Cristo si è fermato agli addominali

palestradi Andrea Frau

Lo spread tra religione e realtà è ai massimi storici.
Dopo attente ricerche di marketing la direzione del Vaticano ha deciso di fondare delle palestre cattoliche.

La prima palestra cattolica è subito strapiena.
Preti pregano di fronte a bilanceri:
“Con il tuo aiuto, o Signore, posso sollevare il mondo!”
Ogni lunedì gli iscritti alla palestra confessano i loro peccati di gola del fine settimana.
Quattro serie di Ave Maria, tre di Padre Nostro, trenta addominali e la coscienza è a posto.
Preti in sauna, nudi, con solo un colletto bianco, sfogliano riviste con foto osè di embrioni.
Il demonio sta in un angolo, ha un banchetto in cui vende steroidi.
Qualche prete cade in tentazione e rafforza le sue preghiere chimicamente.

Un personal trainer incita un flaccido frequentatore della palestra.
“Vuoi dimagrire?” “Non so, si, certo.” “La tua risposta deve essere sicura! Che i tuoi sì siano sì, che i tuoi no siano no” “Allora, vuoi dimagrire?” “Si, signore!”
I palestrati cattolici dicono cose del tipo:
“Il grasso è immorale”, “Darwin era un obeso, Marx e Nietzsche erano degli obesi, Satana è un obeso!” “Noi soldati di Cristo dobbiamo essere in forma per lo scontro finale con le forze del male!”

Dei preti sono disposti ordinatamente in fila. Un culturista con vestito da vescovo porge loro barrette energetiche come ostie.”Il corpo perfetto di Cristo”. “Amen”.
I preti ingurgitano energy drink contenenti il sudore di Cristo.
La sofferenza, lo sforzo fisico in palestra gli avvicina al sacrificio di Gesù.
Cristo è morto in una panca piana per i nostri peccati di gola e accidia.
È risorto dopo tre giorni spostando il Sepolcro con tre serie da quindici.

Una let machine rinchiusa in una teca di vetro è l’altare sacro.
Questa macchina è stata usata da Gesù in persona.
I testi sacri dicono che qua Gesù con l’aiuto di Dio e di barrette energetiche sollevò Gerusalemme.
Sulla panca è steso il vecchio asciugamano di Gesù: la Sindone.
Nella palestra ci sono ovunque foto di Gesù con gli addominali scolpiti.
C’è anche la foto di un G4 religioso dove si può notare lo spread di forma fisica tra le varie figure metafisiche. Il Gesù culturista è cosparso di olio, è in posa plastica con mani giunte, vicino a lui un Buddha grasso, sudato, con etichetta Made in China, mangia patatine, Vishnu, in pessima forma, è in versione multitasking, con portatile, joypad, telecomandi vari, ipad e iphone, Allah, un arabo comune ma con faccia piena di pixel per non rischiare l’iconoclastia tiene una cintura esplosiva vibrante per smaltire il grasso.

Questa palestra cattolica si trova in aperta campagna.
Sul tetto c’è un Cristo in croce al neon che solleva dei pesi.

Un giorno avevo finito la benzina e mi sono ritrovato lì per puro caso.
Ho parlato con il padrone della palestra. Abbiamo avuto una lunga discussione ginnica-teologica che potrei intitolare:
“La forma fisica è frutto del libero arbitrio o è determinata da Dio?”
“Tutto ciò che siamo e abbiamo è merito di Dio e della preghiera” mi ha detto il padrone della baracca.
Io razionalmente ho fatto notare: “Tu non solo preghi di fronte agli attrezzi, ma li usi pure! Ciò che siamo è merito della nostra costituzione, dell’alimentazione e del movimento fisico”.
“La nostra costituzione è un disegno intelligente di Dio, non è frutto del caso” ha ribattuto il padrone.
“Non credo di essere un suo disegno intelligente. Guardami: sono miope, debole e non so nuotare”.
“Tu hai deciso di essere così, ma inizialmente siamo tutti uguali, potenzialmente siamo tutti dei palestrati”.
“Macchè eguaglianza dei punti di partenza! Ti sfido a trovare una palestra iper-accessoriata in un villaggio del Niger”.
“Rimedieremo. Porteremo anche in quei luoghi remoti la parola di Gesù palestrato, saremo missionari di fitness”.
“Ascoltami: Se decidessi di diventare obeso o palestrato potrei farlo, è tutta questione di volontà. Dio non può nulla, perché non esiste”.
“Dio è il mio personal trainer mi incita e motiva continuamente” ha risposto il palestrato cattolico.
“Ci troviamo in un cul de sac“, ho salutato e sono andato via.

Ma non è finita. L’ho presa sul piano personale.
Ho aperto un ristorante di fronte alla palestra cattolica:
un ristorante con le pareti trasparenti.
La gente della palestra mentre fatica vede i miei clienti strafogarsi di cibo fritto, grasso e unto dal signore che lavora in cucina.
La palestra sta fallendo, ora è vuota come una chiesa di città in un giorno feriale.
Faccio un sacco di soldi, ma non mi interessa lo sterco dei miei avventori cattolici.
Non sarò contento finchè i frequentatori della palestra non saranno tutti morti di diabete e affogheranno in un Diluvio Universale di colesterolo.
Perché non ci sono prove dell’esistenza di Dio, ma del colesterolo sì.

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