Mia sorella è una foca monaca

Mia sorella è una foca monaca (Fazi editore, 2009)

di Christian Frascella

Livido di vita, sbruffone, sognatore e con frasi rubate da centinaia di film visti in tv, il protagonista del romanzo di Christian Frascella entra nelle vene, prende a calci il “vecchio Alex” che è stato tanto amato negli anni novanta e riscrive quel decennio con una storia esilarante e schietta.

La periferia di Torino è lo sfondo ideale per questo sedicenne che vive con i suoi due “coinquilini” il padre e la sorella, dopo che la madre ha scelto di scappare con un benzinaio tredici anni più giovane di lei.

La famiglia in casa picchia duro: il Capo è un genitore fannullone quasi alcolista, un “quarantenne piuttosto trasandato, ma con un suo stile” che lancia occhiate dure come il suo culo preso a calci dalla vita; la sorella, la “foca monaca”, invece è immersa in Dio, nella fede che la fa andare avanti, tutta assorta e contrita, che rischia i lividi in fronte a forza di segnarsi. I due ci vanno giù pesanti con un misto di amorevole compassione e antagonistica complicità avversa a ogni frase o gesto del giovane “molesto”.

Il paese picchia duro: non un cinema, non un teatro, solo una piazzetta con panchine tristi di periferia dove rollarsi canne e scolare lattine di birra, un paese con i ragazzi che sghignazzano, additano, pestano rubando i sogni, facendosi gli amori che vengono assaporati nel silenzio di una sigaretta accesa per strada. E anche gli innamoramenti non ci vanno leggeri con i loro alti e bassi, sprezzanti ma necessari.

I giorni procedono in un lento ripercorrersi che ogni volta sembra nuovo grazie alla capacità, follemente ironica, di ricreare la realtà secondo la propria indole, ed ecco che una scazzottata persa diventa un’aggressione a cui essere sopravvissuti con grande coraggio oppure un rifiuto da una ragazza più grande viene visto come il preludio a chissà quale passione travolgente che non vuole essere ammessa.

Un romanticismo fatto di piccole bugie consapevoli dette anche al proprio sorriso, una voce a volte dolente che si perde nel rumore delle macchine della fabbrica dove entrare per riuscire a conquistare una propria indipendenza, una sorta di rispetto meritato e meritevole che cancelli una volta per tutte quegli sguardi saccenti tra le mura domestiche (e addomesticate del paese) che aumentano in casa con l’arrivo di una donna di quarantanni con un sedere che sta ancora su, efficiente, per il piacere del Capo.

Tutto si colora sotto lo sguardo del giovane. Anche i momenti di umiliazione si fanno forza per vivere e gridare il proprio bisogno di respirare un’aria che appartiene a quei polmoni da pugile urbano.

Alex Pietrogiacomi

3 Responses to Mia sorella è una foca monaca

  1. ALFREDO says:

    Sono arrivato alla 110° pagina del romanzo e già sentivo il bisogno di cercare nel web qualcuno che parlasse di FRASCELLA. Spettacolare !! Bellissimo, il tipo di lettura che preferisco quando voglio rilassarmi e, soprattutto, divertirmi. Sì, perché tra i circa 4 libri al mese che riesco a leggere, ogni tanto amo rilassarmi e sognare con qualcosa di veramente divertente. FRASCELLA mi diverte e a tratti mi fa riflettere; sia sui miei 16 anni ormai abbandonati da lunga data, che sui miei 46 che, per usare un suo passaggio nel romanzo a proposito di VIRGINIA, l’amica di suo padre – detta Vì -, mi fanno sentire “lanciato verso la selinità”. Non so ancora come andrà a finire la storia che, se pur presenta tratti di tristezza alternati con assoluta esilarante ilarità, mi incuriosice e mi spinge a divorare le pagine di questo splendido romanzo. La storia di un sedicenne fallito agli occhi del paese, deriso per il fatto che la madre ha abbandonato la famiglia per scappare con un benzinaio 13 anni più giovane, un padre che abbandona l’alcol e il fumo solo per soddisfare il richiamo sessuale di un tardo quarantenne e la “foca monaca” che mente sulla volontà di andare all’università – a frequentare scienze politiche, per l’esattezza – solo per nascondere la relazione con il guardone di nome MAURO. E infine CHIARA di cui non si capisce ancora cosa prova. Insomma, una storia ambientata negli anni ’80, ma pur sempre attuale in cui gran parte di noi quarantenni ci rispecchiamo, immersi nei ricordi della nostra vita di strada semplice e piena di delusioni. In cerca di un lavoro che non arrivava mai, e pieni di rimpianti quando abbiamo raggiunto la consapevolezza – ormai troppo in là col tempo – di aver fatto male ad abbandonare gli studi… Ciao FRASCELLA, continua così che sei un grande. Ci risentiamo quando avrò finito il romanzo.

  2. Pingback: Sette piccoli sospetti « Scrittori precari

  3. Grazie Alfredo! concordo pienamente con le tue osservazioni! Frascella ha una naturale propensione a trascinare il lettore nel suo mondo!

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