La noia /2

Continua da qui.

Il filo si mantiene integro anche coi romantici. Bisogna, però, riconoscere ai romantici (e a tutti i loro eroi malaticci e instabili) e a Baudelaire in particolare, il merito di aver portato la noia a un livello realmente artistico. Per Baudelaire (che è il guru di questo salto di qualità) la noia non sarà più solo noia, ma si tramuterà nel terribile spleen. Cos’è lo spleen? È una malattia dell’evo moderno: uno stato di scoraggiamento, di noia e inerte umor nero che contagia i giovani borghesi. Baudelaire ha scritto quattro splendide poesie sullo spleen – per non parlare della poesia di apertura a I fiori del male che lui dedica Al lettore – e la noia è l’elemento costante del malessere del poeta (malessere tangibile nell’uggia in cui sguazzano quei versi), il quale non ha più niente per cui vivere in questo mondo di bruttezza e imperfezione. Leggi il resto dell’articolo

Annunci

Caterina fu gettata

Riportiamo il “Prologo primo” del nuovo libro di Carlo Sperduti, intitolato Caterina fu gettata (Intermezzi, 2011), che, come precisa l’autore stesso nelle “Avvertenze” iniziali, non è un romanzo, a dispetto di quanto si legge nella quarta di copertina.
Ci basti dunque sapere, citando direttamente da queste istruzioni per il lettore, che:

L’autore si sente in dovere, d’altro canto – oltre che di parlare odiosamente in terza persona in queste righe preliminari – di dichiarare che nelle sue intenzioni c’è stata, semplicemente, la voglia di raccontare una storia così come gli è venuta in mente, evitando per quanto possibile “l’approfondimento della psicologia del personaggio”.

  Leggi il resto dell’articolo

Sempre più libri, e a pagamento

Ogni anno mi succede la stessa cosa: che arrivo in fiera carico di motivazioni, con quella smania di guardar libri che solo chi non riesce a star senza leggere può conoscere (quella gioia tipica del bambino che s’avventura nel mondo dei balocchi), ma dopo un paio d’ore al massimo cedo miseramente e vengo colto da attacchi di panico, con quel senso di soffocamento che ti spinge a correre via, il più lontano possibile; e mi accade perché non posso resistere nell’ordine:

  1. Al caldo opprimente: che tu stai lì e ti chiedi come sia possibile che tutta questa gente così sensibile e acculturata non capisca e non protesti contro tanto spreco di energia – e allora, per associazione, pensi subito con sgomento anche a tutta quella carta che ti circonda, che chissà quanti alberi ci sono voluti (sì, ci sono anche i virtuosi della carta riciclata, ma quanti saranno in mezzo a questa baraonda di stand?) Leggi il resto dell’articolo

il libretto cosa?

il libretto cosa?
cinque quarti d’ora di letture a voce alta
con

giulia blasi
fabrizio gabrielli
simone rossi
vanni santoni
scrittori precari

appeso ai muri: il libretto rosa di Finzioni

puoi venire a cena dalle 20 (costa 15 euro)
puoi venire al reading dalle 21.30 (5 euro la prima consumazione)
info e prenotazioni 347.2902038 | 347.9612072
[redazione@finzionimagazine.it]
[silkeyfoot@gmail.com] Leggi il resto dell’articolo

Carta taglia forbice – 11

[Continua da qui]

Una grande città dell’Europa occidentale

– Gliel’hai detto?
– No.
– Perché non gliel’hai detto? Leggi il resto dell’articolo

NO EAP

NO EDITORIA A PAGAMENTO

Giovedì 8 dicembre, ore 14

Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma

(Sala Ametista)

Intervengono:

Luca Moretti (scrittore e fondatore della rivista TerraNullius)
Lorenzo Iervolino (Scrittore del Collettivo Cricca 33)
Adriano Angelini Sut (scrittore e recensore del sito letterario Paradiso degli Orchi)
Gianluca Liguori e Simone Ghelli (scrittori e fondatori del Collettivo Scrittori Precari)
Cristiano Armati (Scrittore, editor)
Giorgia Grasso (Direttore Editoriale Gruppo Albatros)
Costantino Margiotta (Direttore Editoriale- Editor della Zero91)

 

 

La noia /1

La noia ha dominato la storia del pensiero quasi quanto l’idea della vita, della morte, della giustizia, di Dio, del comunismo, dell’antisemitismo, dell’ateismo, delle geometrie non euclidee, dell’infinità dei mondi, del metodo socratico e via dicendo. È un argomento complicato per due ragioni fondamentali: innanzitutto per la difficoltà di stabilire cosa sia realmente la noia (è una condizione sociale, una predisposizione dell’animo o uno stato psicologico? O, ancora più difficile, dove finisce la noia e comincia la depressione patologica?) e in secondo luogo per la quantità di forme che la noia ha assunto nella storia.

Uno dei primi a parlarne – e quasi sicuramente uno dei più illustri – fu Lucrezio, nel I secolo avanti Cristo. Negli ultimi versi del terzo libro del De rerum natura parla di un particolare stato d’animo, d’un “taedium vitae” che arriva all’improvviso, di un senso d’insoddisfazione che coglie l’uomo che non sa rassegnarsi all’idea della morte. Dice Lucrezio di quest’uomo: «Esce spesso fuori dal grande palazzo colui che lo stare in casa ha tediato, e subito ritorna giacché sente che fuori non si sta per niente meglio». È un uomo inquieto quello lucreziano, perché non sa la vera natura delle cose; la noia di Lucrezio è il risultato del non conoscere le cause dell’infelicità umana, e l’infelicità arriva quando l’uomo non sa accettare con spirito epicureo (del quale Lucrezio era estimatore e divulgatore straordinario) la morte, inseguendo faticosamente e inutilmente la vita. È chiaro che un uomo così travagliato e privo di pace finisca col fuggire la sua natura mortale fuggendo automaticamente se stesso. Alla fine, tutto questo lo porta dritto dritto al taedium vitae di poco fa, cioè al peso di cui non conosce né la causa né il rimedio e che gli soffoca l’animo. È emblematico di questa condizione ante-pseudoromantica quello che Lucrezio dice poco dopo del suo prototipo di essere umano, il quale ritorna a casa e «sbadiglia immediatamente appena ha toccato la soglia della villa, o greve si sprofonda nel sonno e cerca l’oblio, o anche parte in fretta e furia per la città e torna a vederla. Così, ciascuno fugge se stesso, ma, a quel suo “io”, naturalmente, come accade, non potendo sfuggire, malvolentieri gli resta attaccato e lo odia, perché è malato e non comprende le cause del male». Leggi il resto dell’articolo