THOMAS. IN. CHAINS.

Ha il suono di: Alice In Chains – Massimo Volume – Hole

La prima volta Alice l’aveva visto a Layne. Più precisamente a Word, un malfamato quartiere frequentato solamente da tossici in cerca di solfato di sillaba.

Thomas aveva il viso coperto da un siciliano classico molto usurato, e quando Alice provò a chiedergli della droga  rispose con uno svogliato gesto. Le porse una scatoletta con del solfato purchè lei non ne prendesse le sillabe finali. Ne era geloso. Blaterò qualcosa che somigliava alla disapprovazione quando scorse Alice sniffare la droga da una funerea cannuccia in PVC. Alice non riusciva a vederlo nascosto come era dal  libro che carezzava e lisciava in continuazione, ma  l’impressione era che Thomas amasse tutto ciò che potrebbe essere definito classico. Un soggetto un po’ banale che fumava il suo solfato dietro delle righe. Righe che però risultavano incomprensibili ad Alice. Lei non conosceva l’italiano. E soprattutto lei non riusciva a vedere cosa ci fosse realmente dietro quella consunta copertina benché da allora si vide con Thomas diverse volte. Continuava a non capire. I tossici hanno sogni controtempo e  Thomas somigliava all’orecchino che gli perforava il lobo. Alice ci aveva fatto da subito caso. Sembrava un piercing ma in realtà era un comunissimo piccolo cerchio chiuso da una pallina. E Thomas era ingannevole quanto quel metallo che gli attraversava la carne. Difficile immaginare se amasse stare sopra o sotto durante un atto copulatorio.  E se questa domanda fosse stata a lui posta con risolutezza avrebbe risposto lateralmente. Punto esclamativo. Troppo facile.  Per nulla vero. Sempre nascosto dietro la sua siciliana novella dava l’impressione di essere scettico. Ma neanche nello smerdare qualcosa sembrava essere convinto. Alice dubitava del vocale scetticismo che gli si dipingeva sulle  parole quando lei gli offriva del solfato dalla funerea cannuccia. Thomas accettava sempre. Ma nell’accettare appariva prevenuto. In realtà tutte le ipotesi erano ingannevoli. Probabile che alla notte si faceva clisteri di solfato di sillaba sputando su quelle pagine che durante il giorno venerava per eiaculare invece sopra  fassbinderiani marinai. Era difficile immaginarlo in queste vesti poco vintage ma Alice aveva imparato che non di rado la realtà industriale è più lisergica di qualsiasi Paese Delle Meraviglie. Anche se ultimamente Thomas aveva iniziato a perdere colpi proprio come i capelli sopra la nuca. In una sera blu Alice e altri tossici smaniavano sul pontile di Word in preda a una delirante crisi d’astinenza. Avevano iniziato ad accoppiarsi  con i gabbiani sperando che questi animali si trasformassero diabolicamente in metadone. Si sarebbero iniettati le nuvole se solo avessero trovato il modo di poterle afferrare. Thomas aveva probabilmente scorto il delirio nonostante la pesante novella sugli occhi e aveva offerto ai tossici tutto il suo solfato. Alice si precipitò verso la scatoletta e smaniosa ne prese tutte le sillabe finali. Ironia della sorte Thomas gliele aveva servite senza volerlo. Ora non rimaneva che cercare l’attimo di distrazione per incatenarlo a una sedia, guardarlo negli occhi. E imparare l’italiano tra milligrammi di nere stelle rovesciate sopra un bianco pavimento tossico.

Ina D.Y.


One Response to THOMAS. IN. CHAINS.

  1. nadia says:

    complimenti!ti riporto quello che ho scritto su facebook:
    bellissimo!relazioni drogate e perverse in un mondo indefinito post-industriale…

    brava!!!

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