L’uomo che non aveva nulla da dire (parte seconda)

Mentre i due parlavano, la giovane vestita da cavallerizza li guardava intensamente, smaniosa di voler intervenire per attirare l’attenzione su di sé.

«Oh ma che maleducati che siamo stati, dottor Furbetti,» fece Alfredo che si era accorto della ragazza, «non abbiamo coinvolto nel discorso anche gli altri passeggeri».

«Già! che sbadati,» rispose il vecchio.

Senza attendere oltre la giovane si sporse col busto tendendo la mano ai due uomini e disse:

«Salve, mi chiamo Anna Talenti e sono una cavallerizza!»

«Non per vantarmi, ma riconosco che lo avevo intuito dal suo abbigliamento,» fece Cosimo.

«Sì, in effetti sono in tenuta da gara».

«Bello! Deve essere entusiasmante il suo mestiere!» intervenne Alfredo: «Correre con il capo chino sulla criniera dell’animale col vento che sconvolge i capelli…»

«Beh, veramente io non faccio gare di velocità,» rispose Anna.

«Ah, gare a ostacoli su percorsi olimpici? Che meraviglia!» esclamò Cosimo, «Uno sport così tecnico, elegante, elitario… ideale per noi gente dell’alta borghesia, con rispetto parlando».

«E ci dica,» si inserì Alfredo, «come si chiama il suo cavallo? È un maschio o una femmina?»

«Ma veramente io non ho un cavallo. Sì, insomma, sono una cavallerizza senza cavallo!» ribatté la ragazza.

«Ma certo!» fece Cosimo dissimulando dimestichezza per non sembrar inesperto.

«Non pensavo fosse una disciplina praticabile anche senza cavallo,» disse Alfredo.

«In effetti non si può,» rispose la giovane: «Io, infatti non pratico nessuno sport».

«Benissimo!» proseguì l’imprenditore in un crescendo di ingiustificato entusiasmo.

 

«E lei?» disse il conversatore professionista voltandosi verso il quarto passeggero dello scompartimento che non aveva ancora proferito parola: «Come si chiama? Perché non conversa un po’ con noi?»

«Io?» rispose incerto il ragazzo: «Veramente io non ho nulla da dire, se non vi dispiace».

A questo punto, pensando al titolo di questo racconto, vi sarete perfettamente accorti che il protagonista della storia non è Alfredo ma il misterioso tizio finora rimasto in silenzio; l’Autore si è preso il gusto di divagare un pochino per abituare il Lettore ad avere pazienza e a non pretendere di andare “dritti al sodo”. Siete, perciò, invitati a dismettere l’eventuale empatia accumulata nei confronti dell’abile conversatore, in quanto egli è solo un comprimario. Ma andiamo avanti.

«Non ci credo!» affermò con aria di sfida Alfredo, «Lei, con quella barba lunga e i capelli spettinati, deve essere un idealista… sicuramente avrà qualcosa da dire sulla politica!»

«Ma,» fece il giovane stringendo le spalle, «in realtà, i politici sono un po’ tutti uguali, e i discorsi sull’argomento terminano tutti col riaffermare che i partiti fanno i loro interessi privati piuttosto che quelli della nazione; quindi mi sembra inutile parlarne».

«È vero. Ha ragione!» disse Cosimo ad Alfredo: «Provi con il tempo, la meteorologia… è sempre un buon argomento per rompere il ghiaccio».

«La prego,» rispose il conversatore stizzito, «di non pretendere di insegnarmi il mestiere, dato che lo pratico da molto più tempo di lei». Si rivolse allora al ragazzo e disse: «Che ne pensa di questo tempo ballerino? Non si sa se vuole piovere o meno!»

«Mi sembra un tema su cui non vale la pena soffermarsi,» affermò il ragazzo, «dato che è marzo e, come insegna anche la filastrocca, è del tutto normale che sia così».

«Ma allora ci parli di lei! Della sua famiglia, del suo lavoro!» lo spronò Alfredo.

«Preferirei non parlare in pubblico delle mie cose personali, anche perché in realtà non c’è molto da dire in proposito».

«Proviamo così!» intervenne Cosimo con l’intento di aiutare il conversatore a tirar fuori qualche parola dal giovane: «Le do un milione per parlare di un argomento qualsiasi, a piacere».

«In verità,» rispose il ragazzo, «non ho piacere a parlare di nulla in particolare».

«Oh che insolenza!» sobbalzò il vecchio, «Possibile che così tante persone disdegnino un milione?! Signorina lo do a lei, che ne dice?»

«Guardi,» affermò Anna, «io, in qualità di cavallerizza, non posso accettare altrimenti potrebbero dire che non metto passione nella mia attività e che lo faccio solo per soldi».

«Giusto!» arguì Cosimo, «Allora lo vado a dare al macchinista per corromperlo e far partire questo dannato treno, ché non ne posso più di conversare. Mi accompagna signorina?»

«Volentieri,» disse la cavallerizza alzandosi e uscendo sottobraccio col vecchio imprenditore.

 

«Ma almeno mi dica perché è su questo treno? Cosa va a fare a Napoli?» insisteva Alfredo col giovane per farlo parlare.

«Mi sembrava un posto accogliente, e in realtà io non sto andando né a Napoli né da nessun altra parte, considerando che questo treno è fermo da diverse ore».

«Insomma, lei mi vuole mandare fallito! Mi vuole far perdere il posto di lavoro! Parli, maledizione! Davvero lei vuole farmi credere che non ha nulla da dire?» disse Alfredo con una smania da paranoico.

«Capisco la sua incredulità ma è davvero così».

«E allora vada al diavolo!… ha capito?… vada al diavolo!» esclamò il conversatore alzandosi in piedi ormai al culmine dell’esasperazione, e uscì dallo scompartimento gridando istericamente.

«Va bene,» rispose il giovane, «sempre meglio che restare fermi in un treno a parlare di nulla!»

A quel punto, senza scomporsi minimamente per l’alterco appena sostenuto, il ragazzo aprì la borsa che aveva con sé, estrasse una pesante e arrugginita rivoltella che era riposta in una bellissima custodia di pelle prodotta dall’azienda del signor Furbetti, tirò il calcio, se la puntò con calma alla tempia e con un ghigno stranamente felice premette il grilletto.

 

Poco dopo la stazione fu invasa dai giornalisti, i quali batterono sul tempo perfino la polizia nell’intento di raccogliere i dettagli e le testimonianze più scabrose per i loro morbosi articoli di cronaca nera. Mentre il capotreno ripeteva attonito «Non capisco! Non capisco,» e gli altri passeggeri si rifiutavano di scendere dal treno per far rimuovere il cadavere opponendo al medico legale l’inossidabile argomento «Noi abbiamo pagato il biglietto e non ce ne andiamo!» vennero individuati i tre compagni di scompartimento del suicida, che furono subito circondati da teleobiettivi indagatori e minacciosi microfoni. Il giovane Alfredo sviava frettolosamente le domande dei cronisti con secchi «No comment!» temendo che la vicenda potesse mandare in fumo la sua affermata carriera di conversatore professionista. Il vecchio imprenditore Furbetti, contento di apparire sui media per pubblicizzare la sua azienda, si fece avanti per essere interrogato sui suoi rapporti col suicida e affermò:

«Il ragazzo era taciturno, pensate che non ha avuto neppure la buona creanza di presentarsi ai suoi compagni di scompartimento tanto era silente. Ma io avevo capito subito che era un aspirante suicida, dal momento in cui egli ha rifiutato la mia offerta di un milione di euro, tra l’altro da me offerti all’interno di questo meraviglioso contenitore per grosse somme di denaro realizzato dalla mia azienda».

Ma quando alcuni giornalisti gli chiesero perché non avesse segnalato al capotreno o alla polizia ferroviaria i suoi sospetti sul giovane, glissò velocemente con un tono impettito: «E cosa credete? Che sia una spia? Io sono un onesto imprenditore. Ritirate subito la domanda prima che vi quereli tutti!»

Anna, la cavallerizza, intervenne in ultimo: «Non è affatto vero che io e il suicida avevamo una relazione come alcuni giornali hanno scritto nei giorni scorsi,» e mentre la gran parte dei cronisti faceva notare che nessuna testata era andata in stampa con la suddetta notizia essendo questa appena stata registrata, la ragazza strillava: «Io sono una rispettabile cavallerizza, non ho nulla a che vedere con questa storia. Non riuscirete a rovinare la mia carriera! Io quel tizio lo conoscevo appena, ma è evidente che si sia ucciso per l’eccessivo ritardo del treno. Prendetevela coi responsabili delle ferrovie! Arrestateli tutti!»

Leonardo Battisti

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5 Responses to L’uomo che non aveva nulla da dire (parte seconda)

  1. (questo commento è da considerarsi un ulteriore omaggio ad Achille Campanile)

    Signori, posso affermare, con la più pulita delle coscienze, che quanto narra il Battisti in questa storia è la sacrosanta verità, poiché il suicida ero io, ma devo pur rimproverargli qualche errore nei dettagli. Innanzitutto la scena non si svolse su un treno ma su una pista ciclabile milanese, in secondo luogo non è vero che la cavallerizza non aveva un cavallo: è piuttosto vero che il cavallo che assistette alla scena era sprovvisto di cavallerizza. Inoltre, l’impreditore in questione non produce contenitori ma contenuti vuoti, e d’altronde egli non si trovava affatto lì, quel giorno. Per quanto riguarda il capotreno, ammetto che egli si trovasse effettivamente in stazione. Come ultima osservazione, poiché odio dilungarmi, affermerò che non mi suicidai con una rivoltella ma nel più classico dei modi: ascoltando Nick Cave. Ciò avvenne, in ogni caso, molti mesi dopo e a casa mia.

    Carlo Sperduti

    • Leonardo Battisti says:

      Ahahaha… il biondino di “Ma che cos’è quest’amore?” e le sue assurde agnizioni hanno lasciato un segno anche dalle tue parti. Ci sta tutto! A presto,

      L.

  2. daniela rindi says:

    mi sembrano entrambi degni omaggi a un degno scrittore, poi sul fatto che nessuno abbia capito che la cavallerizza in realtà ero io e che quindi non mi chiamo Anna e che il cavallo non era altro che il mio gatto Golia in uno dei suoi riuscitissimi travestimenti tornato in vita di recente perchè, diciamolo, è sempre il solito egocentrico, stendiamo un velo pietoso…

  3. gabriele melogli says:

    «Veramente io non ho nulla da dire, se non vi dispiace».

  4. lordbad says:

    Un bel post, complimenti..

    Tra l’altro non resta mai facile affrontare il tema del suicidio. Un tema dalle molteplici sfaccettature che ci pone davanti lo spettro della libertà di scelta, uno spettro drammatico.

    Noi di Vongole & Merluzzi abbiamo scelto di solcare quest’argomento ma lo abbiamo fatto con lo stile che ci è più consono, spero avrai modo di ricambiare la visita

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/31/perche-un-coniglietto-d%e2%80%99oggi-puo-uccidersi/

    Ad Maiora, Lordbad

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