I LIBRI ALL’INDICE

Che questi anni verranno ricordati come decadenti e oscurantisti non è certo una novità. A preoccupare, piuttosto, è il pericolo che ci si abitui al peggio, che si abbandoni lo spirito critico nel nome di un vecchio adagio: tanto non cambia niente, a che scopo indignarsi!

L’Italia, da questo punto di vista, è un laboratorio perfetto: paese crivellato di scempiaggini dalla mattina alla sera, popolo assuefatto alla moda delle barzellette apparenti, benché non certo inoffensive. Ad abituarsi alle sparate, infatti, si finisce col rimanerci impallinati.

L’ultima, ma solo in ordine di tempo, è quella di Raffaele Speranzon: l’assessore alla provincia di Venezia ha infatti proposto alle biblioteche di Venezia (ma estendendo l’invito anche alle altre province venete) di mettere all’indice tutti quegli autori che nel 2004 firmarono l’appello per la scarcerazione di Cesare Battisti.

Quest’ultimo, come sottolineato sul sito di Giap, è soltanto un pretesto: e rischia di diventare un pericoloso precedente (nella storia recente, s’intende), che consentirà in futuro di compilare altri elenchi di proscritti.

Difatti, qui non stiamo parlando di un “semplice” invito a non leggere certi autori, ma dell’intimazione a eliminarne i titoli in luoghi pubblici come le biblioteche, fondamentali per tutte quelle persone che si ritrovano nell’impossibilità di acquistare libri. Stiamo quindi parlando di una grave limitazione della nostra libertà (l’ennesima, in un paese che si spertica quotidianamente nel lodare un termine che sembra ormai svuotato di ogni significato), di un proposito autoritario che è figlio di un pensiero violento: quello  di chi si arroga il diritto di scegliere per noi cosa sia giusto leggere e cosa no.

Invitiamo quindi chiunque voglia prendere le distanze dall’iniziativa dell’assessore a scrivere direttamente al suo indirizzo di posta elettronica: raffaele.speranzon@comune.venezia.it

Scrittori precari

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8 Responses to I LIBRI ALL’INDICE

  1. Un solo commento che è una risposta concreta, direi, ad hoc a una situazione che opra scoppia in questo modo ma che è latente e sommersa: firmate la Petizione web che promuove la Carta dei Diritti della Lettura, qualcosa di più di un “manifesto”, un’azione reale che noi porteremo all’attrenzione del Capo dello Stato e della Comunità europea affinché diventi una proposta di Legge.
    Firmarla, sostenerla, tradurla in tutte le lingue del.. Mondo: ecco cosa faremo a Bastia il 5-6 febbraio con tutti coloro che vorranno partecipare.

    Il documento completo è sul nostro sito: http://www.donnedicarta.org/images/allegati/cartadirittilettura-gennaio011.pdf

    La Carta -Petizione è qui: http://firmiamo.it/la-carta-dei-diritti-della-lettura-donnedicarta

    Non credo che sarà facile togliere i libri dagli scaffali dal momento che ormai esistono, tra l’altro, le “persone-libro” che i libri li imparano a memoria e vanno in giro, ovunque, a dirli.
    I roghi e le censure devono diventare più “intelligenti”.

  2. Antonio Romano says:

    bisognerebbe chiedersi piuttosto come mai siamo arrivato a una coincidenza così drammatica fra pubblico e privato, pubblico e pubblico, privato e privato.

    ognuno di noi non fa entrare in casa certi libri. ma quello è il privato. nel pubblico una eguale misura è negletta.

    cesare battisti è un assassino. e io non mi metterei mai in casa un libro di berlusconi (che le ha fatte tutte, ma non mi risulta sia un assassino). perché il senso civico deve rimanere ad appannaggio del privato e non del pubblico?

    perché una biblioteca pubblica non può fare una scelta di campo pur continuando a essere sotto osservazione e un individuo le può fare senza che nessuno ci metta bocca? perché le scelte pubbliche devono essere di tutti pur continuando a essere giudicate, mentre quelle private sono parziali e ingiudicabili? da quando pubblico è divenuto sinonimo di neutro?

  3. scrittoriprecari says:

    @Antonio: scusa, ma non ho capito se sei d’accordo o contro un’iniziativa come quella dell’assessore.

    Simone

  4. michele lupo says:

    non so se cesare battisti è un assassino, ma che una biblioteca pubblica metta all’indice un libro,
    sia pure main kampf, è un principio da avversare in modo deciso – figuriamoci gli autori firmatari di un appello

  5. antonio romano says:

    per la verità, semplicemente, non mi interessa.
    però mi domando: se il privato (che è particella del pubblico) può fare delle scelte di campo, perchè non le può fare il pubblico?

  6. scrittoriprecari says:

    Be’, in questo caso mi sembra evidente: un servizio pubblico come una biblioteca non può censurare i titoli nel proprio catalogo su basi politiche, razziali o sessuali. Della libreria privata dell’assessore me ne può fregare di meno…

    Simone

  7. Pingback: Gli scrittori precari contro la messa all’indice dei libri. | SALOTTO PRECARIO

  8. andreacoffami says:

    … leviamo pure la Bibbia ed Harry Potter per favore. E pure i libri del sorcio investigatore.

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