Leggere è pericoloso

Venerdì ha nevicato su Roma e i romani andavano in giro con l’ombrello: quattro fiocchi di neve hanno paralizzato la città: l’inadeguatezza di rapportarsi con l’insolito.

Sabato era già tutto finito, c’era un bel sole e la neve è rimasta soltanto nelle fotografie. Verso le due sono passato a prendere mia sorella per accompagnarla in libreria, doveva comprare un dizionario: io le ho consigliato di prenderne uno antecedente l’avvento di internet, perché poi sono spariti un bel po’ di lemmi, per dar spazio al nuovo linguaggio tecnologico: una bella tragedia.

Intanto, per la strada, ad una bancarella dietro piazza della Repubblica, ho trovato, e comprato per soli 15 euro, uno Zingarelli del 1954. In tutti questi anni, ho sempre utilizzato il mio Devoto-Oli: mi fu regalato, su mio espresso desiderio, quando ho fatto la prima comunione, sarà stato il ’91-’92. A che età si fa la prima comunione?

È finita che anche per mia sorella abbiamo comprato un Devoto-Oli, l’ultimo, edizione 2010, ma senza il cd-rom: vincono sempre loro.

“Se ti occorre qualche definizione che non trovi mi scrivi e te la ricopio in chat”, le ho detto.

Abbiamo fatto un giro per la libreria. Sorvolo sui tanti, troppi volumi che non avrebbero ragion d’esistere: la letteratura è sempre più rara nelle librerie: è come cercare il vino buono al supermercato: quando lo si trova, spesso è a prezzi esorbitanti.

I problemi dell’editoria italiana sono tanti e complessi che scriverne in un breve post sarebbe riduttivo e controproducente, lasciamo perdere.

I libri costano troppo; mi capita troppo spesso di dover rinunciare a letture desiderate a causa dei prezzi esorbitanti stabiliti dagli editori (spesso in combutta con i distributori): questo fa male alla letteratura: occorre trovare nuove forme di resistenza.

Si dice chi cerca trova, e spesso è vero: me ne sono andato felice dalla libreria: nella sezione usati e a metà prezzo ho trovato tre libri, che avrei voluto leggere ma non avevo potuto a causa dell’eccessivo costo d’uscita: Al Diavul (Marsilio, 2008) di Alessandro Bertante, Strane cose, domani (Baldini Castoldi Dalai, 2009) di Raul Montanari e I Cariolanti (Elliot, 2009) di Sacha Naspini: ho speso 25,25 euro, comunque troppo, ma a prezzo pieno avrei pagato 50,50 euro: tre libri, due giornate di lavoro: c’è qualcosa che non va.

Per ovvie ed evidenti ragioni, non mi aspetto che il Governo si occupi di queste cose, per carità, d’altronde pare abbia altre priorità, e non parlo di disoccupazione naturalmente: quanto va al chilo, la cultura?

Gli italiani, dicono le statistiche, non leggono più (e si vede!, direbbe una pecora). La mancanza di cultura e di informazione (ma anche di interesse e curiosità, aggiungerei) è probabilmente la causa principale della regressione democratica e culturale del nostro paese. Ripeto: occorre trovare nuove forme di resistenza.

Una bellissima iniziativa, come spesso ultimamente, viene dal web: Alberto, un ragazzo di Empoli di 22 anni, appassionato lettore, è rimasto, giustamente, sconcertato dal dato che una persona su due in Italia non legge un libro in un anno e ha lanciato sul suo blog e su facebook un’idea: il 26 marzo regala un libro ad uno sconosciuto.

Il gruppo su facebook vola verso le 200.000 adesioni in poche settimane. Una giornata dove decine e decine di migliaia di libri passino di mano in mano: un momento d’incontro, d’avvicinamento all’altro in quest’epoca individualista: per non dimenticare l’umanità.

Certo, considerato che lo scopo è quello di far nascere nuovi lettori, scegliere un libro, uno solo, è una faccenda complicata: deve essere un capolavoro, senza dubbio, ma non troppo complesso, serve una buona scrittura, una bella storia, degli elementi di empatia tra la narrazione ed il lettore. Vi auguro una buona scelta.

La lettura rende consapevoli. Lo sanno anche le pietre, una persona consapevole è una persona libera.

Regala anche tu un libro: una nuova forma di resistenza.

Gianluca Liguori

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23 Responses to Leggere è pericoloso

  1. Il mio feroce cinismo mi direbbe: bello, ma quali libri si scambiano? Quale è lo standard che il lettore vuole? E quello dell’editore? Spesso gli editori pensano che i lettori siano degli stupidi avviliti dal cinema rosa e dall’intimismo, spesso i lettori lo sono veramente o sono lettori per posa: frequentatori di caffé letterari. Spesso entrambi cercano solo un po’ di comunicazione a buon prezzo vitale, che non li smuova, che non li faccia risuonare e pensare (anche a fine bilancio di una casa editrice).

    Ci vorrebbero più editori avventurieri, più lettori pirati, senza la nostalgia del “una volta era differente, una volta la gente era colta e leggeva”. Panzane. E la chiamano era del transmediale: a me pare tutto uguale, si scambiano sempre i soliti formati precotti. Ma la letteratura è l’eccedenza dei formati, l’eccendenza del linguaggio ordinario, l’eccedenza della conformazione, altrimenti la gente potrebbe continuare a parlare del vicino, di Muccino e di tutti di altri diminutivi volontari e involontari, senza spendere così tanti soldi in Wilbur Smith, Crepuscoli e lacrime. E allora, per citare Bertante, sai cosa dico? Al diavul 🙂

  2. Leonardo says:

    Noi di Gattogrigio i libri li vendiamo a 2 euro, il prezzo di costo.

    Se pensate che i libri siano importanti, perché non andate in biblioteca? lì sono gratis.

    Se il vostro desiderio è il possesso del libro, perché non li rubate? entrate in una libreria e uscite senza pagare, io l’ho fatto spesso e volentieri, che vi possono fare? ci devono solo provare a impedirvi di uscire, è sequestro di persona, solo un pubblico ufficiale può permettersi di “fermarvi”.

    Insomma, più si va avanti e più mi convinco che nessuno di voi ha realmente voglia di cambiare le cose. Volete diventare famosi, quello sì, mettere le mani su i soldi del vostro copyright, pubblicare per una casa editrice importante (che fino a una settimana prima denigravate). Volete la prova? eccola: cedereste i diritti di una vostra opera per una libera diffusione della cultura?

    Voi contestate perché siete degli esclusi.

  3. Simone Ghelli says:

    @Leo: chi è Voi? Una comunità, un gruppo, Noi del blog, Noi scrittori, “Noi” di Veltroni? Parlare così mi sembra un po’ come sparare tra gli storni, ché per certo qualcuno ne cade… le cose si cambiano in tanti modi, non solo agendo sulla produzione e distribuzione… personalmente preferisco parlare di scrittura, delle forme… voglio diventare famoso? desidero essere letto, non so se è la stessa cosa, forse… in rete non ho mai avuto problemi a mettere del materiale, un mio romanzo inedito c’è stato per 3 anni, eppure quanti se lo saranno letto senza spendere un euro? Pochi… probabilmente perché non valgo un’acca come scrittore, o forse perché ai lettori interessa solo leggere di scrittori famosi…
    sul contestare perché siamo degli esclusi: perché no? Vogliamo escludere la scrittura delle minoranze?

  4. lagentestamale says:

    Gianluca, il pezzo mi è piaciuto, anche se, come unico appunto, toglierei la domanda sulla prima comunione, ma conta poco.

    Una volta a me è capitato di andare ad un banchetto di Manitese a Rivoltella, sul lago di Garda, con tutti libri a 0,50 e 2 euri. La soddisfazione di aver speso 10 euri per Scritti corsari di Pasolini, i due Sillabari di Parise, J’accuse di Zola e Il processo di civilizzazione di Elias, è stata immensa.
    aneddotica a parte, però, la domanda è: dove vogliamo andare a colpire?
    Sicuramente i prezzi sono troppo alti, però attenzione, il rapporto costo di produzione-costo di vendita dei libri, è uno dei più alti, rispetto agli altri prodotti culturali (Es i cd). Personalmente credo che la battaglia sul prezzo sia importante, ma non centrale e rischiosa, nel senso che c’è il pericolo di schiacciare la media editoria a vantaggio della grande. Piuttosto, pensiamo a quello che possiamo fare noi (qui uso il noi come comunità di giovani scrittori fuori dal mainstream): possiamo far circolare le nostre cose, far circolare quelle degli altri, promuovere, spargere le voci (ovvero la via che state perseguendo come collettivo)…Iniziare a intendere la cultura come fosse un ipertesto e non come una strada tracciata. In fin dei conti, così, il libro si ridimensiona a parte di essa, non a rappresentante elettivo.

    Infine una domanda provocatoria sull’iniziativa: non è che il 26 marzo sarà il natale anticipato del 2010?

    Ottimo spunto di riflessione.

    Ciao
    A.

  5. claudia b. says:

    Ricordo, a spasso per Londra e altre capitali – Madrid, Dublino, posti dove ho vissuto e dove ho comprato molti libri: libri che poi sono diventati un intralcio nei traslochi, e che ho regalato senza remore – ricordo bancherelle e bancherelle di libri a 5£, a 3€, a una manciata di pesetas prima dell’euro, offerte speciali come se piovesse. In Italia comprare un libro è un gesto che segna un discrimine fra chi può permettersi di investire una media di 15€ a volume e chi non può, e quindi fra chi può permettersi una lettura che porterà con sé per tutta la vita, e chi non può farlo.
    L’Italia per fortuna ha delle biblioteche pubbliche tenute come gioielli da bibliotecari che hanno la vocazione al martirio, fra tagli ai fondi e al personale. Per una società civile in cui la lettura come occasione di crescita e formazione non serve a nulla che i supermercati siano invasi da tonnellate e tonnellate di carta altrimenti destinata ala macero: vogliamo librerie stracolme a prezzi accessibili a tutti e biblioteche che diffondano anche le novità editoriali, e non solo i classici.

  6. Trovo la boutade guasconesca del gattogrigiòso Leonardo, oltre che divertente e gonfia di linfa gioiosa, sposabile. Fino ad un certo punto però.

    “Se pensate che i libri siano importanti, perché non andate in biblioteca? lì sono gratis.”.
    Fin qui, inappuntabile.

    “Se il vostro desiderio è il possesso del libro, perché non li rubate? entrate in una libreria e uscite senza pagare, io l’ho fatto spesso e volentieri, che vi possono fare? ci devono solo provare a impedirvi di uscire, è sequestro di persona, solo un pubblico ufficiale può permettersi di “fermarvi”.
    Bom, la dinamica dell’esproprio proletario è proprio passatista.

    Alla fine della fiera, il mutuo supporto (e badate bene, non “a prescindere”, ma solo laddove si condividano idee di base e si riconosca il valore intrinseco ed estrinseco del supportato) is the way.
    Una mano lava l’altra, dopotutto, come piace dire a Noi.
    E per Noi intendo quelli di Amuchina.

    ps io, i diritti gratuitamente, li cederei anzichenò.

  7. scrittoriprecari says:

    @Raveggi: lo sai che io adoro tanto il tuo feroce cinismo. Innanzitutto cogli subito uno degli aspetti che volevo centrare: qui si parla di avvicinare non-lettori alla lettura: ad esempio, nel mio piccolo, ci ho provato: a mia sorella di cui sopra l’ho “iniziata” alla lettura con Il giovane Holden, è diventata una lettrice; l’altro, il piccolino, preso da basket e playstation, di leggere non ne vuole sapere, eppure, dopo tentativi e tentativi, qualche giorno fa, gli ho comprato Se una notte d’inverno un viaggiatore: l’intenzione era di leggergli qualche pagina… se ne è fatte leggere trenta, ascoltava, cominciava ad affacciarsi: storia e scrittura lo hanno catturato: spero il libro sul comodino lo chiamerà 🙂
    Il problema, secondo me, è che i lettori, sono pochi: bisogna saper indirizzarli, bisogna formarli, “andarseli a prendere”, trovarli: sarebbe interessante provare ad andare in giro con uno zaino pieno di buoni libri: offrire alle persone che leggono “libri-spazzatura” due libri in cambio di uno: far cambiare strada ai lettori. Le idee sono tante. Bisogna trovare il libro adatto: ripeto, qui stiamo parlando di andare “oltre”, andare verso “l’altro”, quello che non legge e trovare il libro per lui. In una discussione privata su questo post mi era stato detto: “ma non proponi i libri?”. Ecco, volevamo che se ne discutesse, io, sopra, con Salinger e Calvino, ho lanciato due idee… voi cosa consigliereste ad un non-lettore per farlo appassionare?

    @Leo: condivido in pieno quello che ha detto Simone. E poi il lavoro che facciamo sia in rete che in pubblico rispondano da sé, e lo sai bene 😉
    A me non mi frega che leggano me, certo avere dei lettori fa piacere, pubblicare qualcosa è comunque mettersi in gioco, esporsi a critiche ed elogi: poi ci sono le critiche costruttive e le critiche arbitrarie, gli elogi paraculi o interessati e quelli sentiti. Il nostro è un lavoro di diffusione e condivisione, delle opere nostre (ci leggiamo e confrontiamo a vicenda) che di quelle altrui (ospiti dei nostri reading e i tanti autori pubblicati su queste pagine ne sono testimonianza).
    La coerenza, di questi tempi, è merce rara. La lettura aiuta a crearsi una morale laddove non è. E di questi tempi, il lavoro, di tutti, è che la letteratura sia di tutti, e non di una minoranza.

    @Alessandro Busi: ero indeciso. Volevo dare un attimo di respiro, date le numerose parentesi che aprivo. Non ci sono riuscito.
    Per il resto, credo di aver risposto in parte nei commenti qui sopra.
    Alla tua domanda, rispondo che volevo segnalare l’iniziativa di Alberto perché mi era sembrato una cosa giusta, e da lì, discutere di varie cose: il giro in libreria, mi ha fatto pensare. Sono tanti discorsi. Ma bisogna diffondere il piacere della lettura, ciascuno dove può.
    Il paese reale è ignorante.

    @Claudia: Non me lo dire che sto traslocando 🙂
    Per il resto, hai colto in pieno: “vogliamo librerie stracolme a prezzi accessibili a tutti e biblioteche che diffondano anche le novità editoriali, e non solo i classici.”

    Gianluca

  8. Ilaria says:

    Chi ama davvero i libri li compra ovunque capiti; fortunatamente anche in Italia è possibile trovare libri usati e offerte a pochi euro… Solo a Roma mi vengono in mente Porta Portese, le bancarelle vicino a piazza della Repubblica e a Trastevere, la libreria Mel Brooks di via Nazionale che ha un piano intero solo di libri usati, le librerie Flexi, a Monti, Antigone, a San Lorenzo, e il Tuma’s Book Bar, sempre a San Lorenzo, tutte con libri seminuovi in sconto… E ricordo con nostalgia una libreria di Milano, in corso XXII Marzo, in cui si trovavano tutti gli Adelphi a metà pezzo.
    Ultimamente ho letto un’intervista a Ginevra Bompiani di Nottetempo, in cui si parlava della protesta dei piccoli editori indipendenti contro la proposta di legge che prevede, tra l’altro, la possibilità di scontare del 15% anche le novità librarie. I “piccoli” si ribellano, sostenendo che in questo modo saranno messi in ginocchio, dato che non possono permettersi di abbassare i prezzi di copertina. Allora, come si fa? Io sono disposta a fare un sacrificio per sostenere gli editori indipendenti; me ne frego di avere Moccia scontato del 15%, tanto non lo comprerei comunque. Altrimenti, come si diceva, esistono le biblioteche e le bancarelle, basta sbattersi un po’…

  9. Caro Leonardo da Vinci io ammiro e stiro il tuo operare ma non credo tu possa parlare come “editore” in quanto da quel che so non è che tela rischi a sfornare libri o sbaglio? Da quel che ricordo chiedi anticipatamente il dinero necessario per la stampa, poi per carita, non ci lucri sopra e questo va benissimo. Forse ricordo male però, ragguagliami, ma mi pare proprio che ci chiedesti il dinero per la stampa dell’antologia in anticipo per pararti le spese. O sbaglio? Insomma come in copisteria “qui non si fa credito a nessuno”.

    Poi: se non posso fare l’amore, mi masturbo almeno una volta al giono. e tu?

    Poi: ricchi e famosi? Perchè no, non mi dispiacerebbe affatto, vivere di quel che mi piace fare, avere soldi e tranquillità per pagarmi l’affitto di una casa, cazzo se mi piacerebbe!

    Poi: distribuire aggratis il mio libro? (io rispondo sempre per me caro mio, noi precari siamo un gruppo di SINGOLI INDIVIDUI) cavolo! Perchè no? Ho romanzetti e testi miei in giro aggratis anche perchè non valgo poi molto e cazzo mi metto a chiedere soldi? Qualcosa la si regala! Non tutto, se per un progetto ci metto anima, corpo, pelle e capoccia scusami se ESIGO una retribuzione, un dovuto compenso.

    Poi: Pubblicare con editori famosi: magari! Chi non lo vorrebbe? sarei ipocrita a dire il contrario (anche se con Mondadori non ci pubblicherei… ma non corro certo questo rischio io!).

    Poi: ah sì, la voglia di cambiare le cose… io sinceramente la voglia di cambiare le cose la ho eccome! e ci provo ogni cazzo di giorno, anche rispondendoti con questa lettera. Ma non mi sento nè Gandhi, nè Malcom X né Pasolini né Mino Reitano, loro sì che hanno cambiato il mondo. E comunque grazie del commento, sei stato… stimolante.

    Peace love and respect yo bro fra ceccheraut (craut)

  10. scrittoriprecari says:

    @ Ilaria: chi cerca trova 😉
    @ Coffami: Mino Reitano no!

  11. Commenterei il secondo commento con il nick del quarto 😀

    Ma stiamo ancora a parlare di piccolo o grossi editori? Se ti va bene i piccoli cercano di imitare i grandi, altrimenti sono una nicchia più che preziosa, formativa. Ce ne sono, ma son rari. Spesso la rete pubblica con più frequenza e qualità cose di livello (vedi questo blog, non conformato come editore)

    La questione del voler pubblicare a grandi tirature è oziosa. Se l’impegno è quello di trasformare il lettore, l’impegno ulteriore è trasformarne di più e il veicolo da intercettare è quello. Ma qui si arrivano a diatribe da I Internazionale comunista…

    saluti a tutti!

  12. La libreria di solito è il posto dove non risparmio mai, ed esco contento anche se ci ho lasciato qualche centinaio di euro. Recentemente mi è capitato di rinunciare a due libri (un Einaudi, che ho poi letto sui divanetti della libreria stessa e un Bompiani); costavano rispettivamente 20 e 18.50 eur (anche se poi è magari esco e pago un cocktail tutto ghiaccio 6 o 7 euro come se niente fosse…) La soluzione? Mica facile… Le parole di Claudia (esortare le biblioteche a spingere maggiormente anche sulle nuove uscite di narrativa contemporanea, su cui sono generalmente carenti) mi paiono le più sensate.

  13. Leonardo says:

    Rispondo solo a Coffami. Non me la sono rischiata solo col 12 numero della collana, quello romano, perché eravamo (noi, gattogrigio) senza un soldo e con diversi debiti, allora ho chiesto a voi autori se mi compravate in anticipo un tot di libri a testa, a 3 euro invece di 4.90 (era un numero doppio). Triste storia. Solo che eravamo in una situazione di crisi, contavano in alcune entrate che poi non ci sono state, spiegai tutto agli autori che compresero. Adesso puntiamo a altri progetti e altre collaborazioni, come questa con Scrittori precari dove io faccio l’agente provocatore, e puntiamo ad avere prima i soldi per iniziare qualcosa, soldi veri, non promesse. So bene, ragazzi, che i libri costano troppo e che voi state facendo un gran bel lavoro. Solo che, qualche volta, vorrei vedere maggior disinteresse, più coraggio, più fantasia. A questo esorto.

  14. fabriziocarucci says:

    “Tre libri due giornate di lavoro.”
    C’è qualcosa che non va in effetti. Il tuo lavoro è certamente pagato male. I libri costano troppo, bah, personalmente non credo. Considerando che un pacchetto di sigarette viaggia intorno ai 5 Euro e il pane tra i 2 e i 3 Euro al chilo, spendere 10-15 Euro per un libro non mi sembra eccessivo. Sto parlando di libri di narrativa. Se invece il discorso ricade sui libri scientifici allora il discorso cambia. I libri universitari spesso arrivano a costare 100-150 euro, considerando che vengono acquistati da studenti, il prezzo è sicuramente eccessivo.

    “La mancanza di cultura e di informazione (ma anche di interesse e curiosità, aggiungerei) è probabilmente la causa principale della regressione democratica e culturale del nostro paese.”

    Non credo si tratti di mancanza di questo o di quello. Mi spiego, credo non si tratti di un discorso quantitativo ma qualitativo. Non mi pare che gli italiani “manchino” di cultura, curiosità, informazione; a me sembra che queste categorie nella maggior parte della gente si saturino di contenuti inebetenti e di semplice comprensione. Mi riferisco ai tronisti, al gossip, ai cellulari, insomma a tutte quelle cose che incuriosiscono la maggior parte delle persone. Si tratta di contenuti che hanno due caratteristiche principali, il fatto di essere immediatamente comprensibili e di saturare la dimensione della curiosità. Sono informazioni, interessi, culture che inebetiscono, limitano la consapevolezza, non permettono di porsi domande su quello che accade, annullano la possibilità di un pensiero meta.
    Scrivere dei libri di immediata comprensione che stimolino riflessioni che la cultura egemonica teme e impedisce mi sembra una buona alternativa. Fare in modo che il lettore leggendo i nostri libri si faccia nuove domande, piuttosto che dargli delle risposte, anche questo mi sembra importante. Regalare un libro a uno sconosciuto mi sembra un’ottima idea. Trovare nuove forme di resistenza, ok. Tutte cose buone.

  15. Simone Ghelli says:

    @Fabrizio: i libri spesso costano troppo rispetto alle spese effettive che comporta l’oggetto in sé, poi dipende da quanto c’investe l’editore (in manodopera, pubblicità e distribuzione), e soprattutto è una dato di fatto che di questo prezzo l’autore ne abbia una percentuale piuttosto misera (almeno che non sia un autore di best seller).
    Certo, che è un discorso relativo… io ad esempio son di quelli che tra un paio di pantaloni e un libro compra più volentieri il secondo, ma dipende dalle priorità che si hanno 🙂

  16. Ilaria says:

    @Fabrizio: hai ragione. Per questo bisogna boicottare Amici di Maria De Filippi e tutta la spazzatura annessa.
    @Simone: infatti; secondo me, invece, il Liguori è una fashion victim 😀

  17. scrittoriprecari says:

    Il problema reale, ripeto, è di formare il non-lettore: al fan della De Filippi, per dirne uno, cosa fareste leggere per invogliarlo alla lettura? Secondo me il gioco è tutto lì: spegnere la televisione e aprire un libro. Bisogna arrivare oltre noi (noi che leggiamo, che scriviamo, che cerchiamo).

    Gianluca

  18. Simone Ghelli says:

    Secondo me la soluzione è far scrivere libri a quelli che lavorano in tv, o ai calciatori… ops, ma davvero che l’hanno già fatto?! 😀

  19. L’altro giorno sono stato in un mercatino dell’usato con tanti tanti libri buttati a caso tra gli scaffali e per terra. In questi mercatini ci entro senza sapere cosa voglio.

    Ne sono uscito con:
    – Furore e La corriera stravagante di Steinbeck
    – Il teatro di Sartre
    – Le belle immagini di Simone de Beauvoir
    – Centuria di Manganelli (un gioiello dell’editoria, anche se ne avevo già una copia, comprata nuova su sofferta ordinazione (28 Euro), questa non potevo non prenderla perchè libro importante da regalare)
    – Casino totale di Izzo (anche di questo ne avevo una copia e l’ho regalato)
    – Gli orsi di Silvia Ballestra
    – e ancora un paio che non ricordo c’era l’inventore di sogni di mc ewan

    In totale ho speso 22 Euro dopo quasi tre ore di ricerca tra libri che non mi piacevano o che mi facevano schifo.

    Per i libri nuovi e di giovani autori invece adotto la logica del mutuo soccorso (considerandomi autore!) quindi entro in libreria qui in paese e lo ordino o, se lo trovo subito, me lo compro. In questi casi non mi va di aspettare di trovarli usati (potrei morire prima). E poi appunto, se penso che spendo 5 euro per un cocktail…

    Per me la cosa migliore, come dice Claudia, è che le biblioteche abbiano più narrativa contemporanea e che la gente sia meglio disposta verso l’usato, e questo vale per i libri come per i vestiti e molte altre robe.

    Come sfida finale rimane far cambiare gusto agli amici di Maria. Suona come arrogante pretesa ma il problema è che quelli poi vanno a votare.

  20. flaviopintarelli says:

    Interessante discussione che intreccia molti argomenti. Vediamo se riesco a seguirne i fili:
    -Sul prezzo dei libri la mia opinione è schizofrenica. E’ vero che costano tanto (rispetto agli investimenti editoriali e alle percentuali che vengono corrisposte all’autore), ma è altrettanto vero che posso (e lo faccio) rinunciare ad un cocktail o ad un capo d’abbigliamento per un libro. Per chi come me aspira al mondo fatato della ricerca universitaria i libri non sono soltanto gli strumenti di lavoro, ma un vero e proprio capitale.
    -Sulla lettura credo che sia il caso di stare atenti e farsi alcune domande. Innanzitutto dovremmo chiederci se il mercato editoriale, ai tempi della rete, è ancora un parametro attendibile per valutare le abitudini di lettura degli italiani. Credo che in parte non lo sia. E poi, come è stato già detto, l’analisi quantitativa deve essere affiancata da un’analisi qualitativa: che libri si leggono? dove si comprano (fa differenza secondo me, nella qualità della lettura, se i libri vengono acquistati in una libreria “calssica, o franchising o al supermercato)?
    -Quale libro regalare a un non-lettore per invitarlo alla lettura? Grande idea Gianluca, perché non lanciate un sondaggio?! Personalmente regalerei “Lo Hobbit” di Tolkien, con me ha funzionato…

  21. scrittoriprecari says:

    Grazie Flavio. In effetti abbiamo aperto tante parentesi, sarà bene focalizzare sui vari aspetti. Penso che ci ritorneremo un po’ per volta.

  22. scrittoriprecari says:

    Sono io l’autore del commento qui sopra

    Gianluca.

  23. Isak Borg says:

    I libri NON si regalano. Punto. Questa fu una considerazione gettata nella direzione assoluta. Poi si riflette, ci si calma, “[…] il respiro ritorna regolare” e, alzando lo sguardo al panorama di COSA si scrive e legge e medita, ben venga lo scambio di poco più di nulla. Argini non ce ne sono e quelli che dovremmo porre allo sbordare di pensieri per lo più superflui passano, purtroppo, per una parola che non va d’accordo con l’arte: DEMOCRAZIA.

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