Diagnostica per immagini

di Marco Montanaro

Se glielo chiedessero ora, Norman Disagio risponderebbe che quella stanza d’ospedale, al limite tra conformità al sistema e puro disgusto, gli era sembrata da subito uno squallido albergo per molluschi.
Quando l’infermiera, la signorina Mutterley, entrò, Norman Disagio stava tentando d’appisolarsi disteso sul fianco sano. Non appena la vide, l’uomo iniziò a supplicare.
«La prego, mi faccia voltare.»
«La prego» ripeté Norman Disagio alzando il braccio e piagnucolando lievemente, «mi faccia voltare, non ne posso più di questo muro, mi sente? Voglio solo cambiare posizione. Signorina Mutterley?»
«Signor Disagio» rimproverò l’infermiera, «smetta di premere quel pulsante. Non può chiamare in continuazione per chiedere qualcosa che non può avere.»
«Voglio solo cambiare posizione, la prego.»
«Ma non si può, non può stare su quel lato.»
«Signorina Mutterley» gemette l’uomo, «io la scongiuro, voglio stare col volto verso la porta, se continuo a fissare questo muro impazzirò, sento che impazzirò del tutto. La prego, ho già una vita senza natica sinistra, davanti.»
L’infermiera sbuffò.
«D’accordo» disse, «ma giusto per cinque minuti.»
Si avvicinò al letto e aiutò Norman Disagio a voltarsi, lentamente e con estrema cura.
«Signor Disagio, mi stia a sentire. Dovrebbe smetterla con queste lagna. Domani verrà dimesso. I sani devono stare coi sani. Non è giusto che i sani si confondano coi malati, signor Disagio. Non è giusto per i malati, non è giusto per i sani, capisce?»
Norman Disagio annuì.
«Prenda mia figlia» proseguì la signorina Mutterley, «L’anno in cui ha compiuto diciott’anni. Era tutto pronto per una grande festa nella nostra villa di campagna. Ma le cose si sono messe in un certo modo. Prima, una compagna di classe di mia figlia ha scoperto di essere incinta, due giorni prima della festa. A scuola c’è stata un po’ di baraonda per questa storia, così io e mio marito, d’accordo con nostra figlia, abbiamo pensato che non era il caso di festeggiare e abbiamo rimandato la cosa di qualche giorno. Poi il padre di un’altra compagna di classe di mia figlia ha pensato bene di spararsi un colpo in testa. Così è stata mia figlia stessa a decidere di rimandare ancora. Poi è accaduto un altro brutto fatto, uno dei professori di mia figlia ha avuto un incidente stradale e sembrava che non sarebbe più tornato a scuola e be’, in effetti non c’è più tornato. Abbiamo rimandato ancora. Ne sono successe altre di cose, e abbiamo sempre rimandato. Ha idea di quanti anni abbia adesso mia figlia, signor Disagio?»
A quel punto Norman Disagio aveva gli occhi semichiusi e un’espressione ben sveglia disegnata sulle labbra strette e secche. Senza pensarci troppo, prese a parlare: «Sa cosa pensavo, signorina Mutterley? Pensavo che sarebbe stato buffo, vivere senza una chiappa. Adesso lo trovo solo penoso. E sa perché? Nella situazione in cui sono in questo momento l’unica cosa che posso fare è guardare attraverso la porta, osservare voi infermieri che correte di qua e di là, i dottori che parlano al telefono, i malati che si trascinano stanchi fuori dal letto fino alle finestre nel corridoio; posso solo immaginare le vite degli altri. Posso solo affidarmi alle immagini che le vite degli altri mi concedono, ma casualmente, attraverso la cornice che è la porta di questa stanza.»
«Lei» intervenne brusca l’infermiera, «lei crede forse che sia diverso, fuori da qui, signor Disagio? Lei davvero crede che sia poi tanto diverso?»
I due tacquero per un po’.
«Ventisei» riprese Norman Disagio tornando a guardare il muro, «ventisei anni, sua figlia adesso ha ventisei anni, signorina Mutterley.»
«Esatto» annuì l’infermiera.

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2 Responses to Diagnostica per immagini

  1. Pingback: Diagnostica per immagini e altre storie « ye olde malesangue

  2. malosmannaja scrive:

    in effetti, ponendo che l’età attuale della figlia si collochi in un intorno generico di 18+n, si calcoli prima il perimetro della porta e poi si moltiplichi il lato sinistro del malato per l’altezza dell’infermiera, entrambi espressi in metri. si risolva quindi l’equazione n = 1 + p^3 che fornisce un valore giusto pari a p = radice quadra di 5 minuti – 1 dei professori / 2 tacquero un po’.
    la risposta, peraltro, non può che essere esatta, visto che norman disagio non ha più una chiappa.
    non avesse più il cervello, sarebbe a-cefalo e tutto sarebbe diverso, ma non è questo il caso: allo sventurato paziente manca proprio una chiappa, ergo, per alfa privativo, risulta a-chiappato.
    nulla di più logico, quindi, che pur avendo tirato a indovinare, ci abbia acchiappato.
    : )
    godibile narrazione: ormai sei una certezza.

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