borghese diviene una rivoluzionaria temeraria. Comincia a lavorare in fabbrica, partecipa agli scioperi del 1943, entra nei GAP. Matteo Curti, fratello di Adele, sottufficiale di marina iniziato alla massoneria, si avvicina a un gruppo romano di GL. Dopo l’arrivo degli Alleati nella Capitale, risale l’Italia inseguendo i tedeschi in ritirata. Il pretesto è la ricerca della sorella. In realtà Matteo è mosso da un’indignazione profonda, che a poco a poco si trasforma in un disagio esistenziale da cui non si può tornare indietro. Combatte con gli anarchici a Carrara e poi con i comunisti a Monferrato. Viene recluso a San Vittore e condannato a morte, ma anche dopo la liberazione sente di voler continuare la lotta armata. Forse finirà in Spagna per prendere parte alla resistenza anti-franchista. Il finale su questo punto non è chiaro, resta aperto, si dona interamente al lettore e alle sue pretese etiche. Sullo sfondo un’Italia lacerata fra dialetti e credo politici diversi, fra antropologie variabili, tragedie, frustrazioni, prepotenze di ogni genere e atti eroici. Il fascismo per un ventennio ha tenuto insieme con la violenza una società disgregata. L’8 settembre del 1943 si sono squarciati i veli della Storia. Fra le macerie hanno preso Leggi il resto dell’articolo
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[Riportiamo qui di seguito il post di Paolo Nori
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Pubblichiamo un estratto del I capitolo di 




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