Non moriremo commercialisti

di Dario Morgante

«Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo».
Roy Batty, Blade Runner

Quest’anno l’Avvoltoio ci lascia 100 euro.

I nostri partiti politici presentano programmi che disquisiscono su come utilizzare questi 100 euro. Tutti promettono «maggiore legalità», che nessuno si azzardi a rubare neanche uno di quei 100 euro! E poi in coro: meno tasse, più investimenti, più lavoro per i giovani, servizi più efficienti.

Stiamo votando per scegliere il miglior commercialista sulla piazza.

Il prossimo anno l’Avvoltoio (quello che in Grecia sta facendo i morti per fame) magari ci lascerà 80 euro. L’anno successivo – chissà – forse 50.

I nostri commercialisti saranno senz’altro bravissimi a tagliare la spesa pubblica e a ritoccare le tasse per affrontare la situazione. E per carità, che nessuno osi mettere in discussione il modello, che altrimenti i Mercati ci volteranno le spalle, privandoci finanche della possibilità di produrre quei 100, 80, 50 euro che l’Avvoltoio intende lasciarci.

Durante la Seconda guerra mondiale i giovani ebrei rinchiusi nel ghetto di Varsavia implorarono le autorità civili ebraiche di aiutarli a prendere le armi e combattere l’Avvoltoio. Le autorità risposero che non era il caso di infastidire i tedeschi, che era meglio aspettare che passasse il «brutto momento».

Dal 1989 il capitalismo mondiale si è andato riorganizzando. Come un piccolo avvoltoio ha imparato a volare e a procacciarsi il cibo da solo. Non ha più avuto bisogno degli Stati nazionali, per la bisogna. È diventato completamente autonomo. È cresciuto, è sbocciato. Non si accontenta più delle carogne di piccoli animali, né delle carcasse di quelli grandi. Il nostro avvoltoio ha sviluppato un’intelligenza preoccupante. Causa egli stesso la morte degli elefanti, delle giraffe e dei leoni allo scopo di predarne il cadavere.

È diventato il Re della Giungla. È diventato la Giungla stessa, l’Alfa e l’Omega.

Il mondo, il pianeta Terra, è la riserva di caccia dell’Avvoltoio. Come un gigantesco aspirapolvere l’Avvoltoio draga i continenti predandone le risorse, strappando ogni filo d’erba che trova sulla sua strada. Un immane collettore di beni che sradica paesini di montagna, villaggi di contadini, metropoli scintillanti, foreste pluviali, industrie e pescherecci. Raccoglie ogni cosa.

L’aspirapolvere è la giusta metafora, perché a questo Avvoltoio non interessa veramente la tua vita, la tua capacità di produrre beni, il tuo impegno nel coccolare l’Avvoltoio stesso. Gli ebrei condotti a morire imploravano i loro carnefici e nel disperato tentativo di salvarsi la vita si offrivano persino di produrre armi per i nazisti, così da essere più utili da vivi che da morti. Ma non serviva a nulla.

All’Avvoltoio sacrifichiamo ogni cosa. La sanità gratuita e per tutti. L’istruzione bene primario. Il contratto nazionale dei lavoratori. La pensione dignitosa. I risparmi. La casa di famiglia. Il futuro. Il tutto nella speranza che l’Avvoltoio si plachi. Ma l’Avvoltoio non si placa, è un’irriducibile aspirapolvere Hoover. È l’Avvoltoio Hoover, è una nuova specie.

L’Avvoltoio Hoover alleva amorevolmente i suoi piccoli. È per loro che sta distruggendo l’ambiente, le culture, i popoli e la speranza. I piccoli Avvoltoi Hoover, destino ultimo dei beni aspirati, sono un’elite molto umana e mortale che attraversa il globo terracqueo su jet privati. Sono post-umani. Non hanno patria, né nazione. Non hanno regole, né appartenenze. Vivono in lussi indicibili. Hanno macchine potenti, posseggono intere isole, vivono in uno stato di separazione fisica e psichica dal mondo reale. Sono come Faraoni.

La Distruzione della Terra è il destino dell’Avvoltoio Hoover. I Faraoni lo sanno, ma ognuno di loro spera di non vedere mai – finché è in vita – quella distruzione. D’altronde si ripetono i Faraoni, ogni cosa muore, anche il Sole un giorno esploderà distruggendo la Terra. È il disegno divino. E chi sono io per impedire tale disegno?

Questo pensano i Faraoni. Di non avere alcuna responsabilità. Che colpa può essere quella di nascere dalle uova dell’Avvoltoio Hoover? Non lo hanno chiesto, e perbacco, non lo hanno scelto! È capitato! È il disegno divino!

Il disegno divino è stata anche l’Ultima Scusa dei nazisti. La Razza Eletta per volontà divina. È Dio che lo vuole. Gott Mit Uns.

Oggi come oggi «Disegno Divino» non funziona tanto bene. «Mercati» è più funzionale e asettico. Questa è un’epoca seria, nella quale i sacerdoti dei Faraoni si chiamano Tecnocrati. Loro sanno qual è il modo giusto per fare le cose. Sanno come rendere felici i Faraoni. Aderiscono alla Vera Religione, quella dell’Avvoltoio Hoover, quella che nel 1989 ha proclamato la sua Unicità.

I partiti che si presentano alle elezioni sono composti di brave persone. Le brave persone sono quelle che hanno costruito Treblinka e Bergen-Belsen. Loro pensano davvero che il problema sia come meglio utilizzare i 100 euro che l’Avvoltoio Hoover ci lascerà quest’anno. Se non si potrà fare altrimenti allora bisognerà tagliare qualche pensioncina. Lo faranno. Con la lacrimuccia nell’occhio, ma lo faranno. Taglieranno posti letto negli ospedali, mesi di stipendio e accorceranno anche la vita media. E tutto il tempo i nostri bravi commercialisti piangeranno. Ma non è colpa loro, è l’Avvoltoio Hoover che lo vuole.

Quello che ci viene presentato è un problema senza soluzioni. È «la realtà stessa delle cose», dicono. Eppure anche nel film Matrix c’era chi combatteva un mondo apparentemente reale e realistico. Si poteva sempre scegliere la pillola rossa invece della pillola blu. Questo non è un problema politico, almeno non per come hanno ridotto la politica in questo paese. È un problema filosofico che consiste nel domandarsi sempre cosa si sta guardando, anziché guardare e basta.

Se c’è una cosa che la Storia insegna è che essa non è mai scritta. Il Reich pensava a se stesso come al «Reich Millenario». Il nostro Impero, proclamava Hitler, durerà non meno di mille anni. Dodici anni dopo Berlino era rasa al suolo e su quelle macerie sventolavano altre bandiere.

Non moriremo commercialisti.

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