La dolce fiaba delle sette bandiere – #fiabebrevichefinisconomalissimo

di Francesco Muzzopappa

Quando una bandiera svetta in cielo è sempre una festa per i bambini. Leggi il resto dell’articolo

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Firenze. Caffè Notte. Stasera. Ore 21. 

Ci trovate lì.

 

L’altro io

elementi corpo umanoPubblichiamo un altro racconto (inedito in Italia) dello scrittore cubano Virgilio Piñera, tradotto per l’occasione da Gordiano Lupi.
Il racconto s’intitola
L’altro io (1976) ed è tratto dalla raccolta Un fogonazo (1987).

Quando il signor X compì cinquant’anni, decise, dopo averci pensato molto, di costruirsi un altro io. Non sarebbe stato l’alter ego che di solito usano gli scrittori nelle loro narrazioni, ma un’esatta riproduzione di se stesso. Tutto ciò era possibile grazie a due fattori: la tecnologia avanzata della sua epoca e il denaro.
Il signor X dovette solo prestarsi per diversi giorni alla copia fedele del suo corpo, contribuendo con i beni necessari.
Non stancherò il lettore con l’esposizione dettagliata della profonda complessità del procedimento di copiare il suo corpo. Basti sapere che, nel centro medico dove venne realizzato, riprodussero con tanta fedeltà gli organi del signor X, la pelle e il sangue, che non era possibile distinguere tra la copia e l’originale.
Visto che l’epoca era altamente scientifica e nessuno credeva più nei misteri, il signor X non si nascose: terminato il suo altro io Leggi il resto dell’articolo

L’amore nei giorni feriali

di Francesco Quaranta

Il nostro amore non esiste davvero se non nelle domeniche mattina.

Quelle tarde mattinate di domenica in cui la finestra aperta riversa oro tiepido su noi due assonnati e sciolti sul materasso, intenti ad indagarci, le lenzuola che dal letto sono state declassate a tappeti, i rumori del mondo esterno che non possono, non riescono a distogliere la nostra attenzione dal pigro tepore. Oppure quelle domeniche mattina in cui siamo animali abbracciati in un disperato letargo, nel nostro bozzolo di pile e piumini, così stretti da fondere i pensieri, non c’è bisogno di sapere se fuori piova, nevichi, tiri vento o ci sia l’apocalisse perché i vetri sbarrati sono una porta su altri mondi a noi estranei.

Il nostro amore non esiste davvero se non nelle domeniche mattina.

Gli orologi sono fermi, nessuno bada a noi e nessuno pretende il controllo su questo tempo. Possiamo far durare uno sguardo Leggi il resto dell’articolo

Branzino

[Poesia del nostro Andrea Coffami pubblicata nell’antologia “Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo” (Bae, 2012)]

Branzino

di Andrea Coffami

Tuoni di nuvole in tavole imbandite di stragi in fragili briciole,
un bricolage misto collage di un bambino con sei dita in due mani
armate di scontrini e ricevute mai ricevute al cospetto di un padre
padrone di un negozio di alimentari in crisi chiuso per fame,
al primo del mese sulla mensola solo polvere e giare incrostate di calcare.
E la figlia che vuole calcare un palcoscenico nell’Italia
dei finanziamenti ministeriali e dei teatri valle al verde
è bello camminare tra sarte licenziate e attori e direttori di fotografia strapagati mentre i produttori Leggi il resto dell’articolo

La parte più calda

[Siamo lieti di riproporre ai nostri lettori il racconto La parte più calda, pubblicato su Los Ingrávidos, numero 12 della rivista Colla, dello scrittore spagnolo, classe ’85, Juan Soto Ivars e tradotto da Marco Gigliotti. Buona lettura.]

di Juan Soto Ivars

1.

Erano i giorni in cui il lavoro non ci aveva sfiorato. I giorni in cui conoscevamo intimamente l’estate e lei ci permetteva di passeggiarle sul dorso. Per noi la vita era andare su e giù per strade conosciute, portare a spasso la noia per le campagne che circondavano il paese e fantasticare sulle ragazze: creature incomprensibili e desiderate che ci ignoravano come se fossimo mendicanti molesti. Ricevevano in cambio le nostre risposte iraconde e ingegnose. Le nostre sassate cariche d’amore.
Il paese era piccolo ma le differenze tra gli abitanti erano molto marcate: c’eravamo noi e quelli che potevamo spaventare facilmente. Io vivevo con la mia famiglia in un complesso residenziale modesto vicino ai binari del treno. Innumerevoli giorni della mia infanzia ho aspettato, con altri come me, che passasse il treno merci carico di container di legno e cisterne di butano. A volte scommettevamo sul numero di container che avrebbe trasportato il treno. Ci giocavamo soldi o figurine dei calciatori. Altre ci divertivamo mettendo pietre enormi sulle rotaie. Pietre rotonde che esplodevano quando venivano schiacciate dalle ruote metalliche e che mettevamo lì con la speranza di far deragliare il treno. Immagino che volessimo far succedere qualcosa per spezzare la monotonia. Qualcosa che non ci è mai riuscito. Leggi il resto dell’articolo

La pecora in vacanza – #fiabebrevichefinisconomalissimo

di Francesco Muzzopappa

Quando una pecora va in vacanza tutto il mondo le sorride.
Le farfalle volano.
Gli uccellini cinguettano. Leggi il resto dell’articolo

Due esordi

di Vanni Santoni

(una versione ridotta di questo articolo è uscita sulle pagine toscane del Corriere della Sera)

Layout 1È da poco uscito in libreria per Effigie il romanzo Nella vasca dei terribili piranha, dell’amico Alessandro Raveggi, già talento riconosciuto nel teatro, nella poesia e nella saggistica, oggi alla sua prima prova narrativa. Il libro si presenta come un oggetto anomalo sia sotto il profilo della lingua – quella di Raveggi, giunta a maturazione nell’ambito di una sperimentazione poetica di lungo corso, è ricca, innervata tanto nella tradizione letteraria alta quanto nei gerghi contaminati del parlato di strada e delle subculture pop – che sotto quello della struttura narrativa, per la quale Raveggi sceglie la strada della complessità, della frastagliatura, dell’ellisse, dando vita a un romanzo colmo di salti spaziali, temporali e concettuali, di spazi bianchi che sta al lettore completare, e percorsi che finiscono in apparenti vicoli ciechi ma in realtà rimandano a una più ampia “grande matrice” del canone occidentale.
Atipico è anche il titolo, che, spiega Raveggi, “nasce da un’epifania: dalla vista del manifesto di un circo, che recitava, testualmente, ‘un giovane sub si immergerà nella vasca dei terribili piranha’. Mi piaceva quell’atmosfera tra il terrore e la farsa, ma anche il fatto che quel ‘giovane sub’ in immersione potesse esser letto come una metafora delle nuove generazioni. Leggi il resto dell’articolo