Generazione o gruppo?

In questi mesi si parla molto di Generazione Tq. Ne hanno scritto i quotidiani – L’Unità, Repubblica, Il giornale, il Corriere, il Sole24ore, il Riformista, La Nuova Sardegna, Il manifesto, Il Fatto Quotidiano – se ne parla, tanto, in Rete – Google mi dà oltre 50.000 risultati. C’è un blog wordpress di Generazione Tq, con tre manifesti programmatici, e l’elenco dei firmatari di questi manifesti. I commenti, sul blog, sono chiusi, ma si rimanda ad altri luoghi della Rete, nei quali si sta discutendo della questione.
Ora: Generazione Tq, ovvero generazione trenta/quaranta (anni). Ma cos’è? Su minima et moralia, blog collettivo, costola della casa editrice Minimum fax, c’è scritto: “Generazione Tq – i lavoratori della conoscenza della generazione dei trenta e quarant’anni”. Non ho trovato altre definizioni. I firmatari dei tre manifesti sono cinquantaquattro. Già questo pone un problema semantico: generazione, secondo Wordreference, è l’insieme di persone che hanno all’incirca la stessa età o vivono nella stessa epoca (periodo di circa venti anni). Cinquantaquattro individui non possono essere una generazione, anche considerando la restrizione “lavoratori della conoscenza”. Immagino una obiezione sensata: ok, non siamo, non possiamo essere un’intera generazione, ma la rappresentiamo, o possiamo tentare di farlo. I Tq possono, insomma, portare alla luce, far divenire dibattito pubblico, questioni cruciali per un’intera generazione. Però, sì, c’è un però.
Mi sono preso la briga di inserire nel motore interno di ricerca del sito Minimum fax tutti i cinquantaquattro fondatori. L’ho fatto dopo aver notato che nella lista c’era una massiccia presenza di uomini e donne legati alla casa editrice di piazzale di Ponte Milvio, e, sì, volevo quantificare questa presenza. Il motore di ricerca mi ha dato questi risultati: ci sono, dentro Tq, il direttore commerciale, il responsabile della narrativa italiana, il responsabile della saggistica, il responsabile ufficio stampa, l’organizzatore dei book party, la responsabile dell’ufficio diritti, dodici autori – libri o racconti in antologie Minimum fax – docenti dei corsi e dei seminari Minimum fax, corsisti dei corsi Minimum fax, recensori assidui dei libri minimum fax, traduttori dei libri Minimum fax, ex redattori. In totale sono venticinque. Su cinquantaquattro. Per gli amanti dei numeri: il 46 percento.
Qui devo fare un inciso. Non faccio i nomi dei venticinque. Per due motivi: lavorare, aver lavorato, o scrivere per Minimum fax non è reato. Tutt’altro: dobbiamo riconoscere, tutti, a questa casa editrice dei meriti enormi. Per esempio aver scoperto alcuni dei migliori autori italiani, ma anche aver portato in Italia, fra gli altri, Carver, Foster Wallace, Yates. Minimum fax ha svecchiato, senza dubbio, lo stanco mondo editoriale italiano. E poi: gli elenchi di nomi sono sempre fraintendibili, e non è davvero mio costume additare. Chi volesse, può fare la mia stessa ricerca. I nomi sono lì. L’inciso non finisce qui. Voglio anche dire che ho avuto a che fare due volte con i piani alti di Minimum fax, e mi sono imbattuto in una cortesia rara, e in una solerzia che mi ha stupito. Insomma: godono della mia stima. Sinceramente. Lo dico senza secondi fini: è davvero difficile che io possa pubblicare un libro con Minimum fax, o lavorare al suo interno. Fine dell’inciso.
Però, questo fatto, questa massiccia presenza, pone un problema, e questa volta, non solo semantico. Può Tq rappresentare un’intera generazione di “lavoratori della conoscenza”? A me, Tq, sembra un gruppo. Sempre Wordreference ci dice che un gruppo è un insieme di più cose o persone vicine e riunite tra loro. Secondariamente: un insieme di persone che condividono gusti, interessi e attività.
Ed ecco la mia perplessità: Tq non mi sembra davvero eterogenea. È un gruppo di persone legate fra loro che hanno deciso di portare alla luce – questo è innegabile – problemi reali. E che ha saputo coinvolgere altri, ottimi autori, critici che rispetto, giornalisti. Lo hanno fatto e lo fanno con modalità più o meno condivisibili. Per me: meno. Perché mi sembra che si sia voluta dare l’impressione dell’adunata casuale, di una chiamata alle armi collettiva e generazionale, mentre, per quello che vedo io, si è semplicemente costituito un gruppo, o, meglio, rafforzato un gruppo, già esistente da tempo. Tutto ciò è più che legittimo, ma credo che da qui nasca l’ostilità, palese o velata, che vedo in giro.

Enrico Piscitelli

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12 Responses to Generazione o gruppo?

  1. Io credo che manchi qui l’idea che TQ è un punto di partenza: una generazione nel senso non tanto di coevi – o di rappresentanti di coevi – quanto di persone, “professionali” come ci ha definiti Mozzi, che vogliono condividere una svolta “generativa”, produttiva, di due modalità di partecipazione e produzione letteraria e culturale in genere. Che TQ sia romanocentrica o minimumfax-centrica può essere evidente, ma ci sono anche tante altre persone che pur ammirando l’immane lavoro di minimumfax e, come me, anche le idee in campo editoriale espresse da Cassini, non sono legate necessariamene a mf. TQ avrà sempre una coordinazione di primi firmatari, tra i quali si potranno riconoscere molti mf, ma si allargherà nei mesi a quanti vorranno condividere o criticare costruttivamente le nostre idee. Idee di persone che proprio attraverso TQ non si erigono a “santi”, ma propendono anche per un principio di autoregolamentazione, cioè di monitoraggio non solo esterno, ma anche personale.

  2. enpi says:

    Ale, 54-25= 29. ci sono 29 firmatari non riconducibili a Mf. ci mancherebbe. e se non è reato far parte di, aver scritto per – ecc. – Mf, non lo è nemmeno – ovviamente – il non farne parte, non aver scritto per ecc.
    ciò detto, c’è una distinzione tra gruppo e generazione? davvero Tq è una “generazione”? davvero è eterogenea? la cooptazione differita porrà rimedio alla manifesta omogeneità del gruppo iniziale? [al momento i “nuovi” sono 21]
    io spero di sì, ma, te lo devo dire, non ne sono convinto.
    e-

  3. enpi says:

    PS apprezzo molto lo sforzo semantico, Ale [generazione come effetto, e non comunanza] 😀

    PPS ho messo “generazione” su google. ecco i risultati della prima pagina:
    http://www.generazionevincente.it/Gevi/showpage/1 – agenzia per il lavoro
    http://www.generazioneitalia.it/ – sito di Fli, con Bocchino (Italo) che ha una vetrina per il suo libro “una storia di destra”
    http://www.generazioneditalenti.com/ – guida ai giovani calciatori
    http://www.generazionefuturo.it/ – vedi generazione italia
    http://www.la3tv.it/programmi/generazione-s.shtml – programma tivì, storie di italiani di successo

  4. Questo post ha il merito di centrare l’attenzione sulla vera sfida che TQ, come collettivo, dovrà affrontare, e cioè se sarà in grado di trasformarsi da gruppo a “generazione”, se sarà capace di allargare ad altri contributi le maglie della propria riflessione. Su questo passaggio si giocherà, a mio avviso, il successo o il fallimento dell’operazione.

  5. matteoplatone says:

    Ale, perdona la battuta, ma se è “generazione” come svolta produttiva, 30/40 è la percentuale?

  6. Caro Enrico,

    TQ ha una definizione chiara, nel documento: siamo un gruppo di lavoratori della conoscenza tra i trenta e i cinquanta. Non c’è scritto che siamo per intero la generazione, né che la rappresentiamo. Tant’è che stiamo ricevendo critiche notevoli da questa stessa generazione, oltre che adesioni entusiastiche, o proposte interessanti di dialogo, quindi non rappresentiamo proprio nessuno. Siamo un gruppo, e forse saremo un movimento?, che lavora a determinati fini.

    Le convocazioni del 29 aprile sono nate come convocazioni, ad personam: fatte dai cinque promotori, fra cui un autore mf, un editor mf e l’ufficio stampa mf. Ci siamo trovati bene – chi scrive ha lavorato a mf dal 1997 al 2000, ma ha fatto parecchie altre cose nel frattempo e non si considera dell’entourage; non so se hai contato anche me, ma se lo hai fatto forse è un errore, e tuttavia non cambia molto -, abbiamo lavorato assieme quasi tre mesi per stendere il documento, ora siamo aperti ad adesioni e iscrizioni motivate, che vagliamo una per una – almeno finché ci riusciremo, visto che sono numerose – non per misurare i gradi di separazione da minimum fax ma perché abbiamo bisogno di gente disposta a lavorare, come stiamo facendo noi. Vuoi aderire? Qualcuno che legge questo blog vuole aderire? Generazionetq.org > aderisci a TQ.
    Qualcuno dei nuovi aderenti può testimoniare che stiamo coinvolgendo nel lavoro tutti i nuovi entrati, a livelli paritari? Se passate da queste parti e leggete questa mia, battete un colpo.

    Un caro saluto,
    Vincenzo Ostuni

  7. enpi says:

    Vincenzo, domanda stupida – anche di più: demente – perché, allora “generazione tq”? perchè non “gruppo”, “movimento”, o qualsiasi altra parola più /corretta/?
    da te, dagli altri Tq, mi aspetto una correttezza linguistica. più che da altri.

    ciò detto: no, grazie, non intendo aderire. spero, senza dubbio, che Tq faccia bene, e del Bene. ma sono “fuori”, vivo in provincia, skype mi funziona male, ieri sera ho mangiato qualcosa che mi ha fatto male ecc.
    sono pronto, però, a sostenervi, se mi sembrerà che quello che fate/farete possa aiutare questo porco Mondo. con tutto il cuore,
    ciao,
    enrico

  8. Pingback: Generazione botta e risposte. « Válečky.

  9. Massimo vaj says:

    Definire “Lavoratori della conoscenza” una collettività di gente che appartiene al mondo del raccontare mi sembra troppo riduttivo. Perché non chiamarli, già che ci siamo, “Convivio dei saggi”? Oppure “Dei dell’olimpo della rilegatura”?
    A questo ha portato la scrittura collettiva?
    È naturale che a un esercito si oppongano forze antagoniste che potrebbero chiamarsi, che so, “Gli angeli della critica severa”?
    Penso che quando si espongano opinioni siano le opinioni a dover essere considerate per prime, e se queste esprimono valori… gli stessi non perdano peso soltanto perché si sospetta che le intenzioni a valle che li hanno prodotti non siano del tutto esenti da bassi interessi personali.
    D’altronde resta vero il fatto che nessun autore riuscirà mai a insinuarsi, alla chetichella, nel palazzo di giada dove il grano si miete e si mangia.
    Un insieme di persone potrà costituire un partito, non una collettività di pensiero che abbia una dignità superiore a quello di una qualsiasi altra setta, a meno che questo insieme non corrisponda a un’élite intellettuale, e allora sì che la questione dell’appartenenza a una casa editrice della metà dei suoi membri può far pensare alla necessità di un chiarimento sulle ragioni della costituzione di un gruppo. Ma un’élite intellettuale può avere come finalità la visibilità alla quale tutti i reietti, che il mondo dell’editoria inevitabilmente genera, anelano? Non sarà piuttosto un orientamento intellettuale comune a dover rappresentare la qualità di questa élite?
    Orientamento che dovrebbe avere, come punto centrale, la condivisione degli stessi princìpi.

  10. Troll says:

    Perdete tempo! Fate qualcosa invece di parlare, parlare, parlare, anzi, peggio: scrivere, anzi, ancora peggio: digitare! E poi sempre dalla stessa prospettiva, con lo stesso punto vista, che noia! Reificate opinioni piuttosto che proporre narrazioni generative. TQ? pfff!!! Proprio voi, gente che smette di vivere pur di scrivere, gente che si trova nell’invidiabile condizione di non avere obblighi di prospettiva, gente persa nella propria solitudine esistenziale che pur di sentirsi gruppo, pur di sentirsi qualcosa, pur di essere dietro a un parola figa da dare in pasto alla rete, digita, digita e digita nell’attesa messianica che qualcuno se lo fili a gli dica: “Sei un genio digitante, da oggi sei parte della nostra élite di sfigati che pubblica decine di libri che nessuno legge!”. Che vitaccia! Se non siete ricchi di famiglia e ve lo potete permettere siete proprio dei coglioni a continuare, fate cose serie, basta digitare minchiate su minchiate! Sono anni che scrivete e non vi si fila nessuno e la vostra vita va sempre peggio? Se è così sospendete l’azione e pensateci su! TQ? ahahahaha! Macché! Roba da psicotici digitanti! Basta! Sempre le stesse critiche, sempre alle stesse cose, che noia! Siete peggio dei vari silviberlusconi, giulittrementi e pierifassini! Pensateci! Voi avreste la libertà se solo non l’aveste persa per darvi un’identità farlocca in cui, man mano, vi siete confusi. E basta! E poi, detto tra noi, smettetela di rosicà! Generazione? Gruppo? Conformisti!

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