Intervista multipla agli “scrittori precari” /2

Tentativo parzialmente scorretto di seminare discordia (parte seconda – qui la prima parte)

di Carlo Sperduti

Carlo Sperduti: Qui sotto una lista di dieci citazioni estrapolate (quasi) a caso dalla garzantina delle citazioni. Scegline da una a tre, fra quelle che si confanno maggiormente alla tua idea di letteratura, e fornisci un breve commento alla tua selezione.

«Perché esprimere le nostre opinioni? Domani le avremo cambiate.» (Paul Léautand)

«I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano.» (Thomas Stearnes Eliot)

«Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti.» (Jules Renard)

«La letteratura vale per il suo potere di mistificazione, ha nella mistificazione la sua verità.» (Italo Calvino)

«Le osservazioni non sono letteratura.» (Gertrude Stein, a Hemingway)

«Gli scrittori sono sempre responsabili, ma non di ciò di cui vengono accusati. Sono responsabili del regime che li accusa; e che senza saperlo è influenzato da loro.» (Jean Cocteau)

«Quando uno scrive per sua personale soddisfazione e scrive tutto quello che sa è sicuramente un cattivo scrittore.» (Georg Lichtenberg)

«Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile.» (Giorgio Manganelli)

«Ogni grande e originale scrittore, nella misura in cui è grande e originale, deve creare lui il gusto che permetterà di godere dell’opera sua.» (William Wordsworth)

«Bisogna il più possibile scrivere come si parla, e non troppo parlare come si scrive.» (Charles-Augustin de Sainte-Beuve)

Andrea Coffami: Io mi associo al tipo di Sainte-Beuve. Scrivere come si parla è uno degli obiettivi che mi sono sempre proposto di perseguire. Un po’ come il mimo che anche senza parole si fa capire benissimo. Credo che la scrittura sia uguale. Scrivere come si parla è un modo per mettersi a nudo, anche se è un linguaggio muto, un linguaggio dettato dall’anima. Io di solito non parlo come scrivo, ometto molte puntualizzazioni che nello scritto vengono trascritte senza censura. È il bello dell’anima.

Simone Ghelli: «Quando uno scrive per sua personale soddisfazione e scrive tutto quello che sa è sicuramente un cattivo scrittore», di Georg Lichtenberg. Scelgo questa, perché penso che l’ego sia il limite più grande di ogni scrittore, che senz’altro scriverà sempre di ciò che sa: il massimo lo raggiunge quando riesce a scriverlo come se non lo sapesse.

Gianluca Liguori: Certo che avresti potuto sforzarti di più! Comunque, la definizione di Calvino forse è quella che ritengo più condivisibile: «La letteratura vale per il suo potere di mistificazione, ha nella mistificazione la sua verità.» Credo che il compito principale di uno scrittore sia quello di codificare la realtà che lo circonda per creare un’istantanea valida sia per i suoi contemporanei, che per quelli che verranno. E questo, naturalmente, mi porta a segnalare anche la definizione di Wordsworth: «Ogni grande e originale scrittore, nella misura in cui è grande e originale, deve creare lui il gusto che permetterà di godere dell’opera sua.» Ma ripeto, devo appuntare che la scelta è un pochino limitata.

Luca Piccolino: «Bisogna il più possibile scrivere come si parla, e non troppo parlare come si scrive.» Scelgo quest’ultima. Per come la vedo, la letteratura moderna è fatta di un linguaggio comune. Nella narrativa agisco per sottrazione proprio perché la narrazione sia più naturale. Scrivere il più possibile come si parla è il primo passo verso una letteratura nazionalpopolare, che poi è quella che ricerco nella mia esperienza.

Alex Pietrogiacomi: «Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti» di Jules Renard. Scelgo questa, e la contestualizzo pienamente al nostro tempo. È difficile poter esprimere un concetto senza che di mezzo ci vada, immediatamente, badate, immediatamente un «Sì, ma io penso che…» Oppure un «Scusa se ti interrompo ma…» Purtroppo la mancanza di maturità necessaria all’ascolto e poi all’espressione del proprio pensiero fanno sì che non ci resti che scrivere. La buona conversazione è finita, e per farla rinascere si dovrebbe leggere Stevenson, Filosofia dell’ombrello (Piano B edizioni). Ma scelgo questa perché tu ci proponi questa intervista scritta per non essere interrotto e pestato! Ignorante! Ignorante! (vedi prima domanda).

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7 Responses to Intervista multipla agli “scrittori precari” /2

  1. marcolupoaltezzaunoeottantascarpequarantacinque says:

    A Carlo Sperduti dico che James Crumley ha scritto che saccheggiava Chandler a piene mani, e che lo diceva anche Eliot: «i cattivi scrittori copiano, i buoni rubano. Questa, lui l’aveva rubata a un poeta francese».
    Liguori che si lamenta per la scelta delle citazioni andrebbe omaggiato con qualcosa di speciale. Sabato sera va in scena un rito dionisiaco al Margot, a San Lorenzo. Liguori Vs. Baccanti.

  2. @ marcolupoaltezzaunoeottantascarpequarantacinque:

    Non capisco il commento precedente, o meglio non capisco tutte queste precisazioni, dal momento che io non ho espresso opinioni mie sulle citazioni e tantomeno ne ho scelte alcune piuttosto che altre, e soprattutto dal momento in cui ho dichiarato di averle pescate a caso dalla garzantina. L’intento non era la ricercatezza o l’erudizione, ma la randomizzazione… se risultano banali non può che farmi piacere, perché in un’intervista del genere ci mancava solo che mi mettevo a fare l’originale o il colto (ci proverò quando comincerò a prendermi sul serio, e dunque mai, almeno credo… ma mai dire mai, tanto per fare un’altra citazione banale. in ogni caso qui mi interessava sapere quanto la prendevano sul serio gli interlocutori, e non so perché sto prendendo sul serio il tuo commento, ma mai dire mai, per l’appunto). Per inciso, alcune delle citazioni, sebbene prese a caso, a me non sembrano banali, ma solamente famose. Per quanto riguarda il rubare, sono assolutamente d’accordo. Infatti Liguori che si lamenta per la scelta delle citazioni andrebbe omaggiato con qualcosa di speciale.

  3. e poi hai visto quante tag con nomi importanti hanno potuto mettere con le mie citazioni!

    • marcolupoaltezzaunoeottantascarpequarantacinque says:

      Carlo, scherzavo, giocavo. Dai che ti chiedo l’amicizia. E hai ragione sui tag. E poi su Liguori lo sai.

  4. qua va a finire che invece di litigare tra loro i precari, vediamo mazzate tra l’intervistatore e gli ignavi lettori 🙂
    la tensione cresce…apsetto la prossima puntata 🙂

  5. aspetto…la dislessia avanza…

  6. Mannò Daniela, gli è che Carlo e Marco depistano i cacciatori di scoop 😀

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