TQ, niente di nuovo sul fronte occidentale

«[…] in Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo, […] e sono invece legati a una tradizione di casta, che non è mai stata rotta da un forte movimento popolare o nazionale dal basso: la tradizione è libresca e astratta e l’intellettuale tipico moderno si sente più legato ad Annibal Caro o a Ippolito Pindemonte che a un contadino pugliese o siciliano»

Antonio Gramsci

1.

È dall’uscita di New Italian Epic nel 2008, poi pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2009, che ci si domanda quale possa essere la via da percorrere per fare buona letteratura per l’Italia del nuovo millennio, o come riportare questa a un ampio numero di persone. Ciò, come è logico, è un problema che si pongono in particolar modo gli addetti ai lavori e chi i libri li ama. Ed è proprio nel memorandum dei Wu Ming che, ancora una volta, l’obiettivo viene centrato abbastanza bene. Almeno rispetto a quanto si legge sui Manifesti TQ, pubblicati sul loro blog e poi rilanciati da Nazione Indiana, che segnano, sotto certi punti di vista, un passo indietro Leggi il resto dell’articolo

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Il print on demand NON è editoria

[Articolo di Carolina Cutolo riveduto e corretto per Scrittori precari in seguito alla discussione su Scrittori in Causa]

Iniziative come Il mio libro del quotidiano La Repubblica, fanno parte della categoria denominata print on demand (POD), cioè letteralmente: “stampa su ordinazione”. Questo nome (nonostante l’inglese a effetto distragga dal senso preciso delle parole) è già una dichiarazione d’identità, come dire: stampiamo (non pubblichiamo), siamo tipografi (non editori).
Peccato che la campagna pubblicitaria che circonda questo tipo di operazione calchi invece la mano sulla preziosa possibilità che offre alla realizzazione del sogno di ogni aspirante scrittore (che paghi): vedere il proprio manoscritto pubblicato, “accedere al mondo dell’editoria”, come troviamo scritto testualmente sul sito di Youcanprint. Queste operazioni dunque, al pari dell’editoria a pagamento, glissano sul fatto che la discriminante per pubblicare sia il denaro (e chi non ce l’ha, problemi suoi), sottolineando invece la presunta democraticità del fatto che secondo loro chiunque può finalmente realizzare il suo sogno di diventare scrittore, omettendo che in verità tale democraticità è riservata (palese contraddizione in termini) solo a chi paga. Lo slogan del progetto Ilmiolibro.it è illuminante: “Se l’hai scritto, va stampato”, come se il semplice fatto di buttare giù un malloppo di frasi qualsiasi, fosse sufficiente a conferire al testo dignità e diritto alla pubblicazione: un povero aspirante scrittore, ingenuo e narcisista, non aspetta altro che questo tipo di avallo per potersi considerare a tutti gli effetti uno scrittore, cosa che sembra importargli infinitamente più che imparare a scrivere bene. Leggi il resto dell’articolo

Una sera al parco

Le ore di luce si erano sensibilmente ridotte. E d’altronde era settembre inoltrato, seppur le temperature tropicali di quegli ultimi giorni non lo avrebbero fatto minimamente supporre. Tuttavia Andrea non poteva anticipare la sua corsa quotidiana. Gli orari dell’ufficio erano implacabili. Poi bisognava calcolare il tempo per rientrare a casa, sbrigare qualche faccenda, prepararsi – ovvero indossare quei pantaloncini e t-shirt sdruciti che costituivano la sua impresentabile tenuta ginnica. Insomma, prima delle 19 gli era impossibile uscire di nuovo in direzione del parco. Ciò significava che di lì a qualche settimana avrebbe dovuto rinunciare anche a quel piccolo svago tardo pomeridiano. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 14

[La società dello spettacaaargh! 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10 – 11 – 12 – 13]

Caro Jacopo,

grazie per il tuo ultimo articolo, ho avvertito nelle tue parole uno spirito e una profondità inedita, rispetto agli altri. Non che negli altri non fossero presenti spirito e profondità. Solo che ho avvertito più Jacopo, qualcosa che muoveva maggiormente verso l’espressione della tua totalità. Forse dipende dal fatto che hai parlato sì di linguaggi, dinamiche eccetera, ma ne hai parlato unendo il piano linguistico a quello empirico, muovendo dalla tua esperienza diretta, molto aaargh! delle parole della FDN, restituendo la complessità di una gestalt che comprende il piano semantico di quelle parole e le possibilità insite nell’esperienza di quelle parole. Una gestalt che non mi piace particolarmente per tutta una serie di ragioni, molte delle quali convergono con le tue analisi; sarebbe inutile da parte mia aggiungere uno o due dettagli in più alle tue considerazioni. Leggi il resto dell’articolo

Appunti biodegradabili dalla terra della fantasia – 2

Il tempo è come un carrello al supermercato, ci puoi metter dentro quello che vuoi; ma se non hai i soldi per pagare resta vuoto. Questa avventura a Frigolandia procede nel migliore dei modi. È normale essere entusiasti della vita di campagna dopo qualche settimana, dice Simone Rossi, ma, fatta eccezione per la paura presa venerdì scorso, e l’imprevisto dell’acqua di cui vi dirò più in là, non posso che ritenermi soddisfatto, pacificato, per certi versi: rinato. Perlopiù i giorni se ne sono andati recuperando il lavoro arretrato tralasciato nelle ultime due faticose settimane a Roma. Il trasloco è stato duro, i libri e le cose, accumulate in quasi dieci anni di vita, sembravano non finire. Ho buttato via parecchi ricordi. Oggettini, foglietti, addirittura alcune Leggi il resto dell’articolo

Ultima spiaggia

a L.C.

Dalla strada statale alla spiaggia quarantadue passi di funerale. Tre bambini tengono sollevato un vecchio lenzuolo su cui è steso un gatto arancione e morto. Nelle ore precedenti, i tre hanno scavato una buca nella sabbia e adesso, in silenzio, vi adagiano dentro il gattaccio con il suo sudario a fiori rossi su sfondo blu. Poi, in piedi sul bordo della buca, i bambini guardano dentro: il gatto ha i visceri di fuori e un occhio in meno. Perché seppellirlo qui, chiede il più piccolo. Scemosei te lo abbiamo già detto cento volte, dice il più grande dopo aver sbuffato. Perché il mare pulisce tutto, risponde il mezzano che è anche il fratello del mocciosetto. Perché il mare pulisce tutto, chiede il piccolo. Gli altri due neanche rispondono. Per scavare la buca hanno usato delle vecchie palette di plastica – le stesse adoperate per trasferire l’animale dall’asfalto rovente al lenzuolo – e adesso, per ricoprirla, usano le mani. Vedendo il gatto scomparire a poco a poco, ricoperto dalla sabbia scura, il bambino più piccolo scoppia a piangere. Scemosei, dice il grande. Scemosei, ripete il mezzano. Il piccolo riesce a trattenere le lacrime, ma non i singhiozzi che gli scuotono il corpo. Dal chiosco delle bibite e dei gelati proviene una canzone di Vasco Rossi che piace a tutti e tre. Il sole non si decide a tramontare. Leggi il resto dell’articolo

SP intervista TQ – parte seconda

Ecco la seconda cinquina di domande a Sara Ventroni (SV) e Alessandro Raveggi (AR), tra i firmatari dei manifesti TQ. Coloro che avessero perso la prima parte dell’intervista possono leggerla qui.

SP: I partecipanti alla prima riunione nella sede della casa editrice Laterza (di cui peraltro non è mai uscita la lista) sono stati reclutati attraverso gli inviti, autonomi e spontanei, da parte dei cinque firmatari dell’articolo. Sempre i più maliziosi, però, hanno notato che si trattava perlopiù di autori che hanno pubblicato (o che stanno per pubblicare) con Minimum Fax, Fandango, Contromano Laterza, Einaudi (e qualche Mondadori) e di addetti ai lavori che ruotano attorno a queste case editrici. In un post pubblicato qui su Scrittori precari Enrico Piscitelli faceva notare che il 46% dei 54 fondatori di TQ ruota attorno all’orbita Minimum Fax e sospettava che, dietro “tutto questo parlare”, ci sia l’interesse di rafforzare un “gruppo” già esistente. Che ne pensate? Leggi il resto dell’articolo