CARPE PESCEGATTI BADANTI & VAMPIRI *

(Segmenti di vita in Padania)

La telefonata è arrivata al giornale, data come prioritaria: sono partito. Sono impietrito. È una delle cose peggiori che abbia mai visto, orripilante, eppure attorno a me tutti sembrano soddisfatti e orgogliosi, i pescatori si alternano nelle foto, qualcuno sta girando un video col telefonino, ci sono anche i volontari di mezza età con i giubbotti arancioni che hanno stappato alcune bottiglie, poi il protagonista principale torna padrone della scena. Mi guarda. Si aspetta che inizi a intervistarlo, si pulisce il palmo delle mani sul gilè verde militare, ma l’odore tremendo aumenta, la cosa è ormai da troppo tempo all’asciutto sulla riva del laghetto artificiale. Ha occhi enormi, delle dimensioni di un occhio umano, ma meno sporgenti. Dovrei chiedergli con quale esca ha catturato la carpa gigante. Quanti minuti di lotta hanno preceduto la cattura. Cose così. Ormai il pesce-siluro è arrivato al quintale, ma quell’intruso extracomunitario non fa più notizia. Però una carpa nostrana di quaranta chili non si vedeva da tempo. Forse non si era mai vista. I pescatori fuori dal casotto assentono consultandosi in brevi mugugni. È un segno della Storia. Un risveglio della fauna indigena da intendersi come sintomatico di qualcosa di più generale. E importante. La cosa in realtà pare abbia lottato con molta violenza, ma per pochissimi minuti, forse drogata da mangimi o indebolita dalla vecchiaia. Avvicinata alla riva, nessun guadino avrebbe potuto contenerla, due pescatori sono scesi in acqua per catapultarla sull’erba. Pareva già morta. O molto serena. Dormiente. Quasi nessun movimento di coda. Come pescare un fossile, ma non glielo faccio notare, non capirebbero. Continuano a essere eccitati, ora forse un po’ meno di prima, guardano la cosa. Puzza sempre di più.
La domanda conseguente lascio che si formi spontanea. Fanno tutti no e muovono le braccia, no, la carne della carpa è quasi immangiabile, peggio di quella del siluro, almeno quella, cucinata bene alla brace facendo colare il grasso, non è poi male.
I nostri nonni mangiavano ‘sta roba, quando c’era la miseria vera. Quelli dell’est, loro sì, mangiano il pesce d’acqua dolce. Silenzio. Si medita.

Una signora, rossa come un frutto maturo, con maglioncino rosa e denti d’oro non finisce più di ridere. Il Pick Up che fa da feretro alla cosa ha accostato sulla piazzetta della banca, le donne fanno la spola tra le panchine e il bagagliaio del fuoristrada, un paio si fanno il segno della croce, la cosa giace al centro del cassone, sopra un telo giallo, incastonata tra blocchi di ghiaccio irregolari, anche i pescatori ridono, ma non riescono a decifrare la reazione. Non so come andrà a finire, forse le bulgare, le rumene, o non so quali accidenti, mangeranno questo mostro repellente, ne dubito, l’ilarità è eccessiva, anche a loro questa situazione pare assurda. Potrei cercare di interrogarle per farmi spiegare qualche ricetta, le ricette funzionano sempre, ma le foto che ho fatto sono sufficienti per l’articolo: la cucina e il sesso sono da sempre il lubrificante di ogni integrazione tra invasori e invasi. Quando ripasso davanti alla banca con la mia macchina, la delusione sui volti dei pescatori mi sembra evidente. L’aiuto umanitario non è stato gradito.

Ricapitolando, c’è la provincia malata, sesso, extracomunitari, donne assassinate, siti porno, uomini in sovrappeso vestiti di arancione che punteggiamo misteriosamente il territorio. Gaba, se vuoi ci metto un piano regolatore che si autoalimenta di imbrogli e amici degli amici, geometri d’assalto, le mani sulla città, inutili Palazzi della Cultura, rotatorie cariche di misteriose cariche magnetiche, bifamiliari in pietra a vista con macchie di umidità, muffe e crepe, muri coperti da insetti, parchi invasi da viscide lumache senza guscio, serpi, erbe selvatiche cresciute in poche ore. Nel parco che costeggia la pedonabile alcuni pensionati hanno coltivato ortaggi, ma da quella terra sono esplosi solo degli enormi asparagi insapore con il fusto duro come legno. I vecchi ne ridono, li chiamano asparagi matti, fanno battute a sfondo sessuale, ne impugnano uno all’altezza della cintura e lo mostrano alle badanti, loro non si offendono, mostrano l’oro in bocca e deridono le velleità erotiche dei coltivatori. Tutto sembra ordinato in paese, tutto è perfetto, Gaba, se ti accontenti di una panoramica con Google Maps non ti accorgerai che tutto qui è moribondo, i lotti sono divisi in modo armonico tra verde e rosso edificato, ma qui sul posto la faccenda è diversa, questo luogo ti debilita, ti ruba energia e tu muori per sfinimento. Perché non rimane nulla da fare e nemmeno la conservazione è possibile, la conservazione è stallo, condizione che non puoi mantenere in eterno. Queste sono terre strappate alle acque dalle bonifiche, siamo dove dovrebbero stare carpe e pesce gatto, boccheggiamo, siamo qualche metro sotto il livello del mare, al cervello non arriva ossigeno, non ne arriva quanto dovrebbe. Gaba, qua ci sono bambini ammalati di bronchi e congiuntiviti, gracili ed esangui. Gaba, adolescenti emofiliaci e depressi! Ecco chi potrebbe inseguire le tracce dei massacratori di badanti! Ragazzini rachitici e anemici. Dei vampiroidi mezzi scimuniti. Basta sbirri timidi che dribblano stereotipi e che non hanno una identità ben definita. Cosa potrei far dire a uno sbirro annoiato e onesto che ancora non è stato detto? Troppo furore sarebbe volgare, il maresciallo Rapisarda è ligio ma con cautela, è molle e accomodante quanto basta, non alza mai la voce, è conscio delle mancanze ataviche dei colleghi, dei limiti della giustizia, deve mediare, qualche informatore in paese ce l’ha, al bar dell’Orologio si siede tranquillo e qualcuno che gli racconta storie e gli offre il caffè salta sempre fuori. Io stesso gli ho riferito che alcune famiglie sono rimaste all’improvviso senza collaboratrici domestiche, ma è difficile muoversi, nessuna denuncia, le ragazze potrebbero essersi allontanate di loro spontanea volontà. Sembra davvero la cosa più probabile, anche se alcune hanno lasciato i loro averi nelle case dove erano ospiti, ma nulla di valore. Poi una mattina il ragazzo down lo ha avvicinato, quello che chiamano Giampi, il fratello della segretaria del sindaco, quell’infelice che gira in paese con un gruppo di ragazze bionde che sembrano Valchirie. Tu sei lo sceriffo cretino? Beh, forse. Hanno cacciato le volpi. Ma non sono buone da mangiare le volpi. Mica le mangiano sceriffo cretino. Infatti. E dove le avrebbero portate queste volpi? Questo lo devi scoprire te, io vado a scuola. Mi sembra un problema da guardiacaccia. Sei proprio un cretino, lo sapevo, vado a fare i compiti adesso, arrangiati. Lo sbirro vorrebbe chiedergli di quelle ragazze bionde e slanciate che se lo spupazzano ogni pomeriggio alla baracchina dei gelati. Specialmente della Taroni, la pallavolista. Quella è una gran femmina. Minorenne. Un giorno gli era sembrato di vederli che si baciavano sotto il muro della piscina. Ne era rimasto sconvolto, la bella e la bestia. Aveva fatto fare inversione al collega al volante dell’Alfa, ma erano spariti. Inutile chiedere conferma all’appuntato Marsala. Lo standard richiede che l’appuntato Marsala debba essere mentalmente svanito, ma fedele. Poco talentuoso ma onesto. Pasticcione ma simpatico. In una eventuale fiction i dialoghi tra Rapisarda e Marsala verrebbero facili per gli sceneggiatori. Sono di nuovo impantanato negli stereotipi. Immobilizzato.
Potrei davvero giocare la carta degli adolescenti-vampiro.

Saverio Fattori

* Appunti di viaggio da fermo

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One Response to CARPE PESCEGATTI BADANTI & VAMPIRI *

  1. Massimo Vaj says:

    Ci si immagini il pescatore come un individuo assuefatto all’attesa dell’evento perfetto (per il pescatore, s’intende) in un mondo che implica di tutto tranne che la perfezione totale. Lo si metta di fronte a uno specchio d’acqua che, pacifica, lo disprezza, e gli si metta una canna in mano insieme alla crudeltà d’animo di chi riuscirebbe a nutrirsi anche senza necessità di uccidere la vita che batte. Diciamo “pulsa” chessennò si ingenerano cattive interpretazioni.
    Questo pescatore, che arbitrariamente stiamo facendo rientrare entro i confini, angusti e individuali, in cui stanno scomode tutte le persone di questo e di altri mondi, questo pescatore ha atteso da tempo immemorabile la cattura, perfetta e impossibile, della preda perfetta. Non stupirà, dunque, che con canna o senza, si getti in acqua mettendo a repentaglio l’eventualità di non restarci secco (si dice per dire, ma s’intende affogato) nel tentativo di agguantare una carpa morente per scaduti limiti di età e di sopportazione. Dobbiamo tutti tentare di essere pietosi con chi confonde il pescare con l’essere pescato, e chiedere a noi stessi da che parte stiamo.

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