Inutilissima nota sull’amore

«Cos’è il piacere se non un dolore straordinariamente dolce?» si domandava Heinrich Heine. Bussy Rabutin, invece, sostenne: «Quando non si ama troppo non si ama abbastanza». Quindi, si potrebbe dire, che amare consiste nel provare un enorme dolore estremamente piacevole. Ma qual è un dolore estremo ed estremamente dolce?

«L’offesa più atroce che si può fare ad un uomo è negargli che soffra,» scrive Pavese ne Il mestiere di vivere. Ma lui s’è tirato un colpo: non fa testo. Per lui la morte era il dolore estremo più dolce. Un dolore atroce che è durato una frazione infinitesimale di secondo per donargli una dolcezza che dura ancora e durerà per sempre.

Dio, quando decreta la nostra morte, in realtà ci vuole regalare un atto d’amore a orgasmo multiplo.

Nella premessa al film L’oro di Napoli si legge: «Noi ne mostriamo soltanto una piccola parte, ma troverete egualmente tracce di quell’amore, di quella pazienza e di quella continua speranza che sono l’Oro di Napoli». Amore, pazienza, speranza. Partendo dall’assunto che l’amore è dolore dolce ed estremo, che la pazienza è sopportazione del dolore e che la speranza è prospettiva della fine del dolore, potremmo dire allora che Napoli è la città dove meglio si vive la dolorosa estasi dell’amore.

E allora perché tutti dicono che l’amore è una cosa bellissima? Perché si dicono questa menzogna incredibile? Perché temono che poi nessuno più accetterebbe d’innamorarsi?

«La menzogna più frequente è quella che ciascuno fa a se stesso; il mentire agli altri è un caso relativamente eccezionale,» dice Nietzsche ne L’Anticristo. Ma allora l’amore è una menzogna prodotta da noi stessi per noi stessi? Non creiamo l’amore per la persona amata, ma solo per noi.

Ritorna una mia vecchia idea: l’amore è autolesionismo e noi siamo masochisti.

E nemmeno Lina Sotis, ne Il colore del tempo, sembra darci la prospettiva di una fine («Fine. Non ci sperate, si ricomincia sempre»).

E questa continuità si moltiplica per ogni essere umano, per ogni momento della storia, per ogni etnoantropologia. «Gli argentini sono spagnoli, vivono come italiani, studiano in scuole inglesi e vorrebbero essere francesi,» dice Borges, condannando inconsapevolmente gli argentini alla sofferenza d’amore concentrata di spagnoli italiani inglesi e francesi.

E anche se, come ci dice la canzone, basta che ci sta il sole basta che ci sta il mare, nemmeno potremmo dire di amare il mare visto quello che Debussy scrisse nel 1904 all’editore Durand («La gente non ha sufficiente rispetto per il mare… Non dovrebbe essergli permesso d’immergervi quei corpo deformati dalla vita quotidiana…»). O forse sì: il non rispetto è creazione di dolore altrui. Una dimostrazione più grande di questa non credo sarebbe possibile.

Ma, visto che continueremo a soffrire e a far soffrire per amore godendone come dei pazzi, mi sa che è meglio chiudere qui questa nota.

Antonio Romano

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13 Responses to Inutilissima nota sull’amore

  1. andreacoffami says:

    L’amore è necessario. Il dolore che tu dici non è causato dall’amore, ma dal suo corollario precostituito: gelosia, innamoramento, famiglia.

    La gelosia è semplicemnte una forza misera, semplice e di finta superiorità che si ha nei confronti dell’altro. E’ negare la libertà di chi ami per fini personali. E’ abuso di potere. (Potere inteso come consapevolezza nel sapere che l’altro ti ama).

    L’innamoramento è semplicemente una malattia che può colpirti proprio come una semplice influenza. In una metro, in un bar, ovunque c’è gente insomma. Ma poi passa.

    La famiglia (intesa in senso cattolico) è l’imprinting che involontariamente abbiamo nel nostro corpo (ateo, agnostico, cattolico che sia). E anche il solo non accettarlo è sintomo che esiste in noi.

    Ecco perchè è un po’ semplicistico a mio avviso dire: “L’amore è doloroso” e stronzate del genere. Non è affatto vero. L’amore è l’unico elemento che possa renderci liberi, forti e capaci di eliminare i nostri limiti mentali e fisici. Ci solleva e ci eleva al pari degli altri. Il dolore di cui tu narri è solo il connubio tra gli altri tre elementi, che nulla hanno a che vedere con l’amore. Si reputano elementi collegati all’amore, ma a mio avviso ne sono nemici, combattono contro di lui per annientarlo.

  2. Claudia says:

    Questa nota mi ha molto intristito. Uff.
    Il problema è l’esclusività dei sentimenti: uno soffre perché non si sente l’unico.
    “Si può amare da morire, ma morire d’amore no… uh uh.” (NeriperCaso Accappella).

    Commento di Claudia Guerrieri, nata a Latina il 19 dicembre 1983. (si dovessero arrabbiare gli amministratori precari).

  3. antonio romano says:

    @claudia: non sono d’accordo, perché non è l’esclusività che conta nei sentimenti. infatti mi pare di non aver parlato di esclusività. quindi non si soffre perché non si è gli unici.

    @cof: non nego che l’amore sia necessario. è un male necessario. ma la distinzione fra amore e innamoramento la collocherei solo in un fatto: l’amore per essere necessità di reciprocità. non si può amare chi non ci ama, altrimenti ci si innamora e basta. l’amore è un desiderare il desiderio altrui, se l’altro non ci desidera che minchia desidero? nulla, e allora è innamoramento. l’amore fa soffrire (ma è eccezionalmente dolce come sofferenza, specifico) proprio perché chiedendo reciprocità se ne sottrae. io desidero di essere desiderato, e dopo che lo sono, voglio essere desiderato ancora e da un desiderio nuovo. l’amore, oltre che chiedere amore, chiede anche molteplicità. la gelosia è nell’amore, perchè non voglio perdere quel desiderio che mi desidera. l’amore è una forma di appetito, e dopo che ho mangiato non mi va di vomitare, cioè di essere abbandonato dal cibo, ma non per questo smetterò di mangiare: continuerò a oltranza. l’amore senza gelosia è una forma di masochismo, in cui accetto di vomitare solo per giustificare ad altissimi livelli il mio mangiare ancora: ho un vuoto, non sono sazio, quindi posso mangiare. questo lascia una grande questione aperta, ma la lascio nascosta. se qualcuno la trova ne riparliamo.

  4. antonio romano says:

    errata corrige: ” l’amore per essere necessita di reciprocità”

  5. andreacoffami says:

    Defecare è naturale. Defecare svuota.

  6. antonio romano says:

    mai amato i miei escrementi. e comunque anche defecare giustifica il riempimento di un vuoto.
    il desiderio del desiderio non è a termine, non si conclude bellamente con una cacata: lo si desidera sempre, per questo poi i desideri che si desiderano si accumulano e si confondono e a volte ritornano puzzolenti di putrefazione. l’amato o è amato o non lo è, dopo che lo è continua a esserlo, altrimenti col tradimento si smetterebbe d’amare, cosa che non accade puntualmente: si continua a soffrire anche se l’altro ci ha traditi, e non è detto che il tradimento sia cacare.
    e comunque vorrei capire qual è l’elemento che trasforma l’amato da cibo in escremento a un certo punto.

  7. antonio romano says:

    che forse l’amato lo si mastica digerisce e caca? non sarebbe innamoramento a quel punto?

  8. daniela says:

    l’amore è come una botta in testa: ti stordisce ma poi ti riprendi…

  9. andreacoffami says:

    L’amore tira più di un carro di buoi. E se si rompe i cocci restan suoi.

  10. antonio romano says:

    lavorare stronca e coffami tronca

  11. corpo 10 says:

    Non credo che si possa risolvere l’annosa quaestio sulla/e definizione/i dell’amore, della sua essenza e delle dinamiche che, nelle varie epoche, hanno contribuito alla prosecuzione della nostra specie. In un modo assai lontano da quello contemporaneo, ad esempio, ne hanno spiegato i nuclei tematici gli stilnovisti o una certa letteratura romanzo-cavalleresca.
    Il vero problema è sempre la struttura e anch’esso è un problema che non risolveremo, visto che non c’è riuscito nemmeno Leopardi. Cosa Madre Natura ci offre come un male? Cosa come suo rimedio? Cosa come male necessario alla continuazione della nostra esistenza (senza il quale, cioè, smetteremmo di esistere)? Il nome che Leopardi diede alle piccole soddisfazioni quotidiane che ci impediscono di riconoscere l’inconsistenza della vita e la sua irrimediabile vanità è: ILLUSIONI. Vale a dire finzioni benigne.
    Ognuno può scegliere se ritenere l’amore una di queste.

  12. antonio romano says:

    vedremo

  13. daniela says:

    vedremo

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