Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza – parte prima

1) Fingere di rivalutare autori di scarso rilievo, da tempo accantonati dalla critica.

2) Provocare una discussione sul noir e sul poliziesco, possibilmente in un’occasione ad alto contenuto letterario quale un buffet post-presentazione di libro di nota casa editrice e di altrettanto noto autore. Attendere che siano state espresse con sicumera almeno quattro banalità e a quel punto annunciare, aiutandosi con una gesticolazione denotante grande ingegno, l’intenzione di scrivere un romanzo il cui protagonista tenti di farsi uccidere da tutti i serial-killer del mondo senza mai riuscirvi. Aggiungere, nell’attimo di pensoso silenzio che di certo seguirà la sconcertante rivelazione, che il titolo dell’opera sarà “Serial-killed”. Ora, almeno uno degli interlocutori non resisterà alla tentazione di far notare quanto sia sciocco un titolo del genere, poiché il tizio, di fatto, non viene mai ucciso. Schiaffeggiare moralmente il malcapitato o la malcapitata assumendo un’espressione incontestabilmente freudiana e il tono di voce pacato e accomodante di chi spieghi a un bambino, per la terza o quarta volta, una qualsiasi ovvietà. Con questi due semplici accorgimenti, replicare con la seguente battuta: “Ma è proprio questo il punto: il fulcro del mio romanzo sarà l’atto mancato”.

3) Scrivere un racconto su un alluce il cui motto sia: “Perché io valgo”.

4) Scrivere un racconto con il seguente argomento: Duilio si trasferisce da Mirano (VE) a Roma per motivi di lavoro. Si rende conto, ben presto, di non trovarsi a proprio agio nella capitale, soprattutto a causa del continuo ricorso all’approssimazione da parte dei suoi colleghi e superiori indigeni. Scopre un attento ascoltatore in un ragazzo cinese che lavora nel bar sotto casa sua, con il quale inizia a dar sfogo alle proprie frustrazioni dopo l’orario d’ufficio. Nascerà così una splendida amicizia, destinata purtroppo a interrompersi quando il protagonista verrà a sapere che il barista cinese, parlando di lui con terzi, ha diffuso la voce che “Duilio viene da Milano”.

5) Scrivere un racconto su un tale che pronuncia la parola jazz con la erre moscia.

6) Pronunciare la parola jazz con la erre moscia.

7) Inserire l’aggettivo “lacaniano” nelle proprie conversazioni.

8) Citare molti autori dal nome tripartito come Robert Louis Stevenson, Jorge Luis Borges, Gabriel Garcia Marquez, Edgar Allan Poe, Carlo Emilio Gadda, Sveva Casati Modignani, David Foster Wallace…

9) Utilizzare spesso ed erroneamente l’espressione “piuttosto che”. Utilizzare l’avverbio “paradossalmente” a vanvera.

10) Disprezzare la letteratura d’intrattenimento.

11) Fare letteratura d’intrattenimento.

12) Dichiarare pubblicamente la propria avversione al romanzo in favore del racconto, prevenendo con acconce argomentazioni (non importa quanto le si creda valide) le sicure illazioni di alcune malelingue su una presunta incapacità nel maneggiare gli strumenti di una narrazione più estesa.

13) Scrivere delle note che abbiano come titolo Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza che ne contengano una in cui si consigli di scrivere delle note che abbiano come titolo Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza.

14) Infarcire i propri scritti di citazioni e sfidare gli amici a coglierle. Regalare una copia autografata dell’ultimo libro pubblicato a chi riesca a individuarne il maggior numero.

15) Citare Umberto Eco con l’aria di chi la sa lunga.

16) Citare Carmelo Bene con l’aria di chi la sa lunga.

17) Recarsi in copisteria e fare il diavolo A4.

18) In presenza di intellettuali di vario genere, dire spesso frasi a effetto tipo: “non è che io sia a favore del plagio: semplicemente, il plagio non esiste”; oppure: “la coerenza è decisamente sopravvalutata”; oppure: “il neorealismo è quanto di più intellettualmente disonesto il cinema italiano abbia mai avuto”; oppure: “il minimo di pasta che occorre per due persone è cinquecento grammi”.

Carlo Sperduti

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85 Responses to Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza – parte prima

  1. è bellissimo. per il 17 non ho parole sufficenti. lo sto leggendo mentre faccio cacca prima di andare in ufficio. io alle volte vorrei essere carlo sperduti (ma non quando cade o si fa male in genere).

  2. Massimo vaj says:

    La superiorità del racconto sul romanzo è stata sancita dalla mente acuta di Ambrose Bierce quando ha detto che il romanzo è soltanto un racconto gonfiato.
    Ritenere, come ha imprudentemente fatto l’autore del romanzone sopra, che chi scrive racconti sia incapace di maneggiare gli strumenti di cui necessita il romanziere è segno di incapacità di riconoscere l’identità strumentale alla base del raccontare. Ciò che diversifica il racconto dal romanzo è riassumibile in un racconto, non in un romanzo, e questo indica l’inadeguatezza del romanzo a esplicare le proprie, alquanto discutibili, radici.
    Il racconto rispetta la traballante certezza che ha ogni lettore di essere assistito a lungo dall’armonica pulsazione dei parametri vitali che consentono il galleggiamento nella fogna esistenziale. Il romanzo se ne fotte e conta di essere letto dai nipoti che verranno.
    Il racconto ama la sintesi, il romanzo l’analisi, e tutti sanno che la sintesi è il fine di ogni analisi.
    Il racconto, quando è brutto, non ti fa rimpiangere di avergli dedicato troppo tempo e fatiche inutili, mentre il romanzo ha il solo vantaggio di poter essere regalato a qualche persona che si odia.
    Gli “strumenti” più importanti che deve saper maneggiare uno scrittore di romanzi sono riassumibili nella capacità di menare il can per l’aia, mentre quelli di chi si limita al racconto tagliano il guinzaglio di una descrizione allungata allo stremo, allo scopo di liberare la voglia di un vivere senza gli occhi incollati a delle invenzioni così poco attente alla sensibilità intellettuale di chi si troverebbe più a suo agio se conoscesse anzitempo un epilogo che il romanzo mostra di odiare.

  3. lucagiudici says:

    Immenso. Anch’io ho amato il punto 17.

  4. @gmail says:

    bello,
    alla 17 ho fatto la ola da solo…

  5. Leonardo Battisti says:

    Possibile applicazione del vademecum sperdutesco, o sperdutiano o sperdutico o sperduto o spergiuro.

    Questo vademecum è un plagio! ma ciò è un bene. Intendiamoci, io non sono a favore del plagio, semplicemente il plagio non esiste. Soprattutto oggigiorno che per essere originali non si sa più che inventarsi. Parliamo del poliziesco, ad esempio: dopo le vette raggiunte da figure come Carlo Emilio Gadda o Edgar Allan Poe, l’unica possibilità, assolutamente paradossale, ancora percorribile è quella di scrivere un thriller intitolato serial-killed, la storia di un tizio che tenta di farsi uccidere da tutti i serial-killer che incontra ma non ci riesce. Un racconto da leggere in chiave psicanalitica come espressione dell’atto mancato, ovviamente sul versante freudiano piuttosto che su quello lacaniano.
    Ma certamente scrivere un libro del genere sarebbe fare letteratura d’intrattenimento, e la letteratura d’intrattenimento è quantomeno deprecabile. Senza contare che ho parlato di romanzo, mentre è il racconto la vera forma di narrativa possibile nell’età postmoderna (ndr, aggiungerei fra gli “Appunti” l’utilizzo a casaccio della parola “postmoderno”), anche perché se scrivo poco riesco ancora a non far vedere quanto sono cane come scrittore.
    Ma anche nel racconto le possibilità narrative risultano ridotte nell’ambito del “realismo” e bisogna comunque intraprendere la strada del paradossale e/o dell’umoristico: ad esempio mi vengono in mente i miei ultimi due raconti, il primo su un tipo che pronuncia Jazz Jvazz perché ha la erre moscia, e il secondo su un’amicizia infranta per questioni di fonetica tra il buon Duilio da Mirano e un cinese, o ancora vattelappesca.
    Direte che questa è banale letteratura d’intrattenimento e che io sono un incoerente. Beh, la coerenza è decisamente sopravvalutata e poi questo tipo di letteratura serve ad arginare ogni possibile ulteriore sbocco del realismo nell’arte dopo gli ingenti danni fatti al cinema dal neorealismo, il quale è quanto di più intellettualmente disonesto il cinema italiano abbia mai avuto.
    A questo punto, mi converrebbe formalizzare questi pensieri in un piccolo vademecum che potrei intitolare “Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza” e fare così un’operazione meta-testuale che mi farebbe ottenere il plauso di Umberto Eco.
    Intanto, a voi lettori, raccomando di cogliere le citazioni che ho copiosamente introdotto in questo testo; per agevolarvi vi dirò che gli autori da cui le ho tratte sono Borges? Calvino? Proust? neanche per sogno! sono i miei amici Mario, Adelmo e Gaetano da cui ho ripreso interi spezzoni della loro ultima conversazione tenuta in un night club per donne divenute uomini a seguito di opportune operazioni e che hanno successivamente al loro cambio di sesso scoperto di essere gay.
    A quanti di voi rinverranno più citazioni, darò in premio una copia cartacea di questo scritto che sarà consegnata nello stile di Carmelo Bene: ovvero strappandola, gettandone i brandelli addosso al destinatario che verrà contestualmente coperto di insulti, di schiaffi e altre forme di violenza fisica e verbale.
    A quanti

  6. Massimo vaj says:

    Non ho potuto fare a meno di notare che la principale attitudine dei tenutari di questo blog è data dal bisogno di stupire i lettori. È, questa loro, una debolezza che mostra l’incapacità di affrontare uno scrivere che sia rivolto a far riflettere le persone intelligenti… piuttosto che meravigliare gli imbecilli.

  7. è meglio e più difficile far meravigliare un imbecille.
    una persona intelligente non ha bisogno di stimoli per riflettere, è già intellegente.

  8. Massimo vaj says:

    Allo stesso modo delle guardie carcerarie che hanno, come loro ultimo obiettivo, quello di educare i boriosi a un dialogo che deve essere intelligente anche quando privo del sostegno della modica quantità…
    Non ho avuto figli, dunque non mi sia negato il prendermi in carico embrioni il cui unico interesse consiste nel riempirsi della propria pochezza intellettuale, male amalgamata a un’assenza di creatività che si è sostituita alla dignità interiore… 😀

  9. matteoplatone says:

    Non hai avuto figli da educare?
    Prenditi un cane.

  10. matteoplatone says:

    ps
    Saluti alla Signora (pure se sterile).

  11. slegatta says:

    paradossalmente a vanvera.
    sublime

  12. Massimo vaj says:

    Eheheheh… quando non si ha a disposizione intelligenza, e conseguenti argomenti da darle in pasto, ci si rifugia nel tentativo di offendere persino una sterilità femminile che, oltre a non costituire colpa, non è nemmeno certa. Per matteoplatone, che si fregia di un inserimento nel suo nick che il suo intelletto non merita, e neppure ha acquisito per filiera ereditaria, per matteo, dicevo, non è contemplata la possibilità che a essere sterile possa essere il sottoscritto, dunque un virile maschietto. A questo suo ignobile atteggiamento è associato anche il disprezzo per un animale, il cane, che intuisce, nell’immediatezza del suo vivere il mistero dell’esistenza, la cattiveria di alcuni umani meno dotati di lui non solo nel cuore. Di cosa possa scrivere un individuo tanto povero di dignità lascio ad altri immaginare

  13. Ah, che bello quando ti accorgi che il punto 17, proprio quello che hai ricordato all’ultimo istante di inserire, proprio quello più imbecille, proprio il tuo preferito, è quello che ha raccolto più consensi (e ha provocato persino una ola)!

    Ah, che bello scoprire che Zabaglio vorrebbe essere Sperduti ogni tanto, e potergli far presente in questa sede che la cosa non è minimamente ricambiata!

    Ah, che bello quando uno come Battisti impiega una quantità considerevole del suo tempo per un commento più lungo del post commentato, quello stesso tempo che avrebbe potuto impiegare facendo qualcosa di utile, per esempio venire a casa mia e portarmi la colazione!

    Ah, che bello non avere figli da educare!

    Ah, che bello quando nei commenti a una cosa del genere ti vedi confermata l’attitudine all’inconsistenza camuffata da profondità intellettuale!

    Ah, che bello non aver più voglia di continuare questo commento!

  14. Massimo vaj says:

    Sempre l’incapacità a comprendere il senso di uno scritto si muta nell’accusa che incolpa lo scritto di essere inconsistente. È per questo che sono gli incapaci di comprendere il senso dell’esserci a bestemmiare la ragione sufficiente d’essere di ogni realtà. E non è una cosa bella a vedersi…
    Stupisce sempre che l’idiozia imbracci sempre armi spuntate ma, nello stesso tempo… rincuora.
    Ah, che bello non appartenere a questa generazione di viziatelli tronfi di sé!

  15. Massimo vaj says:

    Io capisco che l’orgoglio che riempie i bimbi accecandone l’intelligenza sia, quando si muove attorno ai trenta anni di età, ancora giustificabile, ed è per questo che non voglio ammettere siate così poco dotati. Sono un inguaribile ottimista, ne sono certo, d’altronde mi rifiuto di seppellire quello che, contrastando l’apparenza, deve pur essere il risultato dell’Intelligenza trascendente che ci sovrasta benevola.

  16. matteoplatone says:

    Tranquillo, è contemplata, è il tuo cervello -o epifenomeno dell’Uno- che non contempla il fatto che Platone sia il mio secondo nome, da cui il nick. Ma tranquillo: il tuo cervello, a dispetto della boria, dell’ignoranza, della scarsa padronanza di sintassi e grammatica; a dispetto della confusione tra boutade, scherno da una parte e convinzioni sul rapporto uomo/donna dall’altra, confusione che farebbe pensare a una sindrome di Asperger, se non fosse che gli Asperger hanno dei talenti, e tu no (rompere gli zebedei non è un talento, o maieutica hardcore: è cattiva educazione); a dispetto della pochezza mentale che non coglie linguisticamente una ipotesi perché ha bisogno di spalmare i decenni di frustrazione accumulata in ogni occasione in cui sente (a torto) di poterlo fare -fosse anche un blog o un sito di gente che si disprezza in virtù del proprio ego frustrato, tanto più frustrato tanto più si richiama a qualcosa che prescinde dall’io nella forma linguistica, ma non nella sostanza stilistica e in quanto in essa rivela della condizione emotiva e psichica (come ti farebbe notare uno Spitzer, che non è il cane che ti hanno ucciso quando eri piccolo, trauma da cui non ti sei ripreso, evidentemente)-; a dispetto dell’oggettivo fastidio e del risultare patetico insito nel dichiarare la propria superiorità, dichiarazione che stride con la realtà puerile dei comportamenti; a dispetto dell’idiozia patologica che si potrebbe (il condizionale è d’obbligo) imputare a chi sotto sotto, forse, è persino convinto di aver centrato un punto perché è riuscito a generare fastidio o nervosismo, il che equivarrebbe a dire che saltare sui piedi delle persone, laddove provoca dolore e risentimento, significa che è stato centrato un punto della questione; a dispetto del fatto che, se al paesello tuo nessuno ti si fila, probabilmente un motivo c’è e non è quello che pensi tu, ma è quello che pensano quelli che ti evitano; a dispetto del fatto che se riesci ancora ad appestare la vita altrui è perché la tecnologia ti sta venendo incontro, visto che nel web tenere le porte chiuse, non rispondere al campanello o al telefono è un tantino più difficile -brutti gli anni ’80, eh?-;a dispetto che, causa prima, ultima, seconda o causa esticazzinoncelimetti c’è chi, come si suol dire, c’ha una vita, e quindi non ti si risponderà più dopo un po’, per cui fattene ‘na ragione; a dispetto del fatto che sì, “epifenomeno dell’Uno” è stato usato a cazzo perché i tuoi meccanismi di negazione dei problemi che ti affliggono da molti, troppi anni entrassero in azione per trastullare l’inconscio mentre continuavi a leggere, senza ferire eccessivamente il tuo mai abbastanza gratificato narcisismo; a dispetto di tutto ciò, il tuo cervello può sopportarlo.
    I nostri testicoli no.

    eh eh eh eh eh ah ah ah ah oh oh oh

    Credersi filosofi investiti da una missione, ed essere solo troll logorroici e senza vita sociale et sanza prole. che ficata!
    In ogni caso, visto che lo hai chiesto: ti è negato fare da padre. Puoi solo imporre fastidio, e chiamarlo pateticamente “missione”. Ce l’abbiamo tutti un padre, non c’è bisogno di uno che è il carceriere di se stesso, in primis, e poi di chi gli sta appresso.

    ps
    Saluti alla Signora (e ai tuoi spermatozoi, e all’Uno che ha deciso di non propagare ulteriormente Vaj)

  17. Massimo vaj says:

    Non mi permetterei mai di indagare le ragioni divine per le quali la tua presenza nell’universo sia necessaria alla sussistenza dell’insieme cosmico. Posso solo riconoscere che la tua presenza debba essere l’ineluttabile conseguenza della necessità di un contrasto che assegna gloriosa imponenza a qualsiasi tenue intelligenza si trovi, suo malgrado, a dover essere accostata a quella che sostiene il cattivo gusto della tua incapacità critica. Lo so anch’io che in questo blog non sono tollerate indebite ingerenze che giudicano dall’alto di princìpi così difficili da intuire. Tuttavia la consapevolezza dei princìpi universali non è un merito individuale ed è proprio per questo che nessuno può considerarla un’invenzione personale. Non ci può essere orgoglio intellettuale in chi vede la verità dei princìpi.
    Non perderò tempo, come tu hai fatto, per criticare la correttezza sintattica e grammaticale del tuo esporre, perché non è la correttezza espositiva la depositaria della conoscenza. La verità non considera le belle parole come essenziali alla comprensione di concetti che già sono ardui anche quando privati dei fronzoli inutili che abbelliscono il falso. Non ti scomporre troppo, Matteo, non è con la rabbia o l’invidia che si può migliorare la propria posizione, sull’ipotetica scala gerarchica che caratterizza la stupidità di chi sta in basso. D’altronde anche il basso ha la sua pregiata funzione, che è poi quella di tener ferma la scala per allontanare il rischio che si corre sempre quando, dall’alto, si è preda di vertigini se si guarda giù.
    Non ti incolperò se non comprendi ciò che scrivo, né farò un merito del fatto che io capisco le ragioni del tuo livore.

  18. Sarà forse una provocazione, ma io amo Massimo vaj.

  19. Massimo vaj says:

    Non confondere la filosofia con la metafisica; la prima è di un ordine individuale, dunque ipotetico, mentre la seconda lo è di quello universale, quindi sovra-individuale e sovra-razionale. So che al liceo vi dicono che la metafisica è parte della filosofia, ma persino tu non farai fatica a comprendere che l’universale non può essere contenuto dall’individuale.

  20. Massimo vaj says:

    Non mi ritengo, a nessun grado, responsabile dell’auto-denuncia, altrove chiamata “outing”, di Carlo…

  21. Toni Bruno says:

    Grazie ragazzi, a me mi imparate tanto ogni giorno e quindi fregatevene di massimo che usa le parolona per dire la sua, se sarebbe più intelligente ci imparerebbe a tutti a pisciare senza mani e senza sporcare la tazza.
    grazie ragazzi

  22. Massimo vaj says:

    Io non sono un provocatore, sia chiaro, benché la vita, nella sua drammatica crudeltà, possa anche essere considerata tale. Ho scoperto, e da un bel po’, che non è la felicità ad attrarre la mia attenzione, né a costituire un obiettivo degno di ammirazione. Questo esclude che l’infastidire il prossimo sia, per me, corroborante. Io non sono un portatore di verità, ma soltanto qualcuno che le è sfuggito a lungo e che, ora, la deve sopportare.

  23. Toni Bruno says:

    non o capito…

  24. Massimo vaj says:

    Occhio, Toni, che in un attimo matteoplatone ti dice dove hai mal posizionato la virgola escludendoti dal gota dei cultori, non del fisico e nemmeno della mente, figurarsi dello spirito… 😀

  25. Massimo vaj says:

    Il capire è diverso dal comprendere. Si potrà capire un difetto, ma per comprenderlo bisogna prima viverne gli svantaggi.

  26. Toni Bruno says:

    a me mi piace matteoplatone di come scrive perchè lo capisco e non debbo chiedere alla mia fidanzata di spiegarmi quello che a scritto. io invece non capisco una minchia di quello che ai scritto e siccome che la mia fidanzata e a lavoro mi sento un pò in difficoltà, questo volevo dire

  27. Massimo vaj says:

    Immagino tu abbia già controllato che non sia matteoplatone a spiegare alla tua fidanzata cosa dirti dopo…

  28. Toni Bruno says:

    questa lo capita, mi aspettavo una risp più da profeta
    legiferami questa minchia ti risponderei se non avrei imparato che a risposta scema si risponde con risposta e basta. grande karate kid!
    grande ragazzi grazie di quello che metete qui lasciatolo perdere massimo che e triste secondo me

  29. Massimo vaj says:

    Sai, Toni, in un blog intellettuale dove si riconosce il ruolo dominante di un salotto bene, anche dopo che è stato buttato in discarica, si tende a dare importanza eccessiva alle vesti dentro alle quali il dover significare si vergogna di non avere nulla da dire, ma lo dice lo stesso facendo giri di parole che rifuggono la centralità sintetica, per avvinghiarsi alla stupefacente vacuità nella quale la pienezza di sé si gongola estatica. Se proprio si deve credere a qualcosa non è meglio credere a ciò che tutti acclamano come superiore? Meglio tentar di conoscere, ma per conoscere è necessario chiedere e per chiedere è indispensabile porsi questioni. È un vero peccato che le questioni vengano a porsi solo quando la propria boria si è addormentata.

  30. Toni Bruno says:

    ti rispondo verso le 19 che torna la mia fidanzata ciao

  31. Massimo vaj says:

    Se non torna poi non ti lamentare di averle dato l’anello troppo in anticipo.

  32. Massimo vaj says:

    Marilina crede che l’essere intelligenti faciliti la comprensione. Potrebbe anche, ma di norma allunga la strada e la contorce, perché uno dei difetti più grandi che l’intelligenza si porta sulle spalle sta nel fatto che quando un individuo scopre di essere intelligente si eccita, e l’eccitazione è l’ultima qualità dell’intelligenza.

  33. Toni Bruno says:

    perchè agli altri ci parli di cultura e a me mi fai le battutace sulla mia fidanzata?
    bo ciao

  34. Massimo vaj says:

    Caro Toni, sono in pochi a sapere che il dispregiativo non vuole la “i” dopo la doppia “c”. Se tu avessi scritto battutaccie avrei iniziato a fare discorsi difficili anche a te.

  35. Toni Bruno says:

    touché, vado a fare la spesa. Divertitevi.

  36. bruno di marco says:

    sono quello della ola
    mi sono accorto che al posto del nome c’è scritto un pezzo di indirizzo mail
    capita
    quando non si è intelligenti…

  37. Massimo vaj says:

    Quando non si è intelligenti non ci si accorge di nulla che sia falso e ogni errore appare come necessario alla propria incapacità di vedere.

  38. Stefano Petrocchi mi fornisce un’interessante variazione, da lui detta “impertinente”, del punto numero 17: “masturbarsi distesi su un foglio 29,7 x 42cm e immaginare di farlo A3”

  39. michele pincherle says:

    cazzo, ma li fate entrare proprio tutti su ‘sto blog….

  40. a.roman. says:

    ovviamente michele pincherle sono io

  41. Massimo vaj says:

    Adesso che lo sanno ti faranno uscire… 😀

  42. Massimo vaj says:

    “Invariabilmente il gioco di parole attira gli intelletti che non sanno andare oltre le parole”.
    “La comicità che irride i nomi è becera quasi quanto coloro che la utilizzano”.
    Nessuno di voi indovinerà l’autore di queste due considerazioni. Vi do una dritta: non lo conosco nemmeno io, ma ne condivido la visuale.

  43. Massimo vaj says:

    L’apostrofo mostra un’elisione, si sa, ma usare la raffinatezza di metterlo davanti a “sto”, per falciare fraintendimenti pericolosi, nella volontà di indicare che non si “sta” da nessuna parte, ma s’intende giusto accorciare il pronome dimostrativo “questo”, allo scopo di far notare la propria sconfinata cultura che lascerà traccia nella memoria dei secoli a venire… dicevo, esimio Michele, che la tua è stata una manovra da imprevedibile e smaliziato scrittore… 😀

  44. Massimo vaj says:

    Risponderti perché e per cosa? Io non ti ritengo intelligente a sufficienza da consentirmi di farlo. Essere ridicoli agli occhi di chi crede di essere il padrone della libertà in un blog non è da considerarsi poi tanto male… 😀
    Se pensi che questa sia casa tua dimmelo, ma prima spiegami perché io sarei ridicolo, e fallo con circospezione perché la mia intelligenza è in agguato e sa riconoscere le intenzioni malvagie e opportuniste, che non tollerano le critiche… figurarsi se tentano di comprenderle.

  45. michelozzo pincherlis says:

    ahahahahahaha… MV, sei un tajoooooo….!

  46. marco b. says:

    la citazzione é sempre inci(n)ta. Filosofia dura, dura come l’acciajo.

  47. Massimo vaj says:

    Non ho mai amato il privato, dove si dicono cose che devono poi essere smentite in pubblico. AndreaCoffami mi dà del ridicolo, anche se in privato è combattuto tra ridicolo e maleducato. L’indecisione è la virtù dei forti, ma solo quando si sta in bilico su un cornicione.
    Quando io insulto qualcuno, e tolto il Padreterno non lo faccio quasi mai, spiego dettagliatamente le ragioni del mio insultare. È certo, però, che mai ho detto a qualcuno di reputarlo intelligente e ridicolo nello stesso tempo, perché le due dimensioni dell’essere sono incompatibili tra loro. Per ciò che si attiene al maleducato la faccenda assume sfumature più intriganti, perché l’educazione varia al variare delle latitudini. In Giappone è educato zurlare la minestra rumorosamente, mentre nei paesi del Magreb si comminano multe a chi scoreggia, considerando però il rutto un segno che si è apprezzato il pasto.
    Nel caso in questione la mia maleducazione è il risultato della reazione ai tentativi, andati a ramengo, di un gruppo di ragazzi poco dotati che pisciano per il web marcando tutti i territori possibili nel tentativo, culturalmente insignificante, di diventare ricchi ma, soprattutto, famosi. E questo lo fanno in un universo che, a dispetto loro, cambia di continuo in tutto, tranne che nel mostrare che la ricchezza e la fama sono sempre ottenute a scapito della povertà e dell’anonimato spirituale di altri che sono più intelligenti ma, disgraziatamente, anche maleducati…

  48. Massimo vaj says:

    Caro (si dice per educazione) Andrea, è da maleducati dare del maleducato in pubblico, senza chiarirne le ragioni, e poi pretendere di chiarirle in privato, in modo che nessuno sappia della mia difesa. Tu credi che io sia intelligente, di seguito credi che ci sia di mezzo anche la maleducazione, poi credi che io sia pure ridicolo. Non ti sembra che il credere sia un tantino inferiore al conoscere? O è da maleducati il pensarlo senza crederlo?

  49. Purtoppo mi pare di capire che nulla ti smuoverà. Ti reputavo una persona intelligente. Mi sbagliavo. Una persona intelligente accetta i consigli e fa autocritica. Tu sei solo uno dei tanti che crede nel suo credo e non ascolta gli altri. Sei un logorrocio virtuale che non sente nulla se non le sue parole. Com eun bimbo di tre anni che ripete “Cacca fame cacca fame” credendo di avere sei anni, ma parlando come un diciottene universitario. Ecco in cosa consiste la tua bolla di carne vuota. Ecco in cosa consiste la tua maleducazione. Se tu mi inviti a casa tua ed io continuo a parlare a raffica, di ogni cosa e mi chiedi gentilmente di placarti perchè hai mal di testa o perchè magari in casa tua gradisci la pace (almeno per una giornata) e io non ti ascolto, anzi parlo ancora più forte e ancora di più fregandomene di quel che mi dici, beh io credo che questo sia egoismo e maleducazione. Mi dispiace veramente per te. Lo dico sul serio. E’ difficile vivere con un carattere come il tuo. Questo ti avrà recato molto dolere e di questo mi dispiace. Tu forse dirai di no, ma probabilmente perchè non “ascolti” e ti rifugi in tuo mondo dove il diamtro che ti circonda è sempre fiorito mentre è marcio. Ma non lo vedi, vedi solo con i tuoi occhi. La tristezza che mi rechi è tanta, ma non per questo ho pietà di te. Perchè l’anima umana muta nel tempo e se non vuoi mutarla meriti la tua condizione di deplorevole tumulto e agoinia. Ti ho semplicemente detto: andiamo in cucina che in salone diamo fastidio, ma tu non hai “ascoltato” perchè troppo preso dal tuo ego incostistente che si riempe solo se immerso in una folla (virtuale). Tu non sei intelligente, sei solo un furbo e scaltro personaggio virtuale. Hai tutto il mio disprezzo. Come una suora che buona e dolce appare ma che di danni ne ha fatti a generazioni di pargoli innocenti. Ed ora per favore non farmi l’origine di ogni nuovo termine che ho utilizzato. Non ne ho bisogno. se poi vuoi farla al tuo pubblico di alunni… a te la cattedra. E con questa risposta, da ora in poi meriti la mia inesistenza. Divertiti se proprio ti diverte divertire.

  50. Massimo vaj says:

    È dall’età nella quale la barba sfidava il ridicolo che mi sono rassegnato al disprezzo altrui e, in questo, mi sono ritrovato vicino, nella passeggiata impervia, a una verità disprezzata anch’essa perché non si piega né si lascia spezzare. Io sono parte di questa verità, anche se non su uno dei suoi lati dove avrei voluto riposare, ma si è sempre in tempo a scansare il proprio ego per lasciar spazio al fluire di eventi che hanno sempre da insegnare qualcosa di buono attraverso il cattivo. Diversamente da quanto fai tu io non ti disprezzo, perché conosco le trappole che la propria boria tende al fine di sviare l’attenzione dalle cose essenziali. Il mondo è un organismo vivo, che pulsa e crea condizioni difficili per tutti; che siano intelligenti o stupidi per il mondo è un dettaglio che non ha bisogno di essere chiarito, perché le situazioni adatte alla crescita o la decrescita di ognuno sono a disposizione, nel loro intrecciarsi, in una quantità indefinita e grandiosa. Noi le chiamiamo coincidenze accidentali, il mondo non le chiama ma le attua a nostra insaputa. Quando qualcuno desidera allinearsi al vero che conosce per certo deve spostare la propria attenzione a lato dello scorrere del vivere, e osservarlo sforzandosi di capire il perché tutto si muove e cambia e, insieme a questo considerare, disporsi a intuire la legge immutabile che obbliga il tutto a mutare. Cambierò io e lo farai anche tu, entrambi non possiamo anticipare se in meglio o peggio, dipenderà dalla nostra onestà interiore alla quale la nostra intelligenza si disseta o muore.

  51. Massimo vaj says:

    Una persona intelligente, secondo te, Andrea, accetta i consigli e fa autocritica?
    Significa, forse, che Gandhi è stato stupido a non seguire i consigli datigli dagli Inglesi?
    Ho il timore tu sia convinto che Falcone e Borsellino avrebbero dovuto dar retta alla mafia…

  52. Sei un coglione. Fottiti e crepa da solo. Addio.

  53. Massimo vaj says:

    Mi ricordi la prima delle mie dodici mogli le quali, come gli apostoli, mi tradirono tre volte ognuna, ma lo fecero durante il canto del gallo, non prima, e il gallo se lo becco lo faccio arrosto… 😀
    Dai Andrea, non fare il fessacchiotto isterico, altrimenti darai a credere che l’età di un individuo lubrifichi l’intelligenza e sia tu che io sappiano non essere teoria corrispondente al vero 😉

  54. Massimo vaj says:

    In più sei l’unico con una faccia interessante nel gruppo degli scrittori precari che hanno l’aria di essere stati sempre alla lavagna a scrivere i nomi di quelli che disturbano mentre la prof. è fuori a sorseggiare il caffè…

  55. luca piccolino says:

    ragazzi questo vaj è un troll, e come tutti i personaggi di fantasia se smetti di crederli esistenti, svaniscono e restano nelle maglie dei ricordi e nei racconti orali. Ognuno ha le sue manie, nessuno ne è esente, quando la mania è creare scompiglio in un blog, capisco che la cosa può sembrare strana (più del dovuto), oltre che maleducata e triste. Del resto non lo conosciamo di persona e non è neanche giusto prendersela con chi puo’ avere problemi di qualsiasi tipo. Siate accondiscendenti e pazienti, qualcuno ( di certo non il padreeterno) vi ricompenserà .

  56. Massimo vaj says:

    Ma chi o casa dovrebbe essere un troll? È un rompicoglioni? Quando mai un rompicoglioni utilizza l’intelligenza per scovare contraddizioni che poi motiva accuratamente come faccio io?
    Scompiglio in un blog?
    Ma il blog nasce per cercare ragioni che scompiglino la tiepida calma rassicurante che fa credere di essere arrivati da qualche parte desiderabile. Il muoversi dell’esistenza crea scompiglio mischiando le carte con le quali il fato cambia, senza mai avvisare, il proprio orientamento. La stessa dialettica ha la funzione di creare scompiglio in modo da togliere dal trono certezze incapaci di sopportare la sofferenza data dalle contraddizioni irrisolvibili che la dialettica svela.
    Certo, ho notato anch’io che nel filmino di presentazione gli scrittori precari si pubblicizzano consigliando di cliccare sul “mi piace” di facebook, e contano su twitter come un bimbo sulle tette della mamma per ingrassare velocemente. Lo so che lo scopo di questo blog è riassumibile dalla parola “successo”. È per questo che non sono in armonia col gruppo. Per la stessa ragione provo a farglielo notare con argomenti lucidi, magari anche irridenti, ma loro sono ragazzini boriosi dalla testa dura e ne hanno bisogno. Guardatevi dalle facili soluzioni; darmi del troll è la via breve per restare nella stupidità di chi non accetta critiche. Assumetevi responsabilità dicendomi di andarmene via e io lo farò in fretta, ma con dispiacere, perché non scrivo qui per perdere tempo. A tutto questo si aggiunge il grave fatto che dandomi del troll assicurate al nefasto mondo dei rompicazzo, stupidi e frustrati, la patente di individui lucidi e amanti della verità principiale.

  57. Massimo vaj says:

    Principiale, per coloro che alla scuola preferiscono, come le ho preferite io, le canne, significa “di principio”… 😀
    Chi preferisce gli applausi alle critiche non merita di essere criticato.

  58. luca piccolino says:

    te lo dici da solo che sei intelligente eh?
    ha ragione michelozzo sei proprio un tajo.
    Io però continuo a non prendermela con te, si capisce che non stai bene.
    Addio

  59. Massimo vaj says:

    Si è mai visto un individuo intelligente che si dà dello stupido? Per dirla con Schopenhauer: “Nelle persone di capacità limitate la modestia è semplice onestà, ma in chi possiede un grande talento è ipocrisia.
    La modestia fasulla la lascio a chi sa mentire.

  60. Massimo vaj says:

    Che strano blog… tutti che mi dicono addio, forse nella speranza di non aver più da discutere su ciò che ignorano… 😀
    Be’… a dirla tutta me lo disse anche mio padre, e per fortuna che non aveva animali domestici, altrimenti si sarebbero messi anche loro a salutarmi in forma definitiva.
    Che mondo crudele! Speriamo che nell’aldilà, dove pare non ci si ritrovi nel pantano dell’estensione infilata nella durata temporale, le condizioni del semi-vivere ostacolino queste scenette da Stazione Centrale, ma nutro seri dubbi che un ennesimo addio non mi sarà appiccicato alla schiena… 😀

  61. Marco says:

    http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=38885338991
    Guardatevi la Tana del troll … sei un bluff e cerchi successo. Sei un bluff e non sei utile nemmeno come cesso. Sei un bluff e stai qui per far si che la gente clicchi sul tuo sito inutile. Sei un bluff: dici di non essere un Troll eppure avevi una pagina su facebook, un gruppo, caro vajmax@libero.it. Smettila e ricoverati. E’ l’unico modo per uscirne con un po’ di dignità. Cosa che non hai a quanto pare predicando ma non avendo braccia per razzolare.
    Uomo barzelletta vergognati!

  62. Chissà, magari accanto ad un “get me kicked”.

  63. Massimo vaj says:

    Il gruppo su FB era ironico, perché è divenuto normale dare del troll a chiunque non sia d’accordo in anticipo su concezioni inaccettabili come sono quelle della ricerca di successo e ricchezze. Scrissi anche un raccontino brevissimo su cosa possa significare essere un troll.
    Non mi stupisce il tono di Marco, così incazzato che ho pensato si trattasse di una donna offesa. Ma qualcuno, leggendo i miei post, e capendone il senso (cosa non certa) può seriamente pensare che siano scritti di uno stronzo che provoca per futili motivi?
    Si può credere che per disturbare senza ragioni si possa scrivere quello che ho scritto?
    Qualcuno ama la ricerca sul web, che dà risultati spezzati e staccati dai contesti nei quali erano inseriti gli spezzoni estratti, ricerca eseguita con lo stile dei giornalisti di Libero?
    Questo sotto è il mio raccontino, e dalla sua lettura è facile capire qual’è il senso di una storielletta che ruota attorno al rifiuto di un essere, non alla figura del troll che, quando è realmente il rompicoglioni che questo cattivo attributo suggerisce, è da detestare almeno quanto coloro che creano le condizioni perché lui esista.

    Il troll

    Lo sforzo terribile gli stava gonfiando le vene di un collo non ancora completamente formato, e gli spingeva in fuori occhi che avrebbero voluto rimanere ciechi, davanti a quell’universo ostile. Pulsazioni sconosciute gli schiacciavano le molli tempie e lui urlava, e scalciava impazzito dal dolore, mulinando le mani senza unghie per graffiare quegli spasimi inconsulti e ottusi. Non ce l’avrebbe fatta, lo sentiva, a mantenere intatta la sua libertà. Ora era in mano a quell’altra, quella che doveva fare i conti con il resto dell’esistente, quella relativa. Era lei che lo forzava impietosa. Era lei che aveva ideato quel ciclo vizioso e folle, nel quale la sua testa, non ancora chiusa, premeva contro quell’altra di testa, quella dell’utero odioso che la rifiutava e, premendo, la stimolava a schiacciarlo ancora di più, in quelle maledette contrazioni che, alla fine, lo avrebbero vomitato fuori. Nel sangue sporco della vita.
    “È un Troll! È un Troll!”… tossì il dottore, colpendolo con un ceffone sul culo pavido.
    Lui, da tutto questo, aveva già imparato cosa avrebbe dovuto fare contro tutto ciò che mostrava di amarlo…

  64. Massimo vaj says:

    Questa era la presentazione di quel gruppo. Tengo a precisare che sono anni che sono uscito da FaceBook, ed è la prova che non cerco alcuna visibilità.

    Il Web è parte del mondo e deve rispettare l’ignobile legge della cattiveria mascherata da bontà ragionevole, quando la bontà, per sua natura, non è ragionevole(nel senso di convenienza materiale), altrimenti sarebbe cattiveria. Nel Web ci stanno i Forum, che sono salotti più o meno “bene” dove scorrazzano le abiezioni umane, le quali vorrebbero convincere di essere auspicabili. In questi “salotti buoni” c’è una consuetudine rodata: quando arriva un’intelligenza che eccede quella dei componenti il Forum la si caccia con l’accusa di essere un Troll. Il Troll è considerato cattivo perché non è in accordo con l’abitudine di mentire a scopi di lucro intellettuale e convenienza bruta, e non ama essere affettato e leccare senza sputare mai. Io sono stato accusato di essere un Troll così spesso da essermene innamorato, per questo apro una dimora destinata a coloro che non vogliono leccare né sputare, ma che amano dire ciò che sentono e pensano, gentilmente e con garbo, almeno tanto quanto determinazione a cercare di capire perché non siamo tutti dei Troll.

  65. Massimo vaj says:

    Non pensate sia interessante affrontare l’argomento “Troll”?
    Per Troll io non intendo gli spaccamaroni, a scarso grado intellettivo, che edificano la loro storia personale attraverso il caricare a testa bassa al di là di ogni ragione che non riguardi la loro malata personalità. Io sono stato accusato di essere un troll, ma ho forse detto di considerarmi tale? Ho, invece, affermato che se l’essere dei troll significasse non leccare culi e non essere tesi al successo… allora evviva i Troll. Anche dei cretini capiscono le differenze che dividono tesi incompatibili tra loro: la prima che esalta il disturbare persone non può convivere con la seconda che tenta di far luce sulle ragioni delle accuse a chi ingiustamente è chiamato Troll. Le accuse che mi sono state fatte spaziano dal mio non saper scrivere, cosa manifestamente assurda, al coltivare ambizioni di successo. Ora chiunque abbia dato un’occhiata al mio blog si deve per forza essere accorto che gli argomenti da me trattati non sono alla portata di una moltitudine di lettori. La metafisica è per pochi. Attitudine della metafisica non è quella di essere chiara a tutti, ma di mantenersi aderente ai princìpi universali dai quali la realtà difficile che viviamo trae la sua origine.
    Non ho alcuna difficoltà a lasciarvi dove vi piace stare, discutendo di come fare per essere conosciuti da tutti. Non crediate che io ami la stupidità di chi non ha mai vissuto nulla di così interessante da dover essere nascosto…

  66. Massimo vaj says:

    Ah… scordavo… il troll genuino mai lascia traccia di sé, usa nick di fantasia, non si firma con nome e cognome come faccio io né mette la propria faccia. Okkey, forse la metto perché sono, nonostante l’età, ancora abbastanza carino, per questo non disprezzo chi mette scarpe da tennis o niente del tutto. Dovete tutti convenire con me, però, che sembrate una schiera di ragazzini poco svegli che se la prendono con chi non ha le stesse caratteristiche che pare vi accomunino nella condivisione di personalità perfette per la fiera di paese che fanno a Pontida i leghisti… Già, scordavo che “Scrittori precari” non ha collocazione politica e accetta di tutto, basta che la quantità dei suoi estimatori superi la qualità che manca all’insieme. Questo post è da troll, sono il primo a riconoscerlo, ma a questo punto ritengo mi8 abbiate dato ottime ragioni per essere irridente. Ora mi attendo che mi diate del cullattone finocchio o che so… dell’ebreo cristianotto nergro o del radical shìc oppure integralista muslim. Ah, fate pure come matteoplatone e scrivete tre righe di fila: gnè gnè gnè…

  67. a ‘sto punto urge dare una rubrica settimanale a Massimo Vaj, secondo me è l’unica…

  68. Massimo vaj says:

    La intitolerai: Cosa non si deve fare per avere successo nella vita, ma avercelo dopo morti… 😀

  69. Massimo vaj says:

    È mai possibile, Simone, che tu non riesca a fare altro che immaginare, per te o per altri, modi di pubblicizzazione? Mi piaceva tanto quando stavi muto, rannicchiato nell’anonimato, in attesa che un destino auspicabile mi stramazzasse a terra, nel mezzo di una chiazza di sangue, da raccattare per mostrare a tutti che nello stesso giorno, di tutti gli anni a venire, non si sarebbe sciolto dal grumo nero, attaccaticcio di peli e cervella, che fu nel suo giorno migliore.

  70. Io stavo solo cercando un’alternativa per canalizzare la tua mania di protagonismo. Conta il numero dei commenti che hai fatto in questi mesi, e vedi tu se non ti sei pubblicizzato abbastanza.

  71. Massimo vaj says:

    A dirla tutta dovresti essere tu a contarli, perché mai avete avuto un simile traffico. Sono gli scrittori precari a essere interessati alla pubblicità, non io, consigliando a destra e a sinistra (politica compresa) di cliccare sul “mi piace”. Io non pubblico, non tratto con gli editori, ho un blog di metafisica e storielle che non può essere apprezzato dai normaloni ai quali il vostro blog è dedicato, dunque oserei dire che non è questo il posto dove raggranellare adepti. Non credi?
    Qui non ho fatto altro che difendermi da accuse gratuite e di cattivo gusto, e l’ho fatto senza cattiveria ma con simpatia. Puoi anche riuscire a immaginare cosa potrebbe fare uno, mediamente sveglio come io sono, quando diventasse cattivello… La questione è che sono un buono e non me lo posso concedere.
    Facciamola finita, prendiamoci una “pausa di riflessione”, come è d’uso nelle cattive famiglie, e tronchiamo questa relazione, letteraria e pervertita. Riesco a capire che vi piacciano solo i complimenti…
    Mi basta che tu dica: — Non farti più vedere in questo blog, perché agli scrittori precari interessano solo i rapporti con gli editori che pubblicano, non con i barboncelli di periferia quale tu sei— e io me ne andrò soddisfatto a infierire da un’altra parte del pianeta…

  72. Massimo vaj says:

    Ehi, scrittori precari, state dimenticando che è proprio il bla bla che caratterizza gli scrittori distanziandoli dagli individui consapevoli. Ehh… che vergogna sputare sulle uniche qualità che state ricercando… 😀 Pare quasi vogliate rifiutare l’onorevole aiuto che un maestro del genere vi sta generosamente donando.
    Ma noi maestri dello scribacchiare non ci lasciamo intimorire per così poco. Non sarà il disprezzo e neppure la calunnia a demotivarci; noi, che abbiamo vinto le tenebre dove la giustizia e la verità attendono invano che l’armonia del creato sia riabilitata agli occhi dei sempliciotti, noi maestri, dicevo, siamo tosti e da considerare come quasi irredimibili e non pentiti.

  73. Guarda, se davvero ci prendiamo una pausa di riflessione mi rendi felice 😀

  74. Massimo vaj says:

    Ma siete certi che lo stare seduti attorno a un tavolaccio, esibendo un’aria disinteressata quando sotto al culo vi sfavillano scintille, ansiose di trasformarsi in fuochi d’artificio, siete certi di volervi immergere nel tempestoso vivere di chi sta al centro delle critiche di chi non sa far altro per campare? Guardate che diventare famosi ha dei risvolti assai deprecabili e odiosi, che fanno sembrare il SUV sotto casa un orpello inutilizzabile. Dovrete andare in giro occultati dietro a vetri oscurati come le vostre coscienze, firmare centinaia di copie dei vostri libri a gente che vuole essere amata da chi gli sta spillando soldi, subire conferenze stampa dagli stessi giornalisti che, finito con voi, torneranno a leccare i culi dei loro padroni. Mai un moto di genuina simpatia si accosterà alla vostra disgraziata esistenza, mai uno sguardo disinteressato di femmina vogliosa, e persino il vostro bimbo vi si attaccherà ai calzoni di stoffa pregiata, della quale non ricorderete il nome del filato, ricattandovi economicamente per lasciarvi in pace.
    Alla fine vi resterà solo sperare di essere ricordati per non avercela fatta a sopravvivere alla ricchezza priva di dignità. Rifletteteci sopra e poi cambiatevi le mutande… 😀

  75. Io da oggi rispetterò il silenzio e la pausa di riflessione. Torno nell’ombra: seguitemi o miei seguaci…

  76. Massimo vaj says:

    Sei di una simpatia esilarante. Credo tu sia nato maschio perché il carattere della tua personalità non avrebbe avuto un margine per l’incazzo dato dalle mestruazioni. In compenso hai una natura gentile, e la gentilezza non esisterebbe senza l’intelligenza.
    Per questo ti lascerò in pace come desideri. Ciao, e fatti ringraziare dagli altri 😉

  77. Pingback: Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza – parte seconda « Scrittori precari

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