Tutta colpa di Miguel Bosé

Tutta colpa di Miguel Bosé (Fazi, 2010)

di Sciltian Gastaldi

 

 

Inutile girarci attorno, è stata tutta colpa di Miguel Bosé e del suo balletto sul pezzo Super Superman giunto in Italia nel 1979. Mentre lo guarda, il piccolo Evandro non può fare a meno di provare un’attrazione strana – “diversa” per utilizzare un termine caro agli anni Settanta (e non solo, purtroppo) – nei confronti del cantante.

Evandro, terzogenito della famiglia Chiericato, è un bimbo “sensibile”, che vive nella più classica delle famiglie italiane. Due fratelli maggiori: il primo fervente militante del MSI, nostalgico del Duce e finto duro; la seconda cattolicissima, la cui vita si svolge tra una preghiera ed un rosario. La mamma è una ex cantante di piano bar che ha rinunciato ai suoi sogni e si dedica a tirar su i tre figli. Il padre è un uomo tutto d’un pezzo, uno che rimpiange i Savoia. Evandro ha come miglior amica la tv commerciale degli anni Ottanta. Assieme a lui ripercorriamo tutta la nostra infanzia: cartoni animato culto come Georgie, Lady Oscar, Candy Candy, le spaccate di Heather Parisi, le esibizioni di Renato Zero durante la trasmissione del sabato sera Fantastico. E ancora Drive in, le scarpe della Converse – ora di nuovo di gran moda – il mondo come lo ricordiamo con gli occhi dei ragazzini.

Attraversiamo così tutti gli anni Ottanta, con ironia, con sarcasmo, con la dolcezza che si dedica al racconto dei nostri ricordi più intensi e profondi. Evandro ci racconta cosa significa prendere consapevolezza di se stessi, sentirsi soli in alcuni passaggi delicati della propria esistenza… e poi finalmente osare, sorridere, prendere il coraggio a due mani e vivere la vita in tutta la sua pienezza (una seconda possibilità non ci sarà concessa). Evandro è fieramente “metrosessuale”, termine che ha coniato lui stesso. E non è sempre facile esserlo nell’Italia “piccola piccola” in cui viviamo.

Con il sorriso sulle labbra, Sciltian Gastaldi ci regala un romanzo che si legge tutto d’un fiato, da cui si fa fatica a staccarsi: i suoi ricordi sono esattamente anche i nostri, quel “piccolo mondo antico” è quello in cui noi siamo cresciuti – e che forse un po’ ci manca. L’autore riesce a coinvolgerci totalmente. Non c’è una sola emozione che non riesca a trasmetterci. Ci indigniamo, ridiamo, ci innamoriamo assieme ad Evandro. E assieme a lui siamo al World Gay Pride del 2000. Perché la sua battaglia per i diritti civili LGBT, è anche la nostra battaglia. Perché la sua idea di mondo è esattamente la nostra idea di una società che sia più giusta e che non discrimini ma includa.

Sì, è decisamente colpa di Miguel Bosé. O – più probabilmente – tutto merito suo.

Serena Adesso

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