Solo 5 minuti

di Maura Chiulli

Un viaggio insieme: avevamo deciso di starcene sole, io e lei, a godere di noi. Arrivammo ai Castelli romani, lì dove avevo lasciato a giacere un mio pezzo di vita vecchio. Avevo a mente odori e vicoli e dopo anni, ogni cosa era rimasta al suo posto. Dalla finestra della nostra stanza appoggiavamo lo sguardo su Roma assolata e munifica. Decisi di farle percorrere col dito le strade che avevo consumato. Elisa ascoltava, tenendomi stretta a sé. Avevo quarant’anni, credevo di aver esaurito pallottole e possibilità. Lei arrivò come un lampo e vederla la prima volta quasi mi uccise. Una specie di energia mi percorse la schiena e dopo un anno, continuavo a nutrirmi della stessa elettricità. Amarla era facile. Amarla mi purificava. Amarla mi sottraeva al veleno dei miei ricordi. Vivevo un eterno presente da quando l’avevo guardata, quel giorno in spiaggia. Aveva i capelli raccolti e un costume bianco. Mi girai verso di lei, avevo bisogno dei suoi occhi piccoli. Le sfilai gli occhiali scuri e la baciai, col carezzo intenso che vuole l’amore, quello che ti percorre e ti bagna, quello che non puoi trattenere il desiderio. I suoi ansiti brevi ci unirono in una scopata monumentale: io ed Elena sapevamo unirci in un incastro perfetto. A quarant’anni avevo imparato l’amore, quando tutto mi pareva essersi scolorito nelle brume dense della coscienza, quando non sapevo più di che cosa erano fatti i sogni. Era arrivata per salvarmi, per indicarmi una decorosa possibilità. Le leccai il fiore e sentii il suo seme. Le percorsi i seni e la attraversai. Ci sentimmo, come ogni volta, un unico corpo liquido.

Due giorni si consumarono. Tornammo ognuna nelle nostre case, non ero ancora pronta per dividere la vita con lei, mi terrorizzava l’idea di farla entrare per poi perderla, un giorno stanco. Quella sera decisi di restare a riposare nel ricordo dei nostri giorni a Roma. Elisa mi scrisse di voler uscire. Mi addormentai nel ricordo limpido dei nostri seni. Sognai di morire.

Qualcosa di quel sogno mi aveva turbata e non era la mia morte, quanto il senso di solitudine che avevo provato: ero da sola nel mio letto a morire, Elisa non c’era. Lei diceva di amarmi ogni giorno, ma era come se la mia percezione volesse dirmi il contrario. Ero ossessionata dalla convinzione di amarla troppo, almeno rispetto a quanto lei amasse me. Quella notte sentivo di essere morta per rinascere consapevole. Elena era con me per amarmi, meritavo il suo tocco e i suoi seni duri. Avevo quarant’anni e una storia turpe di odio nel petto: mi era complesso accogliere amore.

Quella mattina Elisa non c’era, nessun messaggio per dirmi che la notte in discoteca era stata uno schifo senza di me. Nessun segno. Era la guglia di un pugnale aguzzo quella che sentivo sullo sterno. Supplicai quella mano invisibile di non entrare, di non uccidermi. La chiamai e lei scocciata mi disse che avrei potuto cercarla io per la buonanotte. Elisa e la strategia della colpa. Voleva farmi sentire come si sentiva lei: peccatrice. Avevo sognato questo giorno. Sentivo il passo breve di un mostro e i fruscii di un mantello nero alle mie spalle. Avevo quarant’anni e stavo per morire.

La ascoltai in silenzio, le dissi che sapevo, perché sentivo. Non era una menzogna, volevo abbracciarla, ma percepivo un muro invalicabile. Non rispose, agganciammo e tornai sul mio divano blu, ad aspettare il taglio.

«Va bene, ho baciato una, ma è stato un errore, perdonami». Sentii il sangue prepararsi a grumi densi. Fui di nuovo io a cercare il coltello. Dalla mia pelle dovevo sgorgare. Uno, due, tre segni sul mio braccio e il rosso cominciò a gocciare. I segni del mio dolore palpabili. Li asciugai, sperando di cancellare la disperazione. Le gocce continuavano a generarsi dalla mia carne. Avevo quarant’anni e litri di me da espellere. Elisa e 5 sporchi minuti nella bocca di un’altra avevano strappato un sogno, ammazzato molto più di un amore, un intero progetto d’amore e di vita. Non avrei potuto dimenticare. Con un bacio ubriaco se ne andava un’esistenza. I nostri giorni a Roma erano finiti in una discoteca, nella bocca calda di una ventenne qualunque. Elisa aveva scelto e il mio petto non aveva spazio per accogliere quell’immagine languida. Lei e l’altra. Io e il dolore. Questo restava di due donne e di un progetto d’amore. Il sangue era il mio. Lo succhiai a lungo per sentire il sapore amaro della mia vita. Avevo quaranta merdosi anni e non sapevo ancora governare il dolore. Il taglio è la strada per la sopravvivenza, che stavolta non sceglierò. Un errore può costare una vita. La mia. Non saprò ricominciare a correre senza i suoi occhi. Perdonarla? L’ho già fatto, il mio amore è grande e pulito. Ma il perdono per lei mi costa odio per i miei occhi. Sono una poveretta, che non conosce la rabbia. Solo il bisogno e l’amore. Elisa aveva cambiato la mia vita per distruggerla. Crudele, aveva posato la sua lingua calda nella bocca di una puttanella qualunque, lo stesso giorno in cui io mi ero piegata alle sue necessità orgasmiche. Mi aveva chiesto di leccarle la fica umida, lo avevo fatto; mi aveva chiesto di infilarle un cazzo e spingere, lo avevo fatto; mi aveva chiesto di fasciarmi i seni per prenderla da dietro e fingermi maschio, lo avevo fatto; mi aveva chiesto il sangue e io glielo stavo dando. L’amore, quello che ti insegna la possibilità di un volo, lo avevo accolto tra i seni. In suo nome avevo dimenticato il pudore e l’esagerazione. L’amore, quello che ti fa dormire un’intera notte con la tua donna tra le braccia, io lo avevo sentito. Elisa mi aveva sedotta e uccisa. L’amore, quello che ti strappa via il senso e le consapevolezze, io lo avevo voluto, con disperazione. Di me restava una donna tradita, tagliata, rifiutata. Avevo quarant’anni e con Elisa avevo perso non una compagna, ma la possibilità ultima che mi ero concessa. Quel bacio si ripeteva ai miei occhi con ostinazione. Il sangue mi scaldava il petto vuoto. Un bacio costava una vita, la mia. Finché resterò nel carcere della carne, non saprò che amarla. Il perdono è arrivato automatico e ingovernabile. Morire: l’unica via d’uscita all’amore.

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