La stanza dei nichilisti

di Andrea Frau

Giuliano Ferrara indossa dei boxer rossi con grossi pois bianco pus.
Se ne sta disteso a pancia in su, sopra un letto con le lenzuola bianche immacolate.
Il materasso a liquido amniotico è comodissimo, sembra di stare su una nuvola di fumo di sigaro.
Decine e decine di feti abortiti e risorti scendono dal cielo usando cordoni ombelicali come eliche.
I feti planano e atterrano dolcemente sulla sua grande pancia candida. Ferrara e i feti si abbracciano e rotolano nel letto tra le lenzuola. Ridono sereni, in pace.

Ferrara si sente solleticare la faccia e avverte dei dolori alla pancia come se qualcuno dall’aspetto anacronistico gli stesse punzecchiando la pancia con un bastone.
Oscar Giannino è chino su di lui, le due barbe si toccano. Giannino cerca di svegliarlo con colpetti di bastone sulla pancia.
Ferrara si sveglia.
“Il distacco della placenta, no!”
Giannino lo bastona sul sedere mordicchiando una carota.
Ferrara smette di urlare e frignare.
“Grazie Oscar, brusco ritorno alla realtà. Il mio sogno era totalizzante come l’Unione Sovietica; il tuo bastone, come i fatti d’Ungheria, mi ha ridestato dal sogno.”
“Mah”, risponde Giannino, “al massimo il mio bastone ti ha distolto dal sogno comunista come l’apertura dell’archivio Mitrokin. Tu non sai sognare. Il tuoi sono sogni fasulli, chiudi gli occhi ed è come se scrivessi una storia. Ti vuoi convincere siano sogni solo per sentirti più umano. È come se Freud avesse partecipato alla sceneggiatura di Inception.” Leggi il resto dell’articolo

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Un orto davvero speciale – #fiabebrevichefinisconomalissimo

di Francesco Muzzopappa

Il pastore Geremia, ad esempio, era sempre stato rispettoso, educato e mai, dico mai, fuori posto.
Si diceva che era a casa, ed era effettivamente a casa.
Si diceva che era in bagno, e se si andava a verificare Leggi il resto dell’articolo

Il colletto di Éric

di Antonio Russo De Vivo

Quando in televisione passò quel famoso spot della nike il giorno dopo noi maschietti in classe eravamo quasi tutti euforici. Nel Colosseo c’era questa partita tra mostri e alcuni dei più forti calciatori del mondo, ne era del destino del calcio e questo destino era in mano a gente come “il fenomeno” e il “paolone nazionale” insieme ad altri che noi conoscevamo bene ma la cui memoria nel tempo va sbiadendosi. Tra questi altri c’era il francese Éric, uno dalla tecnica sopraffina e dal tiro potentissimo. Éric prima di allora l’avevamo visto solo su tele+ che ci faceva godere i gol del calcio internazionale e dopo il campionato italiano per noi veniva quello inglese. Éric era fortissimo, e il Manchester United tornò a vincere soprattutto grazie a lui. Éric era bello da vedere, aveva classe e sfrontatezza, cercava la giocata di fino ma non gli mancava la rabbia di chi ha sempre fame di vittoria, insomma era uno completo. Poi aveva quel vezzo estetico del colletto della maglia sempre alzato, un tratto di superiorità e alterigia, o forse di qualcos’altro.
Era il 1998 e al liceo avevamo tutto Leggi il resto dell’articolo

Falkenau

Con grande piacere riproponiamo qui di seguito il racconto Falkenau, di Andrea Tarabbia, pubblicato sul numero quattro della rivista, a cura del collettivo sparajurijAtti impuri. Rimandiamo i lettori, inoltre, alle scorse collaborazioni con la suddetta rivista:

Editoriale Atti impuri II
Recensione di Atti impuri II a cura di Gianluca Liguori
Racconto Anime gemelle, di Riccardo Ferrazzi, su Atti impuri III
Editoriale Atti impuri IV

Falkenau

di Andrea Tarabbia

Abbiamo aspettato che Falkenau si affacciasse ancora alla finestra della sua casa al pianterreno, perché la prima volta io Werner eravamo riusciti a vederlo bene. Non eravamo sicuri che lavremmo visto di nuovo, ma la prima volta ci aveva colto impreparati, e non avevamo quasi registrato lavvenimento. Falkenau aveva aperto le tende e spalancato i vetri e si era guardato attorno. Nello stesso istante, mentre nella macchina io e Werner ci mettevamo in allarme, il lampione che sullingresso della casa si era spento allimprovviso, lasciando qualche metro di marciapiede completamente al buio. Quando la luce è morta, ho lanciato un piccolo grido che Werner mi ha troncato nella gola con unocchiata feroce. Anche Falkenau è trasalito, o così mi è parso. Il ronzio del lampione è ricominciato quasi subito, gettando sullasfalto una luce opaca e intermittente. Falkenau si è fatto schermo con le mani e ha guardato nella nostra direzione, ma sono sicura che non ci ha visto, ed è rientrato in casa.
Da alcuni giorni Werner aveva la sensazione che si fosse accorto di noi.
«Non proprio di noi», diceva, «ma mi sembra che si comporti come chi ha fiutato qualcosa. Forse sospetta di essere seguito, o qualcuno lo ha messo in guardia.»

«Ci sono nella sola Berlino migliaia di Falkenau», aveva detto larchivista quando, alcune settimane prima, Werner le aveva Leggi il resto dell’articolo

L’incredibile storia della bimba postina – #fiabebrevichefinisconomalissimo

di Francesco Muzzopappa

Mantellina era una tenera bambina che viveva in campagna con la sua dolce mammina.
Accanto alla loro casa viveva la nonna, sempre presa dai suoi ricami e dai suoi merletti.
La mamma diceva: “Mantellina, porta la torta alla nonna”.
E mantellina usciva di casa felice e portava il dolce alla nonna.
La nonna diceva: “Mantellina, porta questi frutti a tua mamma”.
E Mantellina Leggi il resto dell’articolo