Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 2

Ecco arrivato il mio turno di proporre un poeta e una poesia, in questo spazio gestito insieme al caro Angelo Zabaglio. Leggendo il suo post dello scorso lunedì, scorgo una considerazione diciamo “amara” sulla poesia che non so se condividere a pieno. Forse è vero: la poesia dicono sia morta, pochi la leggono, pochi la pubblicano. D’altra parte, quello che ho notato in questi anni, è che le persone siano parecchio confuse riguardo alla poesia. Ho notato una reale “voglia di poesia” mista a un reale scetticismo per la qualità e il valore della produzione poetica contemporanea. I giovani poeti cioè, oltre agli ostacoli tecnici e prettamente artistici, devono superare la diffidenza di lettori che si son convinti che la poesia “tanto la facciano tutti”. E non si può biasimarli. I libri di poesia pubblicati in questo paese non si contano, per la maggiore sono opere non selezionate, ma pubblicate dietro pagamento di un lauto contributo da parte dell’autore alla casa editrice. Questo meccanismo ne ha messi in moto altri: in una società dove è fondamentale dare una propria immagine o necessariamente “essere qualcosa”, alcuni hanno deciso di essere poeti. Ma è stata una loro decisione, è stato il denaro e non il talento o i lettori a investirli di questo titolo (ci sono delle eccezioni, naturalmente). E la qualità, alla fine della fiera, ne ha risentito. La considerazione per l’importanza dell’opera poetica, anche.

Vorrei che questo spazio fosse qualcosa di diverso. Vorrei che divenisse pian piano, un punto di incontro per persone che credono ancora nell’importanza della poesia e possano apprezzare i poeti da noi scelti per stile, moti emozionali, affezione e rispetto, piuttosto che per denaro o qualcos’altro.

Fabio Pasquarella mi ha inviato la sua raccolta di poesie, “Soffia“, un bel po’ di tempo fa. L’ho apprezzata nella sua soltanto apparente semplicità. Ho ammirato la delicatezza dei suoi versi e il nugolo aeriforme, composto da particelle di sogno, che pervadono tutta l’opera. Nelle sue evoluzioni poetiche, Pasquarella tocca vari tasti diversi tra loro, ma il dito con cui spinge il bottone è riconoscibilissimo. E’ il dito di un uomo che lo bagna con la saliva per capire la direzione del vento. Fabio si definisce un “modesto artigiano del verso”. Non so se sia la definizione più giusta per lui. Di certo la sua aspirazione a un “atteggiamento poetico” mi ha sorpreso e colpito, facendo scorrere i miei occhi lungo le sue poesie con piacere e vero interesse.

Buona lettura.

Luca Piccolino

Alla Porta di Roma

È uno spazio di mestiere

a sospingere gente nelle corsie

di giorni scontati (o da scontare)

al centro commerciale

saldi di noia a miserie

di continuo affamare

i passi fitti e tesi

gli inquieti ventri

tirati a piombo

precipitano da scale mobili

sguardi in deriva

urtano trasparenze

e lampade a basso consumo

rammendate a cielo urbano

è questa catena

che muove la tua bici

i faggi i meriggi nei cortili

il ginocchio taciuto l’aria tra i raggi

– allenta il rimbalzo di luce

ferma l’aria ti stringo la vita

e sotto

la terra

è un niente

Fabio Pasquarella


5 Responses to Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 2

  1. Ti posso assicurare che per il difficile mercato su cui si affaccia la poesia, spesso (anzi quasi sempre) sono le stesse case editrici che SELEZIONANO, a chiedere dei soldi.
    Vero è che una piccola percentuale di persona si comporta come dici tu, ma ad onor di cronaca bisogna fare un’osservazione ad ampio raggio se proprio si vuole parlare di poesia.

  2. luca piccolino says:

    Bisogna dire che a sentire case editrici a pagamento, anche loro selezionano. Ma sono loRo a dirlo, posso assicurarti che pubblicherebbero qualsiasi cosa, basta pagare. Poi ci sono anche case editrici non a pagamento che chiedono contributi, magari per la promozione o cose cosi’.
    Il mio discorso era riferito alle due tre realtà editoriali italiane( di cui credo non possa fare il nome) che sono molto grandi e pubblicano una quantità incredibile di libri di poesia. L’assenza di selezione è osservabile dai contenuti di questi libri, che a volte , purtroppo, sono una sorta di “ristampa dei pensieri sul diario di scuola”.
    Poi, bisognerebbe fare anche un ampio discorso sulla giustezza di questo modus operandi.
    Personalmente credo sia un po’ triste pagare per vedere le proprie opere pubblicate, sarebbe soddisfacente invece che qualcuno creda in quello che scrivi.
    Quando avevo da pubblicare la mia opera “X TRE” ho girato parecchio. C’era la possibilità di pubblicarlo subito, volendo, bastava pagare. Piuttosto lo avrei tenuto nel cassetto.
    Per fortuna ho incontrato un piccolo editore che ha creduto nell’opera e l’ha pubblicata. Ora, il mio libro ha tirato oltre le 400 copie, è stato ristampato insieme a un libro di dario Bellezza, è arrivato in finale al premio Camaiore ecc. In tutto questo io di mio non ci ho messo niente.
    Gli altri scrittori precari hanno sostanzialmente un’esperienza simile, piccoli editori, ferventi nelle idee, che hanno creduto nei loro lavori.
    E’ come camminare in un terreno minato, me ne rendo conto, ma puo’ succedere di incontrare persone che hanno lo scopo di fare editoria .
    Per la poesia è ancora più difficile, ne convengo, ma un certo tipo di mercato nuoce come la peste ai giovani autori che hanno un discorso poetico e lo portano avanti.

  3. gianlucaliguori says:

    Io credo che la maggior parte della responsabilità di questo meccanismo sia dei tanti pseudo-autori disposti a pagare anche fior di quattrini pur di vedere la loro opera pubblicata. E molto spesso si tratta di pubblicazioni truffa, giustamente.

    Si dice che questi sedicenti editori, non appena arrivi un nuovo contratto firmato, dicano ai loro collaboratori, “Abbiamo spennato un altro pollo!”.

    Il problema dal punto di vista editoriale è essenzialmente che la poesia “non vende”.

  4. luca piccolino says:

    Sono d’accordo. La poesia non vende.
    Ma c’è chi la legge. Perciò forse tutto sta nel “promuovere poeti e poesia” di qualità e portare avanti dei discorsi promozionali che con la narrativa funzionano.
    Poi, giustamente come dicevi tu, i poeti sono ormai solo “polli da spennare”. Ma in mezzo a quei polli quanti poeti ci sono?

  5. Gianluca says:

    Pochi. Il poeta è merce rara.

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