Se Foscolo non fosse… /4

Ultima parte: continua da qui

 

Dei sepolcri e Le Grazie sono due componimenti speculari, in cui – come già detto – si ravvisano i medesimi stati d’animo del Foscolo-Ortis e del Foscolo-Didimo: per rendercene conto ci basterà analizzare per sommi capi le due sillogi poetiche.

Della prima sappiamo che nacque per caso, dopo una chiacchierata col Piedimonte (che stava progettando in quel periodo il poemetto Cimiteri) e la conoscenza dell’editto di Saint Cloud. In questo momento Foscolo è ancora combattivo: è disposto a polemizzare su vari temi (sull’editto stesso, sulla concezione cristiana della morte, sul suo gusto per immagini di disfacimento e morte), fa esempi, introduce simboli e scrive versi impetuosi come: «A egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti». Insomma, più che un poeta è un regista: appronta scena per scena la sfilata dei carmi.

La seconda, invece, sembra un gioco di stile (se n’era già concessi nel commento alla sua traduzione de La Chioma di Berenice di Callimaco, nel 1803 – cosa che poi farà anche Poe, altro spirito tormentato dell’800), un inno alla classicità già a partire dal titolo: Le Grazie. Foscolo, purtroppo, la lasciò disordinata e incompleta e solo dopo la morte fu risistemata dagli editori. Ma questo non c’impedisce di ritrovare in quelle poesie uno stato d’animo diverso, più pacato e ragionevole. La circostanza stessa che portò Foscolo a lasciarla incompleta ce la dice lunga: il poeta non era riuscito a concludere il lavoro perché non era alla sua portata. Il progetto che si era prefìsso era eccessivo per le sue capacità: non si trattava più di snocciolare sintesi poetiche invidiabili, ora lui voleva tradurre in immagini la mappa concettuale d’una vita intera o addirittura della vita in generale. Voleva, insomma, tradurre in versi la classicità nella sua essenza. È questo il punto d’arrivo di Foscolo. L’atto finale. L’agnizione totale in cui la poesia diventa quasi filosofia. Cerca di esprimere la sua maturità, ma ci riesce solo parzialmente.

In quei versi perfetti, però, non diventa mai di ghiaccio: Foscolo, anche quando è condizionato dalla metrica e dalla rima, lascia intatta la sua forza. Riesce a mantenere la sensibilità ben viva anche sotto il glaciale intaglio delle sue liriche.

Leggendo i suoi scritti viene da farsi una domanda: cosa ci avrebbe regalato se fosse vissuto più a lungo?

Questa è la tragica domanda a cui gli esseri umani vengono sottoposti più spesso: come sarebbe stato se…

… Italo Svevo non fosse morto, Mussolini non fosse entrato in guerra e si fosse alleato con gli inglesi o con Françisco Franco, non ci fosse stata la Rivoluzione Francese, Cristo non fosse mai esistito.

Certamente ci si potrebbe appellare alla. necessità di certi atti, oppure dire che le cose sono andate come meglio potevano (il migliore dei mondi possibile… E se Leibniz non fosse mai nato?). Ma il dubbio rimane: e se… ci fosse un altro luogo in cui ogni possibilità del genere umano fosse attuata? E se da qualche parte Foscolo fosse vivo? Mussolini fosse rimasto in Italia fino alla morte? La Rivoluzione Francese fosse stata repressa?

O… probabilmente… il nostro mondo è il peggiore possibile, privato com’è stato dalla morte di personaggi illustri che avevano ancora molto da dire e fare.

Ma la storia non si fa coi “se”.

E arrivati a questo punto, ogni parola in più su Ugo Foscolo sarebbe pericolosa divagazione.

Antonio Romano

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3 Responses to Se Foscolo non fosse… /4

  1. Massimo Vaj says:

    Porca vacca ragazzini, siete proprio a corto di argomenti. Pare di essere a un corso di recupero scolastico, di quelli estivi e inutili organizzati per dar noia a studenti irrecuperabili, che saranno comunque promossi perché oggi nessuno ha il pelo di bocciare chi sarà martoriato da un futuro già segnato. Voi, più che scrittori precari, siete banali e affermati. Eddai, cazzo, è questo il povero spettacolo che le nuove generazioni sanno dare di sé? Eccheccavolo… sembra che suscitare ammirazione nelle intelligenze immature sia la vostra meta. Fatevi un cartino di roba cattiva e tiratevi su dal letto che non tutto è perduto, se vogliamo escludere la vostra dignità letteraria, scolastica e masochista, che tirerete in ballo per il resto degli anni deludenti che prenderanno in giro il vostro arrivismo. Pregherò per voi alla prossima festa della birra… 😀

  2. Massimo Vaj says:

    Già definire quegli esami una prova di maturità desta sospetti, perché una definizione così impegnativa avrebbe senso di essere nella cella frigorifera dove le salme aspettano la propria decomposizione, unica seria prova dell’essere maturi davvero. E io che, visti i progetti rivoluzionari crollati alla prima prova dei crudeli fatti capitalisti, mi sono illuso che le nuove generazioni avrebbero fatto meglio di noi, sprovveduti lanciatori di molotov, caricate a benzina normale ché la super costava troppo. Ditemi voi che mi resta da fare, oggi e domani, in mezzo al coglioname che popola la più ridicola nazione al mondo. Vi prego, scendete in piazza a farvi massacrare con coraggio, come solo gli arabi mostrano di saper fare, e riempite i miei occhi lacrimosi di novella speranza e orgoglio di specie. Specie adesso che, tanto, siamo alla frutta per la quale un esame di maturità costituisce soltanto l’anticamera della raccolta differenziata nella quale raggiungerà la perfezione del proprio stato.

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