Lo Stato contro

Alla luce della dichiarazione del procuratore Grasso sulle politiche antimafia del Governo-Berlusconi, mi è parso opportuno ripescare un estratto da un romanzo, dal titolo di lavorazione “La percezione”, scritto nel bienno 2010-2011 e abbandonato da oltre un anno. Nell’attesa di riprendere quel testo per dargli la forma definitiva che ancora non ha trovato, ne pubblico qui un estratto. Buona lettura e tanta bile.  

Gianluca Liguori

[…] Prima di andare a dormire dà un’ultima occhiata alla televisione, vuole capire chi ha vinto le elezioni: Prodi e i suoi festeggiano in piazza. Lo stesso fanno i berluscones nei salotti in tivvù. Ma chi ha vinto? Qualcuno accenna a dei ritardi sul consueto andamento del flusso dei dati dal Viminale, non tutti sanno che per la prima volta si utilizza un nuovo tipo di conteggio elettronico dei voti. Pisanu dice che la nuova scheda ha funzionato bene, sono ridotte drasticamente le schede nulle. I dati dei DS non corrispondono a quelli del Viminale. Berlusconi chiama i suoi: al vertice di maggioranza partecipano Pisanu, Letta, Pera e Fini: non era mai accaduto prima.
Le redazioni dei giornali, usando parole diverse, chiudono tutte con lo stesso titolo: risultato in parità, Italia divisa in due, sfida all’ultimo voto, governo difficile. Tutti hanno vinto. Sul filo del rasoio. Dieci anni dopo, sempre gli stessi: Prodi o Berlusconi? Italia immobile.
Piervi va a letto, ci penserà domani. Durante la notte, la lunga notte dei misteri, si consuma l’ennesima morte della Repubblica e della democrazia. La fine, o l’inizio, di qualcosa – probabilmente – ancora incompreso. La più grande truffa mediatica dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Quaggiù, Italia.
Terribile Italia. Immobile Italia.
Bile profonda e gola bruciata.
Quel biennio ’92-’93 di morte e terrore sembra essere alle spalle. La mafia non uccide più, non mette bombe, non fa attentati. Qualcosa è cambiato. Cosa?
Cosa nostra è cambiata.
Siamo cambiati noi.
Ci siamo addormentati davanti alla televisione. E non ci svegliamo più.

Al risveglio Piervi, stravolto dagli incubi e dal vino, corre ad accendere la tivvù per sapere chi ha vinto la sfida elettorale.
È il suo primo pensiero, ancor prima del caffè. Berlusconi andrà a casa? Piervi ha votato Rifondazione abbastanza convinto. Sarà l’ultima volta. Accende: pubblicità. Cambia canale: pubblicità. Decide che è meglio prepararsi il caffè, cambia ancora canale: pubblicità. Fa zapping, cerca un telegiornale. Pubblicità, pubblicità. Sale il caffè, è pronto. Piervi spegne il fornello, mette lo zucchero, versa nella tazzina, gira. Sorseggia, si accende una sigaretta. Va in bagno. Mentre sfoglia Internazionale, la sigla del tiggì. Edizione straordinaria: dopo una latitanza durata quarantatré anni arrestato il boss dei boss, il capo di Cosa Nostra, il superlatitante Bernardo Provenzano: l’uomo che comunicava al mondo attraverso i pizzini. Il colpo di scena.
Piervi, senza neanche pulirsi, si tira su i calzoni e si inchioda davanti allo schermo, in una mano c’ha ancora la rivista, nell’altra il rotolo di carta igienica.
Piervi è esterrefatto. Dicono che l’uomo si trovava in un casolare di Corleone, suo borgo natìo. Vestito di maglione, jeans e scarponcini. Pare si nutrisse prevalentemente di cacio e cipolle. Leggeva la Bibbia, immagini di santi ovunque, faceva vita grama. Un letto, un armadio, un bagno, un cucinino, un frigorifero: le necessità. Una stufa per il freddo. La macchina da scrivere che usava per i pizzini. Le immagini dei telegiornali lo illuminano di una luce strana, come santa. Aveva tre croci al collo. Mammasantissima. Al momento dell’irruzione il gran capo ha taciuto, non ha opposto resistenza.
Sì, sono io, sono Bernardo Provenzano” ha detto allungando le braccia e consegnandosi. Il gran capo è stato arrestato. Gran lavoro della polizia: grande vittoria, grande vittoria, grandissima vittoria. La storia non è soltanto uno spettacolo buffo.
Piervi è incredulo. La cattura del ricercato numero uno proprio all’indomani di una tornata elettorale decisiva per il futuro del paese Italia. Che sta succedendo? Una precisione del caso che manco nei romanzi, manco nei film. Fantapolitica? Cambia canale, i programmi sono gli stessi. Il Ministro degli Interni Pisanu e il Procuratore Nazionale Antimafia Grasso posano ridenti con la foto del superlatitante catturato, si abbracciano, i flash dei fotografi. Lo Stato vince sulla Mafia. È festa grande. Già, ma chi ha vinto le elezioni?
Ci pensa per tutta la giornata Piervi, non riesce a capacitarsene. Gli sembra di vivere in un mondo assurdo. Ripensa a 1984 di Orwell e ha paura, una paura fottuta. Berlusconi vince anche se perde. Il re è scaltro. Lunga vita all’Imperatore.

Qualche giorno dopo, in via Marco Decumio, nel quartiere Tuscolano a Roma, a pochi passi da una scuola che era stata sede elettorale, vengono trovati diciotto scatoloni di schede già votate e valide. […]

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One Response to Lo Stato contro

  1. vajmax says:

    Ehh… la democrazia ha tre soli difetti:
    1°) si avvale di un principio di ordine quantitativo che dà ragione alla maggioranza, come se maggioranza fosse sinonimo di saggezza.
    2°) non si cura come quella maggioranza sia stata raggiunta.
    3°) alla fine dei giochi il potere finisce sempre nelle mani dei pochi che si fottono maggioranza e minoranze… fregandosene della democrazia.

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