Carta taglia forbice – 10

[Continua da qui.]

Parte terza – I dialoghi delle persone

Il cuore è un lettore singolarmente stupido
Vladimir Nabokov

L’integrità di una persona consiste mai in ciò ch’è incapace di fare?
Flannery O’Connor

Una grande città dell’Europa occidentale

– Ho fame.
– Anch’io. Anch’io ho fame.
– Mangiamo, allora.
– Va bene, sì. Cosa?
– C’è della pasta e del sugo.
– E poi?
– Poi basta.
– Hai chiamato tua madre?
– No.
– Perché non l’hai chiamata?
– La chiamo domani.
– Chiamala adesso.
– No.
– Chiamala adesso, è meglio. Poi si preoccupa e chiama mia madre e mia madre si preoccupa e chiama me. Chiamala.
– No.
– Allora niente cena.
– Niente cena.
– Allora niente sesso. Non ci vengo a letto con te.
– Niente letto.
– Vattene.
– No.
– Mi hai rotto i coglioni. Mi hai proprio rotto i coglioni.
– Anche tu. Anche tu sai? Mi hai rotto i coglioni.
– Ci siamo rotti i coglioni.
– Sì, ce li siamo rotti.
– E ora?
– Ora ci lasciamo.
– Ci lasciamo così?
– Sì. Così, un colpo secco, è meglio.
– Ma io…
– Niente io, niente di niente, ci lasciamo, io vado via, domani faccio venire mio fratello con il furgone, carico tutto e me ne vado.
– Aspetto un bambino.
– Bene.
– Come bene?
– Bene, buono. Hai sempre voluto un bambino. Ora avrai un bambino. Che poi non sarai neanche costretta a scoparci. Pensaci, è una cosa bellissima.
– Vattene, vattene mi fai schifo.
– Aspetta, non ho soldi nel cellulare. Non è che mi presti il tuo? Così chiamo mio fratello e organizzo tutto.
– Non aspetto un bambino.
– Meglio, meglio. Sì, meglio.
– Vattene subito.
– Mi dai il cellulare, per favore?
– L’ho dimenticato a casa di Francesca.
– Allora facciamo così: io ora esco, vado a casa di Francesca e prendo il tuo cellulare, poi chiedo a Lucio di accompagnarmi a casa di mio fratello.
– Francesca non riesce a rimanere incinta.
– Cose che capitano.
– Sei uno stronzo.
– Sì. Comunque vado.
– A dopo, amore.
– A dopo, amore.

Una grande città lontana dall’Europa occidentale

– Allora Liz, da quant’è che non ci vediamo?
– Una settimana, direi.
– Ogni volta penso che dovrei farti del male, per poterti tenere qui più a lungo. Procurarti delle ferite, intendo dire, lacerazioni delle mucose, infiammazione delle gengive, cose così.
– Sei un tipo romantico, sai?
– Mia madre ne era convinta. Diceva che io sono romantico. Sei un tipo romantico, anche se fai il dentista, diceva.
– E’ un lavoro da cinici, se ci pensi.
– No, è un lavoro come un altro.
– E quindi è un lavoro di merda.
– Sì, ma paga bene, e ti fa entrare nella bocca degli altri.
– Devo dirti una cosa.
– Parla. No, aspetta, faccio l’otturazione e poi parli.

(Passano cinque minuti)
– Allora, di’ quello che devi dire.
– Schgjkhe.
– Sì.
– Nngh plarhae.
– Liz, parla.
– Non irseco a palarle.
– Aspetta, so io come fare.

(Infila la pompetta di uno spray nella bocca di Liz e preme sulla zigrinatura del tasto)
– Va meglio?
– Sì, grazie.
– Allora, dimmi tutto.
– Ho conosciuto un uomo. Stanotte.
– Sì.
– Si chiama Michael.
– Sì.
– Mi sono innamorata di lui.
– Sì.
– Cosa sì?!
– Il dolore va meglio?
– Sì.
– Aspetta, ti do un antinfiammatorio.
– Grazie.
– Va meglio?
– Sì. Non ci ho scopato, ma avrei voluto. E’ che era troppo ubriaco.
– Peccato.
– Non fare così, io lo dico per essere sincera.
– Ma tu non mi devi niente. Solo perché siamo andati a letto una volta, non vuol dire che stiamo insieme.
– Sì, infatti.
– Allora.
– Allora.
– Mi sposi?
– Come?
– Mi sposi, Liz, mi sposi?
– Perché?
– Perché voglio infilare le mie mani nella tua bocca ogni volta che posso.
– Sì.

Marco Lupo

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6 Responses to Carta taglia forbice – 10

  1. g says:

    saranno anche precari, ma di certo non sono scrittori, minchia mai avrei pensato di dare ragione a libero, la vita è stranissima …la mia non è polemica con voi anzi, ma che cazzo, sono stati pubblicati milioni di libri, è possibile che a volte il giudizio critico si fermi a simili puttanate, a due righe dicenti niente, fatte, strafatte, stravedute?
    il problema non è questo (sono belle parole, simpatiche, ecceccececececececcececececceccecectera…e sti cazzi)

    Però vi voglio sentire quando parlate di editoria finita e altre cose simili, il giudizio critico cazzo,
    il giudizio critico…è questo che mi fa girare, ci si atteggia a , contro, altrove, dopo, e poi il giudizio critico o quantomeno il buon senso letterario va a farsi fottere, se non il buon senso tout court in questo caso…

    auto censuratevi, a volte serve , in questo momento serve, abbiate la pietà e l’umiltà di auto censurarvi, di non autocelebrarvi, tanto prima o poi qualcun’altro lo farà per voi (in tutte e 2 i casi), ma a qual punto sarà troppo tardi, il mondo sarà sempre più vicino alla dissoluzione a opera del niente…

    g

  2. scrittoriprecari says:

    Bella G, il tuo esercizio critico è in effetti destinato a fare scuola: m’interessa soprattutto la definizione “parole simpatiche” – potresti argomentarla per il bene dei lettori?

    Grazie
    Simone

  3. g says:

    – Mi sposi, Liz, mi sposi?
    – Perché?
    – Perché voglio infilare le mie mani nella tua bocca ogni volta che posso.
    – Sì.
    …più simpatiche di queste…

    ieri sera tornavo dalla presentazione di un libro di , edito da una delle case editrici italiane più attente alla sperimentazione poetica la , embè sono tornato a casa con le palle girate dall’altra parte, poi per puro caso arrivo su questa pagina e cado in un eterno deja vu perpetuo, pensierini letti e riletti (ma veramente), inutili molto probabilmente anche a chi gli ha scritti…mi fa incazzare la cricca autoreferenziale, cioè chi gli ha postati su questa pagina (per l’amore di dio, potete fare quel cazzo che vi pare, ci mancherebbe, e poi non siete gli unici), però poi va a sminuire magari il lavoro fatto in buona fede…tutto ciò è stato un fortuito caso malevolo, potete svegliarvi…buon lavoro
    g

  4. scrittoriprecari says:

    Insomma non t’è garbato – poi, come avrai visto, è una cosa in più parti (sempre simpatiche). Per cricca autoreferenziale, immagino che intendi le svariate persone che gravitano intorno a questo blog: ebbene sì, capita di leggersi e collaborare, certe volte.

    Simone

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