La giostra dei draghi d’amianto

San Giorgio e il DragoQuesta settimana niente Surreality Show: Andrea Frau ha avuto un incidente con un acceleratore di particelle comprato su e-bay e una dimensione parallela. Al suo posto però abbiamo questo racconto, preso dal cassetto “testi di Andrea Frau da pubblicare quando avrà un incidente con acceleratore di particelle comprato su e-bay e una dimensione parallela”. L’autore l’ha scritto dopo la lettura di un articolo comparso sull’Unione Sarda: Ai rom case con piscina e idromassaggio – Per un anno affitto pagato dal Comune.

Un drago di cartapesta entra in un campo rom sputando bottiglie molotov. I rom si svegliano per la puzza di bruciato; abbandonano baracche e roulotte in tutta fretta.
Il mostro è fasciato da pratiche burocratiche, petizioni per lo sgombero e articoli di giornalisti. San Giorgio non può difenderli, non è mica il 6 Maggio. L’imponente drago si muove agilmente nonostante la mole. L’ammasso di scartoffie è la sua forza. Un avvocato di nome Giorgio cerca di evitare lo sgombero ma il drago lo incenerisce. 

Daniel è un rom di ottant’anni, Daniele è suo gemello ed è un gentiluomo borghese.
Un medico nazista li cucì insieme come dei gemelli siamesi.
Daniele il borghese dimostra quarant’anni ma le sue ossa sono quelle di un vecchio. La notte non chiude occhio a causa dei dolori.
Daniel ha il viso segnato dalle rughe, la sua faccia si può leggere come se fosse una mano.
Il vecchio rom al contrario del gemello dorme serenamente; nessun dolore sembra affliggerlo.
Il giovane borghese ha vinto un appalto del Comune per lo smaltimento dell’amianto. Ha pagato duemila euro a Daniel per poterlo sotterrare nel campo rom.

È l’alba. I vigili urbani fanno irruzione nel campo rom. I cavalli della giostra prendono vita e fuggono via. Nel campo solo i padri e le madri hanno paura del censimento. Gli anziani hanno i numeri sul braccio. I più giovani si sono autocensiti su Facebook. Il vecchio Daniel urla al nipote di scappare. I vigili gli intimano di fermarsi mentre il vecchio gli ordina di fuggire via senza voltarsi. Il ragazzino non resiste, si volta e si trasforma in una statua di pietra con grembiule, zaino e scarpe da tennis di marca.

Un giornalista dell’Unione Sarda è seduto sul bordo di una piscina che trabocca di melma maleodorante. Tiene una canna da pesca, come esca ha legato una banconota da venti euro.
Un ragazzino del sottoproletariato cagliaritano galleggia nella melma, vede la banconota e abbocca. L’uomo, paterno, lo aiuta a salire e lo asciuga con una fotocopia gigante dell’articolo intitolato “Ai rom case con piscina e idromassaggio. Per un anno affitto pagato dal Comune”. Il ragazzino in ginocchio prende i venti euro, il giornalista si abbassa i pantaloni e spinge la testa del giovane in basso. Al posto del pene il giornalista ha un piccolo monitor sintonizzato sul tg di Videolina. Il ragazzino prende l’antenna in bocca e si guadagna i suoi venti euro.

Ora che la piscina di melma è vuota può iniziare la festa di redazione.
I giornalisti dell’Unione arrivano in massa, salgono sul picco delle vendite e si tuffano in piscina. Ridono e si schizzano di fango e merda per gioco.
Dei giovani sottoproletari studenti modello dell’alberghiero si inchinano sorridenti e servono i drink direttamente in piscina.

Una quarantina di rom vengono trasferiti allo Stadio di Sant’Elia ormai inagibile.
Un centinaio di ultras del Cagliari e ragazzini appartenenti all’estrema destra aspettano gli zingari allo stadio per dare loro il benvenuto. Una gentile mediatrice culturale fresca di laurea presenta l’anziano del campo rom ad un capo ultras. I due si stringono la mano. Nonostante l’inagibilità dello stadio gli spalti sono gremiti di giornalisti e alta borghesia cagliaritana. Il pubblico all’unisono fa il verso della scimmia. Non si capisce se rivolto agli ultras, ai ragazzini fascistelli o ai rom.
Una voce dall’altoparlante comunica che con il ricavato della serata si troveranno delle case per tutti. Dagli spalti fischi di default.

Un rom in stazione chiede la carità. Un uomo compassionevole posa monete nella sua mano nera come la notte. L’uomo si sente come Dio che semina le stelle nel cielo notturno. Compiaciuto dalla sua bontà non vede l’ora di adoperare questa metafora alla prossima cena con i parenti.
Daniele ascolta Khorakhané di De André sull’iPod in un vagone di seconda classe.
Vicino a lui c’è seduto Daniel con i piedi nudi poggiati sul sedile. I due si guardano ma non si riconoscono. Parte il finale struggente cantato in rom harvato ma l’olezzo dello zingaro è talmente forte che Daniele fatica a commuoversi. Così cambia scompartimento e può finalmente godersi lo struggimento, il magone e gli occhi lucidi.

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