Trauma cronico – Infermo

Per uno scrittore, oggi più che ieri, perdere una mano per qualche giorno è una vera tragedia. Anche con le mail, mica è cosa semplice, con una mano sola. Si perde tempo, che in questo contesto temporale frenetico, è la sola cosa che ci rimane.

La vena si è gonfiata, era molliccia, verdognola; faceva una certa impressione. La mia collega, quando le ho mostrato il polso, ha chiuso gli occhi e girato il volto, per non guardare.

Vi ho messo del ghiaccio su, la massa è rientrata un po’, ma non ero in grado di continuare a lavorare. Dopo una decina di minuti, abbiamo convenuto, il responsabile ed io, che era il caso che me ne andassi.

Sono stato al pronto soccorso. Era qualche anno abbondante che vi mancavo. Un po’ mi mancava. Al pronto soccorso se ne sentono e vedono di tutti i colori, maggiormente rosso, oggi che il rosso è praticamente sparito.

C’era uno che diceva di essere stato aggredito da un cliente, faceva il barista. Aveva il polso spezzato. C’erano molti anziani. C’era una signora di una settantina d’anni che pareva essere stata indotta inconsapevolmente a far dimettere questa sua parente. Queste venivano da una clinica privata che, da quanto si poteva desumere, aveva elegantemente sottratto la loro burocrazia dalle rogne di un decesso imminente, o perché i parenti del malato non potevano più pagare, ma non credo, erano venuti da fuori Roma su un’ambulanza privata. No, dico. Questa vecchia era in fin di vita, dall’espressione della dottoressa si percepiva che le speranze erano alquanto risicate. Ai miracoli poi, non ci crede veramente più nessuno.

Anche questa è – Italia.

Crolla, crolla a picco, in caduta libera, una vergogna per l’Europa intera. Eppure si continua a star male. Anche quando si sta bene, si soffre. Questo paese, terra devastata e vile, che manca di rispetto persino ai propri morti.

E’ una storia che non cambia. E’ una storia tutta italiana. La viviamo ogni giorno.

Gianluca Liguori

Si ringrazia Simone Ghelli per la trascrizione del pezzo.

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