Perché il calcio?

A me, del calcio, onestamente, non me ne frega un cazzo. C’è un motivo preciso, per questo. L’esasperazione visiva degli ultimi vent’anni, ha reso campionato, coppe, Europei, Mondiali, manifestazioni solo mediatiche, legate, via via sempre più strettamente, allo sviluppo tecnologico degli apparecchi televisivi. Oggi ci sono gli HD e i primissimi 3D – e, dico la verità: sarei anche curioso di guardarla, una partita di calcio tridimensionale – e nel 1970, ai tempi del 4-3 della Nazionale italiana vs Germania Ovest, semifinale dei Mondiali messicani, c’erano obesi televisori bianco e nero, grossi e con lo schermo di vetro doppio e convesso. Apparecchi spessi quasi un metro. E raccontano che quella partita – con la vittoria dell’Italia sui tedeschi dell’Ovest – generò la prima esultanza collettiva televisiva del Paese, con la gente che usciva sui balconi, a urlare, e trovava il vicino di casa sul balcone accanto, a urlare pure lui.

Il colore sarebbe arrivato solo due anni dopo, in versione sperimentale, in occasione di un altro evento sportivo, le Olimpiadi di Monaco. Ed è legata ai televisori a colori la prima vera aggregazione di massa italiana in seguito a una trasmissione televisiva – leggasi: carosello in autovettura, con esposizione di bandiere assortite, urla e strepiti – che pare sia databile 5 luglio 1982, quando uno dei tanti Paolo Rossi italiani segnò una tripletta al Brasile di Falcão, Zico, Éder, Junior, Serginho, Sócrates, che, in effetti, era una gran bella squadretta e aveva vinto una dopo l’altra le quattro partite del suo Mondiale, contro URSS [!], Nuova Zelanda, Scozia e Argentina, segnando tredici gol e subendone solo tre.

Da allora ogni mezza coppa, campionato, vittoria di pirro, merita una confusa e generica esultanza collettiva. Gli studiosi di psicologia della masse parlano, in questi casi, di personalità collettiva fusionale: si tratta, tecnicamente, di gruppi formati da individui che confluiscono nella occasionale fusionalità. Questi individui provano una forte emozione condivisa che ha un effetto simile a quello di alcune droghe, e può rendere possibile la perdita momentanea della sensazione di separazione, che è il veicolo dell’angoscia. Il ciclo di vita di tali gruppi è breve. L’angoscia arriva, poi, all’improvviso, al termine della fusionalità e contribuisce al dissolvimento delle aggregazioni-gruppi.

Chiaro è che non è questo tipo di manifestazioni a spaventare il Potere. La folla si disperde, dopo un po’, dopo il Baccanale abusivo e non orgiastico. Si consuma un po’ di petrolio raffinato, ci si raduna nelle piazze, si spara qualche razzo. Poi si torna a casa. A volte viene bruciato qualche veicolo, o si fa il bagno in una fontana. No, il Potere non è spaventato dai caroselli. Anzi: li promuove. Fanno parte dello status quo.

Il Sistema vende i suoi apparecchi televisivi, sempre nuovi e sempre diversi, ogni quattro anni. Il Sistema promuove, con il calcio, con la Serie A in diretta, il suo apparato di diffusione del pensiero debole. Convince la cittadinanza tutta a fruire dei suoi canali, televisivi e non. E concede momenti di finto gaudio, a tutti. Si esulta e non si sa bene neanche perché. Il televisore del 1970 rendeva chiara la distanza fra chi guardava dentro l’apparecchio e chi era realmente parte dell’evento, protagonista o spettatore. L’individuo individualista, invece, davanti al suo 42 pollici LCD, sente di vivere qualcosa, non si accorge di essere spettatore del nulla, di un evento trasmesso, che non accade realmente sotto i suoi occhi. L’illusione è mirabile, e tende alla perfezione del 3D, ovvero a un nuovo ribaltamento ottico. L’illusione finale: essere protagonisti sul campo – da calcio, della politica, delle scelte.

Ecco, a me il calcio sta sul cazzo. Ed è un peccato, perché è una gran bella cosa, il calcio, e io, Italia vs Brasile dell’82 me la ricordo ancora, anche se avevo sei anni e ne son passati 28, di anni. Ed ero con mia nonna, a casa sua, e Paolo Rossi segnava, e il Brasile pareggiava ogni volta, e Paolo Rossi segnava di nuovo, e sembrava non dovessero finire mai di far gol, Paolo Rossi e il Brasile.

Enrico Piscitelli

19 Responses to Perché il calcio?

  1. matteoplatone scrive:

    Quando una ha ragione, ha ragione…
    io sto avendo proprio un rifiuto emotivo, un disgusto che non mi passa, e benedico questo suo permanere come stato d’animo.

  2. federico scrive:

    È un bel post ma il motivo di fondo è tutto sbagliato. Certo che lo sport e il calcio ha seguito sfruttato gli adattamenti per radio-video-3d-trasmetterlo… e allora? Si chiama evoluzione, chi la rifiuta lo deve fare radicalmente, e abbracciare l’eremitaggio, e di certo non può scrivere post in un blog.
    Ciao enrì, tiè leggiti questo 😉

    http://www.repubblica.it/speciali/mondiali/sudafrica2010/2010/06/15/news/tostao-4871175/?ref=HRER3-1

    • enpi scrive:

      @ Fede
      oh, mi illudo sempre di aver scritto più chiaramente possibile, quello che scrivo, ma dovrei far testare a te, sempre.
      poi, una volta “a prova di Fede”, posso rendere pubblico, nella certezza di essere stato *davvero* chiaro 😀

      e-

  3. federico scrive:

    la non risposta prova non la non chiarezza ma l’errore di fondo insito nel ragionamento.

  4. federico scrive:

    tra l’altro mancata risposta piuttosto cafona.

  5. enpi scrive:

    Fe’, ma qual è la domanda?
    mi sono anche guardato il link – cosa che non avevo fatto prima, lo confesso – e, anche lì, non ho trovato domande.
    e mi sembra inutile fare una sintesi di un post di, quante sono?, duemila battute?.

    se ci tieni, entro nel merito di quanto scrivi:

    >È un bel post ma il motivo di fondo è tutto sbagliato. Certo che lo sport e il calcio ha seguito sfruttato gli >adattamenti per radio-video-3d-trasmetterlo… e allora? Si chiama evoluzione,

    l’evoluzione è il progresso tecnologico degli apparecchi televisivi – che a mio parere – “separano” gli individui-cittadini, e li allontanano dal loro impegno civile?
    e come mai questa “evoluzione” è sempre concomitante agli eventi sportivi più importanti?
    [vedi il colore, sperimentato per le Olimpiadi in Germania nel ’72]
    e questa “evoluzione” è importante?
    ci migliora?

    >chi la rifiuta lo deve fare radicalmente, e abbracciare l’eremitaggio, e di certo non può scrivere post in un >blog.

    cioè: o mi compro un tivì 3D, oppure non posso rispondere all’invito degli scrittori precari, e scrivere un pezzo sul calcio, in occasione dei Mondiali?
    e perché mai?

    ho risposto?

    ciao Fe’!
    e-

  6. enpi scrive:

    [fra l’altro dico una cosa banalotta, parecchio: che i media influenzano la Società e il Popolo. ripeto un dato di fatto accertato e certificato]

  7. scrittoriprecari scrive:

    C’erano certi, una volta, che per “domare” il popolino usavano “panem et circenses”. Storia vecchia.

    GL

  8. federico scrive:

    Dal finale dell’articolo si deduce che il calcio non ti dispiace:

    “Ed è un peccato, perché è una gran bella cosa, il calcio, e io, Italia vs Brasile dell’82 me la ricordo ancora, anche se avevo sei anni e ne son passati 28, di anni. Ed ero con mia nonna, a casa sua, e Paolo Rossi segnava, e il Brasile pareggiava ogni volta, e Paolo Rossi segnava di nuovo, e sembrava non dovessero finire mai di far gol, Paolo Rossi e il Brasile.”

    Però decidi di privartene perché incrociando il *veramente* ovvio panem et circenses con lo sviluppo tecnologico delle tv (come se la tv fosse l’unico apparecchio tecnologico che ha subito innovazione negli ultimi 20 anni) ne risulta un effetto che ti è sgradevole.

    Ma sia lo sviluppo tecnologico (televisori e multinazionali che provano a inventarsi novità per vendere nuovi apparecchi) sia la funzione metaforica del calcio (che però faccio notare essere piuttosto utile, le guerre con la francia fanno meno morti su un campo di pallone che sulle alpi), e sia, in qualche misura – ma a mio avviso questo è un aspetto il più delle volte sopravvalutato – l’effetto distrattivo usato dai “regimi” (ecco, ora che lo scrivo si vede tanto: è un’esagerazione) sono elementi che nella nostra epoca caratterizzano inevitabilmente i fenomeni di massa. Ora i riflettori sono puntati sul calcio, 30 e 40 anni fa i calciatori erano le rockstar (e viceversa), e tra 40 anni vedremo chi occuperà l’apogeo dell’attenzione mediatica (magari i pornodivi).

    Quello che dico è che posto che i citati fattori sono inevitabili se a te a prescindere piace il calcio perché privartene?

    (le dinamiche che indichi infatti agiscono inevitabilmente e non solo per le manifestazioni sportive).

  9. federico scrive:

    Cerco di dirlo sinteticamente: non è che perché ci sono le partite in 3d non ci rendiamo conto che berlusoni è un proto-dittatorello sudamericano, lo sappiamo benissimo, è che a molti italiani piace così.

  10. enpi scrive:

    secondo me non è così facile non farsi “prendere” dalle amenità spettacolari con cui il Sistema ci rende meno propensi a una vera “protesta”.

    “le dinamiche che indichi infatti agiscono inevitabilmente e non solo per le manifestazioni sportive”.
    sono d’accordissimo.
    in più hanno incanalato in queste dinamiche *anche* il calcio.
    il calcio più di altro. se non altro perché le partite di calcio, nazionale, finali per club, sono i programmi più visti in assoluto.

    il problema – il mio – non è Berlusconi, che è solo un’evidenza. Berlusconi però rende bene il concetto. prima di diventare leader politico, è diventato proprietario di una squadra di clacio. prima ancora editore, e prima costruttore. la trafila è evidente.

    ciao!
    e-

  11. matteo platone scrive:

    Io non capisco mai quando si parla di ‘ovvietà’ come argomento di critica. Cosa è ovvio, cosa non lo è, è difficile da stabilire, innanzi tutto; in secondo luogo, il fatto che qualcosa sia ovvio, non mi pare una condizione necessaria e non sufficiente per tacerne, anche perché poi subentrano elementi come lo stile, i collegamenti tra l’argomento ed aspetti che sono meno ovvi di quell’argomento, eccetera.
    Parlare di morte, per esempio, non si dovrebbe mai: è la cosa più ovvia della vita!

  12. enpi scrive:

    Matteo, in questo sono sono io stesso che ho scritto di aver scritto cose “banali”. diciamo così: “da dare per scontato”.
    ciao,
    e-

  13. scrittoriprecari scrive:

    Segnalo questo breve video di Oliviero Beha:

    GL

  14. federico scrive:

    @matteo, io mica ho detto che non si deve parlare di cose ovvie, sostanzialmente intendevo dire che non capisco la rinuncia a un qualcosa che ti piace per eventi inevitabili, conclamati e che non puoi controllare.

  15. federico scrive:

    aggiungo, e che agiscono a tutti i livelli nella società, non solo sul calcio.

  16. matteo platone scrive:

    Mi riferivo al “*veramente* ovvio panem et circenses”. Tra l’altro, è stato di recente aggiornato a “nutellam et circenses”! :DDD

  17. Pingback: Fútbologia « Scrittori precari

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