Le stelle brillano alte, coloratissime.

L’appuntamento era al laghetto, quello sprofondato tra i palazzoni, nel cuore di Bijlmer, il lunedì alle cinque in punto.

Giorno spoglio d’abluzioni in moschea e di talmud in sinagoga, il lunedì, le polpette a riscaldarsi nel brodo dopo il lavoro e le birre Dogo sulle panchine, col tropico impigliato tra i dreadlocks e la voglia, finalmente, d’amici.

Ci guardavamo, ed era scioglievolezza d’occhi e di lingua. Confidenze tra fratelli di latte, certo quattordici anni son tanti, e io un po’ di nostalgia ce l’ho, tu no? C’era chi raccontava che una zia gli aveva scritto una cartolina lunga e sentita, guarda che ce la si passa bene, mica si sta peggio, una volta liberi, gl’aveva mandato a dire, ma c’è da costruire tutto daccapo, zia, e qua il lavoro non manca, che c’entra, non è vita, ma alla fine stiamo tutti insieme, zia, Bijlmer è un po’ come fosse un quartiere di Paramaribo e l’hotch-potch, statti a credere, è buono qua quanto là, gli avrebbe risposto quello, diceva, appena il tempo glielo avesse permesso.

Il sole su Paramaribo: tutti i giorni. A Bijlmer: solo il lunedì, ogni lunedì, quando il calcio e i campioni e la nostra gente soffiavano via, con un fischiettio di merlo, le nuvole, e la fabbrica, e il padrone. I nostri erano discorsi intorno a Gullit e Rijkaard, certo, ma pure Van Gobbel, Reginald Blinker, Wilnis e tutta una manciata sugosa di meno conosciuti, che a spremerla, poi, stai a vedere, magari saltava fuori pure qualcuno col quale avevi fatto a cazzotti da scricciolo.

Io, per esempio, avevo fatto la seconda elementare con Aaron Winter: ricordavo le sue peot e le camicie sgargianti, i sabati in sinagoga la torah e le paure di sua madre; il 1975, il governatore olandese che prepara i bagagli e le insicurezze come serpi che s’insinuano nei pertugi del giubilo; Aaron che col pallone meglio che con le ragazzine; Paramaribo o Amsterdam?, e se fosse stato Amsterdam quando? e dove?, loro che erano per un terzo musulmani, per un terzo ebrei e per l’ultimo terzo neri, con tutto quel reflusso di destra, l’Olanda chissà se è la scelta giusta.

Continua in libreria

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