Carta taglia forbice – 4

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Una grande città dell’America del Nord

Lui è convinto che il suo tempo sarà ricordato nei testi di storia del futuro come un tempo di esperimenti e d’incertezza.
Lei piange a dirotto. Piange quando vede il video del fotografo della Reuters ammazzato come un terrorista. Piange quando lui le dice che un tele-obiettivo non può essere scambiato per un’arma. Neanche un bambino sarebbe così coglione, le dice sfilandosi le scarpe. Lei piange quando il nuovo presidente piange davanti a una folla di uomini e donne che piangono in diretta mentre un’altra folla di uomini e donne muore. Lei è bellissima quando piange, ma lui non riesce comunque a sopportarla. E’ convinto che se lei fosse nata durante il Rinascimento, a Firenze, se lei fosse cresciuta sotto l’occupazione napoleonica dell’Europa, se lei fosse rimasta incinta nel periodo vittoriano, o avesse abortito il figlio di Goya, o avesse ucciso la carne della sua carne con la fame durante la carestia di Milano, o con la peste a Londra, sì, lei probabilmente avrebbe pianto comunque, ininterrottamente, singhiozzando e asciugandosi il naso con le mani.
Però, nonostante tutto, è convinto che il suo tempo sarà ricordato nei testi di storia del futuro come un tempo molto incerto e piuttosto sperimentale.
Prima che la luce venga spenta lei si toglie i vestiti: prima le calze, poi l’abito lungo, poi il reggiseno, infine le mutande. Al buio, sotto le coperte, al tredicesimo piano di un palazzo vetrato, lui le chiede, proviamo ancora?

Una grande città dell’Italia centrale

Lui e lei non hanno mai avuto niente in comune. Neanche una conoscenza lontana, soltanto posti che hanno visto in tempi separati. Un giorno, fine ottobre, ora di pranzo, su un autobus pieno di pendolari, un uomo cerca di infilarle la mano nella borsetta. Lui, che la stava osservando da quando era salita, impedisce il furto e riceve un sì per un invito a cena. Passano un paio di cene, una scopata malriuscita, piuttosto frettolosa, con lui che ha fretta di piacerle e lei che stringe un lembo del lenzuolo perché le sta facendo male. Si rivedono due settimane dopo. Da allora non smettono più di frequentarsi: finiscono a letto ogni volta che possono e parlano molto delle rispettive vite. C’è, tra loro, un’urgenza di raccontare eventi lontani, piccole cose accadute, fatti strani che emergono solo quando stanno insieme. Lui e lei si piacciono. Tutto quello che fanno lo fanno in casa di lei, in un appartamento piccolo, arredato 30 anni fa e rimasto intatto com’era. A luglio, verso le due di notte, stanco per il sesso e la sudata, lui si addormenta. Lei si alza, prende i pantaloni di lui, trova il cellulare, legge i messaggi.
Il 14 agosto, mentre lui sta controllando il livello dell’olio della piccola utilitaria rossa, il cellulare squilla. Lei è in macchina, con l’aria condizionata accesa e ascolta una canzone di un cantante morto qualche anno prima. Lui urla al telefono. Lei spegne la radio. Lui urla fortissimo, adesso. Dice cose strane. Lei abbassa il finestrino. Lui arrossisce e la camicia si appesantisce per il sudore. Lei sa già tutto, e ora aspetta solo che lui entri in macchina. Poi, forse, la storia continuerà.

Marco Lupo 

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