L’economia come scienza umanistica /2

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L’ANTECEDENTE CONCETTUALE DEL SELF-MONITORING : TEORIA DEL SÉ ED IMPRESSION MANAGEMENT

Il costrutto del self-monitoring ritrova i suoi antecedenti intellettuali nella teoria classica del sé e, successivamente, nella formulazione delle strategie di impression management. Il fatto che gli individui siano capaci di esercitare controllo sul proprio stile di presentazione è un principio basilare di molte, se non tutte, le teorie del sé nell’interazione sociale. Consideriamo, ad esempio, le iniziali osservazioni di William James:

Un uomo ha tanti sé sociali quanti sono gli individui che lo conoscono e custodiscono una propria immagine di lui. Potremmo sostanzialmente affermare che egli ha tanti sé sociali quanti sono i diversi gruppi di persone delle cui opinioni egli tiene conto. Egli generalmente mostra una diversa immagine di sé a diversi gruppi sociali. Noi non ci mostriamo ai nostri figli così come ai nostri conoscenti, capi, collaboratori o intimi amici. Da ciò risulta una scissione dell’uomo in diversi sé; e questa potrebbe costituire una divisione discordante (James, 1890).

Le nozioni di James sulla specificità situazionale della propria presentazione sono state riprese dalle successive generazioni teoriche (Gordon e Gergen,1968 ). Goffman ( 1955, 1959, 1963, 1967 ) ha paragonato l’interazione sociale alla performance teatrale in cui ognuno agisce al di là di uno “stile”. Uno “stile” è un’insieme di scelte comportamentali verbali e non verbali (Ekman,1971; Hall, 1966) espressivo del sé di un individuo; in ogni caso esso può mutare da situazione a situazione così da dover ritenere ruoli ed aspettative sociali diversamente importanti. Tra l’altro, quando inizialmente gli individui appaiono come diversi da se stessi, essi possono avere motivi per cercare di controllare le impressioni che gli altri si creano della loro natura e delle loro interazioni. Similmente Alexander ha proposto l’esistenza di un modello di comportamento sociale, per ogni situazione sociale o contesto interpersonale, espressivo di un’identità particolarmente appropriata a quella circostanza sociale (Alexander e Knight, 1971; Alexander e Landerdale,1977; Alexander e Sagatum, 1973). Questo modello comportamentale viene detto dell’identità situata. Alexander afferma che le persone si sforzano di creare la più favorevole identità situata nelle interazioni sociali. Similmente, dalla prospettiva teorica dell’impression management, le persone potrebbero cercare di controllare le immagini di sé percepite da altri (Rosenfeld, Giacalone e Riordan, 1995) mostrando, di volta in volta, un’identità coerente con le aspettative degli altri. Queste identità sociali nascono dal modo in cui «gli individui vengono definiti e riconosciuti nell’interazione sociale» (Schlenker,1980, p.69 ). Secondo questa logica, l’interazione sociale richiede la conoscenza delle interpretazioni di altri sulle proprie azioni, un desiderio di mantenere identità situazionalmente appropriate, grandi capacità di presentarsi e prontezza nell’uso di strategie di impression management. In breve, l’interazione sociale richiede l’abilità di gestire e controllare il nostro comportamento verbale e non verbale per favorire le immagini desiderate agli occhi dei nostri osservatori. Tali abilità, incidentalmente, sono attribuite agli attori di successo (Metcalf,1931). Questa conseguenza è stata, di certo, attesa dalle concettualizzazioni teoriche riflesse nella metafora della “vita come teatro” (Brissett e Edgley, 1975). Ricerche empiriche hanno meticolosamente ed esaustivamente catalogato le strategie e le tecniche spesso usate da coloro che praticano l’arte dell’impression management. Gli individui, quindi, sembrano conoscere “quali” loro comportamenti creeranno “quali” impressioni agli occhi e nella mente dei loro osservatori (Gergen, 1971; 1977 ; Jones,1964; Snyder,1977). Apparentemente, quindi, il self-monitoring in quanto strategia di impression management è «un fatto basilare della vita sociale».

Malina Kendelthon

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