La banda dello stivale, ovvero la Seconda Unità d’Italia – 19

[Continua da qui]

I cinque, trovatisi alle strette, ripararono in fretta e in furia in un cono d’ombra – lo so, sembra davvero strana l’idea di una zona cieca nel regno del Grande Fratello, ma concedetemi almeno per una volta la scappatoia della licenza poetica. Essi dovettero rimanere così, acquattati e in silenzio, per diverso tempo, mentre il personale entrava e usciva in continuazione dall’enorme blocco in cemento, controllato a vista da accigliati energumeni in divisa d’ordinanza.

Di tanto in tanto, da quel loro punto di vista privilegiato, avranno pure adocchiato qualche celebrità con la scorta al seguito; magari, e c’è da sperarlo per loro, anche qualche bella attrice o ballerina mandata dalla provvidenza a sollecitare un po’ la loro vena poetica, inariditasi improvvisamente per via dell’emozione e della fifa: emozione d’esser finalmente giunti al tanto agognato traguardo, e fifa di non tenere il coraggio necessario a compiere la propria opera, a mettere insomma un punto finale alla storia.

Forse passarono solo pochi minuti, più probabilmente alcune ore, ma alla fine, finalmente, il Presidente passò; circondato, com’era lecito immaginarsi, da uno stuolo di assistenti, lecchini e buttafuori, che ruotavano intorno al suo corpo come falene catturate dalla luce d’una lampadina appesa al soffitto, che nella loro visione del mondo deve corrispondere pressappoco all’universo intero.

A questo punto la faccenda si complica ulteriormente, poiché i sedicenti scrittori si sono ingegnati di fornire ad arte una versione diversa ciascuno, sì da imbrogliare le carte nella speranza di farla franca – anche se, chi sostiene le loro idee, penserà che quello che io definisco opportunismo sia in realtà un invidiabile senso di solidarietà, animato da un raro spirito di lealtà in questi tempi dominati dall’arrivismo.

Quel che è certo, al di là delle sfumature, è che nel buio si alzò un braccio galeotto, dal quale partì un oggetto stretto e appuntito che compì un arco perfetto – non facile da disegnare, data la distanza, calcolata dagli esperti in balistica, di circa quattro metri dall’obbiettivo – prima di ricadere sulla testa del capro espiatorio.

Il verso prodotto agghiacciò i commilitoni circostanti, che mai avevano visto una tal maschera d’orrore sul volto del loro capo, di solito sempre così sprezzante del pericolo, e soprattutto del linguaggio altrui. Egli – e mi scuserete a questo punto per l’abbondanza degli elementi descritti, ma in mio aiuto viene niente meno che l’arsenale tecnologico presente in loco, ovvero le varie videocamere disseminate in tutta la zona –; egli, dicevo, si portò una mano alla tempia, ritraendo subito l’arto per verificare l’entità dei danni. La sua espressione, dapprima terrorizzata, si fece pian piano incredula, quindi stupita, infine estasiata, quando appurò la mancanza di qualsiasi traccia rossa sulle sue dita.

Nel frattempo, intorno a lui si era scatenato un incredibile parapiglia tra gli officianti per raccogliere l’oggetto dello scandalo, quello che sarebbe entrato di diritto tra i sacri cimeli del museo della democrazia perenne.

Ma nessuno tra i presenti avrebbe mai pensato che, tra tutti i possibili simboli, qualcuno avesse osato scagliare proprio quel simbolo contro la mente immacolata del Presidente…

Simone Ghelli

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: