Le famose gang di baby gay che cantano “bang bang” mentre fanno le gang bang

di Andrea Coffami

Sei nel silenzio di un sasso, mentre martelli lo stesso il tuo ritmo
lascio e non raddoppio, come l’oppio in una cartina di Roma
buona salsa in salamoia, se deve morire muoia il senso di colpa con tutti i figli suoi
con tutti i fogli sparsi per il mondo. In fondo in fondo siamo in un pozzo
ci siamo persi nel buio di uno stagno che descrivono come un mare di opportunità,
ma alla tua età sei già anziano e se ti ringrazieranno, ti daranno al massimo un anno di lavoro
senza contributi, tu ti abitui ma ci vogliono muti, sudi ma i ludi sono finiti da un pezzo
altro che amico, ci vorrebbe un attrezzo
continuo e chiedo un passaggio fino allo stretto di una cruna, la duna col vento rimarrà sempre
lontana, è un’altalena a volte vuota a volte dove ci sta seduta una donna anziana
al sesto mese di gravidanza. La vedo che danza al freddo di una neve sciolta
in un lago ghiacciato che nascondeva una fossa, comune a tutti, anche al suo padrone.
Ma come diceva mio padre: “Ad ogni porta chiusa si apre un portone”. Il mobbing di chi non ha
passioni e tenta di contagiarti come un raffreddore, pare funzioni bene. Persone perbene che han
buttato il seme dell’arido in un terreno arido, inorridisco all’idea.
Ma pare che sia l’unica via secondo qualcuno, io sono fortunato perché il trono l’ho costruito per
loro e non mento, ma so bene che tra pochi anni cadranno col culo sul pavimento.

A stento rialzo il volume caduto dalla libreria di rimpetto, rispetto ad una libreria ikea, l’idea di andare a fare un picnic al parco giochi è buona, se non fosse che Marianna sta male. Le scale mobili restano immobili perché sono rotte, distratte dalla bellezza dei tacchi delle signore che fanno la spesa. Tra citazioni su giornali e citazioni in giudizio, cito azioni di forze armate e forze nuove, forse armate, forse malate di mente. Menti quando dici che non menti. È come uno specchio rotto che riflette il retro di uno specchio, inutile come un giornale sotto la pioggia con l’inchiostro sulle scarpe. Arpe e violini, un concerto per sordi, un concerto per soldi cinesi, un concerto di cui non si annulla la data: un concerto certo, non ti nascondo un certo imbarazzo davanti a questo sole inaspettato. Solo ieri c’era la pioggia ora le regole del buon vicinato pare funzionino, benché mi stiano tutti sul cazzo, compreso me stesso. Democratico al punto tale di uccidere i miei ideali con un testo come questo. Ombelicale come un pesce nell’oceano. Trapianti di capelli tra pianti di parenti affezionati ai peli pubici sul viso del nipote.
C’ho il BIOS biologico, il video in analogico, il logico mentale ritardato senza fosforo
il meteo che varia, c’ho l’aria nello stomaco, il meteorismo spicciolo del mendicante all’angolo
il KO tecnico, il pugile scientifico, i soliti già ignoti che derubano un idraulico.

Francamente, Branco menti, brancoli nel buio in un branco di sciacalli vegetariani, tu ed io, odio et amo. Disse il pesce guardando il verme che sei. Una mano di cinque dita che ferma una quattro per quattro in strada, come Truman quando sgama il trucco. Tre in pagella, due coglioni, un anatema che non temo, passo e chiudo.

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