Momenti di trascurabile felicità

Ogni buon libro che si rispetti prima di uscire nelle librerie ha dei passaggi obbligati e un lavoro che un lettore sprovveduto nemmeno s’immagina (alle volte non se l’immagina nemmeno l’editore). Una fase decisiva della stesura di un libro è la fase di editing, ovvero quella fase in cui il testo va nelle mani di un editor che decide, consiglia, suggerisce, taglia e modifica le bozze di un testo.

Ad esempio, se ci fosse stato un editor per questo post, tra le altre cose mi avrebbe detto sicuramente che la parola fase è stata ripetuta già troppe volte e che avrei dovuto trovare un sinonimo. Robe così insomma.

Oggi voglio parlarvi di un piccolo capolavoro della letteratura contemporanea, Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo. Storie descritte con leggera poesia comica, fotografie narrate con la commedia nell’anima, preziosi momenti di felicità universale che non possono non farvi sorridere. Inizialmente il libro doveva essere mooooooooolto più lungo, ma in fase di editing è stato livellato, accorciato e ridimensionato, per fini commercial-artistici. Qui in anteprima mondiale e telematica, alcuni dei momenti di trascurabile felicità che per motivi di volgarità e inutilità sono stati trascurati ed oscurati in fase di stampa.

Entro in un negozio di scarpe, ne vedo un paio che mi piacciono in vetrina e le indico alla commessa. Chiedo un 46. La commessa mi dice che hanno solo il 41 e mi domanda se le voglio lo stesso. Ed io penso che la commessa mi fa pena e vorrei mandarla affanculo.

Quando vai al cinema e c’è un gruppetto di donne che hanno visto il film e nel finale, pochi secondi prima che il protagonista muore, dicono in coro «Oddio ora muore, mi commuovo sempre» e tu rimani zitto, muto e però pensi che vorresti farti rimborsare il prezzo del biglietto da loro. Ma non lo fai. Ed inizi ad odiare le donne.

Quando finisce la carta igienica ed in bagno hai solo un numero di «Satisfaction» che ti hanno regalato a forza alla fiera del libro.

Recarsi alla basilica di San Pietro in Vaticano, andare al confessionale e pentirsi per un delitto commesso quando eri bambino.

Quando stai in crisi d’astinenza ed il distributore automatico di sigarette non vuole accettare la tua banconota da cinque euro. E allora sei costretto a comprarne due pacchi e metterci quella da dieci euro che però avevi conservato per metterci benzina al ritorno. E nella via del ritorno rimani senza benzina e la banconota da cinque euro non viene accettata nemmeno dal distributore della Erg. E bestemmi la madonna.

Andare in motorino per le strade di Roma sorpassando automobili bloccate nel traffico. E poi viene a piovere.

La soddisfazione nello scovare Cani arrabbiati di Mario Bava posizionato nello scaffale dei “grandi classici” della Ricordi Media Store. Prenderlo, andare alla cassa e pagarlo quasi venti euro. Uscire dal negozio e vederlo a tre euro nella bancarella di fronte.

Quando scopri che a farti fare un pompino con il dito in culo godi il doppio.

In autobus mi siedo subito sul primo posto libero e me ne frego degli altri. Una volta al mio fianco, in piedi c’era una donna incinta. Io non le ho detto nulla per paura che mi dicesse che non era incinta.

Recarsi a casa di una prostituta e veder uscire dall’appartamento tuo padre che si sistema i pantaloni. Arrivare a casa e ricattarlo facendoti dare un fisso mensile di cinquecento euro.

Arrivi in aeroporto alle sette del mattino, attraversi il metal detector e sei costretto a levarti la cinta dei pantaloni ed i pantaloni ti cadono alle caviglie. E fino a poche ore prima eri a un festino con amici. E ti rendi conto solo adesso che le tue mutande sono ancora lì.

Quando fai dei peti dopo aver mangiato al ristorante cinese. Sembra che non siano i tuoi. Ne puoi gustare l’aroma e spesso ti vengono in mente dei piacevoli ricordi che avevi rimosso.

Tornare a casa e levarsi i tacchi a spillo dopo una nottata trascorsa in discoteca. Addormentarsi. Svegliarsi alle nove, lavarsi e fare colazione con la tua compagna che ti dice che aspetta un bambino.

Quando verso le 15:30 bussano alla porta i testimoni di Geova. Parli un po’ con loro della vita, dell’amore e della religione. E poi offri loro un buon caffè con la cocaina al posto dello zucchero.

 

Note: Il post non corrisponde al vero. E’ di pura fantasia. I “momenti di trascurabile felicità” che avete letto non sono stati scritti assolutamente da Francesco Piccolo. Il post che avete letto vuol essere semplicemente un sentito omaggio di Andrea Coffami al libro Momenti di trascurabile felicità.

Andrea Coffami

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15 Responses to Momenti di trascurabile felicità

  1. matteoplatone says:

    o non è Satisfiction?

  2. scrittoriprecari says:

    o i Rolling Stones?

    S.

  3. peccato che siano stati eliminati! 🙂

  4. corpo 10 says:

    Quando torni a casa tardi la notte e scopri che i tuoi genitori stanno facendo l’amore e quindi non hanno affatto pensato al tuo ritardo

  5. Massimo vaj says:

    Trovo tutto questo un insieme di pensierini che sarebbero simpatici quando detti estemporaneamente, in modo spontaneo, durante uno scherzare tra amici. In un libro li trovo semplicemente un insieme di pensierini che susciterebbero invidia in un tema di terza elementare. Mi perdonerete? Di certo no, ma io amo l’intellettualità e qui non ce n’è traccia.

  6. Massimo vaj says:

    La Nuova Chiesa si era finalmente imposta ai cuori e alle menti dell’ultima generazione, la stessa che aveva esautorato il vecchiume asfittico dei ricchi porci che ora riposavano nel terrore. Non si erano mai visti tanti volti privi di rughe, fissare estatici l’altare senza croce, e quando l’officiante disse loro di scambiarsi un segno di pace si scatenò un’orgia che relegò l’antica concezione d’amore nel cantuccio lurido dove, esaurito il sesso, si andava a pisciare.

  7. Massimo vaj says:

    Prendete la generazione hippie, quasi tutta tesa all’amore che rifiuta di essere padrone, all’amicizia disinteressata e al rispetto per l’autorevolezza che disprezza l’autoritarismo. Ora procuratevi un contenitore non troppo grande e mettetecela dentro tutta. Non sbattetela, non ce n’è bisogno, si smonta da sola.

  8. Massimo vaj says:

    Fatemi capire… è con scritti del tipo: “farsi fare un pompino col dito nel culo si gode di più” che la nuova generazione di “scrittori” pretende di definirsi “avanguardia di conoscenza”? 😀 😀 😀
    Dite la verità, state cercando di darmi troppe ragioni per lasciarmi morire senza opporre resistenze?

  9. Massimo vaj says:

    Se Dio venisse a casa tua senza darti opuscoli aggratis, ma ti dicesse tutto quello che devi fare, come devi farlo e quando… non lo manderesti affanculo?
    Dio lo sa ed è per questo che a casa tua non ci viene, ma ti frega per altre vie meno nobili… 😀

  10. scrittoriprecari says:

    Chi sono questi di “avanguardia della conoscenza”? Andrea Coffami non ne sa niente 😀

    S.

  11. Massimo vaj says:

    Il termine “conoscenza”, al contrario di “avanguardia” arriva sempre in ritardo. La generazione TQ così si è definita, più o meno come si definì quella alla quale appartengo appena terminò la sua scorta di droga… 😀
    Fatti forza, riconoscere di non sapere niente è il primo passo mosso verso il conoscere, il secondo implica il rimpiangere di avere fatto quel maledetto passo.

  12. Ciao Massimo. Ti rispondo brevemente adeguandomi al tuo stile vaporoso. Il tutto in realtà nasce da qui: La Bibbia (dal greco βιβλίον, plur. βιβλία, lett. libri) è il libro sacro della religione ebraica e di quella cristiana. È formata da libri differenti per origine, genere, composizione e datazione, scritti in un lasso di tempo abbastanza ampio, preceduti da una tradizione orale più o meno lunga e comunque difficile da identificare, racchiusi in un canone stabilito a partire dai primi secoli della nostra era[1]. La critica biblica si interroga ormai da più di un secolo sulla datazione delle varie opere che compongono la Bibbia. Cristiano Grottanelli, riassumendo, fa presente che: « Oggi un certo consenso è raggiunto, ma chiaramente in via provvisoria, su alcuni punti. Mentre la scomposizione della Genesi e anche di altri libri o di parti di essi, in fonti di diverse età è sempre più problematica, sembrano resistere alcuni elementi acquisiti a partire dalle ricerche di biblisti tedeschi del secolo scorso, ma non senza modifiche e ripensamenti. Fra questi spiccano: la datazione in età monarchica[2] di alcuni Salmi e di certi libri o parti di libri profetici; l’attribuzione a età relativamente tardiva (secondo molti nettamente post-esilica[3]) di una redazione finale del Pentateuco; la visione unitaria dei libri narrativi detti “Profeti anteriori” come opera di una personalità o scuola detta “deutoronimistica” per i suoi rapporti di impostazione ideologica con il Deuteronomio, ultimo libro del Pentateuco; la datazione post-esilica, e certo successiva a quella Deutoronimista, dei due libri delle Cronache. Tuttavia, anche questi punti fermi secondo la maggioranza degli studiosi sono posti oggi in discussione da alcuni studiosi che propongono date più basse, per esempio, per il Pentateuco, e collocano il Deuteronomio in età post-esilica con (ma in altri casi senza) un relativo abbassamento della fonte detta “deutoronimistica” » (Cristiano Grottanelli. La religione d’Israele prima dell’Esilio in Ebraismo (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007, pag. 6-7) Rispetto al Tanakh (Bibbia ebraica), il Cristianesimo ha aggiunto nel suo canone numerosi libri suddividendo lo stesso in: Antico Testamento (o Vecchia Alleanza), i cui testi sono stati scritti prima del “ministero”[4] di Gesù, e Nuovo Testamento (o Nuova Alleanza), che descrive l’avvento del Messia. La parola “Testamento”[5] presa singolarmente significa “patto”, un’espressione utilizzata dai cristiani per indicare il patto stabilito da Dio con gli uomini per mezzo di Gesù e del suo messaggio. Indice [nascondi] 1 Bibbia ebraica e samaritana 2 Bibbia cristiana 2.1 Antico Testamento 2.2 Nuovo Testamento 3 Generi letterari 4 Messaggio teologico 5 Lettura e interpretazione 6 Il testo 6.1 Fonti del testo ebraico 6.2 Fonti del testo greco 7 Versioni della Bibbia 8 Nelle altre religioni 9 Note 10 Bibliografia 11 Voci correlate 12 Altri progetti 13 Collegamenti esterni [modifica] Bibbia ebraica e samaritana Manoscritto del Pentateuco samaritano di Nablus (XIII secolo). Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Canone della Bibbia, Tanakh e Torah. Il termine “Bibbia ebraica” è solitamente usato per indicare i testi sacri della religione ebraica. Tale uso è però improprio: l’etimologia di Bibbia è greca (significa semplicemente, come si è visto, libri), e il termine non è consueto presso i seguaci del monoteismo giudaico. Il termine usato è Tanakh, acronimo privo di significato nella lingua ebraica e formato dalle iniziali delle parti nelle quali vengono raggruppati i 36 libri: Torah (= Legge o anche Insegnamento; Pentateuco = 5 astucci in greco) Neviim (= Profeti) a loro volta divisi in profeti anteriori e posteriori Ketuvim (= Scritti; Agiografi = scritti sacri in greco) Tutti i libri della Bibbia ebraica sono stati scritti principalmente in ebraico con alcune piccole parti in aramaico. Nell’ambito dell’ebraismo antico alcune correnti, in particolare i sadducei, consideravano come sacra la sola Torah, e dall’antichità i samaritani hanno mantenuto una posizione simile, considerando canonici solo il Pentateuco e il libro di Giosuè. Le antiche comunità ebraiche di lingua greca, oggi estinte, seguivano invece un canone più ampio dell’attuale canone ebraico, il cosiddetto canone alessandrino, derivato dalla versione dei Settanta della Bibbia. Nel I secolo d.C. per l’ebraismo venne considerato come definitivo il canone palestinese, più ristretto di quello alessandrino. [modifica] Bibbia cristiana Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Canone della Bibbia. La Bibbia cristiana comprende l’Antico Testamento ed il Nuovo Testamento, specifico cristiano, cioè la parte relativa a Gesù e alla nascente Chiesa apostolica. La maggior parte delle chiese protestanti, seppure con differenze a seconda dei periodi, segue per l’Antico Testamento il canone ebraico. La Chiesa cattolica e quelle ortodosse seguono invece il canone alessandrino (con qualche differenza), che comprende libri sia in ebraico che in greco. I libri che non appartengono al canone della Bibbia ebraica sono detti deuterocanonici dai cattolici e apocrifi dai protestanti, i quali il più delle volte li inserivano come appendice a parte fra i due testamenti. Anche per il Nuovo Testamento, scritto in greco (anche se forse l’evangelista Matteo compose il suo libro in ebraico o aramaico), in età antica vi erano state differenze fra le varie chiese sul numero dei libri da recepire come ispirati. In particolare erano sorti dubbi sulle epistole non attribuite a Paolo di Tarso e sull’Apocalisse. I libri controversi del Nuovo Testamento furono detti nell’antichità antilegomena. [modifica] Antico Testamento Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Antico Testamento. Una suddivisione tradizionale cristiana in base al contenuto può essere quella in quattro parti, cioè il Pentateuco, i Libri Profetici (anteriori = Libri Storici e posteriori = profetici propriamente detti), Scritti (tra i quali i Libri Sapienziali), Deuterocanonici. Il numero, l’ordine ed il titolo dei vari libri varia a seconda dei diversi canoni. I libri contenuti al suo interno sono 46 e parlano del popolo ebraico, dei suoi padri, re e profeti insieme a testi di tipo differente appartenenti all’epoca ellenistica e comunque prima della nascita di Gesù. [modifica] Nuovo Testamento Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento, facente parte della sola Bibbia cristiana, redatto originariamente in greco con numerosi semitismi, è composto dai quattro Vangeli, dalle lettere dell’apostolo Paolo, dalle Lettere cattoliche, dagli Atti degli Apostoli e dall’Apocalisse, per un totale di 27 scritti (tra parentesi l’abbreviazione usata nelle citazioni bibliche). Tra le diverse confessioni cristiane (cattolica, ortodossa, protestante) c’è un sostanziale accordo sul numero e l’ordine dei libri, con la sola differenza che nell’ordine luterano gli ultimi libri sono i deuterocanonici neotestamentari, cioè Ebrei, Giacomo, Giuda e Apocalisse, separando Ebrei dal corpus paolino e Giacomo e Giuda dalle lettere cattoliche. [modifica] Generi letterari La Bibbia contiene generi letterari diversi fra loro. Non è casuale che la parola di origine (biblia) sia un plurale per indicare questa varietà di generi letterari. In precedenza la trasmissione degli avvenimenti era orale e rischiava di disperdersi. In particolare si intrecciano insieme due tradizioni orali, quelle del Nord e del Sud della Palestina; non è trascurabile neanche l’influenza delle culture orientali con cui vennero a contatto i primi scrittori in terra babilonese. I generi letterali presenti all’interno dei libri biblici possono essere ricondotti, con larghe approssimazioni, ai seguenti: genere storico: si tratta dei testi che forniscono descrizioni contestualizzate storicamente di persone o eventi. La effettiva attendibilità storica di tali narrazioni è variegata. Per esempio, i primi 11 capitoli della Genesi che descrivono la creazione del mondo fino ad Abramo (inizio II millennio a.C.) sono ormai dagli esegeti cristiani unanimemente interpretati come simbolici (racconto creazione, peccato originale, diluvio…). Anche nei romanzi ellenisti di Tobia, Giuditta, Ester la contestualizzazione storica funge solo da cornice per narrazioni con precisa finalità teologica. Al contrario, i libri che presentano intenti storici veri e propri (Samuele, Re,[senza fonte] Maccabei, le narrazioni evangeliche e Atti) forniscono informazioni che, nell’insieme, raramente risultano in contrasto con le fonti del tempo extra-bibliche. Per le storie dei patriarchi (Abramo, Isacco, Giacobbe-Israele, Giuseppe) contenute in Genesi, gli storici delle religioni sono oggi unanimemente d’accordo nel ritenerle delle pure finzioni narrative prive di alcun valore storiografico[6]. genere legislativo: include i testi normativi in ambito sociale o religioso, particolarmente presenti all’interno della Torah (p.es. Levitico è un libro interamente legislativo). genere profetico: riguarda gli oracoli profetici, vale a dire esortazioni morali pronunciate da uomini che si presentavano come inviati di Dio. Tali esortazioni sono sempre rivolte a destinatari ben definiti (re, singoli individui, determinate comunità credenti, il popolo nel suo insieme) che, con la loro condotta, si sono allontanati dalla retta via. Anche le esortazioni (o parenesi) presenti nelle epistole neotestamentarie possono essere avvicinate al genere profetico. Vedi Profeta (Bibbia). genere apocalittico: include testi simbolici e razionalmente spesso incomprensibili aventi la finalità di mostrare il vittorioso e definitivo disegno di Dio sulla storia. Appaiono in periodo di forte incertezza della comunità credente, originata da persecuzioni politiche che potevano portare i fedeli a sentirsi abbandonati da Dio. I libri di Daniele e Apocalisse raccolgono la quasi totalità dei testi apocalittici. Circa Apocalisse in particolare, pertanto, essa non va vista come una descrizione di ciò che sarebbe dovuto accadere in un futuro remoto, ma come la rassicurazione alla Chiesa di allora, ferocemente perseguitata dall’imperatore romano Domiziano[senza fonte], che il Risorto avrebbe avuto l’ultima parola. genere sapienziale: in tale ampia categoria vengono inclusi tutti i testi che non rientrano nelle precedenti. Include preghiere (p.es. Salmi), poemi erotici (p.es. Cantico dei Cantici), lamentazioni (libro omonimo), meditazioni o proverbi sapienziali di vario genere (Ecclesiaste, Proverbi, Giobbe). [modifica] Messaggio teologico Risulta impossibile una delineazione univoca del messaggio teologico dei libri biblici. Da essi, infatti, hanno avuto origine un numero elevato di confessioni religiose e diramazioni settarie, ognuna delle quali fornisce una propria lettura e interpretazione del testo biblico. Cercando alcuni fondamentali concetti teologici comuni alle varie confessioni, si possono delineare tali nuclei attualmente largamente condivisi: Esiste un essere perfetto, puro spirito, non rappresentabile sotto alcuna forma, eterno, immutabile, onnipotente, onnisciente. Nell’Antico Testamento ebraico viene indicato col nome comune Dio (El o Elohim), col nome comune Signore (Adonay), col nome proprio YHWH e con numerosi altri nomi eccelsi: Altissimo, Eterno, Santo, Signore degli eserciti, Dio degli eserciti. Nell’Antico Testamento greco e nel Nuovo Testamento viene indicato coi nomi comuni Dio (Theos) e Signore (Kyrios). Peculiarità del Nuovo Testamento è la definizione di Dio come Padre. Dio ha creato liberamente e dal nulla l’universo e l’uomo, vertice della creazione, caratterizzati da una bontà originaria. A un certo punto della storia, l’uomo, nella sua libertà, ha scelto di essere indipendente da Dio, (peccato originale), introducendo le malattie, la morte, ed il peccato (il male) nel creato. Dio stabilì immediatamente la ‘speranza’: un Seme che avrebbe annullato gli effetti di tale scelta. Ecco il perché dell’Alleanza con Abramo e la sua discendenza, il popolo d’Israele, in vista della salvezza dell’umanità, impegnandosi a sostenere lungo la storia il suo popolo ed esigendo il culto dedicato a lui solo. L’intervento di Dio è particolarmente evidente in alcuni eventi: liberazione dall’Egitto (Esodo, XIII secolo a.C.); conquista della Terra Promessa (XIII-XI secolo a.C.); dispersione delle 10 tribù idolatre del nord (VIII secolo a.C.); esilio a Babilonia e ritorno (VI secolo a.C.). Dio donò a Mosè la legge, insostituibile e immodificabile, consistente di 613 mitzvòt (precetti) e riassumibile nei dieci comandamenti, con la promessa di ricompensare chi ne obbedisce le prescrizioni e punirne i trasgressori. Il popolo d’Israele si allontanò ripetutamente dalla legge o la applicò in maniera esteriore e formale, e per questo fu punito e rimproverato da uomini chiamati in tal senso da Dio, i profeti. Dio invia infine, nel tempo prefissato, il Messia per la salvezza dell’umanità. La speranza. La sua vita in sacrificio compensa quella persa dal primo uomo, Adamo, con il peccato originale. Il battesimo, è il riconoscimento nella propria vita dell’accettazione con fede di tale riscatto, e il condurre da quel momento in poi una vita di dedicazione a Dio. Alla fine dei tempi, Dio interviene negli affari umani per il ripristino delle condizioni originali esistenti prima del peccato e annullando il male e la morte. E con la risurrezione di tutti coloro che sono vissuti nelle varie epoche storiche. Per una risurrezione di ‘vita’ o di ‘giudizio’. Il dono del libero arbitrio non può più rendere l’uomo totalmente indipendente da Dio: gli effetti negativi di tale scelta saranno stati evidenti fino ad allora. Ha così adempimento il ‘Progetto’ di Dio. Nel Nuovo Testamento, accettato dai cristiani ma non dagli ebrei, le chiese di tradizione conciliare identificano altri concetti:[7] Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo. Gesù, il Messia atteso (e per questo appellato come Cristo), figlio di Dio incarnato, ha portato a perfetto intendimento la legge di Mosè, che è riassumibile nell’amore a Dio e nell’amore al prossimo. Per la sua morte e risurrezione, tutti coloro che credono in lui sono salvati e riconciliati con Dio.[8] [modifica] Lettura e interpretazione Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Ermeneutica biblica e Lettura e interpretazione della Bibbia. La comprensione del significato della Bibbia, il modo in cui viene letta e la sua interpretazione, disciplina detta anche ermeneutica della Bibbia, è un fatto teologico, dipendente cioè dalle varie comunità religiose. Differisce dall’esegesi in quanto questa consiste nell’estrarre il senso di una parte del testo, con l’aiuto di discipline come la filologia e la storia, mentre l’ermeneutica cerca di rendere il senso più ampio che l’autore del testo ha voluto dare anche in relazione al suo pubblico. Ad esempio nel Nuovo Testamento, e in particolare in Paolo di Tarso, si trova una nuova ermeneutica delle scritture sacre ebraiche. Perciò la prima grande differenza nell’ermeneutica della Bibbia è quella fra ebrei e cristiani: sebbene ci sia una parziale affinità fra le due religioni (e certe forme di dialogo), dal momento che condividono una parte del canone delle scritture, esse hanno sviluppato diverse tradizioni di fede e quindi diversi metodi interpretativi ed ermeneutici. [modifica] Il testo [modifica] Fonti del testo ebraico Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Fonti del testo ebraico della Bibbia. Foglio 474a del Codice di Leningrado (1008-1009), riferimento principale del testo ebraico. Circa le fonti dell’Antico Testamento ebraico, i testimoni più antichi sono i manoscritti biblici di Qumran, ritrovati nel 1947, che contengono frammenti più o meno ampi di tutti i testi della Bibbia ebraica. Nel complesso risalgono a un ampio periodo che va dal 250 a.C. circa al 68 d.C. I testimoni più autorevoli prodotti dai masoreti e che sono risultati sostanzialmente concordi coi manoscritti biblici di Qumran sono: Codice del Cairo, datato 895-896 d.C. Codice di Aleppo (A), datato 925-930 d.C. Codice di Leningrado b19A (Codex Lenigradensis, L). Risale al 1008-1009 d.C. Il testo critico (cioè che tiene conto delle varianti dei principali testimoni) usato attualmente come modello per il testo ebraico è quello della Biblia Hebraica Stuttgartensia (BHS), basato su L, realizzato da Karl Ellinger e W. Rudoph nel 1966 (1977, 1983, 1990) della Deutsche Bibelgesellschaft di Stoccarda (Stuttgart, donde il nome). [modifica] Fonti del testo greco Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Fonti del testo greco della Bibbia. Pagina del Codice Vaticano (IV secolo), riferimento principale del testo greco. Circa le fonti del Nuovo Testamento e dell’Antico Testamento greco, i testimoni più antichi sono alcuni papiri risalenti al II secolo d.C. Si sono poi conservati complessivamente oltre cinquemila manoscritti. Di questi i più autorevoli sono: Codice Alessandrino (A), datato inizio o metà del V secolo. Codice Vaticano (B), composto probabilmente in Egitto nel IV secolo. Codice di Efrem (C), che è un Palinsesto così detto perché fu scritto sopra alcuni testi, prima raschiati via, del teologo siriano Efrem. Si crede che risalga al V secolo. Codice di Beza (D) o Cantabrigensis (di Cambridge), così chiamato perché appartenne al calvinista Teodoro di Beza. Risale al V secolo. Codice Sinaitico (S o א): risalente alla metà del IV secolo Il testo critico (cioè che tiene conto delle varianti dei principali testimoni) usato attualmente come modello per il testo dell’Antico Testamento in greco, includente i libri deuterocanonici è l’edizione realizzata nel 1935 dal filologo tedesco Alfred Rahlfs (vedi Bibbia Rahlfs). Il testo critico usato attualmente come modello per il testo greco del Nuovo Testamento è quello del The Greek New Testament (GNT), basato su B, curato da K. Aland, M. Black, Bruce Metzger, A. Wikgren, Carlo Maria Martini, B. Aland. United Bible Societies. Edizioni: 1966, 1968, 1975, 1983 e 1993. [modifica] Versioni della Bibbia Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Versioni della Bibbia. San Girolamo nel suo studio, di Domenico Ghirlandaio Tra le migliaia di traduzioni del testo biblico in tutte le lingue del mondo sono particolarmente degne di nota: Pentateuco samaritano (Torah e Giosuè). Fissato nel IV secolo a.C., non si tratta propriamente di una traduzione dei 6 libri ebraici, essendo scritto anch’esso in ebraico, ma differisce notevolmente dal testo masoretico canonico. È il testo ufficiale della piccola comunità samaritana tuttora esistente in Israele ed in Cisgiordania. Peshitta (=semplice, sottinteso ‘traduzione’). In aramaico, realizzata secondo la tradizione dal vescovo della città di Edessa, Rabbula (morto nel 435), è il testo ufficiale delle varie chiese di tradizione siriaca presenti per lo più nel Vicino Oriente. Settanta (o Septuaginta, o LXX, dal numero dei traduttori originali). È la versione greca dell’Antico Testamento, più antica della fissazione dello stesso Testo masoretico, scritta ad Alessandria d’Egitto tra il IV e II secolo a.C. Fu usata prima dagli ebrei di lingua greca e poi diffusa in ambito cristiano. Unitamente al testo greco del Nuovo Testamento, è la versione ufficiale delle chiese ortodosse. Vulgata (= resa nel linguaggio del volgo, diffusa per il popolo). San Girolamo tradusse in latino l’intero testo biblico nel IV secolo. Per secoli ha rappresentato il testo ufficiale della Chiesa e della liturgia cattolica. Dopo il Concilio Vaticano II, le varie chiese cattoliche nazionali hanno elaborato e adottato nel culto liturgico versioni nelle varie lingue nazionali. Nel periodo dal XIII al XV secolo, assistiamo, in Italia, alla produzione di parziali traduzioni in volgare del testo biblico, fino a che, nel 1471, viene pubblicata, in italiano, la prima versione della Bibbia in una lingua moderna[9]. Ritratto di Martin Lutero (Lucas Cranach, 1529) Bibbia di Lutero. Versione biblica tedesca per eccellenza, ha avuto una notevole influenza sulla stessa lingua tedesca. Il riformato terminò il NT nel 1522 e l’intero testo biblico nel 1534. È la versione di riferimento, in testo originale o nelle sue traduzioni, di molte chiese protestanti. Bibbia Diodati, realizzata dal calvinista lucchese Giovanni Diodati (1607), è il testo di riferimento delle chiese protestanti in Italia. Bibbia di Re Giacomo (King James Version, KJV). È la Bibbia inglese per eccellenza. Fu commissionata dal re inglese Giacomo I d’Inghilterra. Pubblicata nel 1611, rappresenta la versione ufficiale della Chiesa anglicana e di molte chiese protestanti anglofone. La Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (New World Translation of the Holy Scriptures) è una traduzione realizzata dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. In lingua inglese apparve in vari volumi tra il 1950-60. È stata in seguito tradotta in varie lingue. La Bibbia di Gerusalemme (Bible de Jérusalem), realizzata in francese tra il 1947-1955 è opera dalla École Biblique de Jérusalem. Ha una fondamentale importanza per l’impiego sistematico nelle note e introduzioni del metodo storico-critico. Il suo apparato critico tradotto è presente in numerose versioni in altre lingue. La Bibbia TOB (abbreviazione di Traduction Oecuménique de la Bible, ma anche buono in ebraico), pubblicata in francese nel 1975-1976, è stata realizzata congiuntamente da esegeti cattolici e protestanti, avallata infine da studiosi ortodossi. Al pari della Bibbia di Gerusalemme, contiene un utilissimo apparato critico, che tradotto accompagna numerose versioni in altre lingue. Bibbia CEI (Editio Princeps 1971, revisione 1974, revisione NT 1997, revisione definitiva 2008), è il testo ufficiale della Chiesa cattolica italiana. [modifica] Nelle altre religioni Secondo i musulmani la Bibbia è originariamente ispirata da Dio ma manipolata dall’uomo, al pari di altri testi religiosi. La bibbia è il testo sacro anche del rastafarianesimo ortodosso[10]. [modifica] Note ^ Cristiano Grottanelli in La religione d’Israele prima dell’Esilio in Ebraismo (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007, pag.3, fa presente che una forma ‘embrionale’ di tale canone di può far risalire al III secolo a.C. ^ Tra il X e il VI secolo a.C. ^ Quindi decisamente successiva al 539 a.C. ^ Termine che nella religione cristiana indica un’attività missionaria, o redentrice, assunta per vocazione. ^ Dal latino Testamentum che rende il greco antico Διαθήκη (Diatēkē) a sua volta per rendere l’ebraico מִילָה (Běrīt) con il significato di “patto”, “accordo” ma anche “promessa”. ^ « The quest for the historical Moses is a futile exercise. He now belongs only to legend » (John Van Seters. Moses in Encyclopedia of Religioni vol.09. New York, MacMillan, 2005, pag.6199) « I tre periodi più antichi, invece, dall’età detta dei Patriarchi (da Abramo, il più antico antenato, a Giuseppe) all’età “mosaica” alla Conquista e poi al tempo dei Giudici, sono certamente finzioni bibliche. » (Cristiano Grottanelli. La religione d’Israele prima dell’Esilio in Ebraismo (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007) « Alla storicità delle figure dei Patriarchi, e dei relativi racconti che troviamo nella Genesi, nemmeno gli studiosi più tradizionalisti credono più; l’Esodo dall’Egitto, la marcia attraverso il deserto e la conquista della Palestina (la “terra di Canaan”) sono oggi negati da alcuni studiosi, mentre coloro che accettano una qualche credibilità storica non sono d’accordo fra loro quanto alla datazione, alla portata e al contesto degli eventi che propongono di collegare al racconto biblico dell’ Esodo e dei libri connessi e del libro dei Giudici » (Cristiano Grottanelli. La religione d’Israele prima dell’Esilio in Ebraismo (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007) « Nel corso degli ultimi due secoli la critica biblica ha dapprima smantellato la storicità della creazione e del diluvio, poi quella dei Patriarchi, (poi sempre seguendo l’ordine cronologico) quella dell’Esodo e della conquistà, di Mosé e di Giosué, del periodo dei Giudici e della “Lega delle 12 tribù” arrestandosi per al regno unito di David e Salomone considerato sostanzialmente storico […] La più recente critica al concetto stesso di regno unito ha messo in crisi totale il racconto biblico. » (Mario Liverani. Oltre la Bibbia, Bari, Laterza, 2009, pag.VII-VIII) ^ I dogmi della natura divina di Gesù e della Trinità sono stati stabiliti dal Concilio di Nicea del 325 e sono accettati dalla maggior parte delle chiese cristiane contemporanee (cattolica, ortodossa, protestante, anglicana, copta, nestoriana, siriaca), dette di tradizione conciliare. Una minoranza di movimenti religiosi antichi (tra i quali ebioniti, gnostici, ariani) e contemporanei (tra i quali Testimoni di Geova, Mormoni, Chiesa dell’Unificazione) non riconoscono i dogmi della natura divina di Gesù e della Trinità come stabiliti da Nicea. ^ Nonostante le lettere di San Paolo affermino che il perdono di Dio si estende anche a coloro che non credono in lui. ^ http://www.sismelfirenze.it/bibbieItaliane/ita/bibbia.htm è un semplice libro, ma una raccolta di decine di scritti, di carattere molto vario. Essa contiene fatti e idee piuttosto lontani dalla mentalità e dalle esperienze degli uomini moderni. A motivo di questa lontananza nel tempo e nella cultura, a giudizio di molti, la Bibbia è un libro accessibile soltanto a quelli che sono forniti di una buona formazione storica, linguistica e letteraria: a tutti gli altri, – e sono i più, – resta estranea anche se la venerano come un grande monumento religioso. Non pochi invece la pensano diversamente. Ritengono che la Bibbia sia un libro prezioso, un punto di riferimento autorevole, in ogni epoca, e per ogni persona. Le vicende in essa narrate, anche se a volte sono complesse, hanno una impostazione unitaria che le rende comprensibili; le parole, i fatti, i gesti che contiene, trovano riscontro nell’esperienza umana di ogni tempo. La Bibbia è quindi aperta alla comprensione, è ricca di interesse. Per quelli infine che condividono la grazia e l’impegno di essere cristiani, i testi biblici non vengono considerati soltanto come antichi e venerandi monumenti religiosi. In essi incontrano eventi decisivi, “parole” divine sempre attuali: l’annunzio della salvezza, l’invito alla fede, l’appello all’impegno morale… E questi cristiani, mentre sentono il bisogno di dedicare alla Bibbia letture e meditazioni frequenti, si augurano che tutti possano sperimentarne la luce e la forza. Quale di questi atteggiamenti è più vero? Sappiamo di non poter rispondere alla domanda nello spazio di poche righe. Crediamo d’altra parte che il nostro compito sia quello di illuminare una strada al lettore che ha intenzione sincera di iniziarla. 2. Una storia e una letteratura La Bibbia non è caduta dal cielo. È un insieme di scritti che appartengono a una certa epoca (3000-2000 anni or sono) e a una regione limitata (la Palestina e alcune nazioni vicine). In essi un piccolo popolo (quello ebraico) ha lasciato la traccia più notevole della sua storia. Nella Bibbia è fissata una quantità di preziosi ricordi: antiche esperienze quotidiane (la cura del bestiame, la fatica di procurarsi il cibo, la vita familiare, il commercio…), importanti avvenimenti sociali e politici (le carestie, le guerre, l’esodo, la schiavitù, i governi, l’esilio, il dominio degli stranieri…), le vicende dei suoi principali protagonisti (i patriarchi, i re, i profeti, i sapienti, Gesù, gli apostoli…), le tappe del rapporto con Dio (l’alleanza, le promesse, la fedeltà, i peccati, le attese, il messia, la croce…). È una storia, ampia e varia, riferita in cento forme letterariamente diverse: narrazioni, elenchi, leggi, prove rbi, inni, preghiere, parabole, discorsi, lettere, racconti… Intendere a fondo la Bibbia sotto l’aspetto storico, geografico, letterario, nella mentalità e nei modi di vivere che essa riferisce è compito difficile, riservato allo studioso. Comprenderla invece nelle sue linee essenziali è possibile a chiunque: purché sia disposto a farlo con pazienza, con ordine e con animo volenteroso. 1 Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, 2alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: 3grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! 4Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, 5perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. 6La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente 7che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. 8Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. 9Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro! 10Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. 11Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. 12Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “Io invece di Cefa”, “E io di Cristo”. 13È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? 14Ringrazio Dio di non avere battezzato nessuno di voi, eccetto Crispo e Gaio, 15perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. 16Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefanàs, ma degli altri non so se io abbia battezzato qualcuno. 17Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. 18La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. 19Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti. 20Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? 21Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, 23noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; 24ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. 25Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. 26Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. 27Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; 28quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, 29perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. 30Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, 31perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore. Note Capitolo 1. INDIRIZZO, SALUTO E RINGRAZIAMENTO (1,1-9) 1,2 La “santificazione” è la consacrazione a Dio mediante l’inserimento battesimale dei credenti in Cristo. Essa comporta l’impegno a vivere in uno stile di vita corrispondente. 1,6 La testimonianza di Cristo è l’annuncio del Vangelo. 1, 7 La manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo coincide con il giorno del Signore (cfr. 1Cor 1, 8), cioè con la sua venuta gloriosa alla fine dei tempi (cfr. Fil 3, 20; cfr. Tt 2, 13). DIVISIONI NELLA COMUNITÀ (1,10-4,21) 1,10-17 Discordie fra i credenti 1,11 Cloe: probabilmente donna facoltosa, nota ai cristiani di Corinto, ma di cui si conosce solo il nome. 1, 12 Sulla venuta di Apollo a Corinto cfr. At 18, 24-28. Cefa è Pietro (cfr. Gal 1, 18; cfr. Gal 2, 7-9), conosciuto a Corinto come apostolo e rappresentante del gruppo dei Dodici (cfr. 1Cor 9, 5; cfr. 1Cor 15, 5). l, 14 Di un certo Crispo, capo della sinagoga, si parla in cfr. At 18, 8. Gaio è menzionato in cfr. Rm 16, 23, dove è presentato come colui che ospita Paolo e tutta la comunità. 1, 16 Stefanàs: è il responsabile della Chiesa di Corinto che ha raggiunto, assieme ad altri collaboratori, Paolo a Èfeso (cfr. 1Cor 16, 15-17). 1,17 Paolo precisa che il suo compito di apostolo di Cristo consiste nell’annuncio del Vangelo. E il contenuto del Vangelo è Cristo crocifisso. Tale annuncio non deve essere reso inefficace mediante abbellimenti ispirati alla sapienza umana. 1,18-31 La sapienza di questo mondo e la sapienza di Dio 1, 19 Citazione di cfr. Is 29, 14(LXX). Essa conferma la radicale incompatibilità tra la sapienza del mondo e quella di Dio. 1, 22 I Giudei attendono un messia operatore di prodigi (cfr. Mt 12, 38; cfr. Gv 4, 48); i Greci si appassionano per le discussioni filosofiche (cfr. At 17, 17-21). 1, 31 Citazione adattata di cfr. Ger 9, 22-23. successivo >> stampa questa pagina segnala questa pagina Vangeli canonici Dei numerosi vangeli scritti nell’antichità, solo quattro sono entrati a far parte del canone della Bibbia, dell’elenco, cioè, dei libri considerati “ispirati” da Dio e accettati dalle Chiese cristiane moderne: il Vangelo secondo Matteo, il Vangelo secondo Marco, il Vangelo secondo Luca e il Vangelo secondo Giovanni. Il primo a formare un canone del Nuovo Testamento fu il teologo Marcione, attorno al 140. Marcione, che riteneva che il Dio degli ebrei non fosse lo stesso Dio dei cristiani, formò un proprio canone composto dal “Vangelo di Marcione”, una rielaborazione del Vangelo secondo Luca dal quale Marcione aveva rimosso tutte le parti non compatibili con il proprio insegnamento e che riteneva fossero interpolazioni successive[2] da alcune lettere di Paolo. Ad insistere che i vangeli dovessero essere quattro fu Ireneo di Lione, un teologo del II secolo, il quale affermò che come vi erano quattro angoli della terra e quattro venti, così non potevano esserci più di quattro o meno di quattro vangeli;[3] ancora al II secolo è fatto risalire il Canone muratoriano, il quale elenca i quattro vangeli poi inseriti nel canone cristiano. Per la precisione il Canone muratoriano è un documento ecclesiale la cui datazione è stimata intorno al 170 (ci è pervenuto tramite un manoscritto incompleto dell’VIII secolo), in cui vengono citati come canonici i vangeli di Luca e Giovanni, oltre ad altri due di cui sono illeggibili i nomi. La formazione definitiva del canone cristiano della Bibbia fu però un processo lungo, che avvenne nel corso del IV secolo: a seguito dei risultati del concilio di Roma (382), del sinodo di Ippona (393) e dei sinodi di Cartagine (397 e 419), papa Innocenzo I riconobbe i quattro vangeli nominati dal Muratoriano come canonici. [modifica] Storicità dei vangeli canonici I cristiani affermano che i quattro vangeli canonici e gli altri scritti del Nuovo Testamento sono ispirati da Dio e raccontano fedelmente la vita e l’insegnamento di Gesù[4]; anche i numerosi miracoli riportati dai vangeli, ed in particolare la resurrezione di Gesù, sarebbero, sempre secondo i cristiani, realmente avvenuti. Alcuni critici, invece, interpretano gli eventi soprannaturali narrati dai vangeli come racconti mitici elaborati dai primi cristiani. È tuttora materia di discussione fra gli storici quali siano state, tra le parole che i vangeli attribuiscono a Gesù, quelle effettivamente da lui pronunciate. Generalmente sono accettate come storiche le parole presenti in vangeli che siano stati redatti sulla base di documenti indipendenti[5], come ad esempio il Vangelo secondo Giovanni. Dubbi sul valore storico dei racconti evangelici discendono dal fatto che essi sarebbero trascrizioni di precedenti trasmissioni orali, messe per iscritto alcuni decenni dopo la morte di Gesù. I più antichi manoscritti noti risalgano al II secolo (escludendo il frammento 7Q5, la cui attribuzione è tuttavia discussa). Una parte della critica rifiuta in blocco il valore storico dei vangeli, affermando che essi sono documenti “di parte” e quindi non attendibili, benché alcuni vangeli presentino riferimenti storici riportati anche da fonti indipendenti (come gli Annali di Tacito, la vita di Gesù di Giuseppe Flavio, le epistole di Plinio il Giovane all’imperatore Traiano, il De Vita Caesarum di Svetonio, l’orazione contro i cristiani di Marco Cornelio Frontone e altri) e fatti coerenti con la Palestina del I secolo[5]. [modifica] Manoscritti antichi Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Fonti del testo greco della Bibbia. Si conoscono diverse decine di manoscritti attribuiti ai vangeli, scritti su papiro e risalenti ai primi secoli del cristianesimo. Su alcuni i pareri degli studiosi sono discordi. I più antichi sono i seguenti: papiro 7Q5, ritrovato tra i manoscritti del Mar Morto delle grotte di Qumran e datato tra il 50 a.C. e il 50 d.C. Contiene poche lettere (9 identificabili con certezza) che secondo Padre José O’Callaghan (1972) corrispondono a Mc 6,52-53. L’ipotesi di O’Callaghan è stata tuttavia «rigettata praticamente universalmente» dagli studiosi.[6][7] ed alcuni lo reputano una traduzione greca del Libro di Enoch. Papiro 52 (Rylands): datato tra il 120-130 circa, è un frammento di un singolo foglio contenente nel fronte e retro 5 versetti di Giovanni (18, 31-33; 37-38). Originario dell’Egitto, è attualmente conservato a Manchester. Sebbene il Rylands P52 sia quasi universalmente considerato come il più antico frammento del Nuovo Testamento canonico,[8] la precisa datazione di questo papiro non è universalmente condivisa; le datazioni proposte vanno dall’inizio del II secolo, alla fine del II secolo,[9] all’inizio del III.[10] Papiro 66 (Bodmer II): datato al II secolo, contiene in 104 pagine danneggiate parti del Vangelo secondo Giovanni: i primi 14 capitoli quasi completi e parti degli altri 7. È attualmente conservato a Cologny, presso Ginevra. Papiro 45 (Chester Beatty I): datato alla metà del III secolo, contiene in 30 fogli ampi frammenti dei vangeli. Conservato a Dublino. Papiro 46 (Chester Beatty II): datato inizio del III secolo, contiene in 86 fogli frammenti del corpus paolino e della Lettera agli Ebrei. Papiro 72 (Bodmer VIII): III-IV secolo, contiene frammenti delle epistole cattoliche più altri testi patristici. I fogli delle lettere di Pietro sono presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, mentre il resto è conservato a Cologny, presso Ginevra. Papiro 75 (Bodmer XIV-XV): inizio del III secolo, contiene in 27 fogli ampi frammenti di Luca e i primi 14 capitoli di Giovanni. È attualmente conservato a Cologny, presso Ginevra. Vi sono inoltre centinaia di codici su pergamena, i più antichi dei quali, il Codice Vaticano e il Codice Sinaitico, risalgono all’inizio del IV secolo. Entrambi contengono i quattro vangeli completi, oltre a gran parte dell’Antico e del Nuovo Testamento. Nessuno di questi manoscritti contiene testi sostanzialmente diversi dagli altri o dalle copie dei vangeli più recenti. [modifica] Analisi storico-filologica Così come per un importante sito archeologico esistono più strati ciascuno dei quali appartenente ad epoche diverse nel caso dei vangeli l’analisi storico-filologica ricava dall’esame dei testi una struttura “a strati”. In realtà qualcosa di simile è dichiarato dagli evangelisti stessi, ad esempio Luca, nel proemio, scrive: Poiché molti hanno intrapreso ad esporre ordinatamente la narrazione delle cose che si sono verificate in mezzo a noi, come ce le hanno trasmesse coloro che da principio ne furono testimoni oculari e ministri della parola, è parso bene anche a me, dopo aver indagato ogni cosa accuratamente fin dall’inizio, di scrivertene per ordine, eccellentissimo Teofilo, affinché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate. Nei vangeli si possono riscontrare diverse componenti stratificate, talvolta articolate in varianti testuali, tra le quali: testi o tradizioni orali attribuiti a Gesù (vedi ipotesi fonte Q); testi o tradizioni orali basati risalenti alle sette cosiddette giudeo-cristiane (nelle lingue semitiche di allora e, in particolare, in aramaico); testi o tradizioni orali, ispirati dall’insegnamento di Paolo di Tarso, talvolta anche in contrasto con alcuni apostoli (Simone e Giacomo) circa l’apertura del cristianesimo ai gentili e che operando in ambienti romano-ellenistici erano stati redatti nella lingua colta dell’epoca, il greco. Stando ai frammenti a noi giunti e alle opere successive che ne parlano, il vescovo Papia di Ierapoli, nella sua Esegesi delle parole del Signore (120/125 circa), cerca di raccogliere le testimonianze orali relative all’operato di Gesù: questo dimostrerebbe che, anche a distanza di un secolo dagli eventi narrati e di alcuni decenni dalla scrittura dei primi Vangeli, a fianco alle opere scritte, era ancora presente e diffusa nelle comunità cristiane una forte tradizione orale degli insegnamenti di Cristo[11]. Kropotkin ragiona su alcune presunte modifiche avvenute rispetto al testo originale. Nella sua opera incompiuta L’etica, egli sostiene che la morale dei primi cristiani fosse estremamente diversa da quella assunta poi dalla Chiesa; in origine il Cristianesimo sarebbe stato una religione che tendeva a emancipare i poveri e gli sfruttati. In epoca di persecuzioni romane contro i cristiani, i trascrittori dei vangeli sarebbero stati costretti a modificare alcuni passi non fondamentali. Kropotkin ipotizza ad esempio il “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” come frase probabilmente mai pronunciata da Gesù ma aggiunta successivamente. In realtà la gran maggioranza degli esegeti vede questo detto ben inquadrato nel contesto del tempo di Gesù, ed è quindi propenso ad accettarne in pieno l’autenticità gesuana. [modifica] Lingua I più antichi manoscritti dei vangeli, come pure di tutto il Nuovo Testamento, ci sono pervenuti in greco. La maggior parte degli studiosi oggi ritiene che i quattro vangeli siano stati scritti originariamente in greco, la lingua franca dell’oriente romano. Sulla traccia di alcuni commentatori antichi si è avanzata l’ipotesi che Matteo abbia scritto originariamente in aramaico il suo vangelo (detto Vangelo degli ebrei) e che questo sia stato tradotto in greco con correzioni di Marco. Tuttavia non esiste alcun manoscritto in aramaico che possa provarlo, ma solo tarde traduzioni dal greco (Peshitta). Lo studio dei vangeli ha sollevato numerosi interrogativi in quanto sia dal punto di vista linguistico che della coerenza interna, alcuni passi risultano ambigui. Sono perciò in corso numerosi tentativi di risolvere tali incongruenze lavorando su possibili traduzioni alternative. Quel che è certo è che chi li scrisse non era di lingua madre greca. Uno dei più recenti, ed interessanti, lavori è quello svolto dalla “scuola di Madrid”. Secondo gli esperti di tale scuola il testo greco conosciuto sarebbe la traduzione di un testo precedente in aramaico, la lingua parlata da Gesù e dagli apostoli. Molte incongruenze si spiegherebbero quindi come errori di traduzione dall’aramaico al greco. Tale lavoro, che peraltro non modifica la dottrina della Chiesa con interpretazioni eterodosse, è ampiamente specialistico e i suoi risultati ancora all’esame della comunità scientifica. L’adozione di eventuali nuove traduzioni dovrà comunque essere sottoposta al giudizio del Magistero della Chiesa. [modifica] Data di composizione Sono state proposte per i vangeli differenti datazioni, che vanno dal 40 circa fino al 150 e oltre. Secondo la datazione più comunemente accettata, il Vangelo secondo Marco sarebbe stato composto tra il 65 e l’80, probabilmente dopo il 70 (il racconto della distruzione del Tempio di Gerusalemme, avvenuta nell’anno 70, non sarebbe una vera profezia di Gesù, ma sarebbe una profezia post eventum);[12] successivamente sarebbero stati composti il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Luca; il Vangelo secondo Giovanni sarebbe stato invece scritto tra il 100 e il 120 e avrebbe avuto una genesi in più fasi. Come mostrato inizialmente, nei decenni della loro stesura e prima diffusione non erano gli unici vangeli impiegati dalle prime comunità cristiane, che spesso si differenziavano anche in base a testi a cui davano maggiore importanza.[13] Nel periodo in cui venivano messi per iscritto i Vangeli sinottici, venivano composti anche gli Atti degli Apostoli, probabilmente da un autore di impostazione filo-romana.[14] Alcuni critici avanzano l’ipotesi di un periodo di alcuni decenni nel corso del quale la tradizione relativa a Gesù sarebbe stata trasmessa oralmente, o per mezzo di altri vangeli o documenti che non si sono conservati, tra cui la fonte Q. Un’ipotesi minoritaria, relativa ad una scrittura dei testi in un tempo precedente rispetto a quanto comunemente accettato, si basa sul fatto che gli Atti degli Apostoli terminano improvvisamente con la prigionia di Paolo a Roma, che viene generalmente datata al 62 circa. È stato suggerito che questa interruzione sia dovuta al fatto che Luca terminava di scriverli in quel momento. Ne conseguirebbe che il terzo vangelo, di cui gli Atti sono il seguito, sia stato scritto prima di quella data. Inoltre, secondo l’interpretazione ancora in esame da parte della comunità scientifica proposta dalla scuola esegetica di Madrid, un passo della Seconda lettera ai Corinzi (2 Cor 8, 18), che è generalmente datata tra il 54 e il 57, indicherebbe che, quando Paolo scriveva, Luca aveva già composto il suo vangelo ed esso circolava “in tutte le Chiese”. Ciò implicherebbe che una traduzione greca delle fonti del Vangelo secondo Luca (tra cui il Vangelo secondo Marco) circolasse già nel decennio che va dal 40 al 50, e quindi ne conseguirebbe che la stesura in aramaico del Vangelo secondo Marco sia da datare tra il 30 e il 40, a ridosso della morte di Gesù. Tale datazione antica si appoggia anche sull’identificazione controversa del frammento di papiro 7Q5 trovato nelle grotte di Qumran (in cui gli Esseni avevano nascosto un gran numero di testi religiosi) con un brano del Vangelo secondo Marco. Poiché il frammento in questione è databile tra il 50 a.C. ed il 50 d.C., se si accetta la sua identificazione, occorre ammettere che i testi sulla cui base il vangelo è stato composto risalgono a prima del 50. Inoltre, se, come sostiene la scuola di Madrid, i vangeli a conservatisi sono la traduzione di originali aramaici, questi devono essere stati composti nell’ambito della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, che si disperse prima del 70. La datazione più recente si basa invece sul fatto che i padri della Chiesa e gli altri scrittori cattolici non fanno riferimenti ai vangeli canonici prima della seconda metà del II secolo, pur parlando di quelli apocrifi, il che farebbe ritenere che i vangeli risalgano al 150 circa. Tuttavia essi potrebbero essere stati composti a partire da testi preesistenti. [modifica] Vangelo secondo Matteo Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Vangelo secondo Matteo. Il Vangelo secondo Matteo evidenzia la dimensione umana di Gesù e narra della vita e del ministero di Gesù: ne descrive la genealogia, la nascita virginale e l’infanzia, il battesimo e la tentazione, il ministero di guaritore e predicatore in Galilea, il viaggio a Gerusalemme, segnato dalla cacciata dei venditori dal Tempio e, infine, la crocifissione e risurrezione. Il suo Vangelo é stato composto probabilmente ad Antiochia, in Siria, fra l’80 e il 90 d.C. La tradizione cristiana attribuisce la composizione del vangelo a Matteo, uno degli apostoli di Gesù.[15][16] A partire dal XVIII secolo, i biblisti hanno sempre più frequentemente messo in discussione la tradizione, e la maggior parte degli studiosi moderni ritiene che Matteo non scrisse il vangelo che porta il suo nome;[17] l’autore è comunemente identificato con un anonimo cristiano che scrisse verso la fine del I secolo[18] un testo in lingua greca, piuttosto che in aramaico o in lingua ebraica.[19] La ricostruzione ampiamente prevalente tra gli esegeti biblici moderni è che l’autore del Vangelo secondo Matteo (come pure quello del Vangelo secondo Luca) abbia usato come fonte la narrazione del Vangelo secondo Marco per la vita e la morte di Gesù, più l’ipotetica fonte Q per i suoi detti; una ricostruzione che ha avuto minore successo vuole che Matteo sia stato il primo vangelo ad essere scritto, che sia stato usato per la stesura di Luca e che Marco sia il risultato dell’unione di Matteo e Luca.[20] [18] Dei quattro vangeli canonici, Matteo è quello più vicino all’Ebraismo del I secolo; una caratteristica di questo vangelo, ad esempio, è che si sottolinea ripetutamente come Gesù soddisfacesse le profezie ebraiche;[21] gli studiosi concordano sul fatto che l’autore di Matteo fosse un giudeo cristiano, piuttosto che un gentile.[22] L’autore ha disposto gli insegnamenti di Gesù in cinque sezioni: il sermone della montagna (5-7), il discorso della missione (10), la raccolta di parabole (13), le istruzioni per la comunità (18) e infine gli insegnamenti sul futuro (24-25). Similmente agli altri due vangeli sinottici e a differenza del Vangelo secondo Giovanni, in Matteo Gesù parla più del Regno dei Cieli che di sé stesso, e insegna principalmente attraverso brevi parabole o detti piuttosto che con lunghi discorsi.[23] Il racconto della nascita, con l’omaggio dei saggi, la fuga in Egitto e la strage degli innocenti, non ha paralleli negli altri vangeli ed è differente dal corrispondente racconto in Luca. [modifica] Vangelo secondo Marco Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Vangelo secondo Marco. Il Vangelo secondo Marco è il secondo dei quattro vangeli canonici del Nuovo Testamento, sebbene la maggior parte degli studiosi moderni concordino sul fatto che sia stato il primo ad essere scritto e sia poi stato usato come fonte dagli autori degli altri due vangeli sinottici (il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Luca), in accordo con la teoria della priorità marciana. Si tratta di un testo in lingua greca di autore anonimo,[24] sebbene la tradizione lo attribuisca a Marco evangelista, anche noto come Giovanni Marco, cugino di Barnaba;[25] esistono comunque alcuni indizi che potrebbero confermare che l’autore fosse un discepolo di Pietro apostolo.[26] Il vangelo racconta la vita di Gesù dal suo battesimo per mano di Giovanni Battista alla sua resurrezione (o fino alla tomba vuota nella versione corta), ma si concentra principalmente sui fatti dell’ultima settimana della sua vita. La narrazione concisa rappresenta Gesù come un uomo d’azione,[21] un esorcista, un guaritore e un operatore di miracoli. Lo chiama “Figlio dell’Uomo”,[27] “Figlio di Dio”,[28] e il “Cristo”[29] (traduzione in greco di “messia”). Due temi importanti del Vangelo secondo Marco sono il segreto messianico e l’ottusità dei discepoli. In questo vangelo Gesù ordina frequentemente di mantenere il segreto riguardo aspetti della sua identità e di particolari azioni. [30] Gesù utilizza parabole per spiegare il suo messaggio e realizzare profezie (4,10-12). Alle volte i discepoli hanno problemi a comprendere le parabole, ma Gesù ne spiega il significato, in segreto (4,13-20, 4,33-34). Non riescono neanche a comprendere le conseguenze dei miracoli che egli compie dinanzi a loro.[21] [modifica] Vangelo secondo Luca Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Vangelo secondo Luca. Il Vangelo secondo Luca (greco: Κατὰ Λουκᾶν εὐαγγέλιον) è uno dei vangeli canonici del Nuovo Testamento e il terzo e, con i suoi 24 capitoli, il più lungo dei vangeli sinottici. Narra della vita di Gesù e si apre con le nascite miracolose di Giovanni Battista e di Gesù, per poi descrivere il ministero di quest’ultimo in Galilea, fatto di predicazione, esorcismi e miracoli; dopo aver rivelato ai discepoli la propria natura divina con la trasfigurazione, Gesù si reca a Gerusalemme, dove è crocifisso per poi risorgere, comparire ai suoi discepoli e infine ascendere al cielo. Il testo contiene anche una genealogia, differente però da quella presentata nel vangelo di Matteo. L’autore, tradizionalmente identificato con Luca evangelista, è interessato a temi quali l’etica sociale, i diseredati, le donne e altri gruppi oppressi.[31] Alcune storie popolari riguardanti questi temi, come le parabole del figlio prodigo e quella del buon samaritano, si trovano solo in questo vangelo, che pone una enfasi speciale sulla preghiera, le attività dello Spirito Santo e sulla gioia.[32] Secondo Donald Guthrie «è pieno di storie superbe e lascia il lettore con una profonda impressione della personalità e degli insegnamenti di Gesù».[33] L’autore intendeva scrivere un resoconto storico,[34] mettendo in evidenza il significato teologico della storia.[35] Aveva inoltre intenzione di raffigurare la cristianità come divina, rispettabile, rispettosa delle leggi e internazionale.[21] Gli studiosi concordano ampiamente che l’autore del Vangelo secondo Luca scrisse anche gli Atti degli Apostoli.[36] Secondo gli studiosi contemporanei, l’autore di Luca, un gentile cristiano che scrisse intorno all’85-90,[37] utilizzò il Vangelo secondo Marco per la propria cronologia e la fonte Q per molti degli insegnamenti di Gesù; è possibile anche che abbia fatto uso di racconti scritti indipendenti.[38] [modifica] Vangelo secondo Giovanni Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Vangelo secondo Giovanni. Il Vangelo secondo Giovanni, per stile e contenuto, è molto diverso dagli altri tre: ci sono meno parabole, meno “segni”, non vi è accenno all’Eucaristia, al Padre nostro, alle beatitudini, mentre sono aggiunti altri miracoli come quello delle nozze di Cana e della resurrezione di Lazzaro. Il motivo di tale diversità potrebbe essere spiegabile con una redazione di molto successiva a quella degli altri tre, risalente alla fine del I secolo: l’autore o gli autori, pertanto, non ritennero necessario riportare materiale già abbondantemente presente nei precedenti vangeli, mentre aggiunse o ampliò materiale da essi tralasciato o solo abbozzato. Compaiono inoltre nuove espressioni per indicare Gesù, prima fra tutte quella di logos (letteralmente parola, ma anche progetto, senso), resa poi con il latino verbum, donde l’espressione Verbo di Dio. Alcuni ritengono che questo vangelo abbia origini nell’ambito dello gnosticismo. Il testo fa intendere (cfr. Gv 21,20-24) che ne sia autore il discepolo che Gesù amava, che la tradizione identifica (seppur in maniera non unanime) con l’Apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello dell’altro apostolo Giacomo. Egli è ritenuto l’autore anche delle tre lettere conosciute sotto il suo nome e dell’Apocalisse. Secondo il presbitero Gaio, Giovanni non sarebbe mai esistito e i suoi scritti (Apocalisse e Vangelo) in realtà sono del maestro gnostico Cerinto. Più in generale, all’interno della Chiesa primitiva si formò una fazione (gli Alogoi) che negava l’autenticità dei testi giovannei. Tale impostazione tuttavia non gode di alcuna fortuna presso gli esegeti moderni. Secondo alcuni studiosi (Schonfield e altri), il Vangelo secondo Giovanni sarebbe stato redatto da un altro Giovanni, detto l’Anziano, un greco cristiano che basò i suoi testi su testi ebraici, e sui ricordi di un altro Giovanni, detto il Sacerdote. Il “discepolo che Gesù amava” sarebbe stato quest’ultimo, un sacerdote ebraico amico del Nazareno, che avrebbe ospitato nella sua casa l’ultima cena. [modifica] Le analogie tra i vangeli sinottici Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Vangeli sinottici. Tra i quattro vangeli, tre di essi, Matteo, Marco e Luca, sono detti “sinottici”, perché mettendoli in colonna l’uno di fianco all’altro (syn-opsis = “una sola vista” in greco) si scopre che hanno una struttura letteraria praticamente parallela, come se si fossero copiati l’uno dall’altro o avessero attinto a una fonte comune, mentre quello di Giovanni, composto alcuni decenni dopo, è completamente diverso: lo stile dei primi tre vangeli è in genere molto immediato, quello di Giovanni sembra più ponderato; Giovanni riporta pochi episodi, molto sviluppati, gli altri vangeli tantissimi episodi, spesso appena abbozzati; in particolare, Giovanni, nonostante dedichi molto del suo contenuto alla narrazione degli ultimi giorni di Cristo (8 capitoli su 21, di cui ben 5 incentrati sull’ultima cena) , non riporta l’istituzione dell’Eucaristia, mentre è l’unico a raccontare la lavanda dei piedi. Fin dall’antichità cristiana si è preso atto di tale situazione. I vangeli sinottici probabilmente derivano questa loro somiglianza dai contatti che hanno avuto i loro autori quando sono stati scritti e da fonti comuni; tra le varie teorie che sono state addotte come spiegazione la più comunemente accettata è la teoria delle due fonti. [modifica] Vangeli apocrifi Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce vangeli apocrifi. In un ampio lasso di tempo che va dal 50 circa al XIV secolo prendono forma altri vangeli, detti oggi vangeli apocrifi, i più antichi dei quali sono scritti in greco. La loro datazione è spesso molto discussa: secondo alcuni studiosi il Vangelo di Tommaso e il Vangelo di Pietro, come pure i frammenti di vangelo che prendono il nome di Vangelo Egerton, daterebbero alla seconda metà del I secolo. La maggior parte di tali vangeli nascono nel contesto di correnti teologiche giudicate eretiche dalla Chiesa cristiana successiva, come quelle di stampo gnostico ed ermetico o sono stati esclusi perché davano una visione di Cristo troppo legata all’ebraismo.[39] I vangeli apocrifi contengono le tipologie più disparate: i vangeli dell’infanzia narrano con episodi coloriti l’infanzia di Gesù, un tema non trattato dai vangeli canonici; i vangeli di stampo gnostico sono interessati ad aspetti più esoterici e misteriosofici; altri vangeli, invece, narrano episodi della vita di Gesù che non compaiono negli scritti canonici (ma la presenza o l’omissione di episodi tra testi differenti, come detto, riguarda anche i quattro canonici confrontati tra di loro). Seppure queste opere non siano state accolte nel canone neotestamentario, i vangeli apocrifi hanno avuto una certa influenza nella tradizione e nell’iconografia: ad esempio la presenza del bue e dell’asinello nella grotta della natività e il nome dei genitori di Maria (Gioacchino e Anna) sono contenuti esclusivamente nel Protovangelo di Giacomo. [modifica] 3. Un messaggio di Dio I cristiani di ogni tempo hanno sempre avuto e manifestato questa certezza: attraverso la storia e la letteratura biblica, Dio stesso ha parlato e continua a parlare. In passato, la sua volontà, i suoi doni, i suoi comandamenti, la sua presenza e le sue azioni sono stati percepiti nelle vicende di un popolo e soprattutto di alcuni personaggi: così, molte volte e in molti modi, Dio si è rivelato nella vita di Abramo, di Mosè, dei profeti… e si è manifestato e ha portato a compimento i suoi progetti nella persona di Gesù. In seguito, i gesti e le parole di Dio sono stati sempre di nuovo riproposti dai credenti. Proprio nella Bibbia essi hanno testimoniato di avere la memoria scritta fondamentale, il documento che conserva gli eventi decisivi del passato e permette di riesprimerli e renderli attuali. La struttura stessa della Bibbia è significativa, perché riflette la storia dei messaggi di Dio. Al centro, vi è Gesù: il s uo vangelo, la sua morte e risurrezione. Prima di lui, si trova un lungo periodo di preparazione e di promesse vissuto dal popolo eletto: le sacre scritture ebraiche sono la prima parte della Bibbia, l’Antico Testamento. Dopo di lui i suoi discepoli hanno iniziato a diffondere e ad applicare le profezie e il vangelo anche al di fuori del popolo d’Israele; i loro scritti, aggiunti alle scritture ebraiche, costituiscono il Nuovo Testamento, la seconda parte della Bibbia. I credenti considerano la Bibbia una raccolta di scritti “ispirati”. Ciò significa che li giudicano formati sotto l’influsso di una speciale intenzione e assistenza di Dio. In tal senso sono anche e soprattutto “rivelazione” divina, rivolta agli uomini di ogni generazione. Di conseguenza, non costituiscono soltanto il ricordo di una storia e di una fede passata, ma sono un messaggio di salvezza valido per tutti, in quanto intendono esprimere il senso dell’esistenza di ognuno di fronte a Dio. 4. La lettura della Bibbia Una buona lettura è possibile a tre condizioni: 1) Un impegno di studio: si tratta infatti di comprendere, superandone le distanze, una mentalità, una storia, e una letteratura che sono “lontane” da noi. 2) Una apertura dello spirito: per cogliere il senso di quei gesti e di quelle parole, il loro valore perenne, occorre entrare nell’ottica dei profeti e degli apostoli, nella prospettiva di coloro che per primi hanno creduto e compreso. La lettura non può ridursi a semplice operazione culturale, ma si svolge all’interno della fede, intesa come sintonia con gli autori stessi. 3) Un esercizio di applicazione: la Bibbia è attuale se è messa a confronto con la situazione presente; il suo messaggio, mettendo in questione il lettore, ne coinvolge interamente l’esistenza. Per i credenti è normale che la lettura della Bibbia si accompagni alla preghiera; essi sanno che le risorse umane non sono separabili dalla grazia di Dio che salva. A queste c ondizioni, leggere la Bibbia può risultare un’esperienza seria e avvincente anche per uomini del nostro tempo. Infatti può essere l’incontro con parole antiche, cariche tuttavia di una forza non superata, capaci quindi di mutare l’orientamento di una vita e di nutrirla di una nuova speranza. La nostra traduzione della Bibbia è stata preparata con questo preciso scopo: facilitare la comprensione anche a chi, per vari motivi, sino a ieri se ne sentiva, forse, escluso. stampa questa pagina segnala questa pagina ^ « The historical root of the movement in Jamaica— the Order of Nyahbinghi—is arguably the most traditionally “religious” (including its populous offshoot, the Bobo Dreads of the Ethiopia Africa Black International Congress). These are the most churchical groups, the houses (or denominations) of Rastafari that are the most biblically based (especially attending to the Hebrew Scriptures), the most fervently black nationalist in orientation, as well as the most tightly structured around ceremonial worship. Although there is no universally recognized Rastafari orthodoxy at this point, Carol D. Yawney and John P. Homiak (2001) have pointed to an important trend within the House of Nyahbinghi to assume responsibility for upholding traditional Rastafari doctrine, especially in its overseas missions. At the other extreme, those who enter the movement via its broad cultural appeal and who may not belong to any particular house tend to be more open to other dimensions of spirituality and may not relate significantly to the Bible, worship with any special congregation, or even have any commitment to relocate to the continent of Africa. There are also clusters of Rastas who link with more directly political organizations, like the Rastafari Centralization Organization in Jamaica, which attempts to coordinate the different houses and focus them on political issues (for example, challenging the ganja [marijuana] laws or setting up a practical program
  13. Massimo vaj says:

    È singolare tu non sia a conoscenza che l’antico testamento è anche condiviso dall’Islam nella sua pienezza.
    È detto che l’identificazione di un essere con l’Assoluto è analoga ad acqua su pietra che scotta: essa evapora, sfusa ma non confusa, entrando nella pienezza indefinita delle proprie possibilità.
    È il motivo per cui il mio stile espressivo appare come vaporoso…
    Altri “scrittori” preferiscono la condizione che ricorda lo stile di pulci su piastra che scotta…

  14. Massimo vaj says:

    Chi conosce poco si trova nella condizione di chi, avendo messo la mano in un vaso pieno di scorpioni senza pensarci, si convince che il vuoto non morda.

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