Diario di bordo – Bolzano

Da Roma a Bolzano è come cambiare mondo: c’è un varco preciso, tra Modena e Carpi, dove il sole scompare nella nebbia, e la temperatura si abbassa d’improvviso. Esci dall’auto e senti che qualcosa è cambiato – forse è lo spazio che procede per accumulo, e si manifesta tutto insieme: dalla sveglia delle 6 alla Stazione Tiburtina, che è diventata tutto vetro e acciaio nell’alba, al treno semivuoto che mi porta a Spoleto, attraverso i campi ricoperti di brina dell’alto Lazio e dell’Umbria. Scendo e sento d’aver cambiato tempo, lontano dalla nevrosi cittadina: i quaranta minuti di attesa a cui mi costringe il Liguori non mi pesano, perché ogni cosa appare più lenta. A Foligno persino ci perdiamo, finché non troviamo la strada che buca l’Appennino toscoemiliano (un paesaggio in cui mi perderò al ritorno, senza la mannaia del tempo) e avanziamo tra le parole nostre (sempre la solita letteratura, questo mondo contro cui ci ostiniamo a rimbalzare) e quelle della radio (è l’ora dei discorsi al Senato, e il giorno dopo saranno alla Camera: l’ora in cui capire se c’è qualcosa di nuovo dopo lo spettacolo che ci ha fagocitati per anni).
Sull’autostrada del Brennero mi perdo tra i ricordi di bambino, quando seguivo i miei nelle vacanze sulle Dolomiti, a scarpinare per ore verso un rifugio, con lo sguardo a perdita d’occhio tra i monti. Sono paesaggi che amo, anche se vengo dal mare – o forse proprio per quello, perché mi sembrano sempre una parentesi fantastica all’interno del mondo che riconosco.
Arriviamo a Bolzano che sono le 16.30, il tempo sufficiente a scaldarci con un tè a casa di Flavio, e poi via a piedi per il centro, che sembra anche questo di un altro tempo: ogni cosa al proprio posto, mica come nel bordello di Roma.
Mi sembra incredibile di star qua, in questa biblioteca che ci attende all’ingresso del centro storico, a parlare di un’esperienza lunga ormai tre anni, nata quasi per gioco: in fondo ci ha sempre contraddistinto l’improvvisazione, e quasi senza accorgercene abbiamo dato vita a un discorso riconoscibile – un tempo fatto di pause e strappi, dove la rete è diventata paradossalmente l’unico appuntamento fisso, il supporto con cui ci teniamo aggrappati a un tempo che ci sfugge da tutte le parti. Il progetto “Scrittori precari” è nato proprio da questa esigenza, che sentivamo nostra: abbattere il muro tra il “virtuale” e il “reale”, passare continuamente dall’uno all’altro polo – e credo che in parte continui a funzionare, se ancora riusciamo ad accogliere collaborazioni (non importa se nate nel segno di una polarità o dell’altra) e a incontrarci da qualche parte.
A proposito d’incontri: per l’aperitivo ci hanno poi raggiunto dalla Valsugana Claudia e Luca, con cui abbiamo poi cenato tra sapori già austroungarici – io ho preso una minestra di gulasch con cui scaldarmi le budella, e anche uno strudel per deliziarmi la gola.
La mattina dopo siamo già ripartiti, col sole che ancora non aveva superato le vette dei monti che assediano Bolzano. Prima della fine ci siamo concessi un’ultima parentesi di tempo: abbiamo improvvisato ancora, abbandonando la strada principale per Città di Castello, dove ci ha sorpresi un mercatino con una sorta di bisteccheria all’aperto, che era come un miracolo dopo gli autogrill tutti uguali. A Spoleto son risalito sul treno che mi ha riportato a Roma, con gli occhi che ancora sognavano i paesaggi dei monti a me più vicini, là verso Bagno di Romagna: pendii su cui rotolano altri ricordi, rimasti nel Casentino con una parte delle mie radici.

Simone Ghelli

Questa gita fuori porta col Ghelli mi ha fatto proprio bene, dopo le ultime due settimane a combattere sventure e problemi che si sono susseguiti fino a costringermi a fermarmi per un paio di mesi, dopo i quali, ancora una volta, dovrò capire dove andare, cosa fare, come guadagnarmi da vivere. Per fortuna, nei periodi come questi in cui le cose non vanno per il verso che dovrebbero, uscire dalla routine è una boccata d’aria buona. Ed è stato con spirito positivo che mi sono messo alla guida verso Bolzano. Non avevamo mai portato prima “Scrittori precari” così lontano.
Mi ha fatto un gran piacere rivedere Flavio, eccellente presentatore, e Claudia; e conoscere finalmente di persona Luca dopo un paio d’anni di conoscenza via web. Per il resto, Simone ha detto già tutto e qui è pure una certa ora della notte. Il tabellino di marcia della giornata ha subito dei ritardi che non mi hanno lasciato il tempo necessario per scrivere la mia parte, ma per fortuna Simone è stato ottimo come sempre. Mentre vado a dormire vi auguro una buona settimana, e spero presto di rimettermi alla guida della Liguorimobile e partire per una nuova avventura insieme ai ragazzi…

Gianluca Liguori 

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2 Responses to Diario di bordo – Bolzano

  1. scrittoriprecari says:

    Grazie Claudia!
    Simone

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