Il paese di Dio

Il paese di Dio (Nutrimenti, 2011)

di Percival Everett

 

 

Dove comincia il West? Per Percival Everett molto lontano dai luoghi comuni .

Nutrimenti (che ha pubblicato tutti i romanzi dell’autore americano in Italia) regala la traduzione del romanzo parodistico del 1994, God’s Country.

Un vero western che vede protagonista Curt Mader, antieroe per eccellenza, con tutti i difetti che i bianchi dell’epoca (solo dell’epoca?) potevano avere: codardia, xenofobia, ingenuità bifolca, sessualità pronunciata e tante balle pronte ad essere servite alla prima occasione.

Tutto comincia molto semplicemente.

Il protagonista si ritrova ad assistere alla distruzione del suo ranch, al rapimento della moglie Sadie e all’uccisione del suo cane. Spettatore di questa devastazione da dietro una collina fuori dalla portata delle pistole ovviamente.

Cosa fare dunque? Andare in città a chiedere aiuto e a cercare anime compassionevoli, con la sola amara constatazione che a tutti dispiace per il cane e se ne sbattono del resto, a tutti piange il cuore per quel cane ammazzato da un freccia indiana fatta con piume di gallina. Bianchi che assalgono altri bianchi.

Senza pensarci troppo si imbarca alla ricerca dell’unico uomo che, a detta di tutti, può aiutarlo: il braccatore Bubba. Un bravo braccatore, peccato che sia negro, peccato che sia negro nel west, peccato e basta.

Sulla strada incontra il piccolo Jake, orfano a causa dello stesso gruppo di scellerati visi pallidi che giocano a fare i pellerossa, e da lì la compagnia sembra essere pronta al viaggio.

La vicenda prende una piega assolutamente funambolica, tra venditori di bibbie, di pozioni miracolose, accampamenti indiani, fughe da bordelli, deserto, deserto e poi deserto Americano. Tutto per Sadie. Questa Sadie che sembra essere il primo e l’ultimo pensiero di Curt.

A farla da padrone dialoghi che sembrano usciti da Cocco Bill e Lucky Luke, ambientazioni cine fumettistiche e il tema della segregazione razziale nella terra delle grandi opportunità, dove il sogno americano è basato sul morire con le mani nelle tasche altrui, anziché morire con le mani in mano.

Romanzo come sempre trasversale e altamente satirico, che non sembra soffrire degli anni passati dalla prima pubblicazione grazie anche alla sempre attenta traduzione.

Naturalmente non mancano i colpi di scena e gli incontri “storici”, come il Generale Custer in gonnella … quante ne capitano nel paese di Dio!

 

Alex Pietrogiacomi

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