Appunti biodegradabili dalla terra della fantasia – 8

L’otto quassù indica il numero di settimane da cui vanno avanti queste cronache dalla campagna. Sono passati già quasi due mesi da quando sono venuto qui. La stagione va cambiando: i colori meravigliosi dell’autunno; le ore di giorno si rimpiccioliscono e la sera alle sei e mezza è già scuro; si presentano i primi freddi e le piogge e il vento. Mentre scrivo, adesso, mezzogiorno di mercoledì, fuori piove. Mentre da ieri un bombardamento di notizie mette in allarme per i previsti nubifragi su Roma. Qui invece piovono le foglie – ingiallite nel tempo di un solo giorno – del tiglio fuori dalla finestra di questa stanza dove vengo a scrivere, l’unica della Casa degli oblò dove arriva la wireless. I cani sono nelle cucce, papere e galline nel pollaio: aspetto che spiova per portargli da mangiare.
Stasera dovrebbe arrivare Vanni, viene a vedere il posto dove s’è sistemato il subcomandante. Domani lo accompagno a Roma a presentare il nuovo romanzo. Sono certo che anche lui, quando entrerà nel salone-museo dell’Arte MaiVista, farà un verso tipo “wow!” “ah!” “oooh!” o forse dirà, alla sua maniera, “diobòno!”. E resterà catturato dalla magia di questo luogo.
Venerdì mattina ritorno qui a Frigolandia e sabato (oggi) vado a Lucca, poi la sera a Viareggio e l’indomani di nuovo a Lucca. Mancherò purtroppo il reading di Scrittori precari a LabirintiUrbaniLiquidi, questa volta al mio posto leggerà Marco Lupo, già nostro ospite all’ex-Snia, nonché autore di Carta taglia forbice, racconto lungo che stiamo pubblicando a puntate il venerdì. Intanto via internet io e Simone stiamo preparando l’intervento per Bolzano, dove il 17 novembre saremo ospiti della rassegna “La scrittura ai tempi di internet”.
Quanto a La percezione, mi sa che rimanderò la ripresa dei lavori a data da destinarsi. La faccenda si stava complicando ed è meglio lasciarlo decantare ancora, per poter riflettere meglio su come agire, dal momento che la decisione di cambiare il tempo della narrazione è stata presa; dopo quasi due anni, non credo di essere, adesso, in grado di affrontare una nuova riscrittura. Alla notizia, un po’ di amici scrittori mi hanno detto che sono pazzo a voler lasciare quel romanzo dopo tanto lavoro; ma credo sia la scelta giusta, sia perché ci sto sopra da troppo tempo, ma anche, forse soprattutto, perché la letteratura non dovrebbe avere fretta. Mi prendo una pausa di sei mesi, un anno, per ritornarci magari con maggiore esperienza e mestiere quando sentirò che sarà il suo tempo, certo che tornerà e mi vedrà ancora più deciso a perseguire l’obiettivo di quel romanzo storico su cui ho sputato sangue e veleno. Intanto da qualche giorno ho cominciato una ròba nuova, un romanzetto più agile, snello, veloce. Chissà. Ho buttato giù quarantamila battute in tre giorni, e mi sembra che ci sia qualcosa di buono. Ho scritto, dopo un bel po’ che non mi capitava, con lo stomaco, con l’urgenza di sviscerarmi e, di fronte a questo ennesimo nuovo inizio, forse mi sento di iniziare ad aver acquisito finalmente una certa padronanza del mezzo scrittura. Forse non ero ancora pronto per un lavoro ambizioso come voleva essere La percezione, ma le ore spese a battere e sbattermi sono servite come importante palestra di scrittura. Sono serviti, come i romanzi lasciati nel cassetto perché non erano all’altezza delle mie aspettative, come gli innumerevoli aborti. Inizio a pensare che uno scrittore, fatte salvo ovviamente dovute eccezioni, dovrebbe, prima di proporre un romanzo a un editore per la pubblicazione, scriverne e abbandonare almeno tre. E sfido editori, agenti e lettori editoriali tutti a dire che non sia così. Ricordo tra l’altro che ne parlavo qualche settimana fa, al Logos se memoria non inganna, anche con Corrado dell’agenzia Vicolo Cannery (dove, tra gli altri, suggerisco di leggere il racconto di Mandracchia pubblicato qualche giorno fa). C’è un problema diffuso di mancanza di autocritica che produce tonnellate di spazzatura, le case editrici sono invase di spazzatura e i lettori spesso sono così derubati del loro tempo e del loro lavoro. Resta la domanda: come farlo capire agli autori? Purtroppo, diciamolo, gran parte degli aspiranti scrittori italiani sembra incapace di fare una seria e serena autocritica – e giù a scrivere scrivere scrivere e ingolfare uffici postali e case editrici di tanta ròba che con molta probabilità nessuno leggerà mai. Ma, al momento, il mio problema è un altro e ben più grave: sono angosciato ché sulla tastiera del pc è saltata la lettera O. Una iattura. Ogni tre parole devo interrompermi per risistemare il tasto. Fosse stata almeno la Q o, chessò, la W! No, proprio la O! ***** ***! (Bestemmia censurata)
Fuori continua a piovere, mi sa che cani e polli mangeranno nel pomeriggio. Con voi ci risentiamo sabato, questa domenica vi lasciamo in pace ma da lunedì ritornate a fare tappa quotidiana su Scrittori precari.

Ah, dimenticavo, ultima cosa e vi lascio: la prossima settimana escono in edicola Frigidaire – dove inauguro uno spazio in cui mi occupo di letteratura italiana giovane contemporanea –, e Il nuovo Male – dove ci sono ma dovrete esser bravi per riuscire a riconoscermi. Non mancateli.
**

Reloaded. Frigolandia, venerdì sera. Bella presentazione e bella serata, ieri a Roma. Che poi, sia mercoledì sera che giovedì mattina Santoni m’ha tirato la sòla e ci siamo visti direttamente a Termini. L’appuntamento col “wow!” “ah!” “oooh!” è – diobòno! – solo rimandato.
Stasera i ragazzi leggono a San Lorenzo, mi dispiace tanto non poter essere della banda. Ma domani si parte di nuovo. Rumore di macchina, sarà Vincenzo di ritorno dalla tipografia. Vado a vedere le nuove creature…

Gianluca Liguori

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2 Responses to Appunti biodegradabili dalla terra della fantasia – 8

  1. Ciao gianluca, avevo scritto mezzo kilometro di commento e explorer mi ha fatto la magia di non funzionare e farmelo sparire in un secondo. Miracoli della tecnologia! Era meglio se ti mandavo il piccione viaggiatore col bigliettino in zampa, sarebbe arrivato almeno! Riscriverlo? Sarebbe com’è per te l’idea di riscrivere il tuo libro. non so, vedrò se mi ritrovo di nuovo nel mood di prima, ma cavolo, è davvero una sfiga pazzesca oggi! Sto con la lacrimuccia. sigh.
    Buon weekend a te e ai polli 🙂

  2. Pingback: Appunti biodegradabili dalla terra della fantasia – 9 « Scrittori precari

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