FRANCIA-URUGUAY: IO C’ERO! (purtroppo)

Ho appena finito di vedere Francia-Uruguay zero a zero, ovvero: del perché certe volte un uomo sano di mente guardi certe partite. Non è successo granché: qualche bel primo piano di Forlan (uomo rude), qualche altro a Ribery (nella foto, che sembra uscito da un romanzo di Izzo giusto stamattina, o arrivato in aereo tre ore fa dal set del nuovo Besson).
Un’espulsione ai danni di un cretino dell’Uruguay, entrato per farsi ammonire ed espellere nel giro di venti minuti, minuti durante i quali non sopportava l’idea che nessuno parlasse di lui. Aveva un cellulare e ogni tanto chiamava mamma a casa: «Mi inquadrano?» chiedeva. Alla risposta negativa della povera donna, lui s’incazzava abbestia, e perciò sapientemente comandava la regia con fallazzi e invettive in uruguagio strettissimo, ché a Montevideo i bambini si sbellicavano dalle risate.
L’arbitro ci aveva il giacchino rosso dell’esercito britannico del XIX secolo, solo che era cinese e maoista, anziché la mano a taglio chiamava il fallo col pugno chiuso.
L’Uruguay fin dal primo minuto ha messo su uno di quei catenacci che al confronto il Padova di Nereo Rocco ci aveva i mattoncini Lego. Se uno degli uruguagi superava la metà campo palla al piede, i suoi compagni gli regalavano un cappotto di cammello e una sciarpa, casomai così lontano sentisse freddo.
Da par loro i galletti tenevano palla ma non sapevano che farci, ogni tanto Govou vedeva arrivare questa sfera all’altezza dei piedi e si grattava il cocuzzolo, domandandosi cosa fosse e se almeno si trattasse di roba commestibile. Sulla schiena teneva il 10 che un mondiale fa e due mondiali fa e tre mondiali fa indossava Zizou, infatti Domenech gliel’ha dato perché almeno faceva rima, hai visto mai.
Nel frattempo, Evra e Gallas, che di attaccanti avversari non individuavano manco l’ombra, si sono messi a cercar cicorie e a giocare ad acchiapparella, mentre il portiere Lloris ha trovato quattro pratoline e le ha regalate al guardalinee, che ha gradito promettendogli in cambio di fare lui l’accosciato al gioco della saponetta più tardi sotto la doccia.
Tabarez, CT dei sudamericani ed ex vate del calcio dinamico, s’aggiustava il nodo della cravatta in panchina e ancora se la rideva perché una volta ha sottratto soldi a Berlusconi, e senza bombe come Mangano, ma semplicemente allenandogli malissimo il Milan.
Al fischio finale, Henry si è accorto con disappunto di essere in campo.

Christian Frascella



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