Censura in Rai?

Cosa succede in Italia?

Premessa: il 15 ottobre 2009, non era ancora mezzanotte, quando al Parco degli acquedotti, a Tor Pignattara, quartiere popolare di Roma, un giovane, Stefano Cucchi, viene fermato dai carabinieri che gli trovano pochi grammi di cannabis e lo conducono in carcere. Il 22 ottobre Stefano muore. I familiari lo rivedranno all’obitorio in condizioni disumane: col volto devastato, tumefatto, con l’occhio sinistro fuori dall’orbita, lividi, rigonfiamenti ed ecchimosi dappertutto. Una storia incredibile, dove lo Stato, ancora una volta, ammazza i suoi figli.

Luca Moretti e Toni Bruno ne ripercorrono le vicende in una splendida graphic novel, Non mi uccise la morte, edita da Castelvecchi, di cui abbiamo pubblicato la settimana scorsa sceneggiature e tavole qui.

Giovedì sera, i due autori, erano ospiti in diretta di TG3 Linea Notte, qui sotto l’estratto video:

Avete notato niente di strano?

Appare evidente che c’è stato un taglio alle parole di Luca Moretti in postproduzione.

Ritornate indietro e prestate bene attenzione al min. 3:42.

Notato niente?

Ricopio le parole di Luca:

Il libro nasce appunto dall’analisi della vicenda, perché, come tutti sappiamo, la famiglia di Cucchi ha reso disponibile tutta la documentazione clinica, a parte le foto che sono tristemente note a tutti quanti… è diviso in tre parti: la parte iniziale, che è un saggio, ripercorre la violenza subita. Sono importanti le parole della sorella, il caso Cucchi è tristemente esemplare, perché oltre alla violenza subita da parte delle forze dell’or… t-tum… un menefreghismo successivo da parte della sanità, tra virgolette…

Quali parole sono state omesse dal discorso di Luca Moretti applicando una censura in postproduzione?

A quanto ricordo, in diretta, Luca aveva parlato dell’assurdità che l’Istituzione abbia lasciato Stefano solo, non soltanto nella figura delle forze dell’ordine, che non sarebbe il primo caso, ma anche in quelle del personale medico, che è la cosa più grave. Inoltre, sempre se la memoria non mi inganna, aveva detto anche che queste pratiche violente da parte di chi è pagato con i nostri soldi per garantire la nostra sicurezza, sono sempre più frequenti… ripeto, la memoria potrebbe ingannarmi, ma avendo visto da casa il programma in diretta e, successivamente, il filmato qui sopra, posso dire senza paura di smentite che una pratica censoria c’è stata. Non esiste in un paese democratico.

Il problema è quanto democratico sia ancora il nostro paese e quanto sia ancora vigente nei fatti lo stato di diritto. Ma in un paese come il nostro dove avvengono vicende disumane e inconcepibili come quella accaduta a Stefano non so quanto le parole democrazia e diritto abbiano ancora valore.

Gianluca Liguori

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3 Responses to Censura in Rai?

  1. andreacoffami says:

    é tagliato pure male! … nemmeno subliminale. Quasi sfrontato.

  2. Leonardo says:

    Gianluca, hai fatto bene a far notare la cosa. In Italia la libertà di espressione è fortemente compromessa, solo che non da oggi, da sempre, prima col fascismo e le veline del Duce alle redazioni dei giornali, oggi con tagli minacce e licenziamenti di giornalisti. Ma a leggere la storia, non è una novità. Togliatti indicava alle case editrici cosa pubblicare e cosa no, sono state trovate lettere dove chiede (cioè obbliga) critici letterari a dire una cosa piuttosto che un’altra. Tacciamo della Chiesa che mette ancora all’Indice film e opere letterarie. La censura è implicita nel potere, sia esso di sinistra, di destra o clericale. Così come in Cina, anche gli Stati Uniti di Obama, fanno sapere quello che vogliono di quello che fanno. Ora però sarebbe bene, caro Gianluca, concentrarsi sulla nostra censura, che si chiama luogo comune e scarsa informazione, spesso tutti noi vediamo e diciamo solo quello che ci fa comodo e, essendo noi, dei pesci molto piccoli come piccoli sono i nostri interessi, la cosa diventa anche patetica oltre che puerile. L’unica soluzione è darci dentro con lo studio di due discipline, la storia e la filosofia, le uniche nostre due armi che ci consentono, insieme, di staccarci dall’urgenza del controbattere all’attualità, che è una forma di impoverimento ed è il luogo comune, appunto, del popolo di internet.

  3. scrittoriprecari says:

    Sceneggiature e tavole da “Non mi uccise la morte” anche qui: https://scrittoriprecari.wordpress.com/2010/04/06/dalla-parola-allimmagine-nascita-di-un-fumetto/

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