Let. In. 5

Let. In.
Antologia di Letteratura Inesistente a cura di Carlo Sperduti
(#1 – #2 – #3 – #4)

I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA INESISTENTE

Er Lando curioso
di Liutofico Arrosto
(Ed. Paoline Paperine)

Vicende grottesche di un trasteverino impiccione che si occupa continuamente degli affari altrui. Giocato sui toni cari al Belli in forma di poema, l’opera narra la storia di Lando, un sagrestano della Roma papalina che aveva praticato un foro nel confessionale di Padre Prepuzio. Attraverso quel pertugio il sagrestano riusciva a percepire i segreti dei fedeli della parrocchia di Santa Apollodora per poi tentare di sfruttare le conoscenze acquisite in modo così malandrino a vantaggio personale. I tentativi di ricatto per ottenere monete o favori sessuali finiscono sempre in una clamorosa rotta per il povero Lando, che per consolarsi è costretto a ritirarsi sopra il campanile e suonare il corno.

Bruno Di Marco

Castro Don Gesualdo

Nel romanzo di Verga (pseudonimo di Walter Ego) riviviamo, attraverso il diario di un padre di famiglia, i tragici avvenimenti che spingono il protagonista, esasperato dagli atteggiamenti ambigui e dalle turpi inclinazioni di un curato di campagna, a farsi giustizia a modo suo. Leggi il resto dell’articolo

“Alba di piombo”, Scrittura Industriale Collettiva – ultima parte

In vista della prossima uscita di In territorio nemico, aka “Grande Romanzo SIC”, continua la pubblicazione su Scrittori precari dei racconti scritti col metodo SIC, in una versione interamente revisionata e corretta. È oggi il turno della terza e ultima parte di Alba di piombo. Qui  potete leggere la prima parte e Qui la seconda. 

Versione scaricabile: Alba di piombo.

Alba di piombo (parte 3 di 3)

I

Gli ultimi chilometri sono sempre più carichi di tensione. Bartolozzi fuma le sue Nazionali, una dopo l’altra. L’abitacolo è saturo della nebbia delle sigarette, ma Bartolozzi non apre i finestrini. Dal canto suo, Fazzi non è quasi più in grado di parlare. È in preda a una crisi di panico; il sudore gli appanna gli occhiali. L’arrivo al casello lo solleva un po’:
– Meno male, è finita!
Il capo lo guarda torvo, mentre abbassa il finestrino per pagare il pedaggio:
– È appena cominciata, filosofino. Fra poco saremo alla fabbrica, e là ci saranno loro.
– Chiedo solo per sapere… Ma cos’è questa voce che Morodina… Vola?
– Chi te l’ha raccontato? Domeniconi, sicuramente. È l’unico che l’ha incontrato, oltre a me.
– Quindi è vero!
– E tu saresti un marxista. Laureato in filosofia, per di più. Ma schiavo delle suggestioni. Da quel che ne so, in Russia quello si occupava anche di illusionismo strategico. Creare scenari per ingannare i satelliti, aerei di cartongesso, mimetizzazioni di massa, finte basi, luci, specchi… Probabilmente si tratta di qualche trucco del genere.
– E invece, chi è quell’ingegnere, quello che innescherà l’ordigno? Leggi il resto dell’articolo

Porta un libro in piazza

Per mercoledì 23 maggio, giornata conclusiva del mese del libro, gli editori indipendenti dei Mulini a Vento organizzano un flash mob in piazza alle ore 19.30

A seguire (ore 20.30) reading al Teatro Valle Occupato

Picchia tua moglie. Lei non sa perché, ma tu sì – seconda parte

[Qui la prima parte del racconto]

di Alessandro Busi

IV

Il rumore dello sfondarsi di una porta di legno sembra un suono compatto, ma non lo è. Innanzitutto c’è l’impatto del corpo dello sfondatore contro la porta. Può essere l’incidere acuto di un ariete di metallo, il tonfo sordo della spalla, il colpo vivido e profondo dello scarpone. Poi, se si presta attenzione, si sente lo scricchiolio del legno che si rompe, il cedere di alcune fibre e il soffio della laccatura che si polverizza. Poi c’è il rumore dei cardini, con le viti che si allentano nel muro e stridono quasi silenziose nel metallo del cardine stesso. Poi c’è la serratura che frantuma il telaio ed esplode fuori dai propri spazi. Poi, solo per un orecchio fino, c’è il battito della maniglia che si muove scomposta e tintinna. Poi c’è lo sbattere della porta sfondata a terra o contro un altro muro. E infine c’è il rumore a coppia dell’eccitazione di chi entra e della paura di chi subisce l’irruzione, quello che si materializza nei battiti cardiaci e nel ritmo dei respiri, ma che è anche molto di più e suona nell’aria come l’odore dell’antilope per il leone.
Marina, dal momento in cui la porta cedette, si sentiva come l’antilope. Le tornarono in mente i cani di un esperimento che aveva studiato durante gli anni di psicologia. Leggi il resto dell’articolo

Microintervista 1 – Fabio Genovesi

di Vanni Santoni

(La microintervista si svolge sempre e solo dal vivo. É composta sempre e solo di sei domande. Le risposte devono essere il più brevi possibile. La foto viene fatta sempre e solo sul momento, e con gli scadenti device dell’intervistatore.)

Fabio, oggi è uscito Morte dei marmi. Gioco di parole a parte, è un titolo piuttosto cupo. Anche il libro è cupo?
C’è della cupezza, sì, per la consapevolezza della fine di tante cose per come erano un tempo al Forte. Ma anche la gioia di chi balla sopra le macerie.

La collana Contromano di Laterza è tra le più riconoscibili oggi in Italia. Come vi si colloca Morte dei marmi?
Rimanendo ovviamente tra i Contromano dedicati a un luogo, sicuramente lontano da quelli di taglio celebrativo, e sicuramente vicino a quelli che esprimono una costante tensione tra amore e odio.

Se non lo facevi su Forte dei marmi, lo facevi su..?
Seattle. Mi piace, Seattle.

Relaziona Morte dei marmi ai tuoi due precedenti libri Versilia rock city e Esche Vive.
Scrivo sempre di ciò che vedo, quindi a volte avevo l’impressione di “togliere carne” a un futuro romanzo. Ma credo che fosse utile e necessario anche parlare del mio contesto di riferimento in termini più “reali” e diretti.

In una mail che ci siamo scambiati riguardo un altro libro, mi colpì una tua chiusa: “lo leggerò, purché sia senza orpelli”. Spiegati.
Odio l’orpello, la degustazione, il gadget. Detesto l’intingolo, amo solo il sodo.

Consiglia un libro italiano recente.
Le nostre vite senza ieri di Edoardo Nesi.

Confessioni qualunque – 4

#4 – Gemma

di Linda Caglioni

Che resti tra noi.
Perché se mia madre lo scopre le viene un infarto.

Già la vedo, nella luce calda del suo cucinotto in legno, tutta intenta a scovare in qualche libro di ricette la torta più buona da preparare alla sua bimba di ventisette anni. È avvolta nel pigiama di flanella, sul suo petto molle due pinguini si baciano sopra una scritta in inglese. Ce l’ho proprio qui davanti agli occhi, l’immagine di lei che affloscia le guance rugose dalla delusione, lascia scivolare gli occhiali sul naso, perché pensa che così leggerà meglio dentro i miei occhi, gli occhi della sua topina. È sempre stata convinta di saperlo fare. Anche quando saltavo la scuola, quando prendevo un brutto voto o quando stavo troppe ore a casa di un ragazzo per fare le cose che secondo lei non ero pronta a vivere. Diceva di sapere tutto, semplicemente guardandomi. Facevo fatica a mentirle, perché le credevo. Poi ho capito che nei miei occhi, in realtà, ci ha sempre trovato quello che più le piaceva. Per questo penserebbe che è uno scherzo, lo penserebbe così fortemente che riuscirebbe perfino a non farsi trapassare le orecchie vecchie e morbide da quella brutta notizia.

Faccio la ballerina, mamma. Da qualche tempo, saranno due mesi, credo. No, la mia amica Valentina non viene con me. Vedi mamma, ora è un po’ diverso, non c’è il saggio a fine anno. Non c’è mai nessun saggio qui, mamma. Ballo al Maga Circe, in viale Certosa, a Milano. È un night club, mamma. Leggi il resto dell’articolo

Un ricamo e una preghiera /2

Benedetta Torchia Sonqua

Il racconto continua da qui

 

 

Sceglievo sempre lo stesso posto, nella cappelletta sulla destra; da bambina ci andavo per mano a mia madre e, quando sono diventata giovinetta, per un po’ ho continuato a sedermi lì, vicino a quelle che venivano dalla Contrada Scaleri. Mi faceva compagnia quel loro chiacchierare costante. Si davano il cambio: mentre il gruppo in attesa del prete sgranava il rosario a voce alta, una, a turno, si produceva in un assolo bisbigliato ma comprensibile, raccontando fatti ed episodi della vita propria e altrui, cosicché tutte, prima della fine della funzione, davano fondo a tutte le cose divertenti e tristissime di cui erano a conoscenza; cattiveria e pietà si mischiavano in quei racconti camuffati da litanie. Leggi il resto dell’articolo