Navi che attraversano il mare di notte

di Simone Olla

Gerardo apre la porta della cabina 112, sul ponte Aurora. Il pavimento è di velluto blu; i suoi passi – dopo aver acceso la luce – non fanno rumore quando si dirigono verso il letto con la testiera a prua; se dovesse avere freddo – gli hanno detto alla reception – se dovesse avere freddo troverà una coperta nell’armadio. Gerardo, posata la valigia al centro della stanza, è la prima cosa che ha fatto, guardare se dentro l’armadio ci fosse la coperta; rassicurato dalla vista di questa si è disteso sul letto e ha liberato i piedi dalle scarpe bloccando le mani dietro la nuca, ha chiuso gli occhi pensando di rimanere chiuso dentro alle sale d’imbarco per tutta la traversata, i suoi pugni sulle porte sbarrate inascoltati: la puzza di nafta potrebbe stordirmi, respirare per undici ore questi vapori potrebbe uccidermi, pensa Gerardo ancora con gli occhi chiusi, disteso sul letto della cabina numero 112. Leggi il resto dell’articolo

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Finché “Amore” non ci separi

Quello che segue è un racconto di Stefano Vigilante, tratto dal  suo libro Romanacci tua! Piccole storie del quartiere Pigneto (SBC Edizioni).

Marcella era stata ammazzata dal marito a coltellate, dicono che il marito fosse innamorato pazzo di lei e la paura di perderla non lo faceva vivere in pace e lui piuttosto che perderla anche solo mentalmente preferì ammazzarla per averla sempre sua.

Durante il Derby Roma Lazio Maurizio romanista morì accoltellato da Nando laziale, pare che Nando non perdonò le offese che Maurizio fece gratuitamente nei confronti del suo unico grande amore: la Lazio.

Luisa per amore di Dio non parlò più per tutta la vita con sua figlia Tina perchè si era divorziata. Divorziata dalle violenze di suo marito contro il volere del Papa. Leggi il resto dell’articolo

Abusi di dovere

[Racconto di Gianluca Liguori pubblicato in precedenza su TerraNullius]

Alle prime luci dell’alba Saverio si leva dal letto dimentico della giovane ragazza bruna che giace nuda al suo fianco. Gliene portano tante, è un viavai di malefemmene, come è solito nominarle. Nemmeno sa se gli piace davvero o lo fa ormai per abitudine. E Saverio, che è un signore, sa che deve, pure quando gliele portano, regalare qualcosa a queste ragazze di cui non ricorda mai i nomi. Questa qui, per esempio, gliel’ha portata ieri sera il dottor Calcepolli, hanno cenato insieme, bevuto due bottiglie di Nero d’Avola, una riserva speciale, un vino che gli rammentava l’odore amaro della sua terra, e poi Calcepolli ha pagato il conto e se ne è andato.

I telefoni di Saverio, da prassi, squillavano di continuo: gli avvocati, chi vuole qualcosa, chi chiede un favore, chi deve dei soldi, chi esige e basta. Appuntamenti su appuntamenti. Persone, incontri. Saverio non usa l’agenda, Saverio tiene tutto a mente. Perché le agende sono pericolose, dice Saverio, le agende sono la prima cosa che prendono i ficcanaso. E Saverio non vuole rogne, Saverio li detesta, i ficcanaso. Saverio fa gli affari, lavora 25 ore al giorno, risolve problemi alla gente, agli amici, agli amici degli amici. Saverio deve dar di conto pure alla famiglia, un altro motivo per cui è meglio tenersi alla larga da rogne e ficcanaso. Saverio è da sempre un gran lavoratore, altrimenti, dice, non sarebbe arrivato così in alto. E gli piace il potere, gli piacciono le cene con gli ospiti che pagano il conto e portano la bella ragazza per la notte. È questa la vita, pensa spesso Saverio, vino, potere e belle donne. Pure che poi la mattina, al risveglio Leggi il resto dell’articolo

Montecitorio Wrestling Federation /6

[Puntate precedenti: 123 – 4 – 5]

di Matteo Pascoletti

Un lottatore che desideri un brillante avvenire, oltre al fisico e alla tecnica, deve sviluppare la mic skill, la capacità di parlare al microfono. Nella finzione del wrestling (kayfabe) le rivalità richiedono infatti i combattimenti sul ring, ma non sono sufficienti a creare una storia che spieghi per quale motivo i due wrestler vogliono combattersi e mostri al pubblico chi è il buono (face) da tifare. Servono dunque segmenti di vario tipo in cui i lottatori coinvolti nella rivalità parlano al microfono. Oltre a classiche interviste, ci sono i promo, segmenti registrati in cui il wrestler fa proclami di vario tipo, a seconda della gimmick: leggendari i grotteschi promo di Ultimate Warrior in cui il lottatore sproloquiava a tutta enfasi, blaterando a proposito di forze sovrannaturali, divinità di incerta natura e spiriti di antenati, inserendo qua e là il nome dell’avversario di turno. Oppure ci sono gli angle, confronti verbali sul ring che di solito si concludono con tafferugli, o assalti a tradimento da parte di un wrestler di allineamento heel, utili per far salire l’attesa e il coinvolgimento del pubblico (hype) verso il futuro match. Un tipico particolare di segmento, quasi uno show nello show, è riservato ai wrestler con la miglior mic skill, veri e propri animali da palco in grado di calamitare col proprio istrionismo e la parlantina l’attenzione di un’intera arena. Questi segmenti simulano sul ring dei veri e propri talk show, dove il wrestler intervista altri personaggi della federazione, oppure fa dei lunghi siparietti in cui arringa il pubblico. Sono segmenti con nomi accattivanti e cool, dove il ring è arredato con alcuni accorgimenti scenografici per sembrare uno studio televisivo. Un classico esempio è il Peep Show condotto da Christian, che nel video vediamo confrontarsi con Batista. Leggi il resto dell’articolo

L’economia come scienza umanistica /5

Ultima parte – continua da qui.

 

SELF-MONITORING E ORGANIZZAZIONE : SPECIFICITÀ OPERATIVE.

Alla luce dei significati attribuiti nella definizione del dominio della variabile self-monitoring, è possibile allontanarsi da una dimensione puramente concettuale per sottolineare la valenza pratica, direi quotidiana, di una diffusa consapevolezza organizzativa delle implicazioni della presenza di individui self-monitors nei gruppi di lavoro.

Social networks e self-monitoring : implicazioni per la workplace performance

Numerosi sono gli studi in letteratura che indagano le relazioni tra posizioni e vantaggi strutturali, variabili di personalità e job performance. Una recente ricerca (Mehra, Kilduff, Brass, 2001) ha esaminato gli impatti dell’orientamento al self-monitoring e della posizione in una rete sociale sulla workplace performance. Leggi il resto dell’articolo

Non so se sopravviverò a questa vita

Riportiamo una delle cronache raccolte nel libro Non so se sopravviverò a questa vita (Edizioni Ensemble, 2012) di Bruno Di Marco, che verrà presentato (insieme a Serio f’aceto del nostro Angelo Zabaglio) giovedì 15 marzo alle 18:30 presso il Book and wine Cantina Paradiso in via San Francesco a Ripa, 73 (Roma, Trastevere).

CRONACA 6

Avevo passato il pomeriggio in Biblioteca, a sfogliare le prime pagine della documentazione che avevo richiesto su i misteri d’Italia ed era stato tutta una serie di ovvie conferme alternate a scoperte stupefacenti. E chi se lo sarebbe mai aspettato che la nota soubrette fosse implicata nel traffico mondiale di sostanze radioattive? Tutti pensavamo che fossero semplici pajettes, quelle che portava in giro da Trieste in giù. Leggi il resto dell’articolo

ContraSens – La mia Vienna era da un’altra parte

di Dan Sociu
Traduzione di Clara Mitola

Fino ai 29 anni sono uscito una sola volta dal paese, a Vienna, dopo però ho sempre viaggiato, sono stato quasi un anno in Germania, due settimane in Svezia, un mese a Londra e quasi due mesi in America, e ho visitato per un giorno, due, tre, anche altri paesi, quanto basta per scappare dal bovarismo e per capire che, secondo le parole di un personaggio di Morven Callar, “It’s the same crapness everywhere, so stop dreaming”.

Avevo litigato con Miha, non ci vedevamo da circa due settimane, però l’ho pregata di lasciarmi dormire da lei, la notte prima della partenza. Stava proprio accanto alla stazione, il treno era alle sei ed ero agitato, se non mi sveglio, se non arrivo in tempo, sarei morto d’invidia, mi sembrava l’unica possibilità della mia vita di uscire dal paese, in più volevo essere pulito, che da Ștefan, dove dormivo nell’ultimo periodo, non avevo acqua per lavarmi, nemmeno luce per prepararmi alla partenza. È stata d’accordo, sono arrivato da lei di sera con lo zaino e una bottiglia di vino economico, abbiamo mangiato e chiacchierato in cucina, poi ci siamo infilati a letto e abbiamo iniziato a coccolarci. Miha non prendeva la pillola, le creava problemi, però aveva un preservativo in una scansia del guardaroba, mi ha detto di prenderlo, ho detto lascia perdere, non mi alzo più, era anche per una sorta di imbarazzo, una sorta di paura di rovinare il momento, ma ero anche felicissimo di partire, mi sentivo come invulnerabile, mi sentivo davvero bene, che mi poteva succedere? Leggi il resto dell’articolo