Diario di bordo – Bolzano

Da Roma a Bolzano è come cambiare mondo: c’è un varco preciso, tra Modena e Carpi, dove il sole scompare nella nebbia, e la temperatura si abbassa d’improvviso. Esci dall’auto e senti che qualcosa è cambiato – forse è lo spazio che procede per accumulo, e si manifesta tutto insieme: dalla sveglia delle 6 alla Stazione Tiburtina, che è diventata tutto vetro e acciaio nell’alba, al treno semivuoto che mi porta a Spoleto, attraverso i campi ricoperti di brina dell’alto Lazio e dell’Umbria. Scendo e sento d’aver cambiato tempo, lontano dalla nevrosi cittadina: i quaranta minuti di attesa a cui mi costringe il Liguori non mi pesano, perché ogni cosa appare più lenta. A Foligno persino ci perdiamo, finché non troviamo la strada che buca l’Appennino toscoemiliano (un paesaggio in cui mi perderò al ritorno, senza la mannaia del tempo) e avanziamo tra le parole nostre (sempre la solita letteratura, questo mondo contro cui ci ostiniamo a rimbalzare) e quelle della radio (è l’ora dei discorsi al Senato, e il giorno dopo saranno alla Camera: l’ora in cui capire se c’è qualcosa di nuovo dopo lo spettacolo che ci ha fagocitati per anni). Leggi il resto dell’articolo

Carta taglia forbice – 8

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Una grande città dell’Europa occidentale

Lei.

Sai, vedo un tizio che non chiede niente, non ha bisogno di rassicurazioni e non conosce i miei problemi di peso. Lo vedo che è fermo davanti al vetro, ma non bussa. Lo sento entrare senza dire niente. Non mi ricorda niente. Lo vedo così: salgo le scale che portano al suo appartamento, busso e lui mi lascia entrare. Sorride e mi chiede se voglio del succo d’ananas. Poi si spoglia. Lascia i vestiti sul pavimento. Mi dice, vieni con me. Vedo questo tizio perché non confonde i piani e non ha diritto di mentire. Tu dovresti conoscerlo. Ti piacerebbe. Non credo ti piacerebbe. Lo odieresti per il solo fatto che mi scopa. Leggi il resto dell’articolo

Abbinamenti

Una cosa che, a pensarci adesso, mi viene proprio da ridere. Non so come faccia a dimenticarla e a ricordarmene solo ogni tanto. Ma quando è successo giocavo a essere talmente compunto che non potevo essere in grado di riderne. Ero serio perché mi servivano soldi. Ed era estate ed avevo qualcosa in mente. Un progetto per l’estate, ad esempio. E infatti, era estate e non facevo altro che andare su e giù, ogni giorno, per Ponte Marconi. Leggi il resto dell’articolo

Se Foscolo non fosse… /3

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Pur tuttavia, Foscolo non è solo l’Ortis. È anche Didimo chierico.
Ma andiamo per ordine!
Sappiamo che il poeta di Zante è neoclassico di formazione, ma Romantico per interessi e tematiche: antitetico al Monti, ma vicinissimo alla classicità. Abbiamo la riprova della sua familiarità coi classici anche per un’altra ragione: per l’uso che fa del nome Didimo.
In Notizia intorno a Didimo chierico aveva utilizzato quel nome con cognizione di causa. Come sappiamo quello era il nome di un erudito greco del I secolo a. C. e sicuramente Foscolo ne conosceva bene l’opera. Ma se conosceva bene l’opera di quel Didimo, doveva conoscere molto bene anche quella di Seneca. Perché? Per una semplice deduzione: Foscolo da un taglio ironico al nome del suo personaggio, lo stesso taglio usato diciassette secoli prima da Seneca in una sua lettera dove ricordò il grammatico alessandrino perché cavilloso e inutilmente pignolo.

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Factory 12.47

Testo di Saverio Fattori
Video: Antonio Nazzaro
Voce recitante: Ezio Falcomer

Incipit di un romanzo che verrà presentato alla Fiera del libro di Roma a dicembre in anteprima, per uscire a inizio anno nuovo per l’editore Gaffi. È la rielaborazione di un testo uscito a puntate su Carmilla al quale ha collaborato come editor Giulio Mozzi. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 22

[La società dello spettacaaargh! 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10 – 11 – 12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21]

Caro Jacopo,

beato te che non devi mettere il punto dopo una settimana come quella che abbiamo passato. Ma va bene, tu hai iniziato, io metterò una “FINE”. Non la FINE: quella la mette il caso, o Dio, o la BCE. Spero non risulti una patetica e debole fine: è che in tasca pure io non ho molto, se non questa fine, di cui sto per scrivere.

Nei momenti in cui guardando avanti c’era per me solo buio, o nebbia, o deserto, o quando mi sono sentito cadere addosso le stelle, come a te nel sogno che racconti, ho sempre cercato di guardare dentro, e indietro. Ché nei momenti di crisi, ho imparato, si vive uno strano, atavico terrore di separazione (come da etimo), ci si sente chiamati a prendere una scelta, o si ha questa urgenza che preme senza che si vedano possibilità Leggi il resto dell’articolo

Appunti biodegradabili dalla terra della fantasia – 10

Ricordate il mal di denti di Mal di Libri? Il responso del dentista è stato netto: via i denti del giudizio, e anche con una certa fretta: sono bombe pronte a esplodere. Che poi, dei quattro, ne era uscito solo uno; gli altri son rimasti sotto, ce n’è uno, terribile, che è addirittura in orizzontale sotto la gengiva. Tre giorni fa ho tolto il primo e dopo due giorni difficili oggi sto un po’ meglio, ma la mia esperienza è in netto contrasto col detto “via il dente, via il dolore”: il dolore vero Leggi il resto dell’articolo