Sette piccoli sospetti

Sette piccoli sospetti (Fazi Editore, 2010)

di Christian Frascella

Maledetti ragazzini! Lo si pensa immediatamente, ma in maniera bonaria, nel momento in cui ci si addentra nel secondo romanzo di Christian Frascella che torna, dopo il meritato successo di Mia sorella è una foca monaca (sempre edito da Fazi Editore) a prendere gli occhi del lettore e a ficcarli dentro le sue pagine.

Maledetti ragazzini! Con le loro sette piccole teste, piene di storie ascoltate, di storie inventate, piene delle Loro Storie di tutti giorni. Sette dispetti alla quotidianità della provincia, che anche in questa seconda prova torna in maniera prepotente, claustrofobica. Roccella, ha già nel suo nome qualcosa che fa arrotare i denti nel pronunciarlo, qualcosa che riporta ad un certo bruxismo asfittico di sopravvivenza tra vecchie case, strade sterrate e chiacchiericcio del popolino. Frascella è un artista nell’intingere i panni di chi legge nella vasca calda della sua trama, dimostrando un bel salto stilistico con una coralità contagiosa che permette di affezionarsi epidermicamente ai sette dodicenni, di amarli maledicendoli ad ogni pagina per la loro vitalità.

Don con il suo fatalistico amore per il Signore che segna ogni attimo della sua gioventù; Billo con il papà fuggito chissà dove, la nonna che gli offre sigarette di nascosto e la madre che guarda fuori a cercare qualcuno nel passato; Corda, il figlioletto perbene della borghesia roccellese, con il futuro già scritto in collegio come per il fratello figliol prodigo; Lonìca, il padre terminale a casa che stenta a reggersi in piedi che gli ha trasmesso l’amore per la boxe, un amore che spingeva il ragazzino a picchiare duro, a fondo. Una boxe che ora sta perdendo fervore, appassendo come il respiro del genitore; Gorilla, fratello teppista e tanti lividi in faccia; Ranacci che lotta come il padre sindacalista, che già si vede uomo e ribelle, uomo e punitore di ingiustizie e alla fine il buon Cecconi, napoletano, figlio di due poveri fruttivendoli ambulanti che quando parla in dialetto stretto ricorda Salvatore de “Il nome della Rosa”. Sette amici che crescono nei difficili e spensierati anni 80 legati tra di loro e con una sola certezza: essere dei morti di fame destinati a diventare degli adulti morti di fame. L’unica soluzione per fuggire è una rapina in banca.

Maledetti ragazzini! Ma come vi viene in mente?! Come fate con le armi? Come fate con le guardie giurate e gli imprevisti che vi si parano davanti? Ma soprattutto come fate ora che il Messicano, il più terribile boss che sia mai esistito, una leggenda del crimine, è tornato in città?

Maledetto Frascella! Sei dannatamente bravo.

Alex Pietrogiacomi

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