Storia delle Utopie Economiche nei Mercati Globali /3

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«Ha fatto lei questo orrore?»
«No, è opera vostra»
(Risposta di Picasso a un ufficiale tedesco, in visita al suo studio, alla visione di Guernica)

Quale sviluppo?

«Il diritto allo sviluppo è un diritto inalienabile dell’uomo in virtù del quale ogni essere umano e tutti i popoli hanno il diritto di partecipare e di contribuire ad uno sviluppo economico, sociale, culturale, politico nel quale tutti i diritti dell’uomo e tutte le libertà fondamentali possano essere pienamente realizzati, e di beneficiare di questo sviluppo.»
(Declaration on the Right to Development, General Assembly Resolution 41/128, 4 December 1986)

Il punto di partenza riguardo allo sviluppo è un dato di fatto: la diseguaglianza tra Nord e Sud del mondo.
Se da una parte ci sono Paesi che godono di un sostanziale benessere economico e sociale, dall’altra ci sono i così detti Paesi in via di sviluppo, dove spesso la popolazione non ha accesso nemmeno ai beni essenziali, come il cibo e l’acqua. Il totale della popolazione mondiale è di circa 6 miliardi di persone: di questi 6 miliardi, più di 1 miliardo lotta quotidianamente per non morire di fame e quasi 3 miliardi sopravvivono a stento. A questo si aggiunga un dato forse già noto (di Paretiana memoria), ma su cui occorre riflettere: il 20% del totale della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse del nostro pianeta.

«Il 20 per cento di un qualsiasi insieme occupa sempre l’80 per cento dello spazio o del tempo a sua disposizione»
(Legge di Pareto, Legge di Murphy)

Questo principio può avere diverse applicazioni pratiche in diversi settori, ad esempio:

  • economia: l’80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione. Oppure: il 20% dei venditori fa l’80% delle vendite, ed il restante 80% dei commerciali fa solo il 20% delle vendite. Oppure: per treni e aerei l’80% dei ricavi deriva da un 20% di rotte non in perdita; l’80% del deficit sanitario italiano è localizzato in un 20% di ASL sparse sul territorio.
  • qualità: il 20% dei tipi possibili di guasto in un processo produttivo genera l’80% delle non conformità totali. Oppure: l’80% dei reclami proviene dal 20% dei clienti.
  • informatica: l’80% del tempo di esecuzione è impiegato solo dal 20% delle istruzioni di un programma. Oppure: l’80% delle operazioni degli utenti sono dovute al 20% delle funzioni a disposizione di un applicativo. L’80% degli errori di codifica è riconducibile al 20% dei moduli. Oppure: l’80% dei visitatori di un sito vede solo il 20% delle pagine.

Tuttavia, ritornando all’economia, per sviluppo intendiamo la creazione di una serie di condizioni affinché i Paesi più poveri siano messi nella condizione di superare queste diseguaglianze e, quindi, di affrancarsi dalla povertà. Ma occorre sottolineare una cosa importante: il concetto di sviluppo meramente economico è stato da tempo superato, così come è stato superato l’approccio che vedeva nel semplice trasferimento di tecnologie e capitali nei paesi Poveri la chiave dello sviluppo. Oggi il concetto di sviluppo generalmente accettato è quello di sviluppo umano, concetto che, se non esclude del tutto il concetto di sviluppo economico, non si riduce, però, a questo unico aspetto. Infatti, l’approccio allo sviluppo umano trova il suo fondamento nella convinzione che debbano essere ampliate le opportunità a disposizione dei singoli individui che appartengono ai Paesi più poveri, attraverso la formazione e il potenziamento delle capacità umane. Ogni individuo, secondo questo approccio, deve essere messo nella condizione di condurre una vita sana, di acquisire competenze e di accedere alle risorse necessarie per condurre una vita degna e per contribuire allo sviluppo del suo Paese. I tempi di realizzazione concreti di tale concezione risultano essere molto dilatati, a volte troppo; tanto da sussistere border line con le fisiologiche capacità di sopportazione umanamente esistenti o diffuse.
Esisteranno davvero cose sovra umane.
I principi fondamentali su cui si basa questo approccio sono quattro.
Uguaglianza: perché lo sviluppo umano deve essere un processo di ampliamento delle opportunità per tutti, senza alcuna discriminazione.
Sostenibilità: il processo di sviluppo deve autorigenerarsi in modo tale da garantire le basi per il suo perdurare nel tempo e, quindi, permettere a tutte le generazioni di beneficiarne. Un tema attuale è quello della sostenibilità ambientale: il processo di sviluppo non deve compromettere il nostro ecosistema e deve quindi essere armonizzato con i mezzi che offre la natura e, al tempo stesso, esserne rispettoso.
Partecipazione: questo principio è fondamentale nel contesto dello sviluppo umano. Partecipazione, intesa in questo caso in senso lato e non solo riferita al concetto di partecipazione politica, significa che tutti gli individui devono essere coinvolti in profondità nei processi economici, sociali, culturali e politici che li riguardano. La partecipazione è una garanzia della sostenibilità del processo di sviluppo, perché solo attraverso la partecipazione gli individui possono essere artefici del loro futuro e moltiplicatori di sviluppo.
Produttività: per garantire uno sviluppo che non sia distorto, occorre che gli individui siano messi in condizione di partecipare ai processi economici in maniera attiva e, in particolare, devono essere messi nella condizione di accedere a un impiego remunerato per poter soddisfare i bisogni fondamentali.
La disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo, la convinzione che questa disparità sia di fatto un’ingiustizia, così come la consapevolezza che un mondo in cui ci sia una più equa ripartizione della risorse e in cui tutti abbiano le stesse possibilità per sviluppare le proprie potenzialità sarebbe un mondo più sicuro, stanno alla base della nascita e della crescita della solidarietà internazionale.
Appare quindi evidente come questo approccio non sia meramente caritativo: la solidarietà internazionale sta assumendo sempre di più la connotazione di un vero e proprio dovere giuridico, ma al tempo stesso rappresenta anche un investimento in un mondo più giusto, e quindi, più pacifico e sicuro. Questa argomentazione è quanto mai attuale, se pensiamo alle tensioni politiche internazionali che stiamo vivendo oggi.  Occorre però chiarire un punto: perché in tal senso si parla spesso di cooperazione* allo sviluppo? Il termine cooperazione implica un’interazione tra due soggetti per il raggiungimento di uno scopo, in questo caso “lo sviluppo”. Il termine cooperazione implica, quindi, che il processo di sviluppo non deve e non può essere promosso e realizzato unilateralmente: i soggetti coinvolti devono quindi provenire sia dai Paesi più ricchi, in virtù del principio di solidarietà di cui si parlava sopra, ma devono essere coinvolti anche i soggetti che appartengono al Paese beneficiario, sia per poter individuare al meglio gli interventi da realizzare sia per garantire che detti interventi siano duraturi e rispettosi della cultura locale.
Eppure, a volte, si trema dinanzi alla morte.

Appunto
De rerum salutem
L’OMS con l’emanazione delle direttive note come “Principio di equivalenza delle cure” sancisce come inderogabile la necessità di garantire al detenuto le stesse cure, mediche e psico-sociali, che sono assicurate a tutti gli altri membri della comunità, la garanzia dell’equità della salute per tutti i cittadini è il fine e l’obiettivo che devono perseguire i servizi sanitari nazionali ad impronta solidaristica. Amartya Sen distingue “l’equità della salute” dalla semplice “equità delle cure”, perché la prima non è la semplice disponibilità di servizi sanitari, ma è la reale possibilità di utilizzo degli stessi per raggiungere un effettivo stato di salute da parte dell’utente, in base ai suoi bisogni.
L’esercizio concreto di questo diritto comporta l’elaborazione di paradigmi etici ispirati ad una visione della giustizia personale e sociale nello stesso tempo, cioè deve rispettare le esigenze dei singoli e della collettività.
Il principio di giustizia si traduce quindi nell’adozione di due criteri correlati:

  • criterio d’imparzialità, fondato sull’uguale dignità degli uomini. Implica che tutti hanno diritto ad uguale trattamento mediante la garanzia dei beni fondamentali.
  • criterio dell’equa distribuzione delle risorse, fondato sul riconoscimento della solidarietà. Esige sia data uguale possibilità di accesso ai beni per consentire un’adeguata realizzazione personale, primo fra questi quello della salute.

Se si considera il diritto alla salute come un diritto alla persona ne conseguono alcuni principi che possiamo cosi definire:

  • principio di autonomia: riflette il rispetto alla persona e il riconoscimento del suo diritto all’autodeterminazione;
  • principio di beneficialità: impone la ricerca di assicurare la salute ed il benessere della persona;
  • principio di non-maleficità: esige di non recare danno alla persona;
  • principio di giustizia: prescrive di trattare le persone in modo uguale e di evitare ogni forma di discriminazione.

Da ciò, a volte, situazioni apparentemente contraddittorie e conflittuali. Paradossalmente, ancora non accade tutto ciò nei nostri cuori. I principi fondamentali: il diritto alla vita, diritto alla privacy, il diritto a non subire discriminazioni, il diritto ad essere adeguatamente informati, il diritto ad esprimere il proprio consenso informato. Ma il diritto alla tutela della salute deve essere considerato come un diritto sociale del cittadino, con radici nel principio di solidarietà, che implica il rifiuto della separatezza fra le persone e il riconoscimento della necessaria interrelazione tra i diversi progetti di vita. Non mi si dica che Gesù Cristo avrebbe anche minimamente potuto ostacolare un tale scopo. Bestemmiatori! Da questo discende l’affermazione sia dell’uguaglianza della persona nelle differenti forme della sua esistenza sia dell’ingiustizia nel trattare le persone in maniera diversa. La giustizia esige il superamento di ogni forma di discriminazione ed è necessaria per ristabilire l’uguaglianza negli interessi quando esiste fra loro sperequazione. Ciò significa che l’assegnazione delle risorse pubbliche e degli strumenti di politica pubblica nel campo della salute deve attuarsi in modo equo, senza penalizzare ingiustamente singoli soggetti o diverse categorie sociali. Quindi la salute procede in relazione alla reale capacità del soggetto di perseguire la “sua concezione di salute”, di mantenere la propria capacità progettuale nelle scelte esistenziali e la pari capacità e/o possibilità di fruizione dei beni sanitari (The Paradise – Private Collection).

*Esistono diverse tipologie di cooperazione internazionale, ma in generale se ne possono individuare due grandi gruppi. Da una parte esiste la cooperazione governativa, che a volte può essere guidata anche da principi non meramente solidaristici quanto piuttosto da scelte politiche. Un aspetto importante e tuttora oggetto di un acceso dibattito è quello dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), che prevede che i Paesi più ricchi destinino una parte del loro prodotto interno lordo (PIL) per favorire lo sviluppo nelle zone più povere del mondo. La percentuale che si chiede agli Stati più ricchi di destinare a tal fine è lo 0,7% del PIL, anche se attualmente si raggiunge solo lo 0,2%. Un’altra forma di cooperazione è quella non governativa, portata avanti dalla società civile. Un esempio concreto in questo senso è rappresentato dal mondo delle ONG, Organizzazioni non Governative. Questi organismi hanno diversi finanziatori, tra cui privati, ma anche istituzioni (come il Governo o l’Unione Europea).

Malina Kendelthon

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