Finché “Amore” non ci separi

Quello che segue è un racconto di Stefano Vigilante, tratto dal  suo libro Romanacci tua! Piccole storie del quartiere Pigneto (SBC Edizioni).

Marcella era stata ammazzata dal marito a coltellate, dicono che il marito fosse innamorato pazzo di lei e la paura di perderla non lo faceva vivere in pace e lui piuttosto che perderla anche solo mentalmente preferì ammazzarla per averla sempre sua.

Durante il Derby Roma Lazio Maurizio romanista morì accoltellato da Nando laziale, pare che Nando non perdonò le offese che Maurizio fece gratuitamente nei confronti del suo unico grande amore: la Lazio.

Luisa per amore di Dio non parlò più per tutta la vita con sua figlia Tina perchè si era divorziata. Divorziata dalle violenze di suo marito contro il volere del Papa. Leggi il resto dell’articolo

Abusi di dovere

[Racconto di Gianluca Liguori pubblicato in precedenza su TerraNullius]

Alle prime luci dell’alba Saverio si leva dal letto dimentico della giovane ragazza bruna che giace nuda al suo fianco. Gliene portano tante, è un viavai di malefemmene, come è solito nominarle. Nemmeno sa se gli piace davvero o lo fa ormai per abitudine. E Saverio, che è un signore, sa che deve, pure quando gliele portano, regalare qualcosa a queste ragazze di cui non ricorda mai i nomi. Questa qui, per esempio, gliel’ha portata ieri sera il dottor Calcepolli, hanno cenato insieme, bevuto due bottiglie di Nero d’Avola, una riserva speciale, un vino che gli rammentava l’odore amaro della sua terra, e poi Calcepolli ha pagato il conto e se ne è andato.

I telefoni di Saverio, da prassi, squillavano di continuo: gli avvocati, chi vuole qualcosa, chi chiede un favore, chi deve dei soldi, chi esige e basta. Appuntamenti su appuntamenti. Persone, incontri. Saverio non usa l’agenda, Saverio tiene tutto a mente. Perché le agende sono pericolose, dice Saverio, le agende sono la prima cosa che prendono i ficcanaso. E Saverio non vuole rogne, Saverio li detesta, i ficcanaso. Saverio fa gli affari, lavora 25 ore al giorno, risolve problemi alla gente, agli amici, agli amici degli amici. Saverio deve dar di conto pure alla famiglia, un altro motivo per cui è meglio tenersi alla larga da rogne e ficcanaso. Saverio è da sempre un gran lavoratore, altrimenti, dice, non sarebbe arrivato così in alto. E gli piace il potere, gli piacciono le cene con gli ospiti che pagano il conto e portano la bella ragazza per la notte. È questa la vita, pensa spesso Saverio, vino, potere e belle donne. Pure che poi la mattina, al risveglio Leggi il resto dell’articolo

Montecitorio Wrestling Federation /6

[Puntate precedenti: 123 – 4 – 5]

di Matteo Pascoletti

Un lottatore che desideri un brillante avvenire, oltre al fisico e alla tecnica, deve sviluppare la mic skill, la capacità di parlare al microfono. Nella finzione del wrestling (kayfabe) le rivalità richiedono infatti i combattimenti sul ring, ma non sono sufficienti a creare una storia che spieghi per quale motivo i due wrestler vogliono combattersi e mostri al pubblico chi è il buono (face) da tifare. Servono dunque segmenti di vario tipo in cui i lottatori coinvolti nella rivalità parlano al microfono. Oltre a classiche interviste, ci sono i promo, segmenti registrati in cui il wrestler fa proclami di vario tipo, a seconda della gimmick: leggendari i grotteschi promo di Ultimate Warrior in cui il lottatore sproloquiava a tutta enfasi, blaterando a proposito di forze sovrannaturali, divinità di incerta natura e spiriti di antenati, inserendo qua e là il nome dell’avversario di turno. Oppure ci sono gli angle, confronti verbali sul ring che di solito si concludono con tafferugli, o assalti a tradimento da parte di un wrestler di allineamento heel, utili per far salire l’attesa e il coinvolgimento del pubblico (hype) verso il futuro match. Un tipico particolare di segmento, quasi uno show nello show, è riservato ai wrestler con la miglior mic skill, veri e propri animali da palco in grado di calamitare col proprio istrionismo e la parlantina l’attenzione di un’intera arena. Questi segmenti simulano sul ring dei veri e propri talk show, dove il wrestler intervista altri personaggi della federazione, oppure fa dei lunghi siparietti in cui arringa il pubblico. Sono segmenti con nomi accattivanti e cool, dove il ring è arredato con alcuni accorgimenti scenografici per sembrare uno studio televisivo. Un classico esempio è il Peep Show condotto da Christian, che nel video vediamo confrontarsi con Batista. Leggi il resto dell’articolo

L’economia come scienza umanistica /5

Ultima parte – continua da qui.

 

SELF-MONITORING E ORGANIZZAZIONE : SPECIFICITÀ OPERATIVE.

Alla luce dei significati attribuiti nella definizione del dominio della variabile self-monitoring, è possibile allontanarsi da una dimensione puramente concettuale per sottolineare la valenza pratica, direi quotidiana, di una diffusa consapevolezza organizzativa delle implicazioni della presenza di individui self-monitors nei gruppi di lavoro.

Social networks e self-monitoring : implicazioni per la workplace performance

Numerosi sono gli studi in letteratura che indagano le relazioni tra posizioni e vantaggi strutturali, variabili di personalità e job performance. Una recente ricerca (Mehra, Kilduff, Brass, 2001) ha esaminato gli impatti dell’orientamento al self-monitoring e della posizione in una rete sociale sulla workplace performance. Leggi il resto dell’articolo

Non so se sopravviverò a questa vita

Riportiamo una delle cronache raccolte nel libro Non so se sopravviverò a questa vita (Edizioni Ensemble, 2012) di Bruno Di Marco, che verrà presentato (insieme a Serio f’aceto del nostro Angelo Zabaglio) giovedì 15 marzo alle 18:30 presso il Book and wine Cantina Paradiso in via San Francesco a Ripa, 73 (Roma, Trastevere).

CRONACA 6

Avevo passato il pomeriggio in Biblioteca, a sfogliare le prime pagine della documentazione che avevo richiesto su i misteri d’Italia ed era stato tutta una serie di ovvie conferme alternate a scoperte stupefacenti. E chi se lo sarebbe mai aspettato che la nota soubrette fosse implicata nel traffico mondiale di sostanze radioattive? Tutti pensavamo che fossero semplici pajettes, quelle che portava in giro da Trieste in giù. Leggi il resto dell’articolo

ContraSens – La mia Vienna era da un’altra parte

di Dan Sociu
Traduzione di Clara Mitola

Fino ai 29 anni sono uscito una sola volta dal paese, a Vienna, dopo però ho sempre viaggiato, sono stato quasi un anno in Germania, due settimane in Svezia, un mese a Londra e quasi due mesi in America, e ho visitato per un giorno, due, tre, anche altri paesi, quanto basta per scappare dal bovarismo e per capire che, secondo le parole di un personaggio di Morven Callar, “It’s the same crapness everywhere, so stop dreaming”.

Avevo litigato con Miha, non ci vedevamo da circa due settimane, però l’ho pregata di lasciarmi dormire da lei, la notte prima della partenza. Stava proprio accanto alla stazione, il treno era alle sei ed ero agitato, se non mi sveglio, se non arrivo in tempo, sarei morto d’invidia, mi sembrava l’unica possibilità della mia vita di uscire dal paese, in più volevo essere pulito, che da Ștefan, dove dormivo nell’ultimo periodo, non avevo acqua per lavarmi, nemmeno luce per prepararmi alla partenza. È stata d’accordo, sono arrivato da lei di sera con lo zaino e una bottiglia di vino economico, abbiamo mangiato e chiacchierato in cucina, poi ci siamo infilati a letto e abbiamo iniziato a coccolarci. Miha non prendeva la pillola, le creava problemi, però aveva un preservativo in una scansia del guardaroba, mi ha detto di prenderlo, ho detto lascia perdere, non mi alzo più, era anche per una sorta di imbarazzo, una sorta di paura di rovinare il momento, ma ero anche felicissimo di partire, mi sentivo come invulnerabile, mi sentivo davvero bene, che mi poteva succedere? Leggi il resto dell’articolo

La luce del Natale *

Non sono mai stato un fanatico delle pulizie di casa.
Per intenderci, non mi è mai venuto in mente di svegliarmi la domenica mattina alle 7 per ripulire l’appartamento da cima a fondo come faceva mia mamma, ad esempio, che ci buttava giù dal letto, apriva tutte le finestre “che devo cambiare l’aria” e si metteva a ramazzare, mentre noi, infreddoliti e con un principio di broncopolmonite in corpo, ci stipavamo accanto al camino.
Quest’anno al pranzo di Natale ci saranno solo i miei amici. Scelta obbligata, visto che con i miei d’altro canto non parlo da mesi, in seguito a quella faccenda di quest’estate. Mi va bene così: meno ansia, meno stress, meno fisime sul cosa preparare e soprattutto zero sbattimento per quel che riguarda le pulizie. Molto molto meglio. Leggi il resto dell’articolo

Montecitorio Wrestling Federation /5

[Puntate precedenti: 123 – 4]

di Matteo Pascoletti

In quanto spettacolo il wrestling riflette la società in concreto, e non come concetto. Differenti società hanno differenti tipi di wrestling. Il rapporto è analogo al teatro: il teatro giapponese è molto diverso dal teatro italiano, che a sua volta è diverso dal teatro inglese.
Perciò il wrestling americano è differente da quello messicano, noto come lucha libre (“lotta libera”). Le principali differenza tra wrestling e lucha libre sono nello spirito alla base dell’incontro e nella fisionomia del lottatore. Nella lucha libre sono frequenti i lottatori mascherati, ma al di là della gimmick e del vestiario la maschera ha un valore totemico e antropologico. La maschera è il lottatore e il lottare è la maschera: indossarla significa diventare qualcosa di più di un uomo col volto coperto. Un lottatore cui viene tolta la maschera durante il combattimento, o a cui viene tolta come stipulazione del match, è un lottatore che perde parte del suo prestigio, della propria forza, e in qualche modo avrà bisogno di recuperare prestigio agli occhi del pubblico. È un Sansone cui sono tagliati in pubblico i capelli. Se indossasse la maschera la sera successiva, il pubblico vivrebbe l’evento come la violazione di un tabù, non come una semplice rottura della kayfabe.

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