Una luce (minuscola) nel buio

Alcune considerazioni su La lucina di Antonio Moresco.

di Vanni Santoni

Esce un nuovo libro di Moresco; non me lo aspettavo, perché sapevo che era al lavoro su Gli increati, il romanzo che andrà a completare il trittico iniziato con Gli esordi e proseguito con I canti del caos, e infatti scopro la cosa da un’intervista di Brunella Schisa sul Venerdì. Nell’intervista, lo scrittore torna sull’annosa questione dell’ostracismo nei suoi confronti. Mi chiedo se abbia senso tornarci sopra anche in questa occasione, se Moresco non esageri. Poi vado in libreria. Guardo tra le pile delle nuove uscite, niente; guardo in zona Mondadori, niente.
“Salve, cercavo il nuovo libro di Moresco”.
La libraia digita “Marasco” nel form di ricerca interna.
Moresco”.
“Ah… Sì, risulta. Ha guardato in scaffale?”-
Mi porta in un angolino della libreria, sotto le scale, al buio, e alla “M” ecco tre copie di La lucina.
“Ma scusi, è uscito adesso, è un autore importante, è pure edito da Mondadori, me lo mettete lì?”.
Lei mi guarda come se fossi scemo; io capisco che Moresco non esagera, che fa bene a tornare sopra alla questione. In ogni caso, eccomi con un nuovo libro di Moresco tra le mani. Sono tra coloro che aspettano a gloria Gli increati, dunque son contento di trovare, con questo La lucina, un po’ di sollievo nell’attesa, e magari anche qualche elemento su cui costruire aspettative, dato che lo stesso autore definisce il breve romanzo, nella lettera che lo introduce, “una piccola luna che si è staccata dalla massa ancora in fusione” del libro più grande. E in effetti nelle 167 lunari pagine della Lucina si può scorgere la direzione intrapresa da Moresco: rispetto a Gli incendiati, e quindi a Canti del caos, al quale era tutto sommato organico, c’è una luce più tenue, meno infuocata ma più focalizzata, e una maggiore economia (pur nella continuità dello stile moreschiano, uno stile che è sempre più specchio e sindone dello scrittore e della persona), così come una più tenera e straziata umanità. Ecco il protagonista che prende in mano una lucciola:

Qualche volta ne prendo una nel palmo della mano, guardo da molto vicino il povero corpicino trasfigurato da quella luce che filtra dalle sue parti molli, tra le sue piccole viscere.
“Ah… siete ancora qui! Ci siete ancora!” provo a dire in mezzo a tutto quel buio pullulante di luci. “Allora non siete state annientate dalla grandinata! Dove vi siete nascoste, mentre venivano giù dal cielo quei pezzi di ghiaccio che spaccavano tutto…”

C’è molto di Moresco, della sua poetica e della sua ricerca, in questa immagine, in questo confronto con l’animaletto inerme. E non a caso lo stesso autore, nell’intervista sopra citata, afferma: “la mia forza è essere inerme”. Come una lucciola, o come un uomo solo nel bosco, sorta di San Francesco allucinato, che da un lato parla con le rondini – solo che le rondini della Lucina non cantano la gloria del creato, le rondini della Lucina sono pazze – e dall’altro teme il mondo che ha intorno, la foresta uncinata, le stelle mute, la terra stessa che gli è nemica, che trema e lo minaccia. Al di là della solidarietà, sempre disperata, tra animali, di fronte tutto questo rimane solo la speranza in qualcosa di altro; una speranza che si fa aliena, oltremondana. Oltre la luce della lucciola-sorella, c’è quella della “lucina” del titolo, che si scopre venire da una casa, abitata da un misterioso bambino dai capelli rasati, e affiancata da una casina più piccola. Due volte il bambino gelerà il sangue del protagonista, e con esso quello del lettore; molte altre lo strazierà. Non voglio far “spoiler” rivelando alcunché sul bambino, ma quando mostra al protagonista i suoi voti scolastici – lui, entità metafisica – e sono tutti brutti, si vorrebbe pigliare un treno per Milano (o per i paesi boschivi del romanzo, sempre che abbiano una stazione vicina) e andare ad abbracciare Antonio Moresco.

Non chiedere per chi è la casina…

La lucina, Mondadori 2013, pp. 167, euro 10,00

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3 Responses to Una luce (minuscola) nel buio

  1. Pingback: due pezzi | sarmizegetusa

  2. gianpiero says:

    biblioteca classense a Ravenna:
    in un totem espositivo copia de “gli incendiati “in bella vista e suggerita sottovoce dai bibliotecari. 18 titoli Moresco a catalogo
    ravenna conosce e legge Moresco
    gianpiero

  3. c’è una cosa su cui non sono d’accordo. il terremoto non è oggetto di spavento per il protagonista e narratore, gli è anzi caro. per motivi che chi ha letto il libro può intuire e che, a spiegarli, direbbero troppo della trama.

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