Se ti piaccio mi piaci, se non ti piaccio non mi piaci più

Se non hai talento è colpa tua
Della serie: cose divertenti che si trovano in rete.
Stamattina un amico su facebook ci segnala il pezzo “Contro i precari” a firma de Il critico della vita. Parla di noi. Anzi, sparla. Parla a sproposito, direi.
La “critica” non è mossa contro i precari in generale (tipo quel ministro che parlava di “bamboccioni”, per intenderci), che già lascerebbe il tempo che trova, ma ci gira intorno per arrivare dritta a noi, a Scrittori precari. C’è dell’astio nel pezzo. Anzi, di più, c’è dell’astio nel blog. Il critico della vita ce ne ha per tutti. Il critico della vita attacca anche su commissione. Il suo blog lo dice chiaro, senza fraintendimenti:

Attaccherò i vostri conduttori televisivi preferiti, gli scrittori che amate, gli oggetti di cui non potete fare a meno, ma anche i vostri sogni e i vostri calzini preferiti. In questo blog ogni giorno attaccherò tutto ciò che non mi piace, ma farò di più, potete mandarmi una mail e chiedermi qualcuno o qualcosa da attaccare, se sarà degno lo criticherò con grande piacere.

Al critico della vita, la verità, è che gli rode il culo. Forse perché non se lo fila nessuno, o forse perché chi lo legge non lo apprezza come vorrebbe essere apprezzato, o magari non comprende il suo genio. Ce ne sono tanti, troppi, che si credono geni incompresi. Schiere di geni incompresi, tutti pronti, sul piede di guerra, a criticare gratuitamente gli altri; ma senza mai prima fare un minimo di autocritica. Non so voi, ma io li trovo insopportabili. E spregevoli dal punto di vista umano. Ecco, secondo me, Paolo Cammarano, il critico della vita, è uno di questi. Ho buone ragioni di pensare che la sua critica sia preventiva e dovuta a del rancore che serbava nei nostri confronti. E vi spiego perché.
Più di due anni fa, era marzo del 2009 e l’avventura Scrittori precari era cominciata da pochi mesi, ci arriva una mail da questo tizio: ci scrive di aver letto delle cose nostre, di non poter essere venuto all’ultimo reading ma che non sarebbe mancato al prossimo, poi ci dice – ovviamente – che anche lui scrive, ha pubblicato articoli su riviste famose e racconti su antologie di editori importanti. Ci dice anche che ha un romanzo che non ha trovato ancora un editore e che forse mai lo troverà. Ha fatto reading, anche sulla spiaggia, ed è tornato a Roma da un anno e mezzo, ha pochissimi amici e gli piacerebbe mandarci delle robe sue.
Gli risposi dicendogli di spedirci dei racconti, che se ci fossero piaciuti li avremmo pubblicati o lo avremmo invitato ad uno dei nostri reading. Come abbiamo sempre fatto, d’altronde. Tanti degli autori presenti ai nostri reading come pubblico sono stati poi ospitati alle nostre serate, così come tanti lettori hanno poi collaborato scrivendo per il nostro blog. Questo, per parlare di trasparenza. E per dire, cosa importante, che dalle nostre collaborazioni, spesso e volentieri, nascono importanti rapporti umani e vere e proprie amicizie. Poi, ovvio, è capitato di aver “smarrito” mail o racconti che ci erano arrivati, son cose che capitano a tutti, a riviste o editori, figuriamoci per un collettivo di scrittori sfigati come noi. Si sa che chi “pubblica” riceve una mole di materiale tale che è difficile stargli dietro. E capita a volte di dimenticare di rispondere a qualcuno, o non lo fai perché non trovi il modo di dirgli che le sue robe non ti piacciono. Non è mai una cosa bella, rifiutare, perlomeno per chi si mette nei panni dell’altro, del rifiutato. Vero però è che, se anche non ci piaccia qualcosa, non siamo tenuti, sia ben chiaro, a dar conto a nessuno. Tipo Paolo, che prima gli piacevamo, forse perché voleva pubblicare i suoi racconti sul nostro blog o essere ospite dei nostri reading e poi spara contro di noi, a distanza di due anni dal nostro incontro, dalle colonne del suo triste blog. Sai che figata leggere davanti tutta questa gente?, deve aver pensato quella volta che venne ad ascoltarci. Era, se la memoria non mi inganna, la serata al Simposio con ospiti Santoni, la Pinchi e Coccia. Una grande serata con ospiti bravi, pubblico attento e belle lettura, checché ne possa dire qualcuno. Durante la serata, Paolo mi avvicinò presentandosi (avevamo avuto lo scambio di mail di cui sopra) e mi disse che la serata non gli era affatto dispiaciuta. Pensaté!
Caro Paolo, mi ricordo bene di te quella sera, e la mia impressione fu, se devo dirla tutta, che tu in quel posto cercavi solo di conoscere persone che magari t’avrebbero potuto far comodo. Ne è passata tanta di gente come te ai nostri reading. Perché a te, diciamo la verità, non te ne fregava un cazzo di quello che gli autori presenti stessero raccontando, quello che ti importava era soltanto trovare il “gancio” che potesse darti una mano per pubblicare i tuoi racconti o il tuo romanzo, che era quello che avevi chiesto a noi. Li conosco gli scrittori come te. E non mi piacciono. Come uomini, intendo. Perché, certo, il tuo pezzo contro i precari smaschera l’uomo, più che l’autore. Io sono buono e mi preoccupo per te, ma questo tuo essere contro tutto, caro Paolo, non ti fa bene. Soprattutto se, come nel nostro caso, il tuo essere contro sia dovuto al rancore che porti dentro. Piuttosto, chiediti, quando non ti pubblicano qualcosa, cosa ci sia che non va in quello che hai scritto, non prendertela sempre con gli altri. Vedi, caro Paolo, non è il mondo ad avercela con te, ma sei tu ad avercela col mondo. Esistono un sacco di cose belle, mi dispiace per la tua solitudine, per gli amici che non riesci a trovare (chissà perché, eh?!) e per il tuo astio nei confronti della vita, ma io – che mi interessa capire gli uomini e ciò che muove il loro pensiero – mi chiedo (e forse dovresti farlo anche tu) come mai sei così, le ragioni profonde di questa tua condizione. Posso pensare che fai questo per crearti un tuo personaggio. Bene, ci può stare. Ma ricorda che se il tuo personaggio è antipatico e non gli sta bene niente, non devi poi meravigliarti che poi non piaccia. E poi, così facendo, corri il rischio che il tuo ego bisognoso d’essere apprezzato entri in conflitto col tuo ego che fa di tutto per non piacere. Cerca di prenderti meno sul serio, non scrivere solo delle cose brutte, ma anche delle cose belle che incontri nella vita. Se non ne incontri, forse, è perché tu non sei capace di trovarla, la bellezza. Perché, se come scrittore sarai senza dubbio un genio incompreso riscoperto postumo, come persona non lasci certo una buona immagine di te. Lo dico perché credo che vivere insieme agli altri, se sai dare e sai ricevere, sia una cosa bella. Ma questa è una mia opinione, e vale per quella che è, quella di un “bohemien fuori tempo massimo”.
In verità, e concludo, in un primo momento, tanto ci eravamo divertiti, avevamo pensato di chiederti l’autorizzazione a pubblicare, così come l’avevi scritto, il tuo pezzo “Contro i precari”. Poi, vuoi che non eravamo tutti d’accordo, vuoi che qualche amico suggeriva di ignorare, altri dicevano che dandoti spago ti avremmo solo fatto pubblicità. E perché non farlo? In fondo si sa che noi Scrittori precari siamo buoni e bravi (oltre che belli), ed è per questo che ti facciamo dono di questa vetrina e invitiamo i nostri lettori a leggere “Contro i precari“, perché quindici minuti di gloria non si negano a nessuno, figuriamoci al Critico della vita… Magari troverai qualcuno che t’apprezzerà o se ti va bene può essere pure che spunti un contratto per scrivere sulle pagine culturali di Libero o Il Giornale.
Ma in quel caso, pagami almeno da bere.
11-5-11

33 Responses to Se ti piaccio mi piaci, se non ti piaccio non mi piaci più

  1. lucagiudici says:

    Chapeau, Gianluca. Ottimo pezzo, e complimenti per la pazienza 🙂

  2. paolo says:

    Alcune precisazioni..
    Il mio blog è letto da parecchia gente che mi apprezza e io scrivo senza promuovermi, per ora è solo un blog, un pretesto per scrivere.
    In ogni caso, non ho scritto quel pezzo perchè serbo rancore.
    ci ho pensato prima di scriverlo, sapevo che magari qualcuno di voi l’avrebbe letto, però ho preferito la verità: la mia certo, che non vale più di qualunque altra.
    Mi dispiace se ho ferito il vostro ego, voi non farete certo lo stesso con il mio.
    La cosa migliore in questi casi sarebbe aspettare sette giorni e dopo rispondere, non sono ancora così zen.
    E’ vero, ho mandato dei miei pezzi, ho visto un reading e non tutto era malvagio, ma c’erano cose, parecchie cose che ho trovato brutte, gusti personali ovvio.

    Non ho avuto il coraggio di dirvelo dal vivo, in fondo sono un tipo gentile, ma non vi ho mandato altre cose mie nè sono più venuto ai vostri reading.
    Sinceramente non abbiamo nulla in comune, tranne qualche preferenza letteraria, è normale che camminiamo su strade parallele e/o divergenti; non ci vedo nulla di male.
    Non sono di destra, ovviamente, ma voi non non volete fare lo sforzo di capire lo spirito del mio blog.
    nessun problema, non sono qui per discutere di politica.
    Mi auguri di scrivere su libero e il giornale, e mi attacchi con veleno.
    nessun problema, libero di distruggermi, o almeno provare, ma bisognerebbe non scrivere di ciò che non si conosce.
    Io parlavo di un gruppo, tu parli di me, senza sapere nulla, senza nemmeno aver provato a leggere cosa ho scritto, prima o dopo, il post dei precari
    Non ce l’ho contro il mondo, la critica è l’altra faccia dell’elogio,
    leggete qualche altra critica, e troverete che non sono così spietato come mi dipingete.
    voi non mi piacete, io non piaccio a voi.
    chiudiamola qui, ma voglio dirvi che il mondo mi piace, ho un sacco di gente che mi vuole bene e amo tanta gente, non sono antipatico, nè io nè il mio personaggio.
    Addirittura parli di solitudine e amici che non riesco a trovare, ne ho tanti di amici e devo dire che le tue considerazioni su di me mi fanno sorridere, potrei definirle puerili.
    Se non vi fermaste ai titoli vedreste che i contro sono spesso anche pro.
    sono soprattutto pro, ma pretendo troppo e, in fondo, non mi interessa.
    Preferisco che non mi leggiate, la parola indifferenza è glaciale, ma in questo caso è la parola giusta.
    nel vostro caso sono stato duro, che dirvi? é quello che penso, anzi è quello che pensavo nel momento in cui l’ho scritto. la scrittura è sempre nel presente.
    Probabilmente siete bellissime persone.
    Siamo tutti essere umani e tutti degni di rispetto
    Non siate cos’ permalosi, io provo a non esserlo.

    • scrittoriprecari says:

      Sì, però così, con questa risposta elegante (e anche onesta, a dire il vero) la vedo dura per Libero o Il Giornale… mi salta la bevuta, mi sa…

      Gianluca

  3. SimoneGhelli says:

    A me il pezzo era piaciuto, lo trovavo molto divertente e lo avrei rimesso paro paro… però devo fare una rettifica: è vero per gli altri tre, ma il sottoscritto attività fisica la fa, anche se in effetti sono cresciuto col grunge e camicie di flanella a palla…

    p.s.: meno mi è piaciuta la retorica sui precari in generale… finché te la prendi con noi va bene: in fondo ci hai visti, non ti siamo piaciuti, ma liquidare così in poche righe (piuttosto arroganti, a dire il vero) la questione sul precariato…

  4. claudiab. says:

    Bellissimo pezzo Gianluca.

    • paolo says:

      chapeau a Gianluca per l’aggettivo dato alla mia risposta, denota intelligenza riconoscere l’avversario.
      Meriti che ti offro da bere.

      Simone, c’erano iperboli nel mio pezzo , pretestuose, sono il primo a fare troppa poca attività fisica.
      perchè dici retorica sui precari, su facebook ho scritto non leggetemi in modo letterale.
      è ovvio che è ingiusto essere precari e dover lavorare come i sicuri, senza avere le stesse garanzie.
      Faccio parte della stessa generazione, ho avuto anche io la mia dose di angherie ricevute.
      io non sopporto come il precariato si sta usando, ma forse dipende da me, è una posizione un po’ alla Carmelo Bene, poco rispettosa e molto scorretta.

  5. andreacoffami says:

    Paolo, un consiglio: non parlare al plurale quando rispondi (io non vi piaccio, voi Siete, voi avete etcetc). Non è che siamo un robot con i vari componemnti, sì siamo un gruppo ma qui si risponde singolarmente e non puoi dire “siete tutti coi capelli castani” perchè io che sono biondo mi offendo. ma questo è un errore che fanno in molti. E tu sei uno dei molti. Comunque, a me l’unica cosa che dispiace davvero è che hai perso tempo a scrivere di noi. Sinceramente. Mica l’ho capita. Buona giornata, vado a farmi il bidè che vado a lavoro.

  6. SimoneGhelli says:

    @Paolo: mi riferisco alla retorica “La vita è precaria, l’amore è precario”. Ce lo dicono da quando esistiamo. Per me la precarietà è innanzitutto una situazione di ricatto: per questo c’è anche chi finisce con l’implorare, come dici tu…

  7. Si vede che voi altri comunistelli siete ‘na manica de smidollati…il pubblico voleva la polemica rovente e voi in tre commenti già stata a tarallucci e vino…vado a leggermi i commentari di Libero và che è meglio… 😉

  8. Ilaria says:

    Ho letto il pezzo “Contro i precari”. La storia della musica balcanica è interessante, ci avevo fatto caso anch’io.
    Sono però d’accordo con Simone sul fatto che il precariato sia una realtà troppo complessa per liquidarla in poche battute, come se gente che lotta per arrivare alla fine mese e non sa se quello dopo avrà i soldi per comprarsi da mangiare non meritasse un po’ più di rispetto.
    Divertentissima la seconda parte, anche se un po’ imprecisa: il tizio che ha scritto il racconto sullo stage in casa editrice non è il più alto dei Precari, e quello che racconta di avventure erotiche in Polonia non è nato a Battipaglia.
    Non capisco poi perché, per scrivere, si debba fare attività sportiva.

  9. paolo says:

    ilaria, certo che rispetto i precari, io parlo della rappresentazione e il mio è un blog, non un articolo di approfondimento giornalistico sulla materia.
    per scrivere non bisogna fare attività fisica, anche se è pieno di palestrati ultimamente, una volta me la presi con De Carlo perchè, oltre a scrivere male, ha gli addominali inutilmente scolpiti.
    Quella è una critica pretestuosa, pensavo si capisse..
    comunque dovremmo fare tutti attività fisica.

  10. Ilaria says:

    Io vado in piscina; è ottimo per scaricare i nervi.
    De Carlo è insopportabile. Il mio scrittore preferito è Javier Marias, un panzone di mezza età.

  11. paolo says:

    Anche i miei scrittori preferiti non hanno mai fatto attività fisica, erano gracili o con pance da bevitori.

  12. SimoneGhelli says:

    Io faccio un po’ di attività fisica con l’intento di smuovere le idee: per questo scrivo spesso in piedi.

  13. andreacoffami says:

    PAOLO SEI UN COGLIONE! MA PORCODDIO MA COME CAZZO OSI GIUDICARCI IN QUESTO MODO? torna al tuo blog di merda dove tela prendi col mondo intero e fatti unculare dai tori che forse ti piace. sei solo un coglione e liguori ancora piu coglione che ci perde pure tempo a scrivere questo post dle cazzo totalmente inutile. ma diosanto! non abbiamo piu un cazzo da dire? ma annateve affanculo. e me ce manno pure io che ho preso la briga di commentà s’ta merda. coglioni, paolo in primis, liguori in secundis. io in terzis. torno al mio lavoro precario di merda. ciao

  14. Ma porca miseria! L’articolo di Paolo Cammarano riassume in poche righe tutte le prese per il culo che avrei sempre voluto fare agli scrittori precari e che non sono riuscito a esprimere così bene né in numerose sedute dal vivo né in cinque puntate d’intervista. Questo è saper scrivere, cari i miei battipagliesi repressi (se si dice battipagliesi) e conformisti per niente mancati (l’unico punto su cui dissento)! Sintesi e icasticità! Mi sembra l’ora migliore per imparare!… e altri slogan a scelta!…

  15. andreacoffami says:

    ahuauhuauhahuhuaUAHHUAUHAHUUUUUUUUUUUAHUUAHUAUAHUAHUAHUAHAUHAUHA

  16. matteoplatone says:

    Scusa Paolo, non c’ho il libro di retorica sotto mano, mi potresti per favore indicare le iperboli nel tuo pezzo?
    Perché sui precari a me hai dato l’impressioni di scadere nel qualunquismo, o di applicare quel principio per cui si punta il dito sulla schiena debole, e non su chi dà la bastonata.
    Ma magari mi sbaglio, pecco di soggettività, e allora ti chiedo, per favore, se proprio mi puoi fare copia/incolla delle iperboli.
    PS
    Non so, ma per onestà intellettuale non sarebbe stato il caso di citare i trascorsi, i contatti col gruppo? Perché lì si legge qualcosa a riguardo, ma è marginale (il fatto che viene dallo stesso paese di Gianluca), ed è usato in funzione di una critica verso la ‘romanità’ di Gianluca (con tutto che, se lui si sente più di Roma che di Battipaglia, saran pure cavolacci suoi :D).

  17. paolo says:

    le iperboli sono nei vostri confronti, su alcuni punti ho un po’ esagerato.
    alcuni di voi sono così di buon senso, lo spunto sui precari in televisione che c’entra con i precari bastonati..

    Ma non farò l’errore di considerarvi come un gruppo omogeneo, quindi raccolgo quello che ha scritto Carolina, e la chiudo qui.
    ciao

  18. Claudia says:

    Ma i precari chi?

  19. Leonardo Battisti says:

    toh, mi ero distratto un attimo per contare le particelle di colesterolo che little tony ha perso da quando beve danacol e guarda che bel volare di ceffoni sottoforma (ma neanche tanto) di sofismi: i ben noti ceffismi!

    beh, ora è tardi per riattizzare la polemica, ma noto di passaggio che essendosi quest’ultima svolta qui sul blog di SP e non su quello del cammarano (cognome che evoca pennuti marini, o in alternativa pesci atmosferici), essa non è servita neppure a far aumentare le visite del blog del critico della vita.

    Dunque a quest’ultimo consiglio vivamente di portare ad arte attenzione sul suo blog creandone un altro sotto falso nome e intitolato “blog del critico del critico della vita”.

    @Coffami: andre’, nun di’ tutte quelle parolacce che te s’arza la pressione e va a fini’ che diventi sgarbi! e che cazzo!

  20. camilla r. says:

    Quando ho letto il post di Gianluca, ho pensato bene di andare a leggere il pezzo a cui si riferiva.
    Il solito blog supponente e intellettuale che spara a zero su tutto e tutti, ho pensato. Poi ho letto il post e mi ha strappato un sorriso.
    La curiosità mi ha spinta a leggerne ancora, post dopo post, devo dire che Paolo scrive davvero bene, le sue critiche sono piene di ironia e di malinconia. Ecco, ora io in un blog come questo mi sarei aspettata un uso altrettanto creativo della parola. Un sfida a colpi di sberleffi, e metafore, invece niente.
    Mi spiace dirlo ma Paolo ha infilato la penna ben dentro l’orgoglio di chi si sente ferito e non ha la forza e la capacità di replicare con le stesse armi.
    Ah dimenticavo, anch’io sono una scrittice. Precaria, naturalmente.

  21. paolo says:

    Devo dire che un pò di accessi sono aumentati, ma a me, davvero, non importa.
    al momento voglio che mi leggano in pochi, per questo non ho fatto alcun tipo di promozione al blog, per me ora è una palestra di scrittura, o qualcosa del genere
    @Camilla: che dirti? grazie, continuami a leggere.

  22. SimoneGhelli says:

    @Camilla: hai ragione, ma per quanto mi riguarda, non saprei come descrivere Paolo, perché non stava su un palco come noi. Lui ha potuto descrivere le nostre sembianze e abitudini, io non saprei di che parlare… Neanche m’interesserebbe, a dire il vero: nei miei racconti mi dimentico sempre di parlare di come vestono i personaggi, figurarsi se mi ci metto per un blog… 😀

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