Cinema e Buchi

È cominciato tutto da Fino all’ultimo respiro.

Io mi ero appena trasferita a Roma, in un quartiere brulicante di fermenti giovanili, sconquassato da notti alcoliche e albe rissose, inconsapevole raccoglitore di cocci di vetro e vomito notturno. Non conoscevo nessuno e mi sentivo come una maschera al Carnevale di Venezia: vedi attorno a te migliaia di persone ebbre, ipnotizzate da febbrili danze convulse, le puoi osservare attraverso le fessure del tuo travestimento, ma rimani sempre una cornice della città. Ti potresti mettere di fronte ad un negozio di artigianato locale, immobile, a farti immortalare dagli scatti dei turisti.

La soluzione alla malinconia di quelle serate solitarie mi era sembrata uno sparuto videonoleggio, proprio di fronte al mio palazzo, che cercava di farsi largo tra un salone di bellezza e un’officina; ero stata sedotta dal viso di Robert Redford de La stangata, dalle fattezze stilizzate, inedito Diabolik del cinema, stampato sulla vetrina del negozio.

Appena entrata, mi ritrovai in una magico Eden cinematografico: tutti, ma proprio tutti i film, anche quelli più inimmaginabili, quelli cercati inutilmente nelle videoteche di tutta Italia, quelli provati a scaricare da internet con tutti i tipi di mezzi, leciti ed illeciti e “che cazzo, il download si interrompe sempre al 78%!”… beh, insomma, TUTTI, stavano in quel buco di negozio, ordinati per categoria, bramosi di essere guardati.

Io, come una drogata in crisi d’astinenza, mi ero precitata nella sezione cinema francese, leggendo con cupidigia il retro di A bout de souffle, quando, dietro alla schiena, sentii una strana presenza. Eri tu, sbucato silenziosamente alle mie spalle, mi stavi dicendo che quello era il tuo film preferito. Forse perché ti sentivi come Michel, anarchico personaggio, mito di se stesso, a caccia di un’ingenua Patricia da abbindolare. Mentre parlavi mi accarezzavi con l’indice la cintura dei pantaloni, infastidendomi. Scappai velocemente, mi sembravi un personaggio dei fumetti in cerca di rapide avventure sessuali.

Purtroppo l’amore per il cinema, qualche giorno più tardi, mi spinse di nuovo verso quel buco, e verso te, incastonato tra i dvd, vicino alla cassa. Con L’erba di Grace abbiamo sorriso ripensando ai nostri viaggi ad Amsterdam, tra biciclette, funghi allucinogeni e le pazzie di Van Gogh; Control mi ha svelato che sei anche un musicista, convinto detrattore di tutta la New Wave… Sì, perché tu oscilli tra lo psichedelico e il glam, come David Bowie degli anni Settanta tante volte aleggiante nel negozio, e potresti benissimo far parte delle guerre tra spacciatori di City of Joy, in giubbino di pelle, camicia con il bavero a punta e jeans a zampa di elefante. L’insaziabile appetito che ci aveva provocato Primo amore era dettato dall’ansia dell’annientamento per l’altro, talmente potente da non farti nemmeno finire di leggere Il cacciatore di anoressiche.

Così, grazie all’amore selvaggio e distruttivo de La sposa turca, quella sera, dopo la chiusura del negozio, mi ritrovai scaraventata contro uno dei muri di dvd. Mentre la tua lingua procedeva lenta ma inesorabile dall’attaccatura della mia spalla fin dietro il mio orecchio, io vedevo precipitare vertiginosamente da sopra la testa e dai lati del mio corpo, uno ad uno, I quattrocento colpi, Il cielo sopra Berlino, Roma città aperta, Donne sull’orlo di una crisi di nervi….

Ad un certo punto chiusi gli occhi; non capivo più in quale film eravamo finiti, sentivo solo la tua voce che mi sussurrava qualcosa, e i nostri corpi attanagliati in un insieme di sussulti meccanici, la mia schiena premuta sui dvd che, cadendo, emettevano un ticchettio metallico.

“Ora toccami.. Così…sì…Tira fuori la lingua.. Brava…Tira fuori la lingua ho detto!”.

Sempre più furioso, sempre più ansimante… Ormai seminuda, immaginavo la penetrazione del cinema dentro di me, l’orgasmo che mi avrebbe provocato la mia più grande passione facendosi strada fra le mie gambe, rabbiosa, divoratrice. La mia vagina molle era come un bocciolo al mattino, in attesa famelica di nutrimento, linfa, sole, calore…

“Oh cazzo!”.

Silenzio.

Più nessun fremito, nessuno spasimo. I dvd immobili ai loro posti. Dopo qualche secondo riaprii gli occhi.

“Scusa!”.

Come scusa?????!! Non ci potevo credere, il film non era stato interrotto, non era nemmeno iniziato…

Tu tenevi gli occhi bassi, mortificato, tirandoti su i pantaloni.

“Non so che mi è preso… un quindicenne!”.

Io non sapevo che dire, non avevo nemmeno visto il trailer del film per poter dare un giudizio…

“Sono cose che succedono a tutti, magari la prossima volta…”.

Sul pavimento spiccava fra tutti i dvd un doloroso Requiem for a dream

Non c’è più stata una prossima volta.

Probabilmente la cinepresa aveva subito un danno irreparabile, o forse nessuno dei due ha più cercato di farla sistemare… Di tanto in tanto torno a noleggiare dvd, tu sei sempre lì, ma non sei più una sceneggiatura da scrivere, sei unicamente un imbarazzante flop.

È come quando passo davanti al negozio… Non è più il Paradiso dei cinefili, ma semplicemente una triste eiaculazione precoce.

Nadia Turrin

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14 Responses to Cinema e Buchi

  1. nadia says:

    Ciao a tutti!
    Vorrei ringraziare Simone in particolare, il mio “Maestro” di scrittura, nonchè caro amico, e poi tutti gli Scrittori Precari per questo piccolo grande regalo….Grazie a voi ho realizzato il mio sogno di bambina, vedere un mio racconto pubblicato…Ancora non ci credo!Restando in tema di citazioni cinematografiche, mi sento come il protagonista di “L’Appartamento Spagnolo” che, dopo l’Erasmus, lascia il posto al ministero per realizzare quello che voleva fare da piccolo: l’écrivain…

  2. Zàira says:

    Caspita Nadia,

    intuivo delle doti letterarie in te… non posso che dirti una cosa: chapeau !
    il tuo racconto ha un ritmo concitato e avvolgente da renderti bulimico di parole saveureuses !

    Brava Nadia !
    Zàira

  3. gianluca says:

    wow complimenti ! è una cifra che non ci si vede ma fai sempre enormi progressi e diventi sempre più forte 😉

    Molto coinvolgente!

  4. Simone Ghelli says:

    Brava Nadia, il tutto sta nel cominciare… aspettiamo altri tuoi racconti 😉

  5. nadia says:

    grazie zàira, gianluca e simone….le vostre parole sono veramente toccanti…resto sempre stupita dall’affetto e dalla stima (che per quanto mi riguarda sono reciproci!).

  6. nadia says:

    Attenzione!Un’amica mi ha fatto notare che c’è un errore: uno dei titoli dei film che ho citato non doveva essere “City of Joy”, ma “City of God”!Chiedo scusa a tutti, cinefili e non….

  7. pierluca says:

    complimenti nadia, non c’ero in lab quando hai letto il racconto la prima volta, sono contento di poterlo leggere ora, descrizione perfetta dell’incubo più spaventoso che ogni cinephile ha temuto almeno una volta.. l’altezza dei grandi eroi di cellulosa è inarrivabile, aggiungici che questo cinephile odia la new wave e ama il bowie stardust e non poteva andare diversamente! pier

  8. nadia says:

    grazie di cuore pierluca!il tuo commento è il più originale!!!però attento a quello che scrivi..questo cinephile, anche se immaginario (e ci tengo a sottolineare che è un racconto di pura invenzione, ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale) è un pò permaloso…come si suol dire: un personaggio che si rivolta contro il suo autore!;-)

  9. Vanessa says:

    Madonnaaaaaaaaaaaa!!! Più caldo di quanto immaginassi!!! Mitica!!!

  10. nadia says:

    grazie vanessa!!!!!!!!!!!!!!!!!i tuoi complimenti sono per me importantissimi!!!!!!ci tenevo tanto che lo leggessi…..ti abbraccio

  11. Pingback: Recensioni | Cinema e Buchi | ziguline

  12. anita says:

    BRAVISSIMA Nadia, hai un talento fortissimo, beh, come vedi ho un po perso il mio italiano ma ho capito comunque che é un racconto meraviglioso
    anita

  13. nadia says:

    Ti ringrazio tanto Anita….mi fai commuovere…non hai per niente perso il tuo italiano, tranquilla!!E spero tu abbia notato che tutto questo racconto è scaturito da un film francese, “A bout de souffle”…la Francia e i miei amici francesi saranno sempre nel mio cuore e faranno sempre parte della mia vita…

  14. Pisolo says:

    Brava Nadia! Al di là della competenza sintattica e lessicale, sempre puntuale e ricca, è davvero intuibile fin dal tuo primo racconto un talento naturale, una naturalezza talentuosa anzi, che crea in me dipendenza e che appassiona il lettore, tanto da farlo entrare fin dalle prime battute nelle dinamiche della storia e che fa immedesimare ora con questo, ora con quel personaggio. Splendido soggetto per un cortometraggio d’autore!
    E allora: “Saranno forse precari, ma sono di certo scrittori!”

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